INDIPENDENZA E CONCRETEZZA, UNICA ALTERNATIVA PER IL VENETO PRIMA DEL DESERTO ECONOMICO
Dopo il Plebiscito Digitale, realizziamo il progetto moderno di emancipazione della nostra terra veneta
Quando abbiamo inventato e quindi realizzato il Plebiscito Digitale sapevamo perfettamente che avremo cambiato lo scenario per l’ottenimento della fattiva indipendenza del Veneto.
Ciò che stiamo realizzando nelle ultime settimane è ancora più rivoluzionario. Non esistono infatti progetti che non siano portati avanti da persone coraggiose e preparate che vi si dedicano con passione e convincimento e che non abbiano l’adeguata strutturazione finanziaria.
Nel mondo moderno non esistono alternative percorribili a tale realtà, in quanto sono venuti meno i legami sociali profondi che caratterizzavano le comunità dei secoli scorsi. Oggi i legami sono basati su interessi e condivisioni di idee che possono essere tanto forti nel momento in cui si verificano quanto efimeri nella incredibile mutevolezza e dinamicità degli stessi. Le vecchie parole d’ordine dei vecchi partiti restano quali simulacri di un mondo antico cui molte persone si affezionano, ma appunto tali e pertanto vuoti.
In realtà il mondo civile odierno vede lo sviluppo economico incentrarsi su nuove forme di imprenditorialità e nuove idee che, scontrandosi con le capacità finanziarie ridotte dei giovani imprenditori e delle piccole e medie imprese, trovano invece una sorta di “mecenati moderni” nei fondi di investimento e di venture capital che credono in loro non tanto, o non solo per creare un mondo migliore, bensì perché questo oggi è il migliore e più promettente modo di remunerare il proprio capitale.
La Repubblica Veneta indipendente non può prescindere da tale fenomeno di crescita economica ed emancipazione imprenditoriale. Il fatto che oggi tale pratica sia poco comune non solo in Veneto, ma in tutta Italia, come scriveva oggi persino Prodi sul Gazzettino, non depone certo a favore del nostro sistema.
Chi ha ricevuto un mandato preciso per attuare il percorso verso la piena indipendenza del Veneto non può ignorare tali fenomeni, in un’ottica strategica che deve essere di decenni in avanti e per questo da agosto abbiamo dato vita a una profonda riorganizzazione e raccolta fondi per Plebiscito.eu da un lato e dall’altro alla catalizzazione della società civile veneta per l’adozione di adeguati strumenti economico-finanziari che sappiano svolgere una funzione sistemica fondamentale per riattivare il tessuto economico e le imprese venete. Se gli organi di informazione internazionale ci hanno rivolto la loro attenzione e ci hanno promosso ad interlocutori privilegiati per capire cosa succede nel Veneto che si prepara alla piena indipendenza la ragione è proprio questa.
Le alternative alla realizzazione del nostro progetto sono il deserto economico veneto e la fine delle speranze del nostro tessuto sociale ed economico, stante la miopia certificata della classe dirigente veneta che fino ad oggi ha saputo solo reggere il sacco, magari per prendersi la propria parte, alla casta rapace, parassitaria e incapace che ha solo saputo rubare le nostre risorse economiche, distruggendo la vitalità del nostro territorio per il proprio esclusivo tornaconto personale.
Se anche tu vuoi aiutarci in questa opera che cambierà drasticamente e in meglio la nostra realtà veneta, riportandoci la speranza, tutelando la nostra dignità e permettendoci finalmente di ottenere la nostra libertà, puoi farlo in due modi:
- aderisci come volontario di Plebiscito.eu, compilando il modulo che trovi in https://www.plebiscito.eu/entra-nella-squadra/;
- contribuisci alla raccolta fondi in corso per permettere a Plebiscito.eu di svolgere la propria attività in modo professionale e continuativo, seguendo le istruzioni che trovi in https://www.plebiscito.eu/sostieni/.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
ANTROPOCRAZIA E INDIPENDENZA
Dopo la Scozia, la Catalogna, mentre emerge la via veneta all’indipendenza
Dopo il referendum scozzese, ora entra nel vivo la questione catalana, con la pubblicazione ufficiale del decreto – che sarà firmato dal Presidente Artur Mas sabato 27 settembre – per la convocazione del referendum di indipendenza della Catalogna per il prossimo 9 novembre, appoggiato da oltre il 91% dei municipi catalani che hanno approvato (o stanno per farlo) mozioni di appoggio alla consultazione popolare. Ciò comporterà da parte del governo spagnolo la probabile convocazione di un nuova riunione straordinaria per cercare di fermare la convocazione catalana, con il ricorso alla consulta.
