LA SECESSIONE SILENZIOSA. RIFLESSIONI SULLA QUESTIONE VENETA
Pubblichiamo di seguito la tesi di Mauro Fontana (Responsabile del Progetto istituzionale della Repubblica Veneta), presentata a conclusione della VI Edizione del Master in Geopolitica on line, organizzato da Limes – SIOI – oltre il limes.
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CAOS & POTERI : LE EQUAZIONI DEL MUTAMENTO
VI Edizione del Master in Geopolitica on line – Dicembre 2014 – Giugno 2015
LA SECESSIONE SILENZIOSA. RIFLESSIONI SULLA QUESTIONE VENETA
di Mauro Fontana
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SOMMARIO:
1. Premessa. –
2. Dagli stati nazione alle regioni stato – movimenti indipendentisti in Europa. –
3. Scozia e Veneto due casi a confronto. –
4. Criticità e risorse delle terre venete – i nuovi confini economici – una piattaforma logistica per le nuove vie della seta. –
5. Conclusioni
“Devolution—meaning the decentralization of power—is the geopolitical equivalent of the second law of thermodynamics: inexorable, universal entropy.“
– Parag Khanna, esperto di relazioni internazionali
1. Premessa
Le comunità locali sono frustrate dall’immobilismo dei governi nazionali che sono in balia degli interessi acquisiti dai burocrati e dai politici.
La tecnologia e la rete stanno funzionando da aggregatori di movimenti spontanei che stanno facendo del loro meglio per provocare cambiamenti profondi nei sistemi innaturali esistenti. La crisi economica e la velocità con la quale la società civile cambia, la condivisione delle informazioni – non sempre attendibili e veritiere – da un lato hanno esacerbato gli animi e, dall’altro, hanno reso consapevoli gli individui, sempre più interconnessi, di verità che derivano dall’analisi di una massa di dati, disponibili in rete, una volta riservati alle sole classi dirigenti.
Il ritmo del cambiamento è quindi diventato tanto importante quanto il suo contenuto. L’effetto della tecnologia non è soltanto fisico o economico, ma anche sociale e psicologico. Siamo nell’età ibrida, una nuova epoca socio tecnologica che emerge mano a mano, dove le tecnologie si fondono tra di loro e gli esseri umani con queste, due processi che avvengono in simultanea. La velocità dei cambiamenti è tale che gli stati nazionali si vanno via via indebolendo sotto la spinta di nuove strutture sociali. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo alla presentazione del libro ‘Investire in conoscenza e innovazione’, alla Luiss, ha espresso considerazioni molto critiche sulla politica degli ultimi governi ed ha sottolineato che “nel giro di 10-20 anni un lavoro su due scomparirà”.
Quello che un tempo veniva modificato con la violenza, oggi può essere ottenuto con pacifici accordi, attraverso i quali, tutte le parti possono trarne un reale profitto. Da un innaturale guscio potrebbero nascere quindi forze nuove e vitali, in grado di proteggere se stesse e i loro interessi, e di portare una nuova armonia multinazionale. A ben vedere il periodo storico nel quale la penisola italica ha dato il meglio di se stessa è stato il rinascimento nel quale si era innescata una sorta di competizione positiva tra le città-stato. Un periodo storico che sembra avere numerosi punti di contatto con l’odierno: enormi trasformazioni, accompagnate da squilibri e contraddizioni.
“… Quello che conta è il desiderio di un determinato gruppo di individui di avere un proprio stato, e la capacità politica di realizzarlo.” […] “La secessione
è […] un fenomeno ai confini del diritto. In altre parole il diritto costituzionale
ha un ruolo fondamentale nelle contese secessioniste, ma solo a condizione di ” allearsi “, per così dire, con l’ordinamento internazionale, e di non sconfinare nell’arena puramente politica.”
– Susanna Mancini – Professore associato di diritto pubblico comparato presso l’Università di Bologna
2. Dagli stati nazione alle regioni stato – movimenti indipendentisti in Europa
Il terremoto rappresentato dalla caduta del muro di Berlino e dallo smembramento del blocco sovietico costringe anche l’Occidente a riaprire un dibattito intorno agli inascoltati moti separatisti che da decenni attraversano l’Unione europea, classificati come movimenti terroristici e come tali, un tempo, affrontati.
