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Autore: Gianluca Busato

VENETO REFERENDUM, ZAIA STEPS BACK ON INDEPENDENCE

VENETO REFERENDUM, ZAIA STEPS BACK ON INDEPENDENCE

19 Ottobre 2017 0 Comments in editoriali news

Just a few days before the vote, the northern league freezes the expectations of the true majority soul seeking freedom from Rome. Maroni in Lombardy would be satisfied with a modest 34% turnout. Gianluca Busato: “It’s a mistake. From October 23, the Veneto independence campaign will resume without further distraction”

On Sunday 22 October in Veneto, the regional non-binding referendum for autonomy (or rather the little forms of autonomy made possible by italian constitution), will be voted. Kind of autonomy that in the past few days Plebiscito.eu also quantified economically, demonstrating its smallness: about 1-2% more compared the present 20% of spending regional autonomy on what venetians pay in taxes, not more than 1,5 billions euro (on 73 billions euro yearly payed).

While yesterday a hateful bill of the Italian interior ministry has been delivered to Veneto region for the cost of security during voting operations (just over 2 million euros, a ridiculous own goal of italian government), it is approaching the closure of the campaign dominated by Italian parties, the true protagonists of this consultation, while civil society is seeing passively. Many Venetians will certainly vote, convinced that even if this referendum is useless, this may be a chance to make their voice heard and afraid of the possibility that a low affluence may mean disinterest and therefore greater power in Rome for continue to fiscally harass Veneto. On the other hand there are many pro-independence Venetians who feel betrayed in particular by northern league and Venetian Governor Luca Zaia, who in these days has drastically rejected any future hypothesis of Veneto’s independence.

The campaign for the independence of Veneto is actually the real engine of popular consensus and Sunday’s referendum is the answer of the Italian state to the digital referendum for the independence of Veneto organized by Plebiscito.eu, a movement led by Gianluca Busato, who in 2014 catalyzed the vote of more than 2.3 million Venetians (with a very high turnout of 63.2%) and with a 89.10% who expressed their support for the independence of the Venetian Republic. A few days after the vote, the then interior minister – today at the foreign affairs – Angelino Alfano opened the hypothesis of greater autonomy in the Veneto. Ten days after the referendum and its overwhelming international and popular media success, Alfano’s party, Udc, succeeded in approving the referendum law from the Veneto region, whose most innocuous part survived the darkness of the Constitutional Court and that next Sunday will go to vote.

Today Zaia’s step back from independence, only a few days before the vote, seems a frankly inappropriate move that is likely to play the support, or at least the heat, of many Venetians, despite the great personal follow-up he has and that even in the past the 2015 regional elections guaranteed him an easy electoral victory with the absolute majority.

Voting turnout should in any case be fairly high, though not too high, because all the Italian parties in Veneto (from far-right to left wing) support a referendum that is born just as a desperate Italian attempt to exorcise the independence of Veneto. Yes to autonomy, in any case, will win with percentages above 80-90%. Yesterday, Maroni said he would satisfied with a low 34% turnout in the referendum in Lombardy, a figure that appears to be very modest and certainly would be a “Caporetto” for the Italian parties trying to fight independence with every trick.

Gianluca Busato said: “This move against Veneto’s independence is a mistake. It is a shame that this unfortunate position emerges right in the end of the election campaign: it leaves a bitter aftertaste exactly in who next Sunday is called to increase the turnout of a modest content consultation. More importantly, considering how easily these days Spain is proving to be able to cancel any autonomy of Catalonia with a simple stretch of pen. Let us figure Italy with Veneto! From October 23, the Veneto independence campaign will resume without further distraction”.

Press Office – Plebiscito.eu

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REFERENDUM VENETO, PASSO INDIETRO DI ZAIA SULL’INDIPENDENZA

REFERENDUM VENETO, PASSO INDIETRO DI ZAIA SULL’INDIPENDENZA

19 Ottobre 2017 3 Comments in editoriali news

A pochi giorni dal voto la lega gela le aspettative della vera anima maggioritaria che chiede libertà da Roma. Maroni in Lombardia si accontenterebbe di un’affluenza al 34%. Gianluca Busato: “è un errore. Dal 23 ottobre ripartirà la campagna per l’indipendenza del Veneto senza più distrazioni”.

