FINE CORSA PER L’ITALIA INGOVERNABILE, VIA COL VENETO
L’Italia è ufficialmente diventato uno stato ingovernabile. Lo scenario che emerge qualche mese dopo il referendum del 4 dicembre e con la legge uscita dalla decisione della Corte Costituzionale implica la fine di qualsiasi fattibile ipotesi di governabilità: lo dicono le cifre di tutte le ultime consultazioni elettorali e degli ultimi sondaggi che le confermano. Anche il drammatico dibattito interno al Partito Democratico di questi giorni ne è semplicemente un sintomo, seppure nella piena inconsapevolezza delle leadership politiche.
Nessuna forza politica, o lista elettorale è infatti in grado di arrivare al 40% del voto.
Ciò che è peggio, il sistema politico appare perfettamente bloccato ed ingovernabile, in quanto nessuna alleanza omogenea sembra oggi tecnicamente possibile per arrivare ad avere una maggioranza del 50% in Parlamento, dopo ipotetiche elezioni, con l’attuale legge elettorale.
Esistono infatti tre grandi aree politiche più o meno omogenee, che arrivano a dividere i consensi potenzialmente in 3 fette, più o meno uguali, tra il 25-30%, o al massimo il 30-35% ciascuna, con oscillazioni che paiono di scarsa rilevanza. Alcune aree paiono particolarmente frammentate: il centro-destra, con Berlusconi e Salvini che faticano a trovare addirittura un mix decente che li accomuni e oggi anche il centro-sinistra, con l’esplosione della questione del PD, che potrebbe sfociare addirittura in una scissione, oppure, ipotesi alternativa che pare poco probabile, nelle dimissioni di Renzi da segretario. Il M5S pare sicuramente tenere di più rispetto a centro-destra e centro-sinistra.
Anche i tentativi di questi mesi di scalfire l’elettorato di Grillo soffiando sulla situazione delicata della giunta Raggi a Roma, in particolare da parte del PD, non paiono infatti sortire effetti significativi nei consensi, almeno a giudicare dai sondaggi.
L’unica alternativa sarebbe quindi quella di Grosse Koalition tra aree politiche “geneticamente” diverse e sicuramente fantasiose quanto, a nostro avviso, prodromiche di un suicidio politico collettivo. Esse sono le seguenti.
- Ipotesi coalizione di governo tra Renzi + Berlusconi + Salvini.
- Ipotesi di governo Renzi + Grillo.
- Ipotesi di governo Grillo + Berlusconi + Salvini.
Ci potrebbero forse essere anche altre coalizioni possibili, ancora più assurde, ma già queste ci sembrano tutte fuorché realistiche. Tecnicamente altre ipotesi paiono non avere i numeri minimi per arrivare al 50%, a meno di sconvolgimenti che oggi paiono non prevedibili, alla luce della situazione attuale, che consegna lo stato italiano a un futuro prossimo di frammentazione politica senza precedenti e totalmente ingovernabile, proprio nel momento in cui il sistema-paese vive la propria più drammatica crisi socio-economica dal dopoguerra, stretto da un debito pubblico fuori controllo e una crisi sistemica e di produttività che rischia di farlo precipitare al di fuori del novero degli stati sviluppati.
Intendiamoci, non è che l’idea di NON avere una coalizione di governo reale possa apparire un’ipotesi così peregrina, visti i risultati economici raggiunti da altri stati in Europa in assenza prolungata di governi (come ad esempio è avvenuto recentemente in Belgio e Spagna).
La “diversità” del caso italiano è che al momento non appare percorribile nemmeno la possibilità teorica di un governo tecnico sostenuto da forze anche eterogenee, in quanto ciò ne causerebbe la loro fine politica evidente e che ciò avviene nel momento di propria massima crisi economica ed esistenziale.
Il panorama che si appresta a vivere l’Italia sarà tale inoltre da non permettere inoltre altre vie d’uscita, o scorciatoie, quali ad esempio forme autoritarie di governo, in quanto non esistono blocchi sociali sufficientemente coesi e caratterizzati da favorire tale infausto scenario (per fortuna). Sarà semplicemente un fenomeno di “bradisismo” politico, più, o meno lento, che a nostro avviso potrà essere risolto solo dall’indipendenza dei suoi territori, a cominciare probabilmente dal Veneto che appare il più maturo, grazie alla propria memoria storica collettiva, ancora molto forte, e al progetto moderno di indipendenza tracciato da Plebiscito.eu e che si estenderà facilmente ad altre aree, ponendo fine all’esistenza stessa di uno stato unitario italiano, così come 25 anni fa terminò l’esperienza storica della vicina Jugoslavia.
Sta alle persone più consapevoli e coscienziose assicurare un processo di trasformazione che sia il più naturale possibile, con movimenti politici che sappiano perseguire l’indipendenza attraverso percorsi pacifici e democratici, esercitando il diritto di autodeterminazione dei Popoli, sancito all’art. 1 c. 2 dello Statuto delle Nazioni Unite e sempre più universalmente riconosciuto.
Venerdì #24febbraio prossimo da #Padova daremo il via a una nuova fase di consapevolezza che una via d’uscita dalla crisi sistemica italiana c’è e parte proprio dal Veneto. Più saremo, prima e meglio ci riusciremo! #VenetoRibellati!
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
VENETO RIBELLATI. 24 FEBBRAIO A PADOVA.
Veneto Revolution: mobilitazione generale il 24 febbraio a Padova. Ribelliamoci, è partita una nuova repressione contro i Veneti. Pagare le tasse a uno stato ladro è immorale
- Quando: 24 febbraio ore 19.30
- Dove: Piazza delle Erbe
- Chi: tutti, portiamo quante più persone possibile
Passaparola!
Locandina da stampare e distribuire
(disponibile anche in formato pdf per la stampa):
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L’UNICO PETTINE CHE PUÒ SCIOGLIERE I NODI ITALIANI E’ L’INDIPENDENZA DEL VENETO
Si aggrava la situazione italiana e aumenta la divergenza di interessi con gli altri Paesi Europei. Il Veneto deve restare ancorato all’area che cresce
I nodi al pettine del sistema economico italiano cominciano ad essere tanti e secondo qualcuno decisamente troppi.
Le banche, innanzi tutto. Se la crisi più profonda dei crediti deteriorati (gli NPL, non-performing loans) sembra aver superato i picchi massimi, la situazione resta ben lontana dall’essere risolta. Si parla infatti di cifre tanto che oggi l’Autorità Bancaria Europea (EBA) ha lanciato l’idea di una “Bad Bank” europea per gestire un aggregato di 1.000 (mille) miliardi di euro. Ricordiamo che circa la metà dei crediti deteriorati in Europa è da ascrivere alle banche italiane.
Secondo l’EBA la questione è urgente e mira ad evitare l’applicazione del bail-in e, soprattutto, di incappare nella violazione del divieto di aiuti di stato, in particolare in un anno dove vi saranno diverse elezioni critiche in tutta Europa. Il problema del sistema bancario italiano è poi aggravato dalla difficile situazione patrimoniale di diversi istituti, dalla mai esplorata stima e aggiornamento a valori di mercato del patrimonio immobiliare iscritto a bilancio di tutti gli istituti di credito, nonché dalla sovrabbondanza di titoli pubblici italiani che le banche tutt’ora si ritrovano in “pancia”.
La grave situazione del sistema bancario ha ripercussioni dirette sul sistema delle imprese, in particolare delle PMI, che, come ricorda oggi il Wall Street Journal “costituiscono la spina dorsale” dell’economia italiana (e veneta, a maggior ragione) e che “possono essere piene di tecnologia, ma sono in genere troppo piccole, troppo dipendenti dai prestiti bancari e troppo restie all’ingresso di nuovi capitali e di manager per fornire la spinta per la crescita e la produttività di cui l’Italia avrebbe bisogno per placare le preoccupazioni circa il suo elevato debito pubblico”.
“Quanto di questo è dovuto a fattori culturali e quanto a problemi strutturali di lunga data, come un sistema giudiziario inefficiente, regole del lavoro rigide e corruzione dilagante è una questione dibattuta da molto tempo”. A tal proposito, come riportavo stamane in un breve articolo nel sito della Business Community Veneta, gli imprenditori che oggi vogliono affrontare le sfide della modernità con la consapevolezza della loro portata finalmente hanno a disposizione un ambito in cui poter esprimere il loro potenziale con gli strumenti più opportuni.
Ovviamente a tale fattori critici (banche e sistema delle imprese), si aggiungono quindi i classici ambiti in cui lo stato italiano interpreta il peggio di sé: il sistema politico e tutto ciò che ne deriva, dall’istruzione, al senso civico, passando per l’informazione, la giustizia, l’innovazione tecnologica e quant’altro.
Non c’è un solo settore in cui il sistema-paese Italia regga il passo. Né all’orizzonte si vede alcun cambio di tendenza, con un peggioramento del quadro congiunturale internazionale che non lascia spazio ad alcun ottimismo.
In particolare, per ciò che ci riguarda più da vicino, l’Europa sembra confermare una tendenza di forte divergenza tra alcuni Stati membri, con Paesi come la Germania che sembrano imboccare la strada di una ripresa economica più marcata. A tale gruppo oggi si aggiunge anche la Spagna, tanto che lo spread tra titoli di stato decennali italiani e corrispondenti tedeschi oggi è salito oltre 188 punti e anche quello rispetto a Madrid ha superato la preoccupante soglia di 70 punti.
Questi valori implicano una differenza di interessi tra i diversi Paesi che sta rasentando l’incompatibilità. Se ora i tedeschi sono preoccupati della ripresa dell’inflazione e premono sulla Banca Centrale Europea perché interrompa la politica di espansione monetaria, l’Italia ha l’interesse esattamente opposto.
Qualcuno a tal proposito si illude che le elezioni nei paesi europei servano da “tachipirina” in grado di abbassare la febbre dei conti pubblici italiani perché nessuno ne vorrà parlare. In realtà rischia di essere solo un periodo deleterio in cui si perderà ulteriore tempo, perché la politica non vorrà affrontare i gravi problemi strutturali che rischiano di travolgere l’intero sistema italiano.
E da queste parti all’orizzonte non si vede nessuno che abbia individuato tali nodi che stanno venendo al pettine e abbia un’idea di come rimuoverli.
O meglio, qualcuno c’è. Siamo noi, con il progetto moderno di indipendenza del Veneto, che comporterà come conseguenza anche la responsabilizzazione finanziaria di tutti i territori della penisola. Il Veneto non può permettersi il lusso di perdere il collegamento con l’area d’Europa che cresce, i nostri interessi vitali sono collegati ad essa e solo la nostra indipendenza da Roma li può tutelare.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
VENETO RIBELLATI. 20 GENNAIO A VICENZA.
Veneto Revolution: mobilitazione generale il 20 gennaio a Vicenza. Ribelliamoci, è partita una nuova repressione contro i Veneti. Pagare le tasse a uno stato ladro è immorale
- Quando: 20 gennaio ore 19.30
- Dove: Contrà Garibaldi, angolo piazza Poste
- Chi: tutti, portiamo quante più persone possibile
Passaparola!
Locandina da stampare e distribuire
(disponibile anche in formato pdf per la stampa):
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UNA SERENISSIMA ALLEANZA PER L’EUROPA
A seguito dell’ultima intervista rilasciata sabato scorso da Donald J. Trump alla Bild tedesca e al Times di Londra a pochi giorni dal suo insediamento ufficiale alla Casa Bianca, torna di attualità, se mai ne fosse uscita, la questione della difesa militare. Le parole del 45° presidente USA fanno infatti emergere la consapevolezza che sono passati 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dall’equilibrio di Yalta che ne era scaturito. Per quanto riguarda l’Europa fino ad oggi nessuno metteva in discussione in modo serio l’adesione al patto atlantico e alla Nato, come ombrello di difesa e sicurezza, in un’ottica di comune identità di valori democratici e di libertà.
Oggi il quadro appare mutato ed è giusto capire quale potrà essere lo scenario nei prossimi 30-50 anni. Da un punto di vista puramente strategico è pur vero infatti che sono ben pochi i Paesi ad aver pagato la “bolletta” militare che prevede una compartecipazione delle spese con almeno il 2% del pil per ogni membro, secondo le linee guida Nato. A rispettare tale parametro sono ben pochi: gli USA su tutti con il 3,61%, la Grecia con il 2,38%, il Regno Unito con il 2,21%, l’Estonia con il 2% e la Polonia con il 2%.
Il fatto che gli USA contribuiscano più di altri Paesi a tali spese fino ad oggi si giustificava con il vantaggio geo-politico che ne derivava. Oggi, con una nuova dottrina più isolazionista che sembra emergere, probabilmente tale aspetto assume minore importanza per l’America. E forse si apre uno spazio per l’Europa per diventare finalmente un’entità con maggiore capacità di influenza anche in tale versante. Le spese militari sono senz’altro impopolari, d’altro canto l’influenza che tale comparto ha, ad esempio, in tema di innovazione tecnica e scientifica le potrebbe rendere più giustificabili e forse, con considerazioni di rilevanza strategica, decisive per permettere una crescita sostanziale del peso reale che il primo mercato del mondo può e deve avere in termini di influenza globale, a maggior ragione quando i quadranti vicini appaiono sempre più “caldi, dal Medio Oriente, al Nord Africa, dai Paesi Baltici alla Turchia.
L’esperienza della Serenissima può quindi tornare di attualità in un quadro moderno. La sua potenza e influenza mercantile poteva infatti esprimersi perché Venezia seppe recitare un ruolo anche militare di primaria importanza. In altri termini, la PAX VENETA fu resa possibile dalla sua capacità di assumersi le responsabilità in tema di difesa dei propri interessi vitali nella propria area di influenza che al tempo corrispondeva alla parte più dinamica e vitale del mondo. Al contrario, la sua fine fu decretata proprio dall’assurda neutralità disarmata che lasciò campo aperto ai dittatori del tempo, in particolare a Napoleone Bonaparte (ahimè tanto amato dal nostro governatore), che a tutti gli effetti fu un Hitler anti-litteram.
Anche il progetto di indipendenza del Veneto non può essere slegato da una visione pragmatica anche su tale versante. Se tra qualche decennio infatti dovesse venir meno l’esistenza, o la presenza rassicurante della Nato, anche il Veneto dovrà promuovere in modo fattivo la creazione di un comune sistema di difesa dei Paesi Europei, una Serenissima Alleanza che permetta ai Paesi più civili del mondo di difendere la libertà e la democrazia anche con la disponibilità della forza, consapevoli che il suo maggiore potenziale sarà raggiunto come potere deterrente. E se altre potenze minacceranno il nostro territorio, o cercheranno di avere un immotivato potere negoziale nei nostri confronti addirittura con arme non convenzionali, sarà giusto che l’Europa si doti in modo autonomo a propria volta di una capacità di risposta commisurata alla minaccia, venendo meno anche ogni considerazione in tema di limitazione di “potenze sconfitte”, concetto del passato e oggi comoda scusa per non assumersi responsabilità. Non ci mancano né i soldi né il know-how per farlo e ora il momento pare il più opportuno per un salto di qualità rispetto al recente passato. La cooperazione pacifica mondiale è frutto proprio della capacità di difesa dei comuni valori europei che ci identificano.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