In Italia il punto di svolta avviene con l’approvazione della legge n. 85 del 24 febbraio 2006 che cancellava una serie di reati contro la libertà di pensiero e di opinione. Questo spartiacque ha segnato il riemergere di moti che, mai sopiti, e ben descritti da Alvise Fontanella “l’indipendentismo, nelle terre della ex Serenissima, è come un torrente carsico dai mille rivoli: che esistono anche prima della Liga, che affiorano e spariscono sottoterra, poi corrono a fianco di quella, ora scambiando acque, ora staccandosene per seguire altre strade” hanno messo in atto specifiche azioni non sempre coerenti fra loro.
La secessione non è desiderabile in quanto mette a repentaglio la stabilità interna e internazionale ma, lo evidenzia il caso Scozzese, può essere negoziata, neutralizzando la violenza e gestendo al meglio l’incertezza che deriva dalla creazione di una nuova entità statuale.
Per contro il caso spagnolo – del tutto simile a quello veneto -, con sistema di Costituzione scritta e rigida, sta creando un effetto muro contro muro, non essendo intervenuto un accordo bilaterale fra centro e periferia. I catalani hanno promosso una prima loro consultazione referendaria che, ha visto la partecipazione al voto del 33% degli aventi diritto. Risultato che non ha spento la volontà all’idea dell’indipendenza della Catalogna ma che li sta vendendo impegnati con strategie ancor più aggressive.
“Nations are nations if they feel themselves to be a nation. And Scotland overwhelmingly feels itself to be a nation,”
– Alex Salmond (politico scozzese)
3. Scozia e Veneto due casi a confronto
Alcuni autori suggeriscono di classificare l’indipendentismo in relazione alle ragioni sulle quali esso si fonda. Non vi è dubbio che sia per gli scozzesi che per i veneti questa classificazione basata sulle ragioni sia ben presente.
La volontà di questi due popoli di uscire dal patto politico che li lega alla nazione di riferimento in effetti è fondata su ragioni di tipo:
1) economico: dato che entrambi ritengono iniquo il riequilibrio imposto dalla solidarietà tra territori e quindi di non avere più sufficienti risorse per autogovernarsi
2) sanzionatorio: ritenendo di aver acquisito, nel tempo, più svantaggi che vantaggi dal patto politico con lo Stato centrale sentendosi trattati come una colonia o una periferia produttiva abbandonata dallo Stato
3) identitario: vista al diversità fondata su elementi culturali sia in senso materiale (lingua, rituali) che immateriale (visione del mondo, contegno, condotta di vita)
4) istituzionale: in quanto fondata sulla preesistenza di proprie istituzioni pubbliche e quindi su “diritti storici”.
Su quest’ultimo si propone una tabella di sintesi di alcuni passaggi storici caratterizzanti di questi due popoli:
Non commenteremo questa timeline ritenendola autoevidente.
Dovremo fare un appunto sugli ordinamenti prima di passare oltre. Com’è noto lo stato unitario italiano è di civil law mentre il mondo anglosassone è di common law. Il Martinelli suggerisce come inevitabile che, con questo ordinamento, la “concezione della sovranità subisse una torsione”. Nel caso italiano si è creata una visione antropomorfa dello Stato laddove la sovranità non era in capo nè al RE nè al popolo, ma allo Stato medesimo per poi fatalmente lasciare il posto ad un DUX e con la fase repubblicana alla COSTITUZIONE con i suoi pesi e contrappesi. La cronaca odierna suggerisce che la rigidità costituzionale presenti difetti e criticità che si manifestano ad esempio nel fatto che il Parlamento – potere legislativo – è posto nella situazione di mero ratificatore delle decisioni del Governo – potere esecutivo – che non di rado viene smentito dalla Corte Costituzionale – potere giudiziario.
La cosa buffa è che i veneti si sono governati fino alla caduta della Repubblica attraverso un sistema di common law come ebbe a scrivere Manin: “nei primi tempi poteva essere amministrata la giustizia senza leggi positive e senza complicate formalità di processi, con la scorta del buon senso, e secondo i dettami della equità naturale […] È probabile che durassero tradizioni e reminiscenze delle massime del romano diritto, ma solo come educatrici ed ausiliarie al naturale sentimento del giusto, poichè qui quel diritto non ebbe autorità di legge.
