Nuovo Patto TrumPutin per spartirsi l’Europa? L’unica risposta può essere “si vis pacem para bellum”
Un grande esercito europeo è l’unica seria risposta alla volontà espansionistica imperiale russa per essere preparati a una nuova Lepanto in chiave moderna
I fatti degli ultimi giorni hanno visto un cambio radicale di posizione strategica degli Stati Uniti ora guidati da Trump. Prima le dichiarazioni del vice presidente JD Vance a Monaco di Baviera – che ha di fatto riqualificato l’Europa come nemico valoriale rispetto alla Russia – e quindi la ripresa delle relazioni USA-Russia con gli incontri bilaterali in Arabia Saudita (e i successivi commenti di Trump in chiave anti-ucraina) fanno presagire come l’intenzione della nuova amministrazione americana sia di accordarsi con Putin non solo per porre fine alla guerra in Ucraina, ma addirittura per spartirsi l’intera Europa.
In tale scenario verrebbe quindi meno l’ombrello di protezione atlantica e forse rischia di perdere ormai di significato la stessa Nato a trazione USA, cosicché il vecchio continente si sente improvvisamente scoperto di fronte al proprio ingombrante vicino imperialista.
La stessa questione ucraina dovrà essere riqualificata da parte europea: non si tratta più semplicemente di supportare uno stato sovrano del nostro continente invaso brutalmente, bensì anche di evitare che una veloce vittoria di fatto della Russia (concessa da Trump magari per barattare altre partite, artico e risorse naturali prima di tutto) apra altri scenari finora visti solo come fanta-geopolitica. Ecco allora che magicamente si illuminano corridori di una possibile futura nuova guerra continentale, da Finlandia e Svezia ai Paesi Baltici e alla Polonia. Ma anche Moldova e Romania e, perché no, la stessa Germania.
Già, perché proprio la Germania è forse la ragione che spiega un apparente odio di Trump verso l’Europa. Le radici psicologiche sono forse da far risalire all’ignominiosa fuga del nonno paterno Friedrich Trumpf (o Drumpf) che nel 1885, all’età di 16 anni, povero e spiantato emigrò in America scappando di notte di nascosto per evitare il servizio militare e che vergognosamente perse di conseguenza anche la cittadinanza tedesca? Non possiamo saperlo, anche se uno spirito di rivalsa familiare anti-tedesca e anti-europea potrebbe sembrare spiegare perfettamente le azioni di un presidente americano che oggi pare voler rinnovare una sorta di nuovo patto Ribbentrop-Molotov, in cui la parte della Polonia da smembrare tra USA e Russia la gioca l’intera Europa. Potremmo chiamarlo Patto TrumPutin.
E in tale scenario, cosa resta da fare quindi all’Europa e in particolare all’Unione Europea, che resta l’unico simulacro di organizzazione istituzionale continentale, o a una alleanza di Paesi Europei e occidentali che non vogliano rassegnarsi a una nuovo grigio inverno russo con un tiepido Sole che non tramonta mai da Vladivostock a Lisbona? Come ormai sempre più osservatori e attori stanno affermando con convinzione e urgenza, all’Europa tutta non resta che svegliarsi subito dal letargo, mettendo da parte le piccole invidie nazionalistiche di ciascun singolo Paese e unirsi per creare un nuovo ombrello strategico difensivo, magari nel contempo anche eliminando quei dazi autoimposti alla nostra economia europea, in particolare in tema di energia e innovazione, citati pochi giorni fa da Mario Draghi.
Un grande esercito europeo è l’unica seria risposta alla volontà espansionistica imperiale russa e l’unica garanzia di difesa vera nel medio termine, unita nella fase immediata al rafforzamento del sostegno all’Ucraina, affinché possa difendersi con risorse e armamenti adeguati, senza limitarne l’azione al suo territorio, ma consentirle di muoversi anche nel territorio dell’invasore e se lo ritenesse necessario persino di bombardare Mosca e San Pietroburgo.
In ogni caso, bisognerà essere pronti se e quando arriverà il momento – oggi più probabile che mai – in cui solo la spada potrà difendere la nostra libertà. Si vis pacem para bellum.
Noi veneti questo concetto lo conosciamo fin troppo bene e la nostra storia ci ricorda proprio quando con la Guerra di Lepanto sapemmo riunire e guidare l’Europa vincendo una battaglia cruciale per salvare il vecchio continente dal nemico di allora, esattamente 381 anni prima della nascita di chi oggi minaccia nuovamente la nostra libertà.
Plebiscito.eu
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