[Venezia, 19/10/2017] – Domenica prossima 22 ottobre in Veneto si vota il referendum consultivo regionale per l’autonomia, o meglio per le forme di autonomia rese possibili dalla costituzione. Forme che nei giorni scorsi Plebiscito.eu ha quantificato anche economicamente, dimostrandone l’esiguità: circa l’1-2% in più di autonomia di spesa regionale rispetto all’attuale 20% di quanto i veneti pagano in tasse  sul totale gettito fiscale del Veneto, non più di 1,5 miliardi di euro (sui 73 miliardi di euro pagati ogni anno).

Mentre ieri è arrivato l’odioso conto del ministero degli interni alla regione Veneto per i costi necessari a garantire la sicurezza durante le operazioni di voto (poco più di 2 milioni di euro, un autogoal ridicolo del governo), ci si avvicina alla chiusura della campagna dominata dai partiti, gli autentici protagonisti di questa consultazione, mentre la società civile risulta assistere passivamente. Molti veneti andranno senz’altro a votare, convinti che al di là dell’inutilità del referendum questa possa essere l’occasione per far sentire la propria voce e impauriti dell’eventualità che una scarsa affluenza possa significare disinteresse e quindi maggiore potere a Roma per continuare a vessare il Veneto. D’altro canto sono molti gli indipendentisti veneti che si sono sentiti traditi in particolare dalla lega e da Zaia che in questi giorni ha bocciato drasticamente ogni ipotesi futura di indipendenza del Veneto.

L’indipendenza del Veneto, ricordiamolo, è il motore vero del consenso popolare e lo stesso referendum di domenica è la risposta dello stato italiano proprio al referendum digitale per l’indipendenza del Veneto organizzato da Plebiscito.eu, movimento guidato da Gianluca Busato, che nel 2014 catalizzò il voto di oltre 2,3 milioni di veneti (con un’affluenza molto alta del 63,2%) che all’89,10% si espressero a favore dell’indipendenza della Repubblica Veneta. Pochi giorni dopo il voto l’allora ministro degli interni – oggi agli affari esteri – Angelino Alfano aprì all’ipotesi di maggiore autonomia del Veneto. Dieci giorni dopo il referendum e il suo travolgente successo mediatico internazionale e popolare, il suo partito, l’udc riuscì a far approvare dalla regione Veneto la legge referendaria, il cui moncone più innocuo sopravvissuto alla scure della Corte Costituzionale che domenica prossima si andrà a votare.

Oggi la presa di distanza di Zaia dall’indipendenza a pochi giorni dal voto pare una mossa francamente inopportuna che rischia di giocargli il supporto, o quanto meno il calore, di molti veneti, nonostante il grande seguito personale che egli ha e che anche nelle scorse elezioni regionali del 2015 gli ha garantito una facile vittoria elettorale con la maggioranza assoluta.

L’affluenza al voto dovrebbe in ogni caso essere abbastanza alta, anche se non altissima perché tutti i partiti italiani in Veneto appoggiano un referendum che nasce proprio come disperato tentativo italiano di esorcizzare l’indipendenza del Veneto. I Sì in ogni caso vinceranno con percentuali senz’altro superiori all’80-90%. Ieri Maroni ha affermato di accontentarsi di un’affluenza superiore al 34% nell’analogo referendum in Lombardia, cifra che appare in realtà molto modesta e senz’altro sarebbe una Caporetto per i partiti italiani che tentano di combattere l’indipendenza con ogni trucco.

Gianluca Busato ha dichiarato: “questa mossa contro l’indipendenza del Veneto è un errore. Spiace che questa posizione inopportuna emerga proprio nel finale della campagna elettorale: lascia un retrogusto amaro proprio in chi domenica prossima è chiamato a ingrossare l’affluenza di una consultazione di per sé modesta nei contenuti. A maggior ragione se si considera quanto facilmente proprio in questi giorni la Spagna sta dimostrando di poter cancellare ogni autonomia della Catalogna con un semplice tratto di penna. Figuriamoci l’Italia con il Veneto! Dal 23 ottobre ripartirà la campagna per l’indipendenza del Veneto senza più distrazioni”.