In appresso, progredendo la nazione dall’infanzia all’adolescenza e quindi alla virilità, si formarono, di mano in mano che il bisogno richiedeva, leggi semplici e brevi, le quali a grado a grado andarono moltiplicando, finchè fu stimato spediente raccoglierle ed ordinarle in un corpo”. Un diritto veneto, quindi, essenzialmente costituto dalle consuetudini.
L’ordinamento britannico non prevede nè diritto alla secessione nè la possibilità di svolgere un referendum a tale scopo. La fonte normativa per lo svolgimento del referendum sull’indipendenza della Scozia è quindi un processo istituzionale che ha generato l’ Edinburgh Agreement, un accordo tra il governo inglese e il governo scozzese. Tale accordo è stata una tappa dell’evoluzione del decentramento scozzese e l’evidenza del fatto che il sistema britannico riconosce il carattere multinazionale dello Stato.
In effetti per giungere all’accordo sono stati fatti alcuni passaggi parlamentari a Westmister e a Edinburgh, emendando lo The Scotland Act (1998). Un intervento reso possibile da un contesto di common costitutional law che ha fornito sufficiente flessibilità senza rendere necessaria una revisione complessiva dell’intero impianto. In un contesto di “Costituzione non scritta” la legge per il distacco, che sarebbe derivata dalla prevalenza del SI, sarebbe stata introdotta con nuovo atto parlamentare.
Com’è noto i politici inglesi, pur di mantenere lo status quo, si sono impegnati a concedere ulteriori poteri alla Scozia, continuando così un processo di devolution spinta.
Veniamo ora al caso veneto. L’unico percorso veneto tangibile si è basato su una consultazione popolare – giuridicamente non vincolante – ovvero un “plebiscito” che costituisce fonte di legittimità politica a negoziare la fuoriuscita del territorio identificato nella regione del Veneto dalla Repubblica italiana.
Il 21 marzo 2014 a Treviso sono stati resi pubblici i risultati del plebiscito on-line organizzato da una associazione di privati cittadini denominata Plebiscito.eu e supportata da diverse municipalità. Alla domanda “Vuoi tu che il Veneto diventi una repubblica federale indipendente e sovrana?” il risultato è stato il seguente:
VOTI VALIDI: 2.360.235, pari al 63,23% degli aventi diritto al voto
SI: 2.102.969, pari all’89,10% dei voti validi espressi
NO: 257.266, pari al 10,90% dei voti validi espressi
VOTI NON VALIDI: 6.815, corrispondenti allo 0,29% dei voti validi espressi
contestualmente veniva dichiarata unilateralmente l’indipendenza della Repubblica Veneta.
Il Plebiscito digitale è stato oggetto di due certificazioni: una tecnica da parte di una primaria società informatica italiana, determinando che “Tutte le attività analitiche […] hanno mostrato che i dati esaminati possono essere considerati sufficientemente affidabili, in quanto non risultano rilevabili tracce di corruzione e/o alterazione” e una da parte di un Comitato degli Osservatori Internazionali che, presentata il 28 marzo a Venezia, ha concluso“”Il Comitato degli Osservatori Internazionali, analizzando gli elementi sopraindicati, constata che il Referendum per l’Indipendenza del Veneto che ha avuto luogo dal 16 fino al 21 marzo 2014 compreso si è svolto secondo i principi richiesti dalle Organizzazioni Internazionali, ed, in particolare, secondo i principi del CSCE/OCSE Document of the Copenhagen Meeting, 26/06/1990.”
Dopo la consegna del “final report” la delegazione dei dieci ha aperto ufficialmente una fase di relazioni con gli stati e le organizzazioni internazionali volte al riconoscimento dell’indipendenza della Repubblica Veneta.
Così la consultazione – in quanto manifestazione della fondatezza politico-democratica – ha istituito, come detto, la fonte di legittimità a negoziare l’eventuale atto di separazione. In occasione del Plebiscito sono stati eletti i dieci rappresentanti ai quali affidare tale mandato politico.
