Anche oggi il Corriere diffonde la sua falsità quotidiana contro Gianluca Busato: ora il conto farlocco dei media salirebbe addirittura a 20 milioni
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Il primo quotidiano italiano rivanga cose del passato che non hanno portato a nulla, pur di continuare la sua opera denigratoria verso il leader indipendentista veneto. Che avvisa: “chi rompe paga”.
Ora possiamo dire “ve lo avevamo detto”. Vi avevamo avvisati infatti che era in preparazione un piano di cottura “lenta” contro il progetto di indipendenza del Veneto e in particolare contro le organizzazioni di Gianluca Busato. Dato che le bufale di “Striscia la notizia” non erano bastate, ora vanno a rivangare cose del passato che non sono sfociate in nulla. Con il Corriere sempre in prima fila che oggi ritira fuori una vecchia inchiesta di 5 anni fa che ha concluso da più di 2 anni la fase di indagini senza essere sfociata in alcunché. Così come finirono in un nulla di fatto i controlli effettuati persino dalla Consob e ancor prima dalla stessa Guardia di Finanza.
Il concetto è sempre lo stesso. I token di utilità non sono prodotti finanziari, bensì crediti di accesso a servizi aziendali fruibili tipicamente attraverso sistemi informatici. È quindi del tutto normale e legittimo che avendo creato prodotti e piattaforme digitali di eccellenza tecnologica, che hanno ricevuto nel tempo anche premi e riconoscimenti, sia stato integrato anche un sistema per la loro fruizione basato sulla blockchain, tramite appunto token di utilità.
Ora aspettiamoci che, non contenti, i giornali italiani vadano ancora di più a ritroso, perché nei confronti di Gianluca Busato le indagini si sono sprecate nel corso degli ultimi 30 anni. Hanno materiale per coprire settimane e mesi.
Pensate che nel 1997, dopo il famoso episodio dei patrioti Serenissimi e del Campanile di Venezia, dopo solo due settimane dai fatti, la prima persona ad essere indagata e perquisita, pur non facendo parte di quel gruppo, fu proprio Gianluca Busato, anche allora reo solo di avere già un sito internet dove poteva informare i cittadini veneti con una visione diversa da quella pre-cotta dei giornali e del potere italiano. Il giorno dopo i quotidiani titolarono: “sgominata la centrale di intelligence degli indipendentisti”, solo perché ritrovarono a casa dell’allora giovane Busato addirittura “400 floppy disk” (sic!).
Oggi addirittura i milioni spariti sarebbero non più uno, ma addirittura venti! E comparirebbe anche il nome di un “grande vecchio”, “la mente” dietro tutte le operazioni, giusto per non farci mancare nulla in quello che sta diventando il romanzo primaverile del Corriere. Che ovviamente tira in ballo Venice Swap anche in queste fantomatiche vicende che secondo l’immaginifico racconto sarebbero avvenute appunto prima del 2019. Peccato che Venice Swap sia stata fondata a fine 2021, quindi più di due anni dopo le romanzesche vicende raccontate dal più grande giornale italico.
Noi crediamo che la realtà sia più semplice. A qualcuno dalle parti di via Solferino e forse anche di qualche altra via importante di Roma deve essere caduta la propria tazzina di caffè mentre leggeva la notizia che Venice Swap, proprio l’azienda guidata dall’imprenditore e ingegnere veneto Gianluca Busato, era stata inserita tra i futuri Unicorn — aziende con giro d’affari superiore al miliardo di euro — da Dealroom, la prima piattaforma europea di monitoraggio di startup e venture capital. Dealroom ha stimato il valore di Venice Swap attorno ai 500 milioni di euro, evidenziando il suo significativo potenziale di crescita e, ciò ha fatto scattare mille campanellini d’allarme nelle stanze del potere romano.
Come si fa infatti a fermare un indipendentista veneto che guida una azienda di tale valore economico? Bisogna fermarlo prima, bisogna farlo schiantare al più presto!
Ecco cosa probabilmente ha scatenato l’ordine di servizio in via Solferino, che ha iniziato a pubblicare una serie di articoli diffamatori, denigratori che sapientemente mescolano qualche pezzo di verità con mille falsità. A cominciare dalle cifre. Perchè è chiaro che se veramente Plebiscito.eu avesse avuto per le mani la cifra di 20 milioni di euro come ora titola il Corriere con grande evidenza, probabilmente qualche traccia da qualche parte sarebbe rimasta. Ma di tale tracce non c’è neanche l’ombra, neanche dopo tante indagini che da anni sono state effettuate senza che rivelassero alcunchè degno di nota. Anzi, spoiler alert per tutti coloro che pensano di ricavare da questo assalto alla diligenza qualche quattrino: Gianluca Busato vive in un appartamento in affitto e viaggia con una vecchia auto usata, per cui di soldi a fiumi su cui tuffarsi alla Paperon de’ Paperoni proprio non ce ne sono.
Ci aspettiamo ora che il Corriere chieda scusa e cancelli anche le ultime notizie false, dopo che non ha cancellato quelle della settimana scorsa? No, non siamo così illusi.
Però vale quanto già detto. Se a causa di queste falsità dovessero saltare contratti in essere da centinaia di milioni di euro siamo certi che qualcuno ne sarà chiamato a rispondere. In solido. Come dice Gianluca Busato: “chi rompe paga”. E in questo caso non gli resterebbero nemmeno i cocci.
Serenissima Post
È in atto un tentativo di estorsione verso Venice Swap orchestrato da ambienti filo-russi?
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Coinvolti a varo livello e forse in modo inconsapevole anche alcuni media. La denuncia viene da Gianluca Busato, ideatore del crypto exchange.
Sembra la storia di un romanzo di John Le Carré, eppure è ciò che sta accadendo tra Veneto e Lituania, almeno a quanto ci racconta l’ingegnere e imprenditore veneto Gianluca Busato, ideatore e responsabile di diverse piattaforme informatiche. Tra di esse c’è Venice Swap, recentemente inserita addirittura tra i futuri Unicorn — aziende con giro d’affari superiore al miliardo di euro — da Dealroom, la prima piattaforma europea di monitoraggio di startup e venture capital. Dealroom ha stimato il valore di Venice Swap tra i €364 milioni e i €545 milioni, evidenziando il suo significativo potenziale di crescita e consolidando la sua posizione come leader nell’innovazione della tecnologia finanziaria. Tale notizia è una sorpresa solo apparente, se si considera che Venice Swap aveva già stretto un accordo per un investment commitment di 100 milioni di dollari con un fondo globale specializzato.
A quanto pare “il profumo dei soldi” ha fatto gola a qualcuno, al punto di far scattare un’operazione diabolica che, partendo da minacce e ricatti più o meno sottili, sarebbe quindi sfociata in una serie di attività mediatiche, che probabilmente erano tese appunto ad estorcere denaro alla Venice Swap, che, considerato la sua notevole valorizzazione di mercato, avrebbe dovuto pagare una cifra apparentemente alla sua portata, piuttosto che essere oggetto di una campagna che poteva portare a un danno reputazionale ben più grave dal punto di vista economico.
Il tutto è partito a settembre con una serie di messaggi provenienti da quelli che Busato definisce ‘oscure figure di leccastivali di Putin’, che secondo l’imprenditore veneto avevano paventato di far partire una “macchina del fango” tesa appunto a mettere in cattiva luce Venice Swap e tutte le organizzazioni che fanno capo a Gianluca Busato.
Il mistero qui si infittisce, in quanto Busato non è una persona a caso, ma è anche l’ideatore del famoso referendum digitale per l’indipendenza del Veneto organizzato da Plebiscito.eu nel marzo 2014, che vide la partecipazione al voto di oltre 2 milioni e 300.000 veneti, che votarono all’89,1% per l’indipendenza della Repubblica Veneta. E qui tornano in ballo gli stessi ambienti filo-russi che, come ci testimonia Gianluca Busato, negli stessi messaggi in cui partiva il tentativo di estorsione scrivevano anche che mal avevano digerito la forte posizione espressa da Plebiscito.eu di totale sostegno all’Ucraina invasa nel febbraio di due anni fa proprio dall’esercito del regime russo.
Nel tempo questi messaggi si intrecciavano anche con alcune telefonate con linguaggio allusivo, cui non seguì alcun abboccamento da parte di Gianluca Busato.
A quel punto, visto l’insuccesso di tali tentativi, è partita la fase due del “trattamento” verso Busato e Venice Swap, ovvero la macchinazione mediatica. Il primo “assaggio” è stato un articolo “marmellata” del Corriere del Veneto, di cui abbiamo già dato testimonianza, teso a mettere in cattiva luce Gianluca Busato e la sua start up, accostandola addirittura in modo subdolo alla notizia di vicende truffaldine di altre società che non la riguardavano.
Ora invece si sta muovendo una rubrica televisiva di uno tra i maggiori canali nazionali che sta preparando un servizio che dovrebbe andare in onda nei prossimi giorni e che si basa su una serie di falsità e disinformazioni tese a diffondere un messaggio fuorviante.
Il messaggio che verrà diffuso da tale programma, se ne sarà confermata la messa in onda, sarà che Venice Swap e le organizzazioni di Gianluca Busato siano al centro di un vero e proprio inganno, teso a far acquistare i token di utilità della propria piattaforma, magari spacciandoli per prodotti finanziari.
Dimostrando un coraggio non comune però è lo stesso Gianluca Busato a denunciare il tentativo in corso, che probabilmente è parte del disegno estorsivo più grande partito da ambienti filo-russi, forse senza che i responsabili a vario livello del programma televisivo ne siano nemmeno consapevoli.
Gianluca Busato ha pertanto deciso di giocare in anticipo e fare fin da subito la chiarezza necessaria prima ancora che il paventato servizio televisivo possa fare confusione, spiegandoci cosa verrà trasmesso e confutando punto su punto quanto esso potrà contestare.
Il servizio parlerà di alcuni token di utilità che sono stati distribuiti ad alcuni utenti, nell’ambito di alcune operazioni di marketing e comunicazione legate proprio alla distribuzione di tali token.
Tra tali attività di marketing rientrano diverse forme quali airdrop gratuiti, contest, quiz, campagne basate su selfie e molto altro ancora, sempre al fine di aumentarne la base di utilizzo.
Una particolare forma è rappresentata dalle campagne promozionali rivolte ai sostenitori del Club Imprenditori Veneti nel Mondo, un’associazione no-profit di business networking. Grazie a tali programmi, i sostenitori e simpatizzanti del Club hanno potuto e possono avere accesso a una certa quantità di token, che varia a seconda delle iniziative. Particolare attenzione viene riservata ovviamente a chi sostiene il club in forma attiva, in particolare attraverso il proprio impegno, o con donazioni, o contributi associativi. Il programma televisivo volutamente andrà a manipolare la realtà lasciando intuire che alcuni utenti avessero “acquistato” tali token, o peggio. Ma ciò non corrisponde al vero, come facilmente dimostrabile.
Inoltre, diversamente da quanto probabilmente sarà riportato dal servizio televisivo, l’unica valorizzazione possibile e tecnicamente corretta di tali token è quella che fa riferimento al potere di acquisto in servizi all’interno dell’ecosistema di cui fa parte Venice Swap e tale valore fa fede a quanto pubblicato nei White Paper di ciascun token e non certo a un presunto valore di monetizzazione immediata.
Nel trasmettere tale servizio, se sarà messo in onda, verrà dimostrato un particolare accanimento verso un povero volontario del club, che magari potrà anche aver fatto a sua volta un po’ di confusione, ma che ha anche subito una prima vera e propria imboscata mediatica (a quanto pare sembra anche con l’ausilio di intercettazioni illegali che, come tali, sono sanzionate per legge — sia come reato sia come illecito deontologico), mirata al metterlo in cattiva luce, magari con frasi, che forse potranno apparire non corrette al pubblico televisivo, ma solo perché saranno estrapolate dal contesto, con tecnica manipolatoria già vista e ben nota. Il volontario è stato inoltre oggetto di una autentica azione di stalking televisivo, dato che ha dovuto subire anche un vero e proprio secondo “agguato” all’esterno di casa sua, senza nemmeno fosse dimostrato rispetto per la sua figlia minorenne, che è stata a sua volta ripresa mentre usciva per andare a scuola e fatta oggetto di un’autentica violenza mediatica. Tra l’altro dopo l’episodio la troupe ha continuato l’opera di stalking mediatico seguendo per molti chilometri il volontario, mentre guidava la sua auto, probabilmente programmando un terzo agguato, visto che il secondo era difficilmente spendibile a causa della presenza di una minore.
Questo è un fatto grave, poiché, come abbiamo già denunciato, anche se stai montando una qualche macchinazione mediatica — tra l’altro funzionale, anche se in modo inconsapevole, a un tentativo di estorsione — non puoi permetterti di violare un diritto fondamentale di un minore, ignorando i danni che stai facendo: come andrà infatti a scuola nei prossimi giorni questa bambina? È giusto arrecarle un danno psicologico e una violenza senza senso per creare un qualche servizio, probabilmente di pessima categoria? Qual è la professionalità in tutto ciò? Come fa un gruppo televisivo a giustificare un comportamento così inqualificabile e sprezzante dei basilari diritti di un minore? Chi pagherà per tutto ciò?
In tutto ciò i responsabili del programma televisivo si sono dimostrati — come sempre e da malcostume italico — forti con i deboli. Così come sono allo stesso tempo, ovviamente, deboli con i forti. E non importa se andranno in onda, o no, perché la violenza psicologica verso una bambina l’hanno già compiuta e di ciò saranno probabilmente chiamati a rispondere.
Ma quali saranno le frasi e i comportamenti contestati al volontario e più in generale al Club e/o a Venice Swap e/o a Gianluca Busato? Abbiamo preparato una serie di probabili manipolazioni (M) che saranno trasmesse dal programma, seguite dalla replica con la realtà dei fatti da parte di Gianluca Busato (GB).
M: Il programma parlerà di clienti.
GB: “Falso. Non si tratta di clienti, bensì di utenti che hanno fatto donazioni al Club”.
M: Il programma parlerà di investimenti.
GB: “Falso. Anche nell’ipotesi che gli utenti avessero acquistato direttamente dei token, in ogni caso tutte le informazioni pubblicate sia siti internet sia nei White Paper consegnati, spiegano chiaramente che i vari token sono token di utilità che danno diritto a fruire dei servizi erogati dalle relative piattaforme informatiche e che sono anche scambiabile con tutti gli altri token dell’ecosistema di cui fanno parte, o vendibili liberamente sia in forma diretta sia in forma indiretta. Ogni token di utilità, ha una sua valenza come potere d’acquisto all’interno dell’ecosistema di applicazioni e servizi che segue l’andamento di Ether (ETH) con un coefficiente fisso. I token indicati non sono in ogni caso uno strumento finanziario né una forma di investimento, debt security, o promessa di rendita né uno strumento di pagamento”.
M: Il programma parlerà di risparmiatori ingannati.
GB: “Falso. Non si tratta di clienti, bensì di utenti che hanno fatto donazioni al Club. In ogni caso, un imprenditore che accede ad un servizio di utility token è un soggetto qualificato, non un risparmiatore. Il risparmiatore è, secondo il dizionario Garzanti (disponibile online in modalità gratuita): “chi risparmia, specialmente denaro | (econ.) chi consuma meno di quanto guadagna; chi cerca per il denaro risparmiato un impiego che presenti la combinazione desiderata di redditività e di rischio: l’inflazione danneggia i risparmiatori; garantire i piccoli risparmiatori”.
M: Il programma dirà che il volontario ha affermato “siamo un banco di cambio autorizzato dalla banca centrale”, o qualcosa di simile.
GB : “in realtà gli exchange sono piattaforme che facilitano l’acquisto e la vendita di asset digitali in base ai prezzi di mercato giornalieri. Qui si fa confusione su una traduzione letterale del termine crypto exchange, che in italiano qualcuno traduce appunto come ‘scambio criptovalute’ facendo confusione con il classico cambiavalute”.
M: Il programma dirà che il volontario ha fatto valutazioni ingannevoli e inopportune visto che ha parlato di valori in euro dei token.
GB: “Non è così e lo dimostreremo dopo la messa in onda del servizio”.
M: Il programma parlerà di informazioni che illudevano di una possibilità di monetizzazione immediata di tali token, attraverso alcune informazioni scritte dal volontario.
GB: “Come sopra, non è così e lo dimostreremo dopo la messa in onda del servizio”.
M: Il programma farà la cifra di un milione di euro e parlerà di 10–20 utenti.
GB: “Questa è una non notizia, considerato che abbiamo una community di sostenitori di decine di migliaia di persone e che siamo una società valutata attorno ai 500 milioni di euro. Abbiamo inoltre chat aperte alla nostra community sempre con decine di migliaia utenti”.
M: Il programma parlerà di conferimento di somme importanti e alimenterà dubbi sulla loro regolarità.
GB: “Anche questa è una manipolazione. Tutte le donazioni e i vari contributi associativi al Club sono infatti registrati in modo regolare e in modo legittimo. Il Club ha un bilancio pubblico che ognuno può consultare. In ogni caso dopo la messa in onda del servizio, se esso mostrerà informazioni parziali e fuorvianti, pur avendo noi fornito loro le informazioni corrette, ci riserveremo di dimostrare la falsità di quanto trasmesso”.
M: Il programma farà parlare qualche esperto che dirà che tali token non valgono nulla.
GB: “I token in realtà hanno un valore ben preciso, riportato nei relativi white paper, che si esprime in potere di acquisto in servizi all’interno dell’ecosistema di cui fanno parte”.
M: Il programma mostrerà fogli compilati e firmati da uno o più utenti per ‘fare degli ordini’.
GB: “Falso. I documenti compilati e firmati dagli utenti non sono moduli d’ordine, bensì di adesione-prenotazione per le campagne promozionali. Altri particolari cruciali li daremo dopo la trasmissione del servizio”.
Abbiamo quindi chiesto a Gianluca Busato quale sia il vero valore dei progetti da lui ideati. Ecco la sua risposta.
GB: “noi crediamo che far parte del progetto di Venice Swap attraverso il possesso dei token di utilità del suo ecosistema sia ragione — oltreché di notevole orgoglio e senso di appartenenza a qualcosa di grande e di bello — anche di enorme potenzialità e di elevato valore economico. Il senso vero della nostra progettualità di innovazione tecnologica e digitale è esattamente quello di agganciarne il valore proprio alla dimensione economica del progetto, in modo da ancorarlo a una realtà di concretezza e non di certo a un mero aspetto finanziario che invece può essere soggetto a comportamenti speculativi che possono aumentarne la volatilità e l’incertezza”.
GB: “Nel realizzare tutto ciò siamo partiti da un grande sogno e un obiettivo concreto, che stiamo attuando con tanto lavoro, ingegno e dedizione: noi vogliamo dar forma a una autentica democratizzazione della tecnologia e del suo utilizzo, affinché non sia esclusivo appannaggio solo di pochi eletti, come una certa Italia classista e retrograda invece vorrebbe. La condivisione del benessere che ne deriva attraverso i nostri progetti e le attività della nostra business community sono motivo per noi di grande orgoglio e soddisfazione, nella consapevolezza che l’aumento della base di utilizzo delle nostre piattaforme — in particolare con il possesso dei relativi token — porti grande valore a chiunque ne faccia parte”.
Abbiamo quindi chiesto se denuncerà il tentativo di estorsione in atto nei suoi confronti.
GB: “Sì”.
Serenissima Post
Gianluca Busato risponde al “Corriere del Veneto”
La replica del CEO Gianluca Busato in un video pubblicato su YouTube
Gianluca Busato, l’ingegnere e imprenditore veneto CEO di Venice Swap, la piattaforma di scambio criptovaluta one-stop con sede in Lituania, ha risposto a un articolo pubblicato oggi sul “Corriere del Veneto”, condito con una serie di falsità, disinformazioni e addirittura accostamenti diffamatori e che sta diffondendo un messaggio fuorviante
La risposta è stata data direttamente dal suo ideatore e titolare in un video pubblicato su YouTube.
Riportiamo di seguito anche il testo della replica.
Cari amici, come forse saprete, oggi il Corriere del Veneto ha pubblicato un articolo su di noi condito con una serie di falsità, disinformazioni e addirittura accostamenti diffamatori e che sta diffondendo un messaggio fuorviante.
Per tale ragione, in qualità di ideatore e responsabile del progetto e del suo intero ecosistema, ritengo fondamentale comunicare in modo diretto con voi, attraverso i media digitali, per fare la chiarezza necessaria a ristabilire la verità sui fatti riportati in modo del tutto non professionale e manipolatorio.
Innanzi tutto è assolutamente scorretto e anche diffamatorio associare Venice Swap alle vicende truffaldine di un’altra società che vendeva prodotti finanziari, oggetto di un’inchiesta in corso. I nostri progetti, infatti, si basano su token di utilità, che non hanno natura di strumenti finanziari e che per definizione non promettono guadagni di sorta. Capiamo bene che la nescienza digitale sia elevata, ma non si possono accostare pere e mele e farne la somma, in modo del tutto inopportuno e, appunto, infamante.
Inoltre, con una malcelata tecnica di disinformazione di scuola putiniana, l’articolo in questione mescola quindi diversi piani. Ovviamente riportandoli nel titolo, del tutto inopportuno, partendo dalla prima famosa piattaforma informatica da noi creata, che permise l’indizione del referendum digitale del Veneto nel marzo 2014, organizzato da Plebiscito.eu, che vide la partecipazione di oltre 2 milioni e trecentomila elettori veneti, di cui oltre l’89% votò a favore dell’indipendenza. La portata di tale iniziativa fu tale che ebbe rilevanza mediatica internazionale, e colse di sorpresa il sistema politico italiano del tutto impreparato. Pensate che solo 10 giorni dopo l’evento, da un lato lo stato – in fretta e furia – imbastì una caccia alle streghe mettendo in galera 42 innocenti e malcapitati venetisti rei solo di aver saldato qualche lamiera e dall’altro costrinse il consiglio regionale del Veneto ad approvare l’indizione sia del referendum di indipendenza sia di quello per l’autonomia del Veneto, che erano insabbiati in regione da più di tre anni.
Possiamo ben dire – con orgoglio e soddisfazione – che oggi senza di noi non si potrebbe nemmeno parlare dell’autonomia differenziata in approvazione in parlamento.
Ora però smontiamo le falsità del Corriere anche nell’ambito politico, una ad una.
Non è vero come riportato dall’articolo che gli accessi alla piattaforma furono solo 135 mila; tale dato si basava su misurazioni globali fatte attraverso un software preinstallato su computer di utenti a campione. Si trattava di un sistema di monitoraggio che non poteva funzionare in Veneto, dove le installazioni del software preposto erano quasi del tutto assenti;
L’articolo non ha riportato il fatto che i risultati del plebiscito digitale furono confermati di fatto da un’indagine demoscopica effettuata da Ilvo Diamanti in quei giorni e pubblicata su “Repubblica”;
L’articolista si è dimenticata di riportare che in realtà tali risultati furono sottoposti a verifica e certificazione sia della prima società informatica italiana dell’epoca sia di un comitato di osservatori internazionali, che ne riportarono la veridicità.
L’articolista si è anche scordata di aggiungere che il referendum per l’autonomia del 2017 ne confermò nei fatti i risultati;
L’articolista si è dimenticata di riportare che il sottoscritto fu espulso dalla lega nord dopo aver vinto le primarie e il congresso nazionale, interrotto anzi tempo da Bossi arrivato in elicottero per bloccarne l’esito.
L’articolista si è dimenticata di riportare che il sottoscritto non ha “aderito” ai partiti indipendentisti citati, ma li ha fondati e spesso guidati, contribuendo a scriverne i manifesti e gli statuti.
In conclusione, merita mettere in evidenza che nel realizzare tutto ciò – sia nelle piattaforme realizzate 10 anni fa sia in quelle odierne – siamo partiti da un grande sogno e un obiettivo concreto, che stiamo attuando con tanto lavoro, ingegno e dedizione: noi vogliamo dar forma a una autentica democratizzazione della tecnologia e del suo utilizzo, affinché non sia esclusivo appannaggio solo di pochi eletti, come una certa Italia classista e retrograda invece vorrebbe. La condivisione del benessere che ne deriva attraverso i nostri progetti e le attività della nostra business community sono motivo per noi di grande orgoglio e soddisfazione, nella consapevolezza che l’aumento della base di utilizzo delle nostre piattaforme porti grande valore a chiunque ne faccia parte.
Grazie e un caro saluto a tutti voi!
Gianluca Busato
Venice Swap: Una Stella Nascente nell’Ecosistema Fintech Europeo
Dealroom identifica Venice Swap come un futuro Unicorn, con una valutazione aziendale tra i 364 e i 545 milioni di euro. Questo risultato è una testimonianza del successo del modello di tokenizzazione perseguito dal suo business network
Siamo entusiasti di annunciare un traguardo significativo per Venice Swap, la piattaforma di scambio criptovaluta one-stop con sede in Lituania guidata dall’ingegnere e imprenditore veneto Gianluca Busato, riconosciuta il 14 febbraio come una delle aziende più promettenti all’interno del settore fintech della Lituania, acclamato come il più avanzato in Europa e tra i migliori al mondo. Questo prestigioso riconoscimento proviene da Dealroom, una piattaforma europea leader nel tracciare iniziative tecnologiche e movimenti di capitale di rischio, dettagliato nel loro rapporto “L’ecosistema delle startup lituane 2023”, disponibile online.
Un futuro Unicorn
Dealroom ha identificato Venice Swap come un futuro Unicorn, un termine riservato per le aziende che si prevede raggiungano o superino un fatturato di €1 miliardo. Questo gruppo esclusivo include solo otto aziende, con Venice Swap che è una delle tre nuove entrate. Dealroom stima il valore di Venice Swap tra i €364 milioni e i €545 milioni, evidenziando il suo significativo potenziale di crescita e consolidando la sua posizione come leader nell’innovazione della tecnologia finanziaria.

Innovazione e Impatto
Il viaggio di Venice Swap riflette l’eccellenza di un percorso imprenditoriale che ha guidato un intero ecosistema di aziende e applicazioni. Con il supporto della propria rete di affari, incluso il “Club Imprenditori Veneti nel Mondo”, ha guidato progetti innovativi che uniscono l’innovazione digitale con opportunità di tokenizzazione. Questi sforzi hanno prodotto progetti rivoluzionari in intelligenza artificiale, realtà aumentata, gamification, marketing digitale, IoT, e altro ancora, influenzando significativamente il settore fintech e oltre.
Un solido valore economico per la nostra comunità
Questo riconoscimento non è solo una lode, ma una testimonianza della creazione di valore guidata dall’ecosistema di Venice Swap, fornendo sostanziale incoraggiamento per gli attuali e futuri sforzi della sua community. Unirsi a Venice Swap e interagire con i suoi token di utilità significa più che orgoglio e appartenenza; rappresenta un significativo potenziale economico e valore.
Gianluca Busato, CEO di Venice Swap ha dichiarato: “Siamo orgogliosi dei nostri risultati e del valore che apportano ai nostri partecipanti. Il nostro impegno per l’innovazione tecnologica e digitale è progettato per ancorare un reale potenziale economico, evitando la volatilità speculativa e fornendo un valore economico solido per la nostra comunità di sostenitori e partner”.
“In conclusione, mentre continuiamo a crescere e innovare, invitiamo tutte le parti interessate a esplorare l’opportunità che Venice Swap presenta. Con il nostro riconoscimento come futuro Unicorn e il nostro impegno per progetti di impatto, offriamo una proposta unica nel settore fintech”.
Al via l’autonomia differenziata. Spoiler alert: è più una battaglia politica che effettiva per i cittadini
Autonomia differenziata, o autonomia farlocca? Una battaglia vinta dalla lega, che senza Zaia rischia però di perdere la guerra in Veneto
Con l’approvazione di ieri in Senato del testo del disegno di legge Calderoli prende il via il cammino istituzionale dell’autonomia differenziata. L’iter non sarà breve e, dopo l’approvazione in senato, il testo andrà alla Camera, dove dopo un percorso di approvazione, potrebbe dover tornare di nuovo al Senato se i deputati introducessero modifiche, prospettiva più che probabile.
L’eventuale approvazione definitiva della legge non darà il via all’autonomia differenziata da un punto di vista pratico. Essa determinerà solo il processo da seguire da parte delle regioni per poter effettivamente richiedere e negoziare con governo e parlamento l’attribuzione di maggiori competenze. E prima che ciò possa accadere dovranno essere definiti i livelli essenziali delle prestazioni (i famosi LEP), i servizi minimi che dovranno essere garantiti ai cittadini in tutto il territorio statale in settori fondamentali, quali ad esempio scuola, trasporti, sanità, e così via. Tali LEP dovranno quindi anche essere finanziati con risorse dello stato, anche se il ddl Calderoli sposta in avanti tale questione.
Da un punto di vista prettamente politico tale approvazione è una vittoria della lega. Che in Veneto rischia però di trasformarsi in una vittoria di Pirro se dovrà rinunciare al terzo mandato di Zaia quale presidente della regione.
Che la battaglia sia prettamente politica lo dimostra anche il ridicolo teatrino visto ieri in senato, con i cori “patriottici” e i tricolori sventolati da sinistra e destra, a fronte dell’unica bandiera di San Marco esposta dalla senatrice leghista Mara Bizzotto.
In termini pratici, in ogni caso, sempre per l’aspetto che più ci riguarda da vicino, se l’iter istituzionale di approvazione dell’autonomia differenziata dovesse realmente andare a buon fine senza particolari intoppi, i suoi primi effetti per i cittadini veneti non potrebbero vedersi prima di qualche anno, forse 3-5 anni nella più ottimistica delle previsioni. Meglio tardi che mai.
Ma quali potranno essere tali effetti pratici?
Servirebbe ovviamente la sfera di cristallo per poterlo prevedere, ma alcune cose si possono dire fin da subito. Innanzi tutto, dato che l’autonomia differenziata è “a costo zero” per lo stato, essi non riguarderanno la quota di residuo fiscale, quei 15-20 miliardi di euro di tasse che ogni anno lo stato centrale preleva in Veneto e che non restituisce al territorio in nessuna forma. La spesa coinvolta sarà da ricercarsi nella quota che oggi viene gestita direttamente dallo stato centrale sul territorio (in Veneto, nel nostro caso). Aumenteranno quindi le risorse fiscali che lo stato centrale trasferirà a regione ed enti locali e diminuirà la parte che esso spenderà sul territorio per finanziare le materie che saranno eventualmente attribuite alle regioni (il Veneto, per quanto ci riguarda). È difficile oggi dire di che cifra si tratterà, ma, così come avevamo previsto ancora molti anni fa, con ogni probabilità per il Veneto difficilmente riguarderà una cifra superiore ad 1-2 miliardi di euro l’anno, cifra compatibile persino con quanto previsto da Svimez, entità sfacciatamente anti-veneta.

Anzi, dato che in ogni caso è previsto un fondo perequativo per finanziare i servizi interessati dall’autonomia differenziata nelle altre regioni, probabilmente esso verrà individuato propria nella quota di residuo fiscale, che sarà destinato a salire nel tempo. Oppure lo stato andrà a diminuire la propria quota di spesa diretta per i propri servizi erogati nel territorio, che parimenti equivale di fatto ad aumentare il residuo fiscale.
Un effetto virtuoso di contenimento della spesa pubblica generale (da parte di stato, regioni ed enti locali) appare inoltre poco probabile, perché se è pur vero che in teoria una sua responsabilizzazione da parte degli enti più vicini al territorio dovrebbe aumentarne l’efficienza, la mancanza della leva di autonomia fiscale vera e propria introdurrà l’effetto perverso che la “mano destra” non sa cosa fa la “mano sinistra”.
Si rischia insomma di trasformare gli enti territoriali in puri spendifici senza alcuna, o pochissima, responsabilità fiscale.
Abbiamo già dimostrato che tale tendenza è già in atto, con l’analisi dei conti pubblici territoriali che hanno visto aumentare sensibilmente il residuo fiscale subito dopo la celebrazione dei referendum per l’autonomia in Veneto e Lombardia, con parziale stop solo durante gli anni della pandemia e ritorno a un trend di crescita subito dopo.

Ciò vale a maggior ragione considerata la tendenza all’insostenibilità debito pubblico italiano testimoniata per l’ennesima volta anche dall’ultimo report dell’Ocse sui conti pubblici italiani pubblicato due giorni fa.
Insomma, l’autonomia differenziata rischia seriamente di trasformarsi in una autonomia farlocca, con buona pace di autonomisti e federalisti che pure oggi a ragione celebrano una vittoria più onorifica che reale.
Plebiscito.eu