Ufficio Stampa – Plebiscito.eu

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L’INDIPENDENZA DEL VENETO È IL TEMA POLITICO PIÙ IMPORTANTE D’ITALIA

L’INDIPENDENZA DEL VENETO È IL TEMA POLITICO PIÙ IMPORTANTE D’ITALIA

18 Ottobre 2017 2 Comments in editoriali news

Il massimo di autonomia regionale sul gettito fiscale del Veneto può costituzionalmente arrivare al 22% (dal 20% attuale), ben distante dal 90% propagandato da Zaia

Si avvicina alla conclusione una ridicola campagna referendaria e domenica prossima 22 ottobre si voterà per una falsa autonomia del Veneto. Che sia falsa lo abbiamo già dimostrato numeri alla mano in un altro recente articolo in cui vengono snocciolati tutti i capitoli di spesa per cui la costituzione permette una teorica autonomia regionale e andando quindi ad ipotizzare una ripartizione della spesa dell’amministrazione centrale su livelli simili a quelli oggi riconosciuti a Trento e Bolzano. Siamo andati quindi a dipingere l’obiettivo più roseo – per quanto irreale e utopistico – che possa essere raggiunto.

Esso equivale al 6% circa del gettito fiscale (4,5 miliardi di euro) che si somma all’attuale 20% (14,77 miliardi di euro). In totale farebbe il 26% del gettito fiscale del Veneto. Altro che 90% come propagandato dalla giunta regionale, dalla lega e da tutti i partiti italiani che ovviamente appoggiano il referendum.

Se dovessimo andare su ipotesi più realistiche che possano essere ipoteticamente concesse dal governo e dal parlamento italiano (ma dubitiamo fortemente che possa realizzarsi anche questo scenario), possiamo ipotizzare che non vadano in realtà oltre l’1-2% in più del gettito fiscale Veneto, 1,5 miliardi di euro al massimo, non certo l’utopistico 6%, ad essere ancora ottimisti.

Fatto sta che siamo ben lontani, in ogni possibile esito e scenario, da quel 90% urlato da Zaia.

Per cui crediamo che sia assolutamente ridicolo il tentativo di illudere i veneti che il referendum del 22 ottobre sia un’alternativa all’indipendenza. Si tratta con ogni evidenza numerica di una pagliacciata che ha l’unico scopo di distrarci, di farci perdere tempo e di deviarci dal vero obiettivo politico che si chiama indipendenza del Veneto.

Dopodiché ogni veneto faccia ciò che meglio crede: vada a votare, non vada a votare, ognuno faccia ciò che ritiene più giusto. Non cambierà nulla in ogni caso, ma nessuno ha il diritto di illudere altri veneti né di illudere sé stesso sul fatto che il referendum sull’autonomia farlocca di domenica prossima sia una pagliacciata che lo stato italiano ha autorizzato per tentare vanamente di esorcizzare l’indipendenza del Veneto, che resta il tema politico più importante d’Italia, in quanto soluzione vincente per tutti, grazie alla responsabilità finanziaria civica territoriale e statuale che ne deriverà. L’indipendenza del Veneto è l’unica soluzione che permette di stabilizzare anche il sistema-paese Italia, che proprio ieri Moody’s ha riconfermato con valutazioni prossime alla spazzatura, con outlook negativo.

A chi poi ci viene a dire che la costituzione vieta l’indipendenza del Veneto rispondiamo che noi abbiamo già celebrato un referendum di indipendenza nel 2014 sorpassando i limiti costituzionali con la tecnologia e che ora ci apprestiamo a sorpassare anche il sistema giuridico italiano sempre con la tecnologia. Allora ci dicevano che era impossibile votare per l’indipendenza del Veneto e noi l’abbiamo fatto. Oggi ci vengono a dire che è impossibile ottenere l’indipendenza del Veneto e noi la stiamo realizzando.

Consentitemi in conclusione una battuta: i veri cambiamenti socio-economici nella modernità li fanno gli ingegneri, non gli avvocati.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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OGGI A TREVISO ORE 16: SOLIDARIETÀ AI PRIGIONIERI POLITICI CATALANI

OGGI A TREVISO ORE 16: SOLIDARIETÀ AI PRIGIONIERI POLITICI CATALANI

17 Ottobre 2017 1 Comment in editoriali news

Vergognosa e dittatoriale decisione dello stato spagnolo, che sfida il pacifico popolo catalano, illudendosi di poter imprigionare le idee

Ieri in Europa, anno 2017, abbiamo assistito al macabro ritorno d’attualità della prigionia politica che condanna la pacifica espressione di idee. Purtroppo è ciò che è avvenuto in Spagna, con l’incarcerazione dei due leader delle due maggiori organizzazioni civiche e culturali catalane, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, presidenti di ANC (Assemblea Nazionale Catalana) e di Òmnium Cultural. I due esponenti della società civile catalana sono accusati di un reato che pensavamo fosse scomparso dal vocabolario giuridico europeo: sedizione. I fatti contestati sono l’organizzazione pacifica delle manifestazioni popolari (oceaniche) del 20 e 21 settembre in Catalogna, seguite all’arresto di alti funzionari della Generalitat, il governo catalano, accusati di organizzare il referendum del 1° ottobre sull’indipendenza della Catalogna.

Riteniamo che l’Europa non possa più permettersi di stare a guardare uno stato, la Spagna, che sta deliberatamente distruggendone l’immagine e l’autorità morale, minando alla base le regole più elementari della convivenza civile.

Questo è l’ennesimo grave affronto del regime spagnolo ai diritti umani fondamentali quali la libertà di espressione, di riunione, di associazione. Si capisce inoltre perfettamente quale sia l’obiettivo di Madrid, neanche più tanto nascosto oramai: cercare di stimo0lare una reazione popolare non più pacifica per giustificare una repressione violenta del popolo catalano, della sua leadership e la messa al bando delle pacifiche e legittime organizzazioni e partiti indipendentisti catalani. In pratica, il ritorno al regime di Franco, nell’Unione Europea, nel 2017.

Oggi a Treviso alle ore 16, presso la Sala Verde in Palazzo Rinaldi, in occasione della presentazione dell’eBook “Una X per il Veneto” esprimeremo tutta la nostra vicinanza e affetto per gli innocenti prigionieri politici catalani, per le loro famiglie, per tutti i movimenti indipendentisti, per il governo catalano e per tutto il pacifico popolo catalano che sta soffrendo la vergognosa violenza politica di Rajoy, inaudita in Unione Europea, nel 2017.

Le idee non si possano chiudere in una prigione. Anzi, è il miglior modo per farle volare ancora più in alto. E per farle vincere.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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AUTONOMIA DEL VENETO, UN SOGNO DA POVERETTI. MEGLIO L’INDIPENDENZA.

AUTONOMIA DEL VENETO, UN SOGNO DA POVERETTI. MEGLIO L’INDIPENDENZA.

16 Ottobre 2017 1 Comment in editoriali news

I Conti Pubblici Territoriali rivelano un aspetto prosaico del prossimo referendum di autonomia del Veneto: la rapina fiscale non diminuirà di un euro e l’asticella massima quanto utopistica può essere fissata in autonomia di spesa regionale del 6% in più sulle tasse pagate dai veneti

Al di là di come la si pensi sul referendum di autonomia del Veneto del prossimo 22 ottobre, è bene mettere i puntini sulle i a proposito di alcune questione propagandate dalle varie parti in gioco.

Innanzi tutto il residuo fiscale, che forse sarebbe bene denominare come “rapina fiscale” nei confronti del Veneto. Ovvero quei famosi “20 miliardi” (che però negli ultimi anni sono scesi a poco più di 12 a causa della crisi che ha comportato minori entrate e dell’andamento demografico che ha comportato maggiore spesa previdenziale) che pur pagati dai veneti sotto forma di tasse non tornano nel territorio sotto nessuna forma.

Bene, quei soldi non sono minimamente in questione nel prossimo referendum, in quanto l’autonomia fiscale è stata dichiarata materia non di competenza regionale dalla corte costituzionale.

In pratica ad essere in questione è l’autonomia di spesa, non certo l’autonomia fiscale, che è la prima condizione imprescindibile per una reale autonomia.

Ciò che eventualmente può essere in ballo è pertanto la modalità di spesa della restante parte che oggi viene gestita totalmente dallo stato centrale.

In pratica, anche se lo stato centrale concedesse ogni competenza la rapina fiscale verso il Veneto non diminuirebbe di un euro.

Premesso ciò, andiamo a vedere quali sono le competenze trasferibili secondo l’art. 117 della costituzione.

Materie di legislazione esclusiva dello Stato:

  • organizzazione dei Giudici di pace;
  • norme generali sull’istruzione;
  • tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Materie di legislazione concorrente Stato-Regioni:

  • rapporti internazionali e con l’Unione europea;
  • commercio con l’estero;
  • tutela e sicurezza del lavoro;
  • norme di dettaglio sull’istruzione;
  • professioni;
  • ricerca scientifica e tecnologica;
  • sostegno all’innovazione per i settori produttivi;
  • tutela della salute;
  • alimentazione;
  • ordinamento sportivo;
  • protezione civile;
  • governo del territorio;
  • porti e aeroporti civili;
  • grandi reti di trasporto e di navigazione;
  • ordinamento della comunicazione;
  • produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
  • previdenza complementare e integrativa;
  • coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  • valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali;
  • casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale;
  • enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

Nel caso in cui in seguito all’esito del referendum il governo e il parlamento italiano capitolassero (e con loro la schiera del 75% di parlamentari non veneti e nemmeno lombardi) su tutte le materie e concedessero la massima autonomia ottenibile, di cosa stiamo parlando?

Ci aspettavamo di leggere qualche analisi di qualche economista, ma dato che si sono ben guardati dal farla, per capirne di più siamo dovuti andare a vedere direttamente noi i dati.

Secondo l’ultima pubblicazione dei Conti Pubblici Territoriali, l’amministrazione centrale dello stato ha speso le seguenti somme nel 2015 destinate al Veneto.

SettoreS - Consolidato PA Euro (migliaia di euro)
00018 - Previdenza e Integrazioni Salariali25.389.928,24
00001 - Amministrazione Generale7.265.014,70
00030 - Oneri non ripartibili3.515.338,47
00005 - Istruzione2.560.596,82
00011 - Interventi in campo sociale (assist. e benef.)2.537.722,67
00029 - Altre in campo economico1.502.218,97
00002 - Difesa1.006.244,67
00003 - Sicurezza pubblica730.325,38
00026 - Industria e Artigianato685.853,36
00019 - Altri trasporti335.288,20
00009 - Edilizia abitativa e urbanistica290.697,37
00008 - Cultura e servizi ricreativi276.051,17
00004 - Giustizia261.448,28
00021 - Telecomunicazioni91.155,62
00020 - Viabilita'77.091,98
00022 - Agricoltura62.811,64
00007 - Ricerca e Sviluppo (R. & S.)62.458,27
00014 - Ambiente59.706,16
00006 - Formazione32.884,17
00010 - Sanita'11.758,58
00024 - Turismo3.509,31
00012 - Servizio Idrico Integrato540,20
00027 - Energia168,15
00015 - Smaltimento dei Rifiuti78,97
Totale46.758.891,35

Ad esse si aggiungono circa altri 14,77 miliardi di spesa pubblica di competenza territoriale del Veneto, in quota all’amministrazione regionale e a quelle locali.

A fronte di 73,84 miliardi entrate, nel 2015 il residuo fiscale per il Veneto può essere stimato in circa 12,3 miliardi di euro, ben in discesa rispetto al periodo 2007-2013 e in ogni caso ancora molto alto, pari al 16,66% sul totale delle tasse pagate dai veneti.

Escludendo alcune materie che restano di esclusiva competenza dello stato e volendo escludere anche la partita della previdenza che non darebbe alcun vantaggio concreto nella gestione regionale (trattandosi solo di autonomia di spesa), in ballo potrebbero esserci le seguenti partite:

SettoreS - Consolidato PA (in migliaia di euro)
00001 - Amministrazione Generale7.265.014,70
00005 - Istruzione2.560.596,82
00011 - Interventi in campo sociale (assist. e benef.)2.537.722,67
00029 - Altre in campo economico1.502.218,97
00002 - Difesa1.006.244,67
00003 - Sicurezza pubblica730.325,38
00026 - Industria e Artigianato685.853,36
00019 - Altri trasporti335.288,20
00009 - Edilizia abitativa e urbanistica290.697,37
00008 - Cultura e servizi ricreativi276.051,17
00004 - Giustizia261.448,28
00021 - Telecomunicazioni91.155,62
00020 - Viabilita'77.091,98
00022 - Agricoltura62.811,64
00007 - Ricerca e Sviluppo (R. & S.)62.458,27
00014 - Ambiente59.706,16
00006 - Formazione32.884,17
00010 - Sanita'11.758,58
00024 - Turismo3.509,31
00012 - Servizio Idrico Integrato540,20
00027 - Energia168,15
00015 - Smaltimento dei Rifiuti78,97
Totale17.853.624,64

Ovviamente alcune materie possono essere escluse per la gran parte (come ad esempio i 7 miliardi e passa di amministrazione generale o 1 miliardo di difesa, che verrebbe toccata solo per aspetti marginali). Per fare un conto grossolano, proviamo ad immaginare che nelle partite marginali lo stato conceda comunque una quota simbolica del 3% in più come trasferimento alla regione per le piccole competenze collegate e che invece per tutte le altre competenze lo stato cali clamorosamente le braghe e conceda addirittura la metà delle risorse come trasferimenti regionali rispetto alla spesa attuale dell’amministrazione pubblica centrale. Le materie che supponiamo marginali sono: amministrazione generale, difesa, sicurezza pubblica, giustizia, telecomunicazioni). Tutte le altre ipotizziamo per assurdo che possano essere cedute al 50%.

Si tratta chiaramente di un’ipotesi lunare ben distante dalla realtà, come si può ben intuire.

Anche sotto tale ipotesi assurda, ecco i risultati:

SettoreMigliore ipotesi Maggiori Trasf. Reg. Veneto (migliaia di euro)
00001 - Amministrazione Generale217.950,44
00005 - Istruzione1.280.298,41
00011 - Interventi in campo sociale (assist. e benef.)1.268.861,34
00029 - Altre in campo economico751.109,49
00002 - Difesa30.187,34
00003 - Sicurezza pubblica21.909,76
00026 - Industria e Artigianato342.926,68
00019 - Altri trasporti167.644,10
00009 - Edilizia abitativa e urbanistica145.348,69
00008 - Cultura e servizi ricreativi138.025,59
00004 - Giustizia7.843,45
00021 - Telecomunicazioni2.734,67
00020 - Viabilita'38.545,99
00022 - Agricoltura31.405,82
00007 - Ricerca e Sviluppo (R. & S.)31.229,14
00014 - Ambiente29.853,08
00006 - Formazione16.442,09
00010 - Sanita'5.879,29
00024 - Turismo1.754,66
00012 - Servizio Idrico Integrato270,10
00027 - Energia84,08
00015 - Smaltimento dei Rifiuti39,49
Totale4.530.343,65

Per capire quanto sia assurda tale ipotesi, praticamente essa comporterebbe che il Veneto riuscisse a strappare più o meno la stessa autonomia all’Italia di Trento e Bolzano, dove la spesa dell’amministrazione centrale è pari circa al 48% sulla totale spesa pubblica (sempre secondo i CPT 2015).

Si parla quindi di circa 4,5 miliardi di euro al massimo, ammesso e non concesso che il parlamento italiano composto al 75% da parlamentari non veneti e nemmeno lombardi accetti di tagliarsi tale privilegio, cosa a cui nessuno lo costringe di diritto.

Allora, per un attimo facciamo finta che a Roma se la facciano nei pantaloni e prendano paura del voto massiccio dei veneti e che i nostri baldi parlamentari (l’8% sul totale) assieme a quelli lombardi (17%) sconfiggano il 75% dei restanti parlamentari in sede di approvazione della necessaria legge di stato.

Anche in tale assurda potesi, in pratica, l’altezza massima (per quanto irraggiungibile) a cui può essere piazzata l’asticella del risultato più ottimistico quanto inverosimile del referendum di indipendenza del Veneto è pari al 6% di spesa regionale in più sul totale delle tasse pagate dai veneti.

Insomma il sogno costituzionalmente più ardito che un autonomista veneto può fare senza rischiare di essere messo in galera per sovversione è il 6% delle proprie tasse gestite in regione, senza diminuire di un euro la rapina fiscale perpetrata nei suoi confronti.

Ci pare francamente un po’ poco per un sogno.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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