Dal 15 al 21 marzo 2015 si sono svolte le elezioni – tramite e-voting – del parlamento provvisorio della Repubblica Veneta e sono stati proclamati eletti 84 deputati con 1.593.788 voti pari al 39,8% degli aventi diritto.
Il Parlamento si è riunito, per la prima volta, a Venezia il 25 aprile ed ha emanato la prima legge che prevede la revocatoria per tutti gli atti di vendita di beni mobili ed immobili pignorati da Equitalia e/o altri agenti di riscossione per conto dello Stato italiano e della sua Pubblica Amministrazione posti in atto sul territorio della Repubblica Veneta e coincidente con la regione amministrativa denominata “Veneto”.
La politica italiana ha risposto – connivente la stampa nazionale – con il silenzio e l’immobilismo alle rivendicazioni avanzate democraticamente da una parte di un intero corpo sociale. Diversa la reazione della stampa internazionale e dell’Ufficio Studi di Deutsche Bank AG che il 6 febbraio 2015 ha pubblicato uno studio di 20 pagine dal titolo “Better off on their own? Economic aspects of regional autonomy and independence movements in Europe” che così inizia “With the independence referendum in Scotland and unofficial polls in Catalonia and Veneto, separatist aspirations in Europe were recently given a boost. The desire for greater autonomy in several regions of Europe is not about to ebb in the coming years either. In regions seeking greater self-determination or even full secession, not only emotional and cultural aspects play a role but also concrete financial motives. Even though autonomy movements are, by definition, regional phenomena, there are interesting correlations on the economic side.”.
Concludendo “At this point it is not our objective to do the sums for every region on how much it could gain, or perhaps lose, in the event of separation. However, it is important to understand that such an emotionally charged issue may occasionally cloud the view of the economic realities. Setting up an independent administration, international representative offices, a military defence organisation etc. naturally comes at a price. Objectively speaking, there are not many channels via which independence can actually generate financial advantages. One of the few, and perhaps the most obvious, is the disappearance of financial transfers to other parts of the country. Thus, only in a prosperous region (relative to the rest of the country) is it possible to maintain the fiction that going it alone would be the better option. In other words: one has to be able to afford it.”
Vedremo in seguito quindi se il Veneto può permettersi l’indipendenza e come questa potrebbe impattare. E’ un fatto che se sovrapponiamo i confini della Serenissima Repubblica, i confini della Regione Veneto e i confini che derivano dai GDP per abitante, in standard di potere d’acquisto, si palesa un’area omogenea che condivide o ha condiviso per centinaia d’anni lingua, tradizioni, cultura [MAPPA: MOTORE ECONOMICO PER EU-28].
“iI distacco reciproco tra le aree del paese si sta consumando senza rumore, silenzioso e invisibile. Dato per scontato e quasi dissolto nel senso comune, una sorta di secessione silenziosa.”
– Ilvo Diamanti, sociologo, politologo e saggista
4. Criticità e risorse delle terre venete – i nuovi confini economici – una piattaforma logistica per le nuove vie della seta
Il Veneto si trova nella parte nord orientale della regione italiana e gode di una invidiabile posizione strategica. Questa porta dell’Oriente per l’Europa centrale è segnata a sud dal Golfo di Venezia e dal bacino del Po e a nord dalle prealpi Venete con i valichi verso il nord Europa. Un territorio percorso in direzione est ovest dal corridoio V e nord sud dal corridoio I. Esiste un sottoutilizzato potenziale sistema idroviario padano-veneto, (957,5 km totali di cui 564 km utilizzabili a fini commerciali) e in fase progettuale l’idrovia Adria, Inn, Danubio che decongestionerebbe le autostrade di mezza Europa.