Sarà interessante vedere come procederà la macchina istituzionale catalana per ovviare quindi al probabile niet da parte dello stato centrale, che si oppone con un tentativo antistorico di impedire l’esercizio democratico della sovranità popolare catalana.
I tratti della vicenda catalana sono diversi da quella scozzese, con ragioni economiche che la rendono più simile alla questione veneta, che vede un’oppressione da parte dello stato italiano ancora più accentuata, oltre ogni limite di dignità umana.
Cambiano i percorsi, comune è la spinta centrifuga che si manifesta all’interno della Unione Europea. D’altro canto, per parafrasare Ryan McMaken, “Venezia ha forse bisogno di Roma per commerciare con la Cina?”.
È proprio l’intensificazione pervasiva del commercio internazionale che sta facendo venir meno l’esigenza di avere centri di potere lontani che, invece di facilitare, rallentano, ostacolano, impediscono il libero fluire delle vendite, dei trasporti, della comunicazione. Che senso ha opporsi a fenomeni evolutivi inarrestabili? La nostra visione è che essi invece diventano la naturale opportunità che possiamo cogliere per ottenere la nostra libertà, se sapremo sfruttarne la forza epocale. Per riuscire in ciò non basta ovviamente il pensiero, che è la precondizione obbligata e se vogliamo rappresentata dall’89,10 % di Sì nel referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014. Da sola, tale condizione non è ancora sufficiente ad ottenere il risultato della piena indipendenza del Veneto. Allo scopo serve un’organizzazione efficiente, che stiamo approntando sulla base della condivisione del nostro progetto e della susseguente azione dei volontari che intendono aderirvi. E serve una strutturazione economica, come già detto, che non può essere inventata né ottenuta per grazia ricevuta, ma è il frutto della assunzione di responsabilità individuale e collettiva del Popolo Veneto.
Non vi sono alternative percorribili per raggiungere tale obiettivo, poiché inevitabilmente gli sforzi puerili in tal senso farebbero la fine dei tentativi del passato, catturati dalla forza centripeta dei partiti italiani (tra cui per prima inseriamo la lega, essendo il partito più antico presente nel parlamento romano) e dei loro sordidi interessi che prendono vita dallo sfruttamento del nostro lavoro e dalla svendita del futuro nostro e delle prossime generazioni.
Qualcuno potrebbe dire che il progetto che stiamo attuando tradisca il modello svizzero di “democrazia diretta”, perché le decisioni della dirigenza di Plebiscito.eu non sono il frutto della volontà unanime di tutti i volontari. In realtà il modello svizzero è il punto di arrivo. Per arrivarci però il modello svizzero non funziona. Anche gli svizzeri sono arrivati al modello svizzero passando per altre strade, obbligate nei periodi di cambiamento.
Qualche anno fa, alla fine dello scorso millennio, in un periodo di riflessione prima di tornare all’attività politica, avevo abbozzato il concetto di “antropocrazia”, ovvero del potere che risiede naturalmente negli uomini che acquisiscono sufficiente consapevolezza di sé e che lo esercitano, venendo riconosciuti da chi ne condivide i principi e le azioni, mettendole a propria volta in essere.
Credo che oggi siano maturi i tempi per attuare tale visione, prima di essere costretti a una nuova diaspora veneta.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
THE IMMEDIATE INDEPENDENCE OF VENETO CAN SAVE THE EUROZONE FROM DEFAULT OF ITALY
Italian public debt can be sustained if the Venetian Republic helps Italy to pay it off, thanks to its financial surplus of 20 billions euro per year
“The Italian economic situation is not sustainable and will lead to a default on the debt unless there is a sudden and durable change in the growth. May this not happen, the future of Italy in the Eurozone will be in doubt, and as a matter of fact even the future of the euro itself.”
Such unmistakable words were not pronounced by Plebiscito.eu, but rather come from an editorial by Wolfgang Munchau published yesterday on the Financial Times, a comment with no shadow of doubt.
The way of escape is very narrow, comments the influential London economic newspaper and, in our modest opinion, also unlikely and full of obstacles on the way of carrying it out. The journalists explained that in order to fulfill all the requirements, a complex concatenation of virtuous choices is necessary: “Italy needs to change its legal system, to reduce taxes to the average Eurozone level and to improve the efficiency of the public administration“. “In other words, the entire political system should be amended“.
The scenario is implausible and absolutely impossible to be carried out.
Actually, on closer view, there is another way of escape.
In fact if we have a look at the Italian general financial situation, we realize that it is totally vain thinking of revitalizing the entire structure of the state. A wiser and smarter policy of recovery of the political and financial system of the Peninsula, on the other hand can arise by the international and effective recognition of the independence of Veneto.
Veneto in fact benefits from a financial surplus of 20 billions euro per year, that if you look more closely, considering also the huge wastefulness of the central public expenditure of the Italian state in our region, could easily grow up to 40-45 billions euro that our full independence would release every year, with no need of magic wand nor implementation of “creative” accounting for finance and economy.
On second thought independent Veneto has no responsibility on the Italian public debt and international procedures on independence processes see the great majority of new independent states not assuming any share of the public debt of the states they liberate from.
The political opportunity for Veneto to achieve its own immediate and full independence on the other hand can be worth investing on the future, also taking on a significant part of the Italian public debt, even larger, as an instance, than our share calculated pro rata to the population. The Venetian Republic once fully independent could trigger immediately a progressing road in the curve of economic growth that would permit easily and in a few years to honor its own share of debt so assumed, with this improving the general financial situation of the Italian geopolitical area and permitting at the same time to the Italian state to carry out a policy of sustainability of its public debt.
In the light of such observations thus it seems clear to everybody that the only concrete way to allow the Eurozone not to be swept away by the de facto bankruptcy of the Italian state is determined from the immediate start of a negotiating table at a neutral venue (as an instance Vienna, or Geneva), to make a deal for the terms of independence of Veneto, monitored by the EU, between the Rome Government and the Delegation of Ten elected in the referendum of independence of Veneto on 16-21 March 2014.
Such solution present day represents an opportunity and the only tangible and possible way of escape for all players to assure the financial stability of the whole Eurozone.
Gianluca Busato
President Delegation of Ten
of the Venetian Republic
RIFLETTERE, CAPIRE, DECIDERE
Non siamo più abituati a riflettere, e ancora meno siamo abituati a capire: questo vale per la maggioranza di noi umani; decidiamo, sì, o per lo meno crediamo di decidere, ma non lo facciamo autonomamente: decidiamo di seguire quello su cui altri hanno riflettuto e hanno “capito”; perché è più comodo, perché costa meno tempo e fatica.
Capita così che, a volte, si decide di credere a verità inventate, fasulle, che non coincidono con la realtà che ci circonda: e l’unico modo per cui questo è possibile è perché scegliamo di dare credito a tesi che ci sono state spacciate come verità indiscutibili da persone che reputiamo conoscere la questione.
Capita così che, nel nostro caso, ci siano stati pochi volontari di Plebiscito.eu che hanno deciso di credere alle fandonie messe in piazza da chi ha come unico scopo la distruzione del progetto, probabilmente (a mio parere) per vendetta.
Se chi ha deciso di credere a questo avesse avuto la buona volontà di riflettere e capire prima di decidere, si sarebbe accorto che le molte falsità, spacciate come verità, sono così assurde che normalmente non ci si perderebbe nemmeno tempo ad ascoltarle o a leggerle: ma queste false verità fanno presa su un senso di dubbio generale, derivato dal fatto di non aver voluto perdere un po’ di tempo a riflettere e capire, e allora è stato dato per scontato che queste fossero l’unica via di uscita da una questione molto fumosa e quindi sicuramente deleteria.
Bastava, però, perdere un po’ di tempo a riflettere con la propria testa, a capire chiedendo spiegazioni ad entrambe le parti, e a quel punto a decidere secondo la propria coscienza senza farsi influenzare dalle illazioni montate ad arte da chi vuole non creare una alternativa, ma solo distruggere.
Io ho riflettuto, ho capito, ed ho deciso che per quanto mi riguarda la verità non è mai cambiata: la verità sta nel percorso originale, la verità sta in chi l’ha pensato e perseguito, la verità sta in chi lo ha attuato e in chi ci ha messo, oltre alla faccia, la sua vita, il suo tempo ed il suo denaro… rischiando molto, anche la credibilità, e ricevendo il favore dei media internazionali.
Ciò in cui credo sta nella Repubblica Veneta, sta in Plebiscito.eu; per quanto mi riguarda, ciò in cui credo sta in Gianluca Busato ed in chi ha deciso di seguirlo nonostante si siano scritte falsità contro di lui che potevano risultare credibili in prima battuta.
Io ho riflettuto, ho capito, ed ho deciso. Io ho scelto.
Michele De Vecchi
Coordinatore Area Sandonatese – Litorale
Plebiscito.eu
L’IMMEDIATA INDIPENDENZA DEL VENETO PUÒ SALVARE L’EUROZONA DAL DEFAULT DELL’ITALIA
Il debito pubblico italiano può diventare sostenibile se la Repubblica Veneta aiuta l’Italia a ripianarlo, grazie al suo surplus finanziario annuo di 20 miliardi di euro
“La situazione economica italiana è insostenibile e porterà a un default sul debito a meno che non ci sia un improvviso e duraturo cambiamento nella crescita. Se così non fosse, il futuro dell’Italia nell’eurozona sarebbe in dubbio, e di fatto lo sarebbe il futuro dell’euro stesso.”
Le parole inequivocabili non sono di Plebiscito.eu, bensì di un’editoriale di ieri del Financial Times a firma di Wolfgang Munchau, che non lascia alcuno spazio a dubbi.
La via d’uscita secondo l’autorevole organo di informazione finanziaria londinese è molto stretta e, a nostro umile avviso, irta di ostacoli nella via della sua improbabile attuazione. Essa prevede, secondo l’articolista, una complessa concatenazione di scelte virtuose: “l’Italia ha bisogno di cambiare il sistema legale, di ridurre letasse alla media dell’Eurozona e di migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione“. “In altre parole, deve cambiare l’intero sistema politico“.
Lo scenario è lunare e assolutamente impossibile da realizzare.
In realtà, a ben guardare, una via d’uscita c’è.
Se infatti guardiamo alla situazione finanziaria generale italiana, ci accorgiamo che è del tutto inutile pensare di rivitalizzare l’intero impianto statale. Una politica più accorta e intelligente di risanamento del sistema politico e finanziario della penisola può invece nascere dal riconoscimento internazionale ed effettivo dell’indipendenza del Veneto.
Il Veneto infatti gode di un surplus finanziario annuo di 20 miliardi di euro, che a ben vedere, se consideriamo anche gli sprechi immani della spesa pubblica centrale dello stato italiano nella nostra regione, potrebbe salire tranquillamente a 40-45 miliardi di euro che la nostra piena indipendenza libererebbe ogni anno, senza necessità di alcuna bacchetta magica né implementazioni di politiche economico-finanziarie “creative”.
A ben guardare il Veneto indipendente non ha alcuna responsabilità sul debito pubblico italiano e la prassi internazionale nei processi di indipendenza vede a stragrande maggioranza i nuovi stati indipendenti non assumersi alcuna quota del debito pubblico degli stati da cui si affrancano.
L’opportunità politica per il Veneto di ottenere la propria immediata e piena indipendenza può d’altro canto valere la pena di un investimento sul futuro, facendoci carico anche di una fetta importante del debito pubblico italiano, anche superiore, per esempio, alla nostra quota parte in proporzione alla popolazione. La Repubblica Veneta indipendente potrebbe innescare subito una via virtuosa nella curva di crescita economica che le permetterebbe agevolmente e in pochi anni di onorare la propria parte di debito così assunta, con ciò alleviando la situazione finanziaria generale dell’area geopolitica italiana e permettendo nel contempo allo stato italiano di attuare una politica di sostenibilità del proprio debito pubblico.
Alla luce di tali considerazioni appare quindi chiaro a tutti che l’unica via concreta per permettere all’eurozona di non essere travolta dal fallimento de facto dello stato italiano è determinata dall’avvio immediato di un tavolo negoziale in sede neutra (ad esempio Vienna, oppure Ginevra), per trattare le condizioni di indipendenza del Veneto, monitorato dalla UE, tra il governo di Roma e la Delegazione dei Dieci eletta nel referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014.
Tale soluzione oggi rappresenta un’opportunità e l’unica via d’uscita concreta e percorribile per tutti gli attori per assicurare la stabilità finanziaria dell’intera Eurozona.
Gianluca Busato
Presidente Delegazione dei Dieci
della Repubblica Veneta