Anche oggi il Corriere diffonde la sua falsità quotidiana contro Gianluca Busato: ora il conto farlocco dei media salirebbe addirittura a 20 milioni
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Il primo quotidiano italiano rivanga cose del passato che non hanno portato a nulla, pur di continuare la sua opera denigratoria verso il leader indipendentista veneto. Che avvisa: “chi rompe paga”.
Ora possiamo dire “ve lo avevamo detto”. Vi avevamo avvisati infatti che era in preparazione un piano di cottura “lenta” contro il progetto di indipendenza del Veneto e in particolare contro le organizzazioni di Gianluca Busato. Dato che le bufale di “Striscia la notizia” non erano bastate, ora vanno a rivangare cose del passato che non sono sfociate in nulla. Con il Corriere sempre in prima fila che oggi ritira fuori una vecchia inchiesta di 5 anni fa che ha concluso da più di 2 anni la fase di indagini senza essere sfociata in alcunché. Così come finirono in un nulla di fatto i controlli effettuati persino dalla Consob e ancor prima dalla stessa Guardia di Finanza.
Il concetto è sempre lo stesso. I token di utilità non sono prodotti finanziari, bensì crediti di accesso a servizi aziendali fruibili tipicamente attraverso sistemi informatici. È quindi del tutto normale e legittimo che avendo creato prodotti e piattaforme digitali di eccellenza tecnologica, che hanno ricevuto nel tempo anche premi e riconoscimenti, sia stato integrato anche un sistema per la loro fruizione basato sulla blockchain, tramite appunto token di utilità.
Ora aspettiamoci che, non contenti, i giornali italiani vadano ancora di più a ritroso, perché nei confronti di Gianluca Busato le indagini si sono sprecate nel corso degli ultimi 30 anni. Hanno materiale per coprire settimane e mesi.
Pensate che nel 1997, dopo il famoso episodio dei patrioti Serenissimi e del Campanile di Venezia, dopo solo due settimane dai fatti, la prima persona ad essere indagata e perquisita, pur non facendo parte di quel gruppo, fu proprio Gianluca Busato, anche allora reo solo di avere già un sito internet dove poteva informare i cittadini veneti con una visione diversa da quella pre-cotta dei giornali e del potere italiano. Il giorno dopo i quotidiani titolarono: “sgominata la centrale di intelligence degli indipendentisti”, solo perché ritrovarono a casa dell’allora giovane Busato addirittura “400 floppy disk” (sic!).
Oggi addirittura i milioni spariti sarebbero non più uno, ma addirittura venti! E comparirebbe anche il nome di un “grande vecchio”, “la mente” dietro tutte le operazioni, giusto per non farci mancare nulla in quello che sta diventando il romanzo primaverile del Corriere. Che ovviamente tira in ballo Venice Swap anche in queste fantomatiche vicende che secondo l’immaginifico racconto sarebbero avvenute appunto prima del 2019. Peccato che Venice Swap sia stata fondata a fine 2021, quindi più di due anni dopo le romanzesche vicende raccontate dal più grande giornale italico.
Noi crediamo che la realtà sia più semplice. A qualcuno dalle parti di via Solferino e forse anche di qualche altra via importante di Roma deve essere caduta la propria tazzina di caffè mentre leggeva la notizia che Venice Swap, proprio l’azienda guidata dall’imprenditore e ingegnere veneto Gianluca Busato, era stata inserita tra i futuri Unicorn — aziende con giro d’affari superiore al miliardo di euro — da Dealroom, la prima piattaforma europea di monitoraggio di startup e venture capital. Dealroom ha stimato il valore di Venice Swap attorno ai 500 milioni di euro, evidenziando il suo significativo potenziale di crescita e, ciò ha fatto scattare mille campanellini d’allarme nelle stanze del potere romano.
Come si fa infatti a fermare un indipendentista veneto che guida una azienda di tale valore economico? Bisogna fermarlo prima, bisogna farlo schiantare al più presto!
Ecco cosa probabilmente ha scatenato l’ordine di servizio in via Solferino, che ha iniziato a pubblicare una serie di articoli diffamatori, denigratori che sapientemente mescolano qualche pezzo di verità con mille falsità. A cominciare dalle cifre. Perchè è chiaro che se veramente Plebiscito.eu avesse avuto per le mani la cifra di 20 milioni di euro come ora titola il Corriere con grande evidenza, probabilmente qualche traccia da qualche parte sarebbe rimasta. Ma di tale tracce non c’è neanche l’ombra, neanche dopo tante indagini che da anni sono state effettuate senza che rivelassero alcunchè degno di nota. Anzi, spoiler alert per tutti coloro che pensano di ricavare da questo assalto alla diligenza qualche quattrino: Gianluca Busato vive in un appartamento in affitto e viaggia con una vecchia auto usata, per cui di soldi a fiumi su cui tuffarsi alla Paperon de’ Paperoni proprio non ce ne sono.
Ci aspettiamo ora che il Corriere chieda scusa e cancelli anche le ultime notizie false, dopo che non ha cancellato quelle della settimana scorsa? No, non siamo così illusi.
Però vale quanto già detto. Se a causa di queste falsità dovessero saltare contratti in essere da centinaia di milioni di euro siamo certi che qualcuno ne sarà chiamato a rispondere. In solido. Come dice Gianluca Busato: “chi rompe paga”. E in questo caso non gli resterebbero nemmeno i cocci.
Serenissima Post
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