Il triangolo veneto è percorso da un intreccio di corsi d’acqua: si contano sei bacini idrografici. Nel passato, questi fiumi e loro affluenti, venivano utilizzati come naturali e più sicure vie di comunicazione per il trasporto delle merci e dei passeggeri, tanto che, si svilupparono una fitta rete di traffici e commerci che valorizzarono le già fiorenti attività agricole, artigianali ed industriali, offrendo così, un più ampio bacino commerciale a Venezia. In seguito alla costruzione delle reti ferroviarie ottocentesche e, nell’ultimo dopoguerra dal 1950, alla scelta della politica italiana di privilegiare il trasporto su gomma si è verificato un graduale abbandono della navigazione così che, oggi, diverse aste fluviali giacciono in stato di abbandono ma, sarebbero facilmente riattivabili con un’attività di manutenzione. Per comprendere a pieno i benefici derivanti dal rammodernamento della rete idroviaria a solo titolo di esempio un sola nave fluviomarittima EU di V classe (lunga
109 m e larga 11,40 m) trasporta 2.000 tonnellate di merci alla rinfusa o 98 teu ovvero l’equivalente di 90 autotreni o 80 vagoni ferroviari.
Dal punto di vista geografico ed economico il Mediterraneo è il luogo che rimane strategico e potrebbe diventarlo sempre di più in quanto è la via scelta dall’APEC per collegare l’Estremo Oriente al centro Europa attraverso canale di Suez. Un primo percorso (via terra) collegherebbe Xi’an a Venezia, passando per l’Asia Centrale, l’Iran, la Turchia, la Russia, Duisburg e Rotterdam. Anche l’altro tracciato (via mare) arriverebbe a Venezia, partendo da Fuzhou e attraversando l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e il Mediterraneo. Per queste nuove vie della seta. La Cina prevede investimenti in uscita di 1.250 miliardi dollari nei prossimi 10 anni.
Venezia quindi potrebbe essere un moderno gateway dei flussi commerciali e di comunicazione tra civiltà, culture e territori. Ecco forse perché alcuni immaginano Venezia come un europea di Singapore, un motore economico efficiente, con una stabilità politica e indipendente dalla confusione burocratica e dispendiosa che oggi la circonda. Una porta di accesso per i nuovi mondi e le navigazioni oceaniche.
Se questa fosse la prospettiva è necessario che uno stato indipendente veneto si affretti ad analizzare e valutare con attenzione gli attuali punti di debolezza per porvi rimedio nel più breve tempo possibile e degli attuali punti di forza da esaltare. Di seguito prendiamo in considerazione alcune tematiche: energia, connettività, demografia, sicurezza nazionale, turismo.
Il primo punto critico è sicuramente legato all’energia; il veneto attualmente produce (da fonti rinnovabili) poco più del 25% dell’energia elettrica consumata annualmente di cui solamente il 15% deriva da fonte idroelettrica. Il bilancio elettrico regionale (fonte ARPAV) infatti mette in chiara evidenza la dipendenza elettrica regionale dall’importazione dall’estero e dalle altre regioni italiane e una forte diminuzione dell’energia elettrica prodotta in favore di quella importata. E’ naturale pensare che gli investimenti potrebbero essere rivolti a sviluppare la fonte idroelettrica, liberalizzando la produzione. A seguito della nazionalizzazione dell’ENEL, nel 1962, molti piccoli impianti vennero dismessi perché ritenuti poco interessanti, per le dimensioni nazionali dell’unico operatore elettrico che puntava invece a sviluppare grandi centrali sia termoelettriche che nucleari, per fornire energia all’industria italiana in grande sviluppo. In Veneto esistono numerosissime opportunità di sfruttamento dell’energia idroelettrica su piccola scala utilizzando al meglio le portate e i salti anche in pianura. E’ necessario recuperare queste opportunità di generazione elettrica pulita, che peraltro contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. Inutile dire che la dipendenza energetica da fonti fossile è totale e in questo senso uno stato indipendente veneto dovrà sottoscrivere accordi di cooperazione energetica consapevole del fatto che i punti di passaggio per il gas naturale coincidono con le regioni Sicilia e Friuli Venezia Giulia.
Altro elemento nodale sono le arterie del traffico internet. Allo stato attuale da Suez i cavi arrivano a Marsiglia dove è stato creato un centro di smistamento del traffico neutrale che l’ha resa molto attraente essendo un “forte hub di rete creato dall’aggregazione di multipli punti di approdo di cavi sottomarini e l’interconnessione con quelli terrestri” e dove gli operatori che vi si insediano possono affittare connettività da chi vogliono. Il percorso alternativo, più breve, è da Suez risalire l’Adriatico in direzione Venezia, attraversare il Veneto e raggiungere il Mar del Nord attraversando l’Europa centrale. La creazione di un nuovo hub in Veneto potrebbe attrarre investimenti per data center, aziende, uffici; «basta guardare all’esempio dell’Internet Exchange Point di Francoforte, dice Bonannin – amministratore delegato della filiale italiana di Interoute – fornitore globale di reti in fibra e di servizi per le tlc , malgrado fosse partito in svantaggio rispetto a quelli di Londra e Amsterdam, è riuscito a crescere aggregando il nuovo traffico proveniente dall’Est Europa».
La demografia è un fattore determinante per l’ascesa o il declino delle nazioni. I l Veneto ha una composizione demografica squilibrata con una popolazione residente con età >=65 anni del 19,7% [media europea 17%] come del resto tutta Europa. Il fenomeno migratorio ha rappresentato, alla fine degli anni sessanta, una componente essenziale nel processo di sviluppo degli Stati occidentali ed un fattore riequilibratore del mercato del lavoro.
Il divario tra economie del Sud e del Nord del mondo, la pressione della povertà e l’aspirazione a modelli di vita migliori, associati agli sviluppi della tecnologia nel settore dei trasporti e dei mezzi di comunicazione, hanno indotto i migranti, in particolare giovani, donne e bambini, ad abbandonare lo Stato di origine alla ricerca di un riscatto nei Paesi europei. Il Veneto che ha saputo gestire – nel passato – i migranti al di là della loro religione, razza, cultura potrebbe far diventare questo fenomeno il fattore riequilibratore del demografia europea. E’ possibile attraverso attività di land reclamation ripristinare alcune isole nella laguna per ospitare comunità omogenee di migranti/rifugiati. Creare buffer zones dove le persone possono essere protette da pressioni esterne, recuperate sul piano del disagio mentale [esperienze da traumi plurimi, violenza o tortura] ed educate – nel rispetto delle rispettive culture – agli usi, costumi, consuetudini e lingua locali. Una volta formati professionalmente potranno essere facilmente integrati nel tessuto economico europeo divenendo così una risorsa per l’intera Europa.
Se il Veneto diventasse un “hub globale” [MAPPA: UN NUOVO HUB PER LA VECCHIA EUROPA] assumerebbe funzione di punto nodale del traffico commerciale e delle linee di comunicazione. Il mantenimento di un sistema commerciale aperto e di scambi intercontinentali potrebbe essere messo in sicurezza vista la presenza di numerose basi di stazionamento e logistiche NATO e statunitensi, operative in Veneto, rendendo così possibile l’esercizio della “deterrenza estesa”. In occasione del Plebiscito del 16-21 marzo 2014 alla domanda “Vuoi che la Repubblica Veneta aderisca all’alleanza con la NATO?” hanno espresso parere favorevole il 64,46% dei votanti.
Il Veneto è la prima regione turistica della penisola italica con 61,5 milioni di presenze e 16 milioni di turisti, il 65% dei quali stranieri. Sta crescendo in maniera esponenziale l’interesse dei Paesi emergenti (Brasile, Russia, Cina) perché le città d’arte costituiscono dei forti poli di attrazione. La spesa procapite di un turista straniero nelle città d’arte è di quasi 130 euro al giorno, nettamente più alta della media italiana (circa 100 euro al giorno dei quali 65 per vitto e alloggio). Il turismo potrebbe essere il vero petrolio dell’aspirante nuova entità statuale a condizione che si doti di un sistema integrato di metropolitane di superficie o sotterranee che agevoli la mobilità entro le città e verso gli aeroporti.
“Forse l’immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta dalla nostra certezza che sono esse e non altre, dall’immobilità del nostro pensiero nei loro confronti.”
– Marcel Proust, scrittore
5. Conclusioni
Stando alle parole di Gian Angelo Bellati, direttore di Unioncamere Veneto “il Veneto solo crescerebbe più della Cina. Il Veneto ha un Pil procapite inferiore solo a 9 dei 28 Paesi europei. Ogni anno risparmia 14 miliardi di euro e qui il costo della pubblica amministrazione è di molto inferiore rispetto alle altre Regioni. Risparmiando sulle spese di funzionamento dello “Stato Veneto” il risparmio complessivo sarebbe di 35,4 miliardi di euro. Capitali che permetterebbero all’amministrazione di liberare risorse per investimenti pubblici, con anche una riduzione delle tasse. In un anno il Pil del Veneto volerebbe a più
12 per cento”. Bellati è confermato indirettamente anche da Fitch che nel suo ultimo report del 8 maggio 2015 conclude “Veneto’s ratings remain constrained by Italy’s as per Fitch’s criteria. An upgrade would be contingent on an upgrade of Italy’s sovereign rating as long as the region continues to perform in line with Fitch’s projections. Conversely a drop in the current margin to negative territory on a permanent basis and an unexpected reverse in the policy to reduce the fund balance deficit could lead to a downgrade. “.
A ben vedere, seppur vi sia un progressivo deterioramento del residuo fiscale regionale, la differenza tra entrate fiscali e spesa pubblica risulta essere con 15 miliardi di EUR ancora la seconda regione italiana con il più altro residuo fiscale. Eliminando gli sprechi più evidenti e le inefficienze di uno stato impreparato al ventunesimo secolo si potrebbero recuperare altri svariati miliardi di euro. Il Veneto è ingessato in una situazione di immobilismo cronico, soffocato da una delle più alte pressioni fiscali del mondo, oppresso da una inamovibile e irriformabile burocrazia che soffoca la libertà d’impresa e il desiderio di investire. Il Veneto vede il suo residuo fiscale sperperato da forme di corruzione e inefficienze parassitismo. Il mantenimento dello status quo offre una sola prospettiva: la sterilizzazione di un ambiente vitale e produttivo qual è quello Veneto.
Un Veneto indipendente potrebbe portare vantaggi tangibili per tutte le parti in causa. L’Italia potrebbe venir immediatamente alleggerita di parte del debito pubblico e ottenere un “trattato di buon vicinato e amichevole collaborazione” così vantaggioso che si potrebbe innescare un circolo virtuoso di maggiori investimenti e dinamiche tali da produrre benessere ed effetti positivi per l’intera economia italiana ed europea.
Le parole del Prof. Dusan Kovc-Petronsky, dopo vent’anni dalla separazione consensuale tra cechi e slovacchi, risultano, a questo punto, illuminanti “durante gli ultimi 20 anni gli slovacchi hanno fatto un notevole balzo in avanti rispetto all’assunzione di questa responsabilità. Sebbene possa sembrare banale, la necessità di affidarsi liberamente “a se stessi” è stata per gli slovacchi una cosa nuova da affrontare: una prova di esistenza autentica e non convenzionale”.
In conclusione la disgregazione dell’unità ceco-slovacca ha favorito tutti, ma soprattutto l’area meno avanzata: perché lo stesso non potrebbe capitare anche per nella penisola italiana?
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2. Dagli stati nazione alle regioni stato – movimenti indipendentisti in Europa
3. Scozia e Veneto due casi a confronto
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4. Criticità e risorse delle terre venete – i nuovi confini economici – una piattaforma logistica per le nuove vie della seta
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http://www.usag.vicenza.army.mil/sites/local/about_usag_vicenza.asp
5. Conclusioni
http://www.lintraprendente.it/2014/06/il-veneto-solo-crescerebbe-piu-della-cina-il-dramma-e-che-e-vero/ https://www.fitchratings.com/creditdesk/press_releases/detail.cfm?pr_id=984359 http://noisefromamerika.org/articolo/crisi-ha-ridotto-residui-fiscali-regionali http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11587649/Veneto–cosa-succede-all-Italia.html http://www.osservatoriofederalismo.eu/tagliare-la-spesa-e-possibile/ http://www.ven.camcom.it/userfiles/ID191QdR11.pdf
OECD Economic Surveys ITALY February 2015
http://blog.ilgiornale.it/lottieri/2013/12/26/ventanni-dopo-una-secessione-di-successo-ricordare-la-cecoslovacchia/
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