Gianluca Busato risponde al “Corriere del Veneto”
La replica del CEO Gianluca Busato in un video pubblicato su YouTube
Gianluca Busato, l’ingegnere e imprenditore veneto CEO di Venice Swap, la piattaforma di scambio criptovaluta one-stop con sede in Lituania, ha risposto a un articolo pubblicato oggi sul “Corriere del Veneto”, condito con una serie di falsità, disinformazioni e addirittura accostamenti diffamatori e che sta diffondendo un messaggio fuorviante
La risposta è stata data direttamente dal suo ideatore e titolare in un video pubblicato su YouTube.
Riportiamo di seguito anche il testo della replica.
Cari amici, come forse saprete, oggi il Corriere del Veneto ha pubblicato un articolo su di noi condito con una serie di falsità, disinformazioni e addirittura accostamenti diffamatori e che sta diffondendo un messaggio fuorviante.
Per tale ragione, in qualità di ideatore e responsabile del progetto e del suo intero ecosistema, ritengo fondamentale comunicare in modo diretto con voi, attraverso i media digitali, per fare la chiarezza necessaria a ristabilire la verità sui fatti riportati in modo del tutto non professionale e manipolatorio.
Innanzi tutto è assolutamente scorretto e anche diffamatorio associare Venice Swap alle vicende truffaldine di un’altra società che vendeva prodotti finanziari, oggetto di un’inchiesta in corso. I nostri progetti, infatti, si basano su token di utilità, che non hanno natura di strumenti finanziari e che per definizione non promettono guadagni di sorta. Capiamo bene che la nescienza digitale sia elevata, ma non si possono accostare pere e mele e farne la somma, in modo del tutto inopportuno e, appunto, infamante.
Inoltre, con una malcelata tecnica di disinformazione di scuola putiniana, l’articolo in questione mescola quindi diversi piani. Ovviamente riportandoli nel titolo, del tutto inopportuno, partendo dalla prima famosa piattaforma informatica da noi creata, che permise l’indizione del referendum digitale del Veneto nel marzo 2014, organizzato da Plebiscito.eu, che vide la partecipazione di oltre 2 milioni e trecentomila elettori veneti, di cui oltre l’89% votò a favore dell’indipendenza. La portata di tale iniziativa fu tale che ebbe rilevanza mediatica internazionale, e colse di sorpresa il sistema politico italiano del tutto impreparato. Pensate che solo 10 giorni dopo l’evento, da un lato lo stato – in fretta e furia – imbastì una caccia alle streghe mettendo in galera 42 innocenti e malcapitati venetisti rei solo di aver saldato qualche lamiera e dall’altro costrinse il consiglio regionale del Veneto ad approvare l’indizione sia del referendum di indipendenza sia di quello per l’autonomia del Veneto, che erano insabbiati in regione da più di tre anni.
Possiamo ben dire – con orgoglio e soddisfazione – che oggi senza di noi non si potrebbe nemmeno parlare dell’autonomia differenziata in approvazione in parlamento.
Ora però smontiamo le falsità del Corriere anche nell’ambito politico, una ad una.
Non è vero come riportato dall’articolo che gli accessi alla piattaforma furono solo 135 mila; tale dato si basava su misurazioni globali fatte attraverso un software preinstallato su computer di utenti a campione. Si trattava di un sistema di monitoraggio che non poteva funzionare in Veneto, dove le installazioni del software preposto erano quasi del tutto assenti;
L’articolo non ha riportato il fatto che i risultati del plebiscito digitale furono confermati di fatto da un’indagine demoscopica effettuata da Ilvo Diamanti in quei giorni e pubblicata su “Repubblica”;
L’articolista si è dimenticata di riportare che in realtà tali risultati furono sottoposti a verifica e certificazione sia della prima società informatica italiana dell’epoca sia di un comitato di osservatori internazionali, che ne riportarono la veridicità.
L’articolista si è anche scordata di aggiungere che il referendum per l’autonomia del 2017 ne confermò nei fatti i risultati;
L’articolista si è dimenticata di riportare che il sottoscritto fu espulso dalla lega nord dopo aver vinto le primarie e il congresso nazionale, interrotto anzi tempo da Bossi arrivato in elicottero per bloccarne l’esito.
L’articolista si è dimenticata di riportare che il sottoscritto non ha “aderito” ai partiti indipendentisti citati, ma li ha fondati e spesso guidati, contribuendo a scriverne i manifesti e gli statuti.
In conclusione, merita mettere in evidenza che nel realizzare tutto ciò – sia nelle piattaforme realizzate 10 anni fa sia in quelle odierne – siamo partiti da un grande sogno e un obiettivo concreto, che stiamo attuando con tanto lavoro, ingegno e dedizione: noi vogliamo dar forma a una autentica democratizzazione della tecnologia e del suo utilizzo, affinché non sia esclusivo appannaggio solo di pochi eletti, come una certa Italia classista e retrograda invece vorrebbe. La condivisione del benessere che ne deriva attraverso i nostri progetti e le attività della nostra business community sono motivo per noi di grande orgoglio e soddisfazione, nella consapevolezza che l’aumento della base di utilizzo delle nostre piattaforme porti grande valore a chiunque ne faccia parte.
Grazie e un caro saluto a tutti voi!
Gianluca Busato
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