UN SECOLO DOPO UNA NUOVA CAPORETTO PER L’ITALIA, BUBBONE D’EUROPA DA ISOLARE
L’Italia oggi è più vicina all’Africa che all’Europa. Solo l’indipendenza può salvare il Veneto.
Nelle faccende della politica vi sono alcuni tasti che hanno più effetto di altri, perché fanno presa sulla parte irrazionale, l’emotività, i simboli contro i quali non c’è ragionamento che tenga.
Quando la pancia prevale in tali termini, diventa dura realmente per tutti coloro che non sanno, o non vogliono farvi riferimento.
La questione dell’immigrazione scoppiata in questi giorni con decine di migliaia di nuovi immigrati arrivati in Italia dall’Africa potrebbe segnare una svolta senza precedenti. Le reazioni di chiusura dei porti e delle frontiere da parte di Francia, Spagna e Austria, con l’immagine altamente evocativa dei carri armati al Brennero, un secolo dopo Caporetto, non sono poca cosa.
In un’era di comunicazione visuale ciò implica che l’Italia oggi è più vicina all’Africa che all’Europa.
Come qualche commentatore ha già scritto, lo stato italiano, a causa della sua totale inettitudine organizzativa, sta diventando per l’Europa ciò che è la Turchia: un’area di confinamento del problema dell’immigrazione.
Se poi solo per un istante si analizza la situazione economica e sociale in cui versa l’Italia, si comprende come la questione sia molto più grave e complessa. Produttività in crisi, crescita nulla, debito pubblico galoppante, spesa pubblica impazzita, bomba demografica (e qui Boeri ha ragione a dire che la spesa previdenziale è del tutto insostenibile se sostenuta solo dai “veri italiani” che sono troppo pochi per pagare il conto), scarsa innovazione, istruzione insufficiente, disoccupazione giovanile e femminile fuori controllo, crisi bancaria ed economico-finanziaria non lasciano spazio alle fantasie, se non all’inquietante e quasi auto-ironico di commento del sopravvalutato Padoan: “il peggio è alle nostre spalle”. E anche la decisione europea di una decina di giorni fa sul via libera alla vergognosa “porcheria di stato” sulle banche venete, i cui buchi sono stati scaricati su Pantalone prende un’altra prospettiva.
In parole povere l’Europa mira al “contenimento del bubbone” Italia. Una specie di quarantena. Economica, migratoria, sociale. Uno speciale cordone sanitario, anche con l’uso evocativo dell’immagine dei Panzer. Dopo un paio di millenni questa è la rivincita di Annibale e dopo un secolo di Cecco Beppe.
Per il Veneto la prospettiva diventa ogni giorno più drammatica: o restare ancorati a un “bubbone” istituzionale che sarà sempre più isolato nei fatti, oppure agganciarsi all’Europa per la propria salvezza. La via d’uscita, anzi di ingresso trionfale, sono le nuove Vie della Seta, il Ceta e i trattati di libero scambio che possono dare nuova linfa alla nostra economia e una valenza strategica che se sapremo utilizzare ci porterà alla libertà.
Alla vigilia della grande sfida lanciata dalla Catalogna per la propria autodeterminazione e che ieri ha visto la presentazione di un progetto di legge per la dichiarazione di indipendenza entro 48 ore dalla vittoria dei Sì nel referendum del 1° ottobre, con qualsiasi affluenza alle urne, anche per il Veneto si apre un periodo cruciale e di decisioni da prendere di fondamentale importanza per il nostro futuro di Repubblica Veneta quale nuovo Stato d’Europa.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
Venetian Freedom: Campagna di crowfunding per l’indipendenza del Veneto
Dai voce alla libertà! Partecipa oggi stesso alla campagna di crowdfunding per l’indipendenza del Veneto:
BANCHE VENETE, SI PUÒ DIRE ‘PAGLIACCI DELLA LEGA’ E ‘ZAIA COME ERDOGAN’. TRIBUNALE DI TREVISO DÀ RAGIONE A GIANLUCA BUSATO
Il Gip rigetta denuncia della Lega contro il Presidente di Plebiscito.eu, che sulla vicenda delle popolari venete ha “legittimamente espresso la sua presa di distanza” da “condotte poco serie” dei vertici leghisti
Mercoledì 21 giugno scorso il Gip del Tribunale di Treviso Piera De Stefani ha rigettato l’opposizione del segretario nazionale della Lega Nord-Liga Veneta Gianantonio Da Re alla richiesta di archiviazione presentata dal PM in merito alla denuncia dello stesso contro il presidente di Plebiscito.eu Gianluca Busato, reo secondo la lega di aver diffamato Zaia e il suo movimento con un intervento pubblicato sulla sua pagina Facebook il 20 luglio 2016 e con un articolo pubblicato sul sito di Plebiscito.eu ancora a dicembre 2015.
Le motivazioni espresse dal Giudice sono nette e non lasciano spazio ad interpretazioni: “Le espressioni, senza dubbio pungenti e dai toni aspri (di Gianluca Busato, ndr), non assumono valenza penale per essere le medesime scriminate in quanto rese nell’ambito della libera manifestazione del diritto di critica politica”.
“Giova preliminarmente evidenziare – continua il Giudice – che le affermazioni contenute nei post di cui alla querela si inseriscono indubitabilmente nell’ambito della censura e critica politica all’operato del presidente della Regione Veneto Zaia e dei rappresentanti a vari livelli della Lega Nord nell’ambito della nota vicenda che vede coinvolte due primarie banche venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca), il cui operato era stato difeso inizialmente dai componenti di spicco del predetto partito”. E ancora: “la manifestazione di critica politica è necessariamente riconosciuta a ciascun cittadino, quale libertà di pensiero ed espressione costituzionalmente garantito”. Secondo il Giudice quindi nulla preclude a Busato di “manifestare il proprio dissenso e le proprie valutazioni in merito a questioni di sicuro rilievo per la collettività ed a soggetti con incarichi istituzionali”.
E ancora: “La forma espositiva impiegata non trasmoda mai in attacco gratuito e immotivato alla sfera personale, ma conserva sicura relazione con il contesto del discorso critico di riferimento e dunque con la tematica attinente il fatto dal quale la critica trae spunto”. “Alla luce dei richiamati principi, le espressioni utilizzate per quanto pungenti (vedasi “pagliacci” e “Zaia come Erdogan”) nel contesto descritto assumono valenza non già di gratuito e bieco attacco, immotivato, al partito della Lega e ai suoi componenti, bensì di presa di distanze dalle condotte di questi, mettendone in risalto, nella vicenda delle banche venete, la ritenuta poca serietà nell’averle prima difese a spada tratta (ed in presenza di cointeressenze riferite a dati oggettivi, quali l’incarico ricoperto dalla moglie del presidente di Veneto Banca in seno al Comune di Montebelluna per la Lega e nell’aver solo poi assunto la veste di protettori dei clienti delle medesime”.
Nella conclusione del dispositivo il Gip taglia quindi la testa al toro: “non può rilevarsi come l’apparente contraddittorietà della condotta condotta degli esponenti della Lega, per come illustrata (da Gianluca Busato, ndr) ed oggetto dell’aspra critica ridetta, non risulti smentita da contrarie emergenze”.
Gianluca Busato ha commentato: “la decisione del Tribunale rende giustizia a un fatto che i giornali tendono a far passare sotto silenzio: il grave operato dei vertici delle Banche Venete, con tratti criminaleggianti, si è condotto con l’avallo dell’intera classe dirigente, che anzi lo ha difeso a spada tratta persino nel caso dei rari interventi di controllo da parte di Bankitalia. Pertanto i signori della Lega oggi non possono dire di essere estranei alla classe dirigente veneta che è stata travolta dal più grande scandalo finanziario della breve vita dell’infausto stato italiano, dove, come al solito, paga Pantalone, ovvero i contribuenti, i taxpayer che qualcuno vorrebbe continuare a prendere in giro smarcandosi dai comportamenti poco seri e incoerenti che ha tenuto”.
Ufficio stampa – Plebiscito.eu
Il provvedimento del Gip di Treviso:
BANCHE VENETE, UN “ITALIAN JOB” CONDITO DI RAZZISMO CONTRO I VENETI
L’immagine del Veneto ne esce a pezzi. E di questo dobbiamo “ringraziare” un’intera generazione di classe dirigente connivente e incapace dalla quale liberarci quanto prima con l’indipendenza dal sistema italiano marcio che rischia di trascinarci a fondo nel sottosviluppo
Con il varo da parte del governo italiano del Decreto legge per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a. pare completata l’operazioni di “salvataggio” delle Banche Venete mettendo mano al portafogli dei contribuenti.
Oggi non potevano tra l’altro mancare anche i liquami razzisti contro i veneti da parte di vari esponenti, persino un popolare giornalista tedesco, che su twitter oggi ha sbroccato, complice forse il troppo caldo di Roma.
Delle banche venete fallite che scavano un buco di 31mld€ mi piace un aspetto: che siano VENETE. Del mitico NORD-EST. Terra dei Leghisti.
— Udo Gümpel (@udogumpel) June 24, 2017
Questi “gioielli” completano la litania nazzziunale italiana e gli sfottò contro i veneti sul salvataggio delle Banche Venete (come se tutti i cittadini e le imprese avessero colpa di malagestio e comportamenti criminali di alcuni singoli veneti!): diciamo pure che se lo stato italiano non ci rubasse 20 miliardi di euro l’anno le avremmo potute salvare da soli, anche perché non avremmo avuto i problemi di debito pubblico che ha il colabrodo italiano.
Non credo proprio sia giusto bastonare 3 volte i veneti, dopo che già subiscono le conseguenze principali del fallimento di una volta importanti banche territoriali: la prima tassandoli ben oltre il dovuto in termini di servizi, la seconda con il danno che ne deriva dall’essere parte di un sistema fallito come quello italiano che ci trascina a fondo e la terza con il danno di immagine per la ricostruzione mediatica italiana degli amici di Renzi e compagnia.
Certo noi veneti dobbiamo imparare una lezione fondamentale: non abbiamo una classe dirigente degna di questa nome e dobbiamo selezionarla e formarla da zero, per poter riprendere un cammino virtuoso come ci spetta, auspicando di ottenere quanto prima la piena indipendenza.
Anche perché una cosa è certa. Prima con il Mose, ora con le Banche Venete, l’immagine del Veneto come regione italiana ne esce a pezzi. E di questo dobbiamo ringraziare un’intera generazione di classe dirigente che si è distinta tra azioni criminaleggianti e una totale inadeguatezza e incapacità di fondo. Di questo enorme danno economico, sociale e di reputazione devono essere chiamati a rispondere non solo i vari Zonin, Galan e amici vari, ma anche chi come Zaia politicamente nel tempo li ha coperti a vario titolo.
Ricordiamo le scandalose parole di Zaia di fine aprile 2014: «Quello della Banca d’Italia a Veneto Banca è un attacco senza precedenti alla nostra identità e alla nostra autonomia, che fa parte di un disegno contro tutte le banche territoriali, Popolari o Bcc che siano. Un disegno neocentralista, di una dittatura finanziaria governata da Roma. La battaglia si fa sempre più dura ed è un bene che Consoli sia rimasto».
E poi Zaia e i dirigenti leghisti oggi hanno ancora il coraggio di parlare: che si vergognino!!
Aggiungo anche che con l’indipendenza i vari Zonin & Co. marcirebbero in galera con qualche decina di ergastoli, come si usava fare nella Serenissima Repubblica Veneta, o come si fa con i vari Madoff negli USA.
Anche di questo dovrà essere chiamata a rispondere la classe dirigente veneta inadeguata che a vario titolo ha avallato, condotto, o favorito attività vergognose come quelle condotte dalle dirigenze delle banche venete.
Ricordando a tutti anche che i famosi “crediti deteriorati” sono per oltre il 70% derivati da mega-prestiti superiori ai 500.000 euro, che riguardano solo il 2,63% dei clienti, ovvero ai soliti noti amici degli amici che ora se la godono alla faccia dei contribuenti.
Volete sapere a chi aveva prestato tanti soldi la Popolare di Vicenza, poi non restituiti e finiti nel calderone dei “crediti deteriorati”? Eccovi qualche esempio di prestiti concessi agli “amici degli amici”. Uno spettacolo molto italiano:
- Alfio Marchini, ex candidato sindaco di Roma, 135 milioni €
- gruppo pugliese Fusillo (vicini al pd), 50 milioni €
- costruttori pugliesi Degennaro, 27,5 milioni €
- immobiliarista bolognese Vittorio Casale, 28 milioni €
- Francesco Bellavista Caltagirone, 50 milioni €
- il toscano Denis Verdini, 7,2 milioni €
In realtà una cosa sicuramente era sistemica nelle banche venete: la capacità di coinvolgere nella truffa tutti i settori dello stato. Bankitalia, ragioneria generale dello stato, magistratura, guardia di finanza. Per non parlare della connivenza dei potentati economici e politici, locali e non solo.
Scriveva ieri Repubblica: “Per anni nulla ha scalfito il potere di Zonin. Solo l’ispezione della Bce del 2015, dopo le perdite di bilancio per 750 milioni del 2014, ha aperto un varco. Il motivo è da ricercare nella tela creata abilmente dal presidente. Il funzionario della Vigilanza di via Nazionale, Luigi Amore, che ha firmato la prima verifica di Bankitalia del 2001, è stato assunto dalla Popolare come responsabile dell’Audit. Nel 2008 è arrivato Mario Sommella, assunto come addetto della Segreteria generale dell’istituto, lo stesso ruolo che aveva ricoperto in Banca d’Italia. Nel 2013 Zonin ingaggia alle relazioni istituzionali Gianandrea Falchi, già membro della segreteria quando governatore era Mario Draghi. Allo stesso modo Andrea Monorchio, dopo tredici anni come Ragioniere generale dello Stato, sarà nominato nel cda fino a divenirne vicepresidente nel 2014. Dalla magistratura arriva in banca l’ex procuratore Antonio Fojadelli e dalla guardia di Finanza, Giuseppe Ferrante, ex capo del tributario di Vicenza. Ora i silenzi assensi che hanno avvolto le due Popolari venete per vent’anni presentano il conto. E a pagarlo toccherà ai contribuenti”.
Insomma, un autentico “Italian Job”, che scalfisce anche l’autorevolezza delle istituzioni europee che hanno chiuso un occhio anche sul modo in cui sarà ripianato, rubando i soldi ai contribuenti di tutta Italia, che sono notoriamente masochisti e a cui piace un sacco pagare tasse a vuoto e lavorare per lo stato più bello del mondo da gennaio ad agosto. E probabilmente non ci sarà nessuno che farà neanche un giorno di galera.
L’ennesimo motivo per lasciare un sistema corrotto e destinato a sicuro fallimento e rifondare una società civile veneta nel segno non certo del triste presente italiano, bensì della gloriosa Serenissima Repubblica di Venezia.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
IL CETA PORTA GRANDI VANTAGGI AL VENETO E ZAIA STA CON I RETROGRADI COME AL SOLITO
Il governatore del Veneto oggi si è espresso contro il trattato di libero commercio tra Canada ed Unione Europea. A nostro avviso sbaglia di grosso, ancora una volta, prendendo un abbaglio enorme e non tutelando gli interessi del Veneto.
Il CETA in realtà offre grandi opportunità a tutti i settori di esportazione in Canada, compresi gli agricoltori e tutta l’industria agroalimentare veneta e italiana.
Il Canada infatti con l’applicazione del CETA eliminerà i dazi per il 90,9% delle sue linee tariffarie nell’agricoltura.
E non è poca cosa, se si pensa che che l’Italia è il secondo esportatore della UE in Canada per cibi lavorati, contando per il 23% di tutte le esportazioni di cibo lavorato in Canada, per un totale di 528 milioni di euro (dati Eurostat 2015).
Tra i prodotti più beneficiati nelle esportazioni dal CETA citiamo, tra l’altro: vino (300 milioni €), prodotti lattiero-caseari (40 milioni €), acque minerali (39 milioni €).
Inoltre tutte le esportazioni canadesi dovranno osservare le norme europee sulla sicurezza del cibo, incluso:
– la legislazione dell’Unione Europea sugli OGM,
– la legislazione dell’Unione Europea sull’uso di ormoni e antibiotici nella produzione di cibo,
– la fornitura di prove di tale compatibilità quando sia richiesta dalla legge europea.
Ad avvantaggiarsi del CETA saranno inoltre molti altri settori, alcuni importantissimi per il Veneto. Tra di essi: macchinari e prodotti elettrici (1 miliardo di € l’export dall’Italia al Canada nel 2015), settore moto-auto e pezzi di ricambio (286 milioni di €) , abbigliamento e calzature (261 milioni di €), pietre e ceramiche (164 milioni €), imbarcazioni (133 milioni di €), mobili (128 milioni di €) e arredamento, prodotti chimici (103 milioni di €) e farmaceutici (100 mil €), prodotti in pelle (50 milioni di €).
Un grande beneficio dal CETA per le esportazioni in Canada lo riceveranno inoltre i servizi (1,4 miliardi di € esportati nel 2015), sempre più importanti per il Veneto, tra i quali, ad esempio: servizi assicurativi e pensionistici, servizi di telecomunicazioni e di ingegneria. Con condizioni agevolate per i nostri professionisti per operare in Canada, tra cui: avvocati, commercialisti, architetti e ingegneri.
Il CETA inoltre aprirà l’opportunità alle aziende venete e italiane di poter partecipare alle gare d’appalto per forniture di beni e servizi al Governo Canadese.
Vi sono molti altri vantaggi che il CETA porta alle imprese venete e italiane. E vi sono poi enormi vantaggi per i consumatori, che potranno accedere a prodotti canadesi senza più l’obolo di dazi, consentendo loro una migliore offerta e un risparmio considerevole.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu







