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Categoria: editoriali

NUOVE PROSPETTIVE PER I MOVIMENTI INDIPENDENTISTI PACIFICI NEL MONDO

NUOVE PROSPETTIVE PER I MOVIMENTI INDIPENDENTISTI PACIFICI NEL MONDO

6 Maggio 2018 0 Comments in editoriali news

Gianluca Busato ospite in diretta di Al Jazeera

Gianluca BusatoSi sono aperte nuove straordinarie prospettive interessanti per i movimenti indipendentisti pacifici in Europa e nel mondo dopo il dissolvimento dell’Eta, che ha chiuso un capitolo ancora aperto del secolo scorso, che tante sofferenze ha portato – e ancora porta – al Popolo Basco e alla Spagna.

Ne ha parlato ieri sera in diretta TV il presidente di Plebiscito.eu Gianluca Busato, in collegamento con Al Jazeera nella rubrica Inside Story condotta da Hoda Abdelhamid e assieme agli altri ospiti Enric Ucelay-de Cal (senior professor emeritus at the Pompeu Fabra University in Barcelona) e Luk van Langenhove (academic director at the Institute for European Studies).

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SOSTIENI L’INDIPENDENZA DEL VENETO ANCHE CON BITCOIN ED ETHEREUM

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18 Aprile 2018 0 Comments in editoriali news

Ora possiamo ricevere donazioni anche tramite Bitcoin ed Ethereum. Per aiutare il processo di indipendenza, scegli il metodo per te più agevole tra i seguenti:

  • bonifico: IBAN: IT39V0306912090100000001208 – BIC: BCITITMMXXX – Destinatario: VENETO SI – Causale: Donazione
  • paypal / carte di credito: https://www.paypal.me/VENETOSI
  • Bitcoin: 3BjCUCZXE9r23uD5eoVQSMK71KgzVGqxXc
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La nostra azione dipende esclusivamente dal sostegno di molti veneti che credono nel nostro percorso e sulle capacità del nostro team.

I nostri volontari non sono politici di professione, ma sono lavoratori, disoccupati, manager, docenti, imprenditori, studenti che dedicano il proprio tempo libero per migliorare le prospettive dell’ambiente in cui viviamo, oggi saccheggiato dai professionisti della politica e da un tasso di inciviltà senza pari.

Abbiamo una squadra che con pochi fondi provenienti da donazioni volontarie, ma con determinazione, preparazione e un grande entusiasmo di tanti giovani e con tante idee è riuscita ad organizzare il Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014 e da esso ha saputo porre le basi concrete per la piena indipendenza del Veneto.

Ora ci serve l’aiuto di tutti voi per preparare i prossimi obiettivi, in primis la realizzazione della piattaforma di cittadinanza digitale, per fornire l’alternativa del civismo e dell’indipendenza del Veneto rispetto ai partiti italiani che hanno in programma la perpetuazione del sistema oppressivo italiano.

Migliaia di veneti che ci sostengono con decine o centinaia di euro ciascuno, per raggiungere un budget necessario per realizzare un potente strumento che sarà a disposizione della società civile e per fare una campagna di comunicazione schiacciante.

Puoi donare già da ora anche solo una cifra modesta. Sarà una piccola goccia a far traboccare il vaso. Dona ora!

Possiamo ricevere donazioni tramite:

  • bonifico: IBAN IT60F0572812005682571229491 – BIC: BPVIIT22. Beneficiario: VENETO SI. Causale: Donazione
  • paypal / carte di credito: https://www.paypal.me/VENETOSI
  • Bitcoin: 3BjCUCZXE9r23uD5eoVQSMK71KgzVGqxXc
  • Ethereum: 0x6DCA00Df326ac81038A874930601Ef7536BF3d61
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DA FACEBOOK E CAMBRIDGE ANALYTICA AD EVENETIA

DA FACEBOOK E CAMBRIDGE ANALYTICA AD EVENETIA

20 Marzo 2018 0 Comments in editoriali news

Il mondo cambia irreversibilmente grazie alla tecnologia digitale. Prepariamoci con il Cripto-Stato Veneto, ora che Venezia è ritornata al centro delle nuove mappe globali

La tempesta mediatica che in questi giorni sta colpendo Facebook per il caso “Cambridge Analytica” apre in realtà anche il dibattito attorno a temi di fondamentale importanza che solo fino a poco tempo fa erano impensabili.

Al di là del fatto specifico (che a nostro avviso nasce anche da questioni di lotta di potere interna alla leadership USA) infatti, emerge un cambio di paradigma che è solo all’inizio e che vede in particolare emergere nuovi modi di comunicare, di coinvolgere e influenzare l’opinione pubblica e di creare attenzione.

Anche nelle recenti elezioni italiane la vittoria del Movimento 5 Stelle ha premiato infatti l’uso della rete in una modalità inedita per il sistema politico italiano.

I vecchi canali (tv e giornali) per quanto potenti sono infatti ormai sempre più armi spuntate e che si limitano a imbonire solo fasce di popolazione ancora escluse da internet, mentre la gran parte del “motore di attenzione” politica vive nella rete.

Le campagne elettorali non si giocano né mai si giocheranno sulla razionalità, se non in una minima parte, bensì sull’emozione. Sono le paure e i sogni che ne determinano l’esito. E l’emozione oggi viaggia in rete.

Sia in ambito politico sia in ambito commerciale inoltre non deve sorprendere che si tenti di acquisire più informazioni possibili sul “mercato” e sui consumatori per meglio persuadere delle proprie proposte, progetti, programmi, prodotti o servizi. È sempre avvenuto ed avverrà anche in futuro. Oggi grazie alla tecnologia digitale, ai social network e all’intero ecosistema applicativo si arriva a creare comunicazioni mirate fino al singolo consumatore, grazie all’impostazione di regole automatiche che mirano a creare la migliore esperienza di dialogo possibile con l’utente. D’altro canto ciò porta a un beneficio enorme per il consumatore stesso, che si ritrova esattamente ciò che vuole, o che meglio interpreta e soddisfa il suo quadro emotivo.

Anche chi si preoccupa del fatto che ciò arrivi persino a coinvolgere i processi elettorali nelle moderne democrazie, forse dovrebbe chiedersi se non sia meglio ciò rispetto ad elezioni in cui l’esito appare scontato come quelle celebrate in Russia qualche giorno fa. Personalmente preferisco che possano nascere dalla società civile anche nuove tecniche di persuasione, persino occulta, anche disruptiva (come quelle che in questi giorni si impongono all’attenzione dell’opinione pubblica), ovviamente nel rispetto delle regole di convivenza e di libertà di uno stato di diritto, che garantiscono al sistema politico una possibilità di alternanza, piuttosto che dovermi adattare all’esigenza di avere un presidente a vita.

Per tale ragione anche noi indipendentisti veneti abbiamo scelto di puntare su soluzioni non a breve termine, ma che possano permetterci di essere competitivi grazie alla tecnologia anche di supporto all’azione politica che sapremo sviluppare. Siamo già ben avviati su tale programma, a cominciare dallo sviluppo di eVenetia, il Cripto-Stato Veneto, la Repubblica Veneta Digitale (a cui ci si può iscrivere gratuitamente da www.evenetia.com), che si ripromette di svolgere una concorrenza evolutiva rispetto al quadro di degrado oramai inarrestabile dello stato italiano e dei partiti incapaci anche solo di proporre realistiche soluzioni alle gravi cause strutturali alla base del fallimento storico dell’Italia, in atto da almeno trent’anni a questa parte e che relegherà il belpaese ai margini e all’irrilevanza rispetto al mondo civile moderno.

Consapevoli che Venezia è ritornata ad essere disegnata al centro delle nuove mappe del mondo, snodo fondamentale nelle nuove rotte di sviluppo globale, con eVenetia ci stiamo pertanto preparando al futuro di libertà che i veneti si sapranno guadagnare.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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UNA QUESTIONE IRRISOLTA: METTERNICH AVEVA RAGIONE!

UNA QUESTIONE IRRISOLTA: METTERNICH AVEVA RAGIONE!

6 Marzo 2018 0 Comments in editoriali news

Il voto alle elezioni politiche dimostra la profonda divisione dello stato italiano. Plebiscito.eu riapre il cantiere dell’indipendenza del Veneto

In questi giorni sono apparse diverse mappe “tematiche” che mostrano l’analogia “cromatica” tra l’esito del voto del 4 marzo 2018 con altre votazioni o situazioni storiche. Dal referendum tra monarchia e repubblica, alla mappa della penisola prima dello stato unitario. Se ne è accorto anche qualche autorevole commentatore, anche all’estero, come Ian Bremmer, che ha twittato l’immagine del voto, “ritratto di una nazione divisa”.

Portrait of a divided nation
(ht @fwred) pic.twitter.com/WWz5NHRtSw

— ian bremmer (@ianbremmer) March 5, 2018

In realtà nessuna tra le forze politiche italiane (sia tra i vincitori sia tra gli sconfitti) ha in mano la possibilità di risolvere tale problematica. Forse, a distanza di poco più di un secolo e mezzo, toccherà dar ragione al principe di Metternich quando scrisse la sua famosa frase:

« La parola “Italia” è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle ».

Dopo una “rivoluzione” durata più di 150 anni le cose non sono cambiate, anzi!

Anche le speranze che molti riversano nella possibilità di ottenere l’autonomia del Veneto e più in generale una utopistica riforma federale dell’assetto istituzionale italiano non cambieranno la sostanza dell’impossibilità pratica di armonizzare realmente tali differenze verso l’alto. Ci pare infatti impossibile pensare che sia possibile costruire sufficiente consenso attorno a un progetto di federalismo reale, che comprenda anche l’autonomia tributaria, dopo che in 150 anni ogni tentativo in tal senso è andato fallito miseramente.

Anche chi vuole perseguire l’obiettivo del federalismo converrà inoltre che esso potrà essere possibile solo attraverso una contrattazione ove le parti abbiamo un potere negoziale reale (non certo come avviene oggi, dove lo stato centrale ha sempre l’ultima parola). E tale potere negoziale può essere esercitato solo attraverso un processo di autodeterminazione dal basso, non certo per gentile concessione dall’alto che non avverrà mai, come mai è avvenuta nella storia dello stato unitario italico. Oggi, grazie alle mutate condizioni politiche in Italia, potrebbe, ad esempio, essere finalmente possibile indire un referendum di autodeterminazione del Veneto ottriato dal governo centrale, dato che le principali forze uscite dal cataclisma elettorale di domenica scorsa hanno sempre affermato di rispettare il diritto di autodeterminazione dei popoli. La concessione di un referendum implicherebbe naturalmente la disponibilità seguente a negoziare un accordo sull’indipendenza, o sul federalismo se l’esito del voto fosse non chiaro. Oppure, ancora, da oggi è diventato possibile perseguire un percorso politico, sempre partendo dal Veneto, la regione più matura in tal senso (o anche da altre regioni se fosse possibile), che sfoci in un accordo consensuale sull’indipendenza sull’esempio di quanto avvenuto tra Repubblica Ceca e Slovacchia.

È necessario però partire subito a dare il via alla creazione di un progetto politico in tal senso, in quanto bisogna essere preparati al biennio 2019-2020 nel quale si verificheranno una serie di eventi macroeconomici e politici tali da riaprire una finestra possibile di cambiamento.

Per tale ragione, Plebiscito.eu, che da sempre ha come obiettivo l’ottenimento della piena indipendenza del Veneto con mezzi pacifici, legali e democratici e che ha saputo dare visibilità internazionale alla questione veneta, apre ufficialmente il cantiere dei lavori per l’indipendenza del Veneto, senza pregiudiziali verso nessuno.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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4 MARZO: IO NON VOTO IL REGIME DEI MAGNACCIONI

4 MARZO: IO NON VOTO IL REGIME DEI MAGNACCIONI

26 Febbraio 2018 0 Comments in editoriali news

#MINOVOTO è l’unica scelta utile e civica di difesa dall’arroganza demagogica irresponsabile dei partiti e dei loro capi famelici e ignoranti

È iniziata l’ultima settimana di una indecente campagna elettorale prima delle prossime elezioni politiche italiane del 4 marzo 2018. In teoria le elezioni dovrebbero sempre essere un momento importante, di partecipazione civica per dare vita al gioco democratico che regge una comunità.

Lo spettacolo cui stiamo assistendo in questi giorni d’altro canto rivela una situazione molto più triste e decisamente poco seria per lo stato italiano. Gli esempi di demagogia e tribalismo populista abbondano in ogni coalizione politica, non risparmiando nessun partito e nessun leader, tutti impegnati a far vergognare i propri concittadini di essere italiani (e per noi indipendentisti veneti questa tutto sommato non è una brutta notizia dato che finalmente si inizia a distruggere il mito ridicolo dell’italianità da operetta).

Certo, il voto è un diritto democratico, conquistato con il sacrificio di chi nei decenni e secoli scorsi ha combattuto per la libertà e per assicurare a tutti una conquista di civiltà. Tale diritto, d’altro canto, assume la sua forma più alta quando a fronte dell’irresponsabilità totale e collettiva dei partiti e dei politici italiani, i cittadini decidono di ribellarsi di fronte alla dittatura dell’ignoranza partitocratica, esercitando il proprio sacro diritto di astensione. Se il voto è un diritto, ciò significa che esiste infatti la libertà se votare oppure no. Quando sentite i Mattarella (e persino i Morosin!) dirvi che si deve assolutamente esercitare il voto, quasi fosse un obbligo, pensate che il messaggio è lo stesso che veniva propagandato in Unione Sovietica. Rispetto ai dilettanti comunisti sovietici, i politici italiani hanno saputo far di meglio, inventandosi il multipartitismo, che poi si unisce nel partito unico della spesa pubblica e della demagogia, tanto paga Pantalone!

E invece questa volta Pantalone non andrà a votare. Di fronte alla tirannia dei lestofanti che hanno distrutto il tessuto produttivo ed economico del Veneto esiste solo la difesa ultima e inviolabile della delegittimazione democratica.

Mi no voto, non mi voglio far imporre la deleteria pratica della scelta del male minore, in quanto anch’esso è incommensurabilmente deleterio rispetto alla nostra stessa sopravvivenza e libertà economica e civica. In particolar modo ciò è vero per il Veneto, che ancor più che in passato, oggi è relegato a mera colonia produttiva del regime dei magnaccioni.

Sembrano infatti tutti divisi su tutto, dall’immigrazione all’euro, dalle tasse alla globalizzazione, ma in realtà sono tutti uniti nello sperpero del denaro pubblico e nel combattere con ogni forza l’unica possibilità di salvezza che ha lo stato italiano, ovvero la responsabilizzazione finanziaria dei territori, che vede proprio nell’indipendenza del Veneto la propria punta di diamante.

Gli indicatori economici e sociali condannano il Belpaese all’irrilevanza globale e costringono i suoi cittadini alla fuga, all’emigrazione, al “si salvi chi può”, che vede ogni anno scappare dal peggior inferno civico ed economico del mondo occidentale qualcosa come 250.000 tra giovani e meno giovani, tendenzialmente i più preparati, o chi si le può ancora permettere. Tutti gli altri restano prigionieri di una gabbia istituzionale immonda, in cui si alzano ogni giorno di più le grida oscene dei capibastone politici, all’insegna del tribalismo e della demagogia più becera.

Quanto meno non diamo il nostro consenso a questi infami e non reggiamo loro il sacco mentre rubano e distruggono gli ultimi brandelli di civiltà di una entità geografica che ha visto il proprio periodico storico più glorioso proprio quando non esisteva uno stato centrale unitario, durante il Rinascimento.

Io il 4 marzo non voto – #MINOVOTO.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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