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Categoria: editoriali

Al via l’autonomia differenziata. Spoiler alert: è più una battaglia politica che effettiva per i cittadini

Al via l’autonomia differenziata. Spoiler alert: è più una battaglia politica che effettiva per i cittadini

24 Gennaio 2024 1 Comment in editoriali news

Autonomia differenziata, o autonomia farlocca? Una battaglia vinta dalla lega, che senza Zaia rischia però di perdere la guerra in Veneto

Con l’approvazione di ieri in Senato del testo del disegno di legge Calderoli prende il via il cammino istituzionale dell’autonomia differenziata. L’iter non sarà breve e, dopo l’approvazione in senato, il testo andrà alla Camera, dove dopo un percorso di approvazione, potrebbe dover tornare di nuovo al Senato se i deputati introducessero modifiche, prospettiva più che probabile.

L’eventuale approvazione definitiva della legge non darà il via all’autonomia differenziata da un punto di vista pratico. Essa determinerà solo il processo da seguire da parte delle regioni per poter effettivamente richiedere e negoziare con governo e parlamento l’attribuzione di maggiori competenze. E prima che ciò possa accadere dovranno essere definiti i livelli essenziali delle prestazioni (i famosi LEP), i servizi minimi che dovranno essere garantiti ai cittadini in tutto il territorio statale in settori fondamentali, quali ad esempio scuola, trasporti, sanità, e così via. Tali LEP dovranno quindi anche essere finanziati con risorse dello stato, anche se il ddl Calderoli sposta in avanti tale questione.

Da un punto di vista prettamente politico tale approvazione è una vittoria della lega. Che in Veneto rischia però di trasformarsi in una vittoria di Pirro se dovrà rinunciare al terzo mandato di Zaia quale presidente della regione.

Che la battaglia sia prettamente politica lo dimostra anche il ridicolo teatrino visto ieri in senato, con i cori “patriottici” e i tricolori sventolati da sinistra e destra, a fronte dell’unica bandiera di San Marco esposta dalla senatrice leghista Mara Bizzotto.

In termini pratici, in ogni caso, sempre per l’aspetto che più ci riguarda da vicino, se l’iter istituzionale di approvazione dell’autonomia differenziata dovesse realmente andare a buon fine senza particolari intoppi, i suoi primi effetti per i cittadini veneti non potrebbero vedersi prima di qualche anno, forse 3-5 anni nella più ottimistica delle previsioni. Meglio tardi che mai.

Ma quali potranno essere tali effetti pratici?

Servirebbe ovviamente la sfera di cristallo per poterlo prevedere, ma alcune cose si possono dire fin da subito. Innanzi tutto, dato che l’autonomia differenziata è “a costo zero” per lo stato, essi non riguarderanno la quota di residuo fiscale, quei 15-20 miliardi di euro di tasse che ogni anno lo stato centrale preleva in Veneto e che non restituisce al territorio in nessuna forma. La spesa coinvolta sarà da ricercarsi nella quota che oggi viene gestita direttamente dallo stato centrale sul territorio (in Veneto, nel nostro caso). Aumenteranno quindi le risorse fiscali che lo stato centrale trasferirà a regione ed enti locali e diminuirà la parte che esso spenderà sul territorio per finanziare le materie che saranno eventualmente attribuite alle regioni (il Veneto, per quanto ci riguarda).  È difficile oggi dire di che cifra si tratterà, ma, così come avevamo previsto ancora molti anni fa, con ogni probabilità per il Veneto difficilmente riguarderà una cifra superiore ad 1-2 miliardi di euro l’anno, cifra compatibile persino con quanto previsto da Svimez, entità sfacciatamente anti-veneta.

Anzi, dato che in ogni caso è previsto un fondo perequativo per finanziare i servizi interessati dall’autonomia differenziata nelle altre regioni, probabilmente esso verrà individuato propria nella quota di residuo fiscale, che sarà destinato a salire nel tempo. Oppure lo stato andrà a diminuire la propria quota di spesa diretta per i propri servizi erogati nel territorio, che parimenti equivale di fatto ad aumentare il residuo fiscale.

Un effetto virtuoso di contenimento della spesa pubblica generale (da parte di stato, regioni ed enti locali) appare inoltre poco probabile, perché se è pur vero che in teoria una sua responsabilizzazione da parte degli enti più vicini al territorio dovrebbe aumentarne l’efficienza, la mancanza della leva di autonomia fiscale vera e propria introdurrà l’effetto perverso che la “mano destra” non sa cosa fa la “mano sinistra”.

Si rischia insomma di trasformare gli enti territoriali in puri spendifici senza alcuna, o pochissima, responsabilità fiscale.

Abbiamo già dimostrato che tale tendenza è già in atto, con l’analisi dei conti pubblici territoriali che hanno visto aumentare sensibilmente il residuo fiscale subito dopo la celebrazione dei referendum per l’autonomia in Veneto e Lombardia, con parziale stop solo durante gli anni della pandemia e ritorno a un trend di crescita subito dopo.

Ciò vale a maggior ragione considerata la tendenza all’insostenibilità debito pubblico italiano testimoniata per l’ennesima volta anche dall’ultimo report dell’Ocse sui conti pubblici italiani pubblicato due giorni fa.

Insomma, l’autonomia differenziata rischia seriamente di trasformarsi in una autonomia farlocca, con buona pace di autonomisti e federalisti che pure oggi a ragione celebrano una vittoria più onorifica che reale.

Plebiscito.eu

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ROMA PIÙ LADRONA CHE MAI: IL VENETO SEMPRE PIÙ DEPREDATO DALL’ITALIA

ROMA PIÙ LADRONA CHE MAI: IL VENETO SEMPRE PIÙ DEPREDATO DALL’ITALIA

9 Gennaio 2024 0 Comments in editoriali news

Dopo il referendum farsa del 2017 il furto fiscale nei confronti del Veneto si è aggravato. L’indipendenza fa più paura all’Italia di un’autonomia farlocca

Il Veneto continua ad essere depredato fiscalmente, come nulla fosse. Il furto avviene da tempo immemore e, dopo una breve frenata sotto i 10 miliardi di euro annui in epoca pandemica, esso è ritornato immediatamente a crescere verso i consueti 15-20 miliardi di euro l’anno. Lo dimostrano le cifre impietose quanto ufficiali del governo italiano sui conti pubblici territoriali che vengono aggiornate con cadenza annuale e sono sottoposte ad azioni di verifica puntuale a fronte degli oltre 12 mila bilanci rilevati.

Per l’ultimo anno disponibile, il 2021, il residuo fiscale, o meglio, il furto fiscale subito dal Veneto ammonta a 13,01 miliardi di euro, per la sola PA (Pubblica Amministrazione).

Ampliando lo sguardo al Settore pubblico allargato (Spa), sempre nel 2021, la situazione peggiora fino alla ragguardevole cifra di 16,56 miliardi di euro.

In totale, senza calcolare l’inflazione, dal 2000 al 2021 il Veneto ha visto sparire oltre 343 miliardi di euro sottratti dallo stato centrale e non riversati sul territorio in alcuna forma. Se si considera il settore pubblico allargato il furto storico epocale nello stesso periodo arriva quasi a 366 miliardi di euro.

Ciò avviene a prescindere dal colore politico dei governi e delle leadership che si succedono. Ciò avviene senza alcuna remora anche dopo il referendum per l’autonomia del Veneto del 2017. Anzi, a ben guardare l’andamento del grafico notiamo che proprio dopo il referendum di Zaia il furto ha subito un picco impressionante passando dai 14-16 miliardi di euro l’anno del periodo 2014-2017 ai 19-20 miliardi del 2018-19, salvo poi brevemente frenare proprio durante il periodo del Covid, ma immediatamente dando nuovi segni di accelerazione. Sarà curioso vedere se fra 1-2 anni la tendenza tornerà ad essere quella del 2018-19, come appare probabile. Quindi non solo il Veneto non avrà alcuna forma di autonomia reale, ma anzi il furto si è aggravato.

Oltre al danno, le beffe.

Ecco perché la lotta di Plebiscito.eu continua. Non può esservi infatti un obiettivo diverso dall’indipendenza del Veneto, come ha dimostrato in questi 6 anni l’infruttuosa e anzi controproducente contro-propaganda per l’autonomia.

Anzi come dimostra proprio il residuo fiscale nel corso degli anni, dopo il plebiscito digitale del 2014 esso ha avuto una tendenza al ribasso, fino proprio al referendum farsa del 2017. Vale a dire che lo stato italiano reagisce con paura e diventa più mansueto quando i veneti utilizzano la leva politica dell’indipendenza, mostrandosi invece più famelico e senza controllo di fronte alla finta minaccia di autonomia. Il motivo è semplice: lo strumento dell’indipendenza è saldamente nelle mani dei veneti, grazie al principio di autodeterminazione dei popoli, mentre l’autonomia è una utopistica concessione da parte dello stato centrale, in merito alla quale i veneti nulla possono.

A distanza di quasi 10 anni dal nostro referendum digitale per l’indipendenza del Veneto, le nostre energie e risorse non sono certo più quelle di un tempo, ma le nostre ragioni, il nostro impegno e il nostro pensiero sono più vivi che mai e siamo certi che anche il nostro progetto politico potrà ben presto ritrovare la linfa necessaria alla sua attuazione.

Plebiscito.eu

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L’inflazione nel Veneto: cause, conseguenze e soluzioni

L’inflazione nel Veneto: cause, conseguenze e soluzioni

19 Dicembre 2022 0 Comments in editoriali news

Come affrontare efficacemente l’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi nel nostro territorio

[Disclaimer: video, voce e testi creati con software di intelligenza artificiale]

L’inflazione può avere conseguenze significative per il Veneto, in particolare alla luce dello svantaggio fiscale che la regione ha a causa del residuo fiscale di 15-20 miliardi di euro che viene impiegato in altre regioni italiane. Quando i prezzi dei beni e dei servizi aumentano nel tempo, ciò può rendere più difficile per le famiglie venete acquistare ciò di cui hanno bisogno, soprattutto se i loro redditi non aumentano allo stesso ritmo. Inoltre, l’inflazione può rendere meno attraente investire in Veneto, poiché i rendimenti delle attività finanziarie potrebbero non essere sufficienti a compensare l’aumento dei prezzi.

Per affrontare efficacemente l’inflazione nel Veneto, è importante considerare sia la domanda che l’offerta e agire di conseguenza. Ciò potrebbe includere l’adozione di politiche che promuovono la crescita economica, come investimenti in infrastrutture, formazione e sviluppo delle competenze, nonché il sostegno alle aziende locali per aiutarle a competere con successo sui mercati globali. Inoltre, potrebbe essere necessario prendere in considerazione misure per gestire la domanda, come ad esempio l’adozione di politiche fiscali mirate o il monitoraggio dei prezzi dei beni e dei servizi.

È altrettanto importante che gli economisti e i decisori politici affrontino il tema dell’inflazione in modo più specialistico e concreto, fornendo dati e una discussione più approfondita. Solo allora potremo comprendere meglio questo fenomeno complesso e trovare soluzioni efficaci per affrontarlo. Inoltre, è fondamentale che il Veneto abbia una voce forte e autorevole nei dibattiti sull’inflazione a livello nazionale e internazionale, al fine di proteggere gli interessi della regione e garantire un futuro prospero per le sue famiglie e le sue imprese.

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I CADORNA IN GUERRA CONTRO IL VENETO

I CADORNA IN GUERRA CONTRO IL VENETO

27 Ottobre 2022 0 Comments in editoriali news

Apprendiamo che gli eredi del generale Cadorna – probabilmente il più fallimentare, incapace e crudele ufficiale nella storia dello stato unitario italico guerrafondaio e forse primo responsabile della disfatta di Caporetto – hanno denunciato un indipendentista veneto, Michele Favero, cui va la nostra piena solidarietà, perché avrebbe offeso il loro antenato sconfitto dalla storia. E addirittura un giudice ha dato loro ragione, con conseguente condanna a risarcire i danni, pignoramento dei conti correnti del malcapitato etc etc. Ci chiediamo se allora, applicando lo stesso principio del valore giuridico delle frasi storiche, gli eredi dei poveri soldati mandati a morire dal Cadorna, inventore in chiave moderna della criminale pratica della decimazione, possano rivalersi sugli eredi del sanguinario generale chiedendo loro i danni di guerra causati dalla cecità e dall’ingiustificabile atteggiamento barbaro del Cadorna, il cui comportamento fu definito “selvaggio, che nulla può giustificare” persino dalla Commissione d’inchiesta di Caporetto. Sarebbe bello che chi ha visto i propri antenati morire ammazzati per le decisioni dettate dall’odio di tale generale vincesse oggi in tribunale chiamando a rispondere del suo operato i suoi eredi, pignorando le loro proprietà e i loro conti correnti, come d’altro canto loro fanno con chi osa criticare un autentico macellaio della storia. Ma esiste un tale giudice in Italia?

Gianluca Busato – Plebiscito.eu

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DOPO LA DISFATTA DELLA LEGA DI SALVINI È L’ORA DELL’INDIPENDENZA DEL VENETO

DOPO LA DISFATTA DELLA LEGA DI SALVINI È L’ORA DELL’INDIPENDENZA DEL VENETO

28 Settembre 2022 1 Comment in editoriali news

Mentre continua il saccheggio fiscale del Veneto viene meno l’ostacolo principale alla nostra libertà

Le elezioni politiche del 25 settembre rappresentano il funerale dell’incoerente strategia della lega salviniana. Non si può infatti predicare allo stesso tempo “prima gli italiani” e poi rivendicare (per finta) l’autonomia (farlocca) di Veneto e Lombardia. O sei nazionalista italiano, oppure sei il partito della questione settentrionale, ma non puoi essere entrambe le cose.

Per qualche anno la lega tricolore era riuscita a racimolare voti, ma ora finalmente l’inganno è stato rivelato. Certo, per rendere evidente tale incoerenza sono serviti molti errori di percorso, prima con il governo con il m5s, che aveva visto l’approvazione del reddito di cittadinanza, poi con la farsa del Papeete, per passare poi al governo con lega e m5s, addirittura con appoggio del lockdown duro e irrazionale e di provvedimenti illiberali, il tutto condito con la figuraccia in Polonia, fatti che hanno minato la credibilità del Capitano, forse per sempre, togliendole tutti quei voti (efimeri) che nel frattempo aveva. Tale lezione vale tra l’altro anche per chi ha vinto le ultime elezioni: tanto rapidamente si possono conquistare i favori dell’elettorato, quanto ancora più velocemente li puoi perdere. A maggior ragione quando essi sono legati a promesse elettorali irrealizzabili.

La debacle della lega porta con se anche l’interrogativo sulla questione veneta. Cinque anni dopo il referendum per l’autonomia, quel patrimonio politico è andato oramai perduto. E pare quantomeno difficile che possa essere recuperato da chi non ha fatto praticamente nulla per sfruttarlo. La lega infatti in questo quinquennio è stata sempre al governo, ma non ha mai fatto nemmeno finta di perseguire l’autonomia. Che in ogni caso era svuotata fin dalla partenza, perché come ben sappiamo essa era priva di risorse finanziarie.

Ma non è che nel frattempo la situazione in Veneto sia migliorata. Anzi, è ben che peggiorata! La crisi energetica, figlia di decisioni politiche irresponsabili che hanno reso l’Italia e il Veneto dipendenti dal gas di Mosca, dopo aver abbondonato il nucleare per ragioni populistiche si uniscono al quadro già drammatico di un territorio le cui risorse sono depredate dallo stato centrale che ogni anno ci sottrae 15-20 miliardi di euro per dare forma a uno dei più odiosi furti fiscali della storia.

Il Veneto oggi da un lato è intrappolato nella gabbia istituzionale italiana – che rappresenta un’autentica palla al piede – e dall’altro continua ad essere terra di saccheggio fiscale – cosa che ci lega le mani dietro alla schiena: è chiaro che in questa situazione competere a livello europeo e internazionale diventa una sfida titanica.

Certo, poi i veneti sono bravissimi lo stesso, come dimostra la decisione di aprire entro qualche anno nel veronese, a Vigasio, la nuova gigafactory di chip Intel con la creazione di 5 mila posti di lavoro e con un investimento iniziale di circa 4,5 miliardi di euro che dovrebbe aumentare nel tempo.

Ma non possiamo più affidarci solo alla buona stella e alla fascia di eccellenza. Il sistema Veneto ha bisogno oramai di essere riformato e potenziato dalle fondamenta, a cominciare proprio dall’infusione di tecnologia, che è la prima componente che permette una crescita economica. E per la quale servono una migliore istruzione e un migliore sistema-paese, dato che quello attuale è alla disperazione. Ciò sarà reso ancora più necessario nei prossimi anni che vedranno sparire moltissime occupazioni e che devono vederci preparati a creare nuove tipologie di lavori e professionalità.

Come possiamo farlo se restiamo agganciati al Titanic italiano zavorrato da un debito pubblico sempre più insostenibile, da una scarsissima produttività e da un apparato pubblico bulimico quanto inefficiente