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IL VENTRE MOLLE D’EUROPA NE È ORA L’INTESTINO

IL VENTRE MOLLE D’EUROPA NE È ORA L’INTESTINO

Siamo alla vigilia delle prossime elezioni europee e quale migliore occasione dell’anniversario del D-Day commemorato ieri in Normandia (e non in Lombardia come riportato da alcuni media italici) per cercare di trovare nella propria storia recente alcune fondamentali chiavi di interpretazione del presente? Ecco che dopo la seconda guerra mondiale e l’ignominioso salto della quaglia […]
7 Giugno 2024 0 Comments by Gianluca Busato in editoriali news

Siamo alla vigilia delle prossime elezioni europee e quale migliore occasione dell’anniversario del D-Day commemorato ieri in Normandia (e non in Lombardia come riportato da alcuni media italici) per cercare di trovare nella propria storia recente alcune fondamentali chiavi di interpretazione del presente?

Ecco che dopo la seconda guerra mondiale e l’ignominioso salto della quaglia di una presunta nazione che si rifaceva ai fasti dell’impero romano e che ne simulava in modo ridicolo le gesta dando forma a uno pseudo-risorgimento conclusosi con il fascismo e una disfatta epocale e senza vergogna, i continuatori di tale plagio istituzionale non potevano che rifarsi alla tradizione culturale da operetta per dare forma a ciò che sarebbe diventato famoso come il “ventre molle d’Europa”.

Infatti, se da un lato la neonata repubblica italiana risultava essere tra i fondatori della futura Unione Europea e un membro dell’alleanza atlantica fin dai suoi primi passi, dall’altro essa coltivava in sé la serpe del più grande partito comunista d’occidente, che avrebbe sin dai primi istanti colonizzato l’intera classe dirigente, in particolare nel settore pubblico e nell’istruzione.

I frutti di un connubio maledetto fin dalla nascita non potevano che dare forma a uno stato inaffidabile per chiunque e costantemente sul filo del tradimento, che diventava il proprio mantra, difeso da politici e partiti di ogni schieramento. Basti vedere la composizione delle liste di tutti i partiti alle prossime europee ove non si registra un solo schieramento coerente. Se un povero cristo volesse votare una lista che supporta in modo chiaro e inequivocabile una posizione pro-Ucraina, non potrebbe farlo, perché sapientemente i vari leader hanno intruppato tra i candidati posizioni di tutte le risme, in totale contrasto tra di loro e con qualsiasi posizione si voglia scegliere.

C’è una specie di tacito accordo tra tutti i partiti e i politici italioti che li vede accomunati dall’impedire di dar forma a una scelta chiara, coerente, netta. E proprio mentre i leader alleati ricordavano il D-Day, l’Hitler dei giorni nostri, al secolo Vladimir Putin, riconosceva proprio nell’Italia un “quasi”, o “futuro alleato”.

Tale melassa istituzionale ovviamente non si riflette solo in tema di politica estera, ma anche, se non soprattutto, nella politica interna, dando forma a una sorta di “politica omeopatica” applicata a tutto. I programmi di tutti i partiti politici sono barzellette che si somigliano tutte un po’, a parte qualche piccolo dettaglio di facciata, che di fatto si trasforma in bandiere prive di alcuna sostanza da sbandierare per truppe vuoi di utili allocchi vuoi di interessati alla mancia elettorale. Tutti accomunati dalla totale assenza di volontà di dar forma a qualsivoglia riforma seria e pragmatica.

Ciò spiega anche l’unica reale abilità della classe politica italiana, ovvero di aumentare a dismisura la spesa pubblica quasi totalmente inutile, o inefficiente, portando il debito pubblico al limite, se non oltre, della sostenibilità.

Tanto che l’Italia riesce a contrarre quasi i tre quarti dell’intero debito pubblico dell’Unione Europea sul PNRR e a distruggere il proprio futuro, in particolare per le giovani generazioni, con i mostri del bonus 110 e di una spesa pensionistica da incubo. Tanto alla fine pagherà Pantalone, che, per quanto ci riguarda, corrisponde al Veneto che vede sparire ogni anno 15-20 miliardi di euro di tasse pagate che non ritornano nel proprio territorio sotto nessuna forma.

In questo quadro sinceramente preoccupa vedere l’insistenza di chi vorrebbe un Draghi a nuovo presidente della Commissione Europea, magari per trasformare il debito italiano in debito europeo, portando la classica mela marcia italiana a far marcire anche tutte le altre mele del cesto europeo.

Non nutriamo particolari illusioni, poiché anche la stessa Europa pare sempre più avvelenata dalle sirene suicide rosso-verdi che vorrebbero distruggerne il tessuto economico, ma quanto meno auspichiamo che le sacche di resistenza liberale possano evitarne una fine infausta stretta com’è tra i nemici esterni che la bombardano e la massacrano e i nemici interni, spesso quinte colonne prezzolate dei primi.

Per tale ragione e non per ignavia, non vogliamo dare indicazioni di voto per le prossime elezioni europee, lasciando alla coscienza di ognuno decidere il da farsi. È giusto che ognuno nel proprio privato affronti la propria scelta con responsabilità, non esistono scorciatoie dall’alto che ne allevino il peso.

Plebiscito.eu

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