POLITICA DELL’OSSIMORO: NEL NUOVO FAR WEST GLOBALE IL VENETO DEVE FAR LEVA SU STESSO
La recente tensione israelo-statunitense a seguito del mancato veto opposto dagli USA alla risoluzione Onu contro gli insediamenti in West Bank, fa emergere alcune apparenti contraddizioni del quadro diplomatico internazionale. Abbiamo come la sensazione che tali veloci sconvolgimenti degli scenari siano solo all’inizio. Tanto per menzionarne un altro, chi si ricorda della crisi che aveva seguito l’abbattimento del jet russo da parte della Turchia un anno fa? Oggi nemmeno l’omicidio dell’ambasciatore russo ad Ankara riesce più a scalfire una nuova inedita alleanza che fino a qualche mese appariva la più improbabile delle ipotesi.
Siamo certi che con l’esordio istituzionale sulla scena internazionale del 45° presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump dovremo abituarci a tali rapidi stravolgimenti di alleanze. Al punto che anche la geopolitica appare in crisi, sebbene un maestro del settore come Ian Bremmer da tempo avesse previsto la nascita di uno scenario G-Zero, ovvero della fine della supremazia incontrastata del potere USA a livello globale e la nascita di un nuovo quadro ad equilibrio instabile con più attori che dettano le regole.
Per tradurre ciò in parole forse di più facile comprensione, noi preferiamo utilizzare l’espressione “Far West Globale”, per descrivere una situazione internazionale in cui nessuno detiene più un chiaro controllo superiore agli altri e in cui diverse forse combattono utilizzando ogni leva possibile di influenza, dall’economia, alla forza militare, dalla comunicazione alla tecnologia, solo per citare le componenti più importanti.
A maggior ragione assumeranno ancora molta più importanza ed influenza attori “non pubblici”, o “para-pubblici”, quali le grandi corporazioni (le Over the Top prima delle altre), le lobby internazionali e le organizzazioni sovranazionali (per fare un solo nome, George Soros), gli attori non-stato (ad esempio il Kurdistan sia nella parte irachena, che trova forza economica nello sfruttamento anche diretto delle proprie risorse petrolifere sia nella parte siriana, che gode di un – forse temporaneo – plus strategico), le organizzazioni finanziarie globali.
Sembrano quasi una conferma di tale apparente isteria anche le ultime decisioni dell’amministrazione uscente di Barack Obama, che nel giro di pochi giorni, dopo la clamorosa e contestata decisione all’Onu, ha fatto seguire l’annuncio di nuove sanzioni contro la Russia per la questione dell’hackeraggio durante la campagna elettorale e lo storico incontro con il premier giapponese a Pearl Harbour, 75 anni dopo l’attacco che cambiò le sorti della II Guerra Mondiale. Tali fatti apparentemente sono in contrasto con la tradizione di una transizione morbida di poteri tra amministrazioni dopo le elezioni presidenziali USA, in realtà significano che l’era del Far West Globale non riguarda solo l’equilibrio tra le Nazioni del mondo, ma anche gli equilibri interni, preannunciando una dura contrapposizione tra poteri costituiti e poteri sostanziali durante l’amministrazione Trump.
Nel Far West Globale dire che la politica estera implica un proseguimento della politica interna, oltre ad essere un ossimoro, sarà anche la più pragmatica delle realtà.
Pertanto, sempre per restare in tema di ossimori, in una fase di globalizzazione estrema, dove l’interdipendenza assumerà sempre più valore, la capacità di far leva sulla propria identità assumerà ancora più importanza.
Per tradurlo in termini nostrani, il Veneto nei prossimi anni dovrà saper fare forza su sé stesso, per poter trovare lo spazio che serve nel nuovo panorama internazionale di assoluta instabilità, il Far West Globale. E dovrà farlo sviluppando tutte le principali leve di influenza che esistono nel mondo moderno, a cominciare dall’economia e dalla tecnologia.
Questo è esattamente il percorso che Plebiscito.eu ha iniziato da due anni e mezzo e che con l’aiuto di tutti i veneti che hanno a cuore il proprio futuro sapremo realizzare prima e meglio. A cominciare dalla partecipazione all’evento che si terrà a Vicenza il prossimo 20 gennaio: Veneto Ribellati!
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
LA MONETA DIGITALE VENETA SI CHIAMERÀ “SCHEO”: INNOVAZIONE NELLA TRADIZIONE
All’inizio del 2016 avevamo annunciato che la Repubblica Veneta si sarebbe dotata di una propria cripto-moneta. Oggi siamo lieti di annunciare ufficialmente quale sarà la sua denominazione.
La moneta digitale veneta si chiamerà “Scheo”, in plurale “Schei”.
La parola deriva dalle monete austriache (e tedesche) Scheidemünze, che popolarmente venivano chiamate appunto “schei”, identificando il significato “denaro”.
Nell’attuale fase che attraversa il Veneto tale parola indica chiaramente cosa significa, così come anche il valore intrinseco che la questione economica oggi rappresenta per il futuro della nostra comunità oppressa dal regime italiano, che con tutta evidenza è entrato in una spirale assolutamente fuori controllo che rischia di trascinare anche i veneti sempre di più nel gorgo del degrado e dell’assoluta inadeguatezza ai tempi moderni.
Le monete digitali, le criptomonete rappresentano al tempo stesso un mezzo di misura del valore e del lavoro e una sfida alle èlite che, non solo in Italia, ma in Italia più che altrove, sempre più stanno perdendo il contatto con la realtà. Per il Veneto avere i propri “schei” digitali rappresenta uno strumento di libertà e ancor prima di dignità, nel momento in cui la massima forma di affetto che lo stato italiano sembra nutrire verso di noi è proprio rappresentato dal furto dei nostri “schei”, di ciò che rappresentano, dell’enorme fatica e impegno che ci abbiamo messo a dare loro forma.
Da un punto di vista tecnologico, la creazione della moneta sarà caratterizzata da una fase sperimentale di introduzione, che sarà inizialmente basata sul progetto Ethereum. Nel tempo essa si estenderà anche ad altre tecnologie, come ad esempio i “colored coin”, che utilizzano la rete Blockchain di Bitcoin. L’insieme delle varianti di monete digitali denominate come “schei” identificherà un iper-dominio valutario digitale veneto che permetterà agli utenti che le utilizzeranno di fruire di volta in volta delle migliori condizioni che il mercato e la tecnologia andranno a creare.
Abbiamo scelto di partire con la tecnologia Ethereum, perché permette in modo molto agevole di legare anche alla criptomoneta un programma di “crowdfunding” sul progetto di creazione dell’architettura del cripto-stato della Repubblica Veneta.
Per tutti coloro che non sono abituati ad utilizzare le monete digitali, nel tempo metteremo a disposizione delle strutture che permetteranno loro agevolmente di cambiare le proprie valute in schei.
Si prevede anche, come già annunciato nei mesi scorsi, l’introduzione a regime di una tecnologia specifica che porterà alla creazione della criptomoneta di riferimento.
Prossimamente saranno comunicate le modalità per ottenere schei e cominciare ad utilizzarli in piena libertà per comprare e vendere beni e servizi.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
VENEXIT: 8 MOTIVI PER CUI OGGI SI APRE UNA NUOVA FINESTRA PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO
Dopo la straordinaria stagione del referendum digitale di marzo 2014, oggi si riapre una nuova finestra di opportunità per accelerare il processo di indipendenza del Veneto, che già in molti battezzano come Venexit, dando attuazione a quanto già previsto da World Atlas.
Ciò emerge infatti dal sommarsi di diverse situazioni e nodi che si apprestano ad arrivare al pettine:
- L’elezione di Donald Trump a presidente degli USA. Ancora non è chiaro quale sarà il perimetro d’azione e la “legacy Trump” che emergerà, ma appare chiaro fin d’ora che essa comporterà migliori relazioni con la Federazione Russa e probabilmente una minore importanza della Nato. Ciò renderà giocoforza meno essenziale l’apporto strategico dell’Italia nel quadro geopolitico e quindi più semplice un’operazione Venexit.
- Le nuove fasi di implementazione delle nuove Vie della Seta. Dopo l’annuncio da parte del presidente cinese Xi Jinping, i progetti implementativi del progetto “One Belt, One Road” stanno risalendo il percorso fino a lambire il Veneto e già ad interessare direttamente l’Alto Adriatico (Capodistria). È probabile che nel 2017 e ancor più nel 2018 si giocheranno partite fondamentali destinate a rendere Venezia fulcro cruciale nei nuovi corridoi di comunicazione intercontinentale tra Asia e Europa.
- La creazione di una “nuova Europa”. È già matura la creazione di fitte relazioni diplomatiche e d’affari tra i 16 Paesi dell’Europa dell’est e la Cina, noto come Progetto “16+1”. Essa riguarda la collaborazione tra Cina e i seguenti paesi della UE e Balcanici: Albania, Bosnia-Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Macedonia. Sono già state stabilite inoltre forti relazioni con l’Austria e, per quanto ci riguarda, con strutture sinergiche al progetto di indipendenza del Veneto.
- La prossima fase di stabilizzazione dell’Unione Europea. È chiaro che con l’emergere dei populismi nazionalisti in Francia e Italia, anche la Germania si appresta a vivere un 2017 difficile. Al momento pare inverosimile che nelle elezioni tedesche qualcuno riesca a togliere il cancellierato ad Angela Merkel, che d’altro canto rischia di vedere ridotto il proprio potere di influenza interno a causa della maggiore frammentazione politica che rischia di verificarsi. Il periodo pre-elettorale tedesco sarà un momento di parziale stand-by nella UE, che potrà vedere una nuova spinta se sarà confermata la fiducia nell’attuale governo. La Germania è l’indubbio cuore d’Europa, la sfida sarà ora rendere l’organismo istituzionale più sinergico e meno dipendente dalle clientele nazionali.
- La crisi economica italiana. La mancata crescita italiana è un fattore che esercita una doppia influenza: negativa per le prospettive economiche immediate del Veneto, ma anche catalizzatore delle istanze indipendentiste che vedono nel restare agganciati alla palla al piede italiana un fattore di perdita di competitività in Europa e nel mondo.
- La crisi finanziaria italiana. Se dovesse emergere una insostenibilità del debito pubblico italiano (ad esempio dovuto alla crisi bancaria, oppure alla speculazione internazionale sui titoli pubblici, o ad altri fattori interni od esterni), potrebbe diventare inevitabile una fuoriuscita dell’Italia dalla UE. Ciò renderebbe drammatica la posizione del Veneto, che sarebbe particolarmente penalizzato dal mancato accesso al mercato comune, che resta il più grande mercato del mondo. La soluzione indipendentista a quel punto sarebbe sostenuta fortemente da tutto il comparto economico-produttivo che non avrebbe alcuna alternativa di sopravvivenza.
- Il referendum di autonomia del Veneto. Per quanto l’iniziativa ha un chiaro significato elettoralistico, vista l’assoluta mancanza di conseguenze pratiche di un referendum, che oltre ad essere consultivo, è estremamente generico, essa potrebbe sfuggire di mano a Luca Zaia e alla lega nord, in quanto farebbe emergere un forte sentimento che potrebbe essere facilmente utilizzato dagli indipendentisti in caso di probabili conseguenze nulle sul piano pratico.
- Il cambio di linea politica della lega nord, diventato partito nazionalista. Da un paio d’anni la lega nord ha cambiato il proprio obiettivo e la propria linea politica, passando da partito indipendentista, o quantomeno di rappresentanza degli interessi di un territorio specifico (il Veneto, la Lombardia e altre regioni settentrionali), a partito nazionalista italiano, alleato strategicamente anche con forze neo-fasciste, per definizione contrarie all’indipendenza del Veneto. Finora la lega è riuscita a fare una politica elettorale dei due forni, centralista in Italia e autonomista in Veneto, ma si avvicina il momento delle inevitabili contraddizioni di un simile insostenibile posizionamento politico. Ciò creerà un vuoto politico, che gli indipendentisti potranno colmare se sapranno emanciparsi in forza organizzata. Plebiscito.eu ha lavorato in questi 2 anni anche in previsione di ciò.
Per queste ragioni Plebiscito.eu invita tutti i Veneti ad approfittare del momento opportuno, aderendo quanto prima dal nostro sito internet come attivisti per l’indipendenza del Veneto, contribuendo in modo fattivo alla realizzazione degli eventi “Veneto Ribellati” che ogni mese toccheranno tutte le piazze del Veneto e organizzandosi per accelerare il percorso verso la concreta attuazione della Repubblica Veneta.
Plebiscito.eu
IL VENETO STRETTO TRA CRISI E PROVINCIALISMO ITALIANO DEVE ACCELERARE VERSO LA PIENA INDIPENDENZA
“Veneto Ribellati” diventerà un evento mensile che raggiungerà tutte le piazze del Veneto. La legge regionale sul bilinguismo va bene, ma è poca cosa e arriva tardi, dopo 25 anni di promesse tradite
Grazie a tutti i veneti che hanno partecipato all’evento di Treviso di venerdì scorso e agli attivisti che lo hanno reso possibile sconfiggendo la cappa di silenzio dei quotidiani, che d’altra parte devono per forza difendere lo stato centralista che assicura loro i sussidi che li fanno sopravvivere contro ogni logica di mercato.
Come spiegato durante gli interventi dal palco, per il Veneto la situazione è gravissima, stretto tra il provincialismo italiano e la sua gabbia istituzionale avvelenata da un lato e il vuoto politico di rappresentanza dall’altro. Dal punto di vista economico siamo totalmente imballati, con una ripresa che non si vede dopo anni di recessione e senza alcuna idea all’orizzonte, che non sia aumento vertiginoso della spesa pubblica e del debito e ora un governicchio che ha l’unico vero obiettivo di arrivare a settembre 2017 per assicurare l’ottenimento della pensione a deputati e senatori.
Nessun piano strategico, nessun master plan, nessuna chiara prospettiva di far fronte alla perdurante perdita di competitività, in un’Europa in crisi di identità, minacciata dai populismi vuoti e passatisti da una parte e dall’incapacità di assumere posizioni di rilievo in un quadro macroeconomico e geopolitico minaccioso.
La prospettiva della campagna referendaria per l’autonomia del Veneto in tale situazione rischia di farci perdere ulteriore tempo senza portarci alcun risultato. Come già spiegato qualche giorno fa, infatti, l’autonomia sarebbe una cosa stupenda, se servisse a qualcosa! L’aumento della spesa previdenziale in Veneto (1,3 miliardi in più ogni anno) e il perdurare della crisi economica hanno infatti tolto ogni capacità effettiva di poter utilizzare l’autonomia di spesa a livello locale. Il residuo fiscale che vantavamo si è dimezzato, passando da 20 a 11 miliardi in pochi anni e nel 2018 sarà solo di 7 miliardi. Non c’è più spazio per nessuna autonomia, quindi. Bisogna pertanto accelerare subito verso l’indipendenza del Veneto, capitalizzando i risultati che già abbiamo ottenuto con il Plebiscito Digitale del 2014 e con la creazione della struttura che ne è seguita, ad iniziare dallo stato digitale (il cripto-stato) e dalle business community di Plebiscito.eu Club e del Club Imprenditori Veneti nel mondo. Ciò vale a maggior ragione oggi dopo l’autentica bomba socio-economica del crack della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, che hanno dato forma al più grande disastro finanziario dalla sventurata unità d’Italia: peggio del Banco Ambrosiano, peggio di Parmalat e di ogni altra truffa bancaria italiana.
In tale scenario va benissimo che la Regione Veneto approvi una legge sul bilinguismo (sperando che non venga bloccata dalla Consulta), in quanto, al di là delle possibili migliorie, essa inizia a riconoscere l’importanza che la lingua veneta ha assunto assieme a tutta la cultura veneta, nella gloriosa storia del Veneto, che fa mostra di sé nei più importanti musei del mondo, a Londra, a San Pietroburgo, a Parigi. Va anche detto però che questo è il primo punto del programma che la lega nord sia riuscita a realizzare dopo 25 anni di promesse tradite. E se ci è riuscita è solo grazie alla pressione che viene dai veneti che portano avanti le istanze dell’indipendenza. Purtroppo è poco e arriva tardi.
Per riempire il vuoto di rappresentanza degli interessi del Veneto si deve quindi premere l’acceleratore sull’unica soluzione legalmente possibile secondo il diritto internazionale, ovvero l’indipendenza del Veneto. Tutto il resto è una perdita di tempo. Per centrare l’obiettivo dell’indipendenza, bisogna saper utilizzare gli strumenti della modernità, a cominciare da tecnologia ed economia, lasciando perdere i passatismi nostalgici e controproducenti.
Per dare forma concreta e sostegno a tale progetto bisogna ritornare nelle piazze e pertanto “Veneto Ribellati” diventa un appuntamento mensile (per ora, sperando di farlo anche più spesso in futuro) e che toccherà tutte le città del Veneto. Aiutaci fin d’ora nell’organizzazione e nella comunicazione degli eventi aderendo come attivista dal nostro sito. Il prossimo appuntamento è per venerdì 20 gennaio a Vicenza.
La libertà non si ottiene restando seduti in divano, oppure aspettando che la situazione migliori, o peggio ancora affidandosi a sognatori di un passato che non ritornerà mai: per conquistare l’indipendenza e la libertà si deve partecipare attivamente alla costruzione del Veneto del futuro, sapendo che proprio in Veneto si giocheranno le partite fondamentali che ci vedranno il baricentro strategico delle nuove rotte di comunicazione e di trasporto intercontinentale tra Asia e Europa.
Plebiscito.eu
L’AUTONOMIA DEL VENETO SAREBBE UNA COSA STUPENDA, SE CI SERVISSE ANCORA A QUALCOSA…
L’indipendenza del Veneto resta l’unica soluzione concreta per avere un futuro, in quanto la deriva della spesa pubblica e pensionistica ha annullato ogni spazio di manovra dentro la gabbia istituzionale avvelenata italiana
L’Autonomia del Veneto, ammettiamolo, sarebbe una cosa bellissima. Almeno a stare a quelli che sono gli obiettivi del governatore del Veneto Luca Zaia, ovvero di poter avere una autonomia fiscale “pari a quella delle province autonome vicine di Trento e Bolzano”.
Peccato però che oramai è troppo tardi per farcene qualcosa, almeno nel senso auspicata dal governatore.
Cosa sta succedendo infatti? Semplice, come spiegava un recente articolo dell’economista Lodovico Pizzati su noisefromamerika.org, la recessione che ha impallato la nostra economia ancora oggi ferma ha fatto sì che le entrate fiscali, al netto dell’inflazione sono rimaste le stesse del 2007, o forse anche diminuite un po’, mentre la spesa pubblica ha continuato a salire come se nulla fosse avvenuto nel frattempo, come se fossimo ancora negli anni del “boom economico”.
Nel 2014 (ultimi dati messi a disposizione dall’agenzia per la coesione territoriale) essa era arrivata quasi a 60 miliardi di euro, andando a mangiarsi quasi la metà del residuo fiscale di cui “godeva” il Veneto nel 2007.
Non solo, dato il trend demografico che vede l’inesorabile invecchiamento della popolazione del “baby-boom”, la curva della spesa previdenziale, che per il Veneto sta crescendo in media di oltre un miliardo e 300 milioni all’anno, è destinata entro pochi anni ad azzerare o quasi il nostro surplus fiscale.
Anche gestire localmente la spesa pubblica non ci permetterebbe di cambiare la drammatica situazione che riguarda il Veneto, in quanto la voce più semplice che Roma potrebbe trasferirci per accontentare Zaia sarebbe proprio la spesa pensionistica, una spesa di lungo termine che non ci lascerebbe alcuno spazio libero. A quel punto Venezia sarebbe nella stessa condizione di Trento e Bolzano e nessuno potrebbe più lamentarsi di una disparità di trattamento. Non ci sarebbe più “sperequazione finanziaria di carattere territoriale” e nessuna “illegittimità costituzionale”, per usare le stesse parole dello studioso Mario Bertolissi in un’intervista pubblicata oggi. La battaglia politica per la libertà del Veneto sarebbe bella che sepolta per sempre.
Il guaio è che la classe “dirigente” veneta non è consapevole di ciò, oppure sottovaluta il nodo che si sta stringendo attorno al cappio istituzionale in cui si è cacciata. L’unica via d’uscita è l’indipendenza del Veneto, che può essere ottenuta attraverso il progetto moderno di Plebiscito.eu, incentrato sull’uso sapiente di strumenti tecnologici ed economico-finanziari, le armi della modernità, e secondo un percorso pacifico e civico nell’ambito di quanto previsto dal diritto internazionale in tema di autodeterminazione dei Popoli.
Ciò ci consentirà di attuare le strategie necessarie ad intercettare le straordinarie opportunità che derivano dai grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in atto, che vedono, ad esempio, Venezia e il Veneto essere il baricentro logistico dei nuovi corridoi di comunicazione e di trasporto intercontinentali tra Europa e Asia. Sono i grandi corridoi europei di comunicazione e le nuove Vie della Seta che sono in costruzione a partire dall’Asia. Per fare un piccolo esempio, già oggi essere parte dell’Italia ha fatto scattare l’allarme per lo spostamento della linea container diretta con l’Estremo Oriente da Venezia a favore di Capodistria. L’indipendenza ci serve per prendere le decisioni importanti per il nostro futuro in un mondo globale interconnesso che nel nostro quadrante sta vedendo emergere un hub cruciale.
Per tale ragione è necessario riportare al centro dell’agenda politica il tema dell’indipendenza del Veneto, partecipando in tanti domani venerdì 9 dicembre a Treviso (in piazza dei Signori, con inizio alle 19.30), lo stesso luogo dove due anni e mezzo fa abbiamo saputo imporre la questione veneta al dibattito in ogni sede e all’attenzione del mondo. Questa è la forza del Popolo e il Popolo Veneto deve saperla esercitare. Ora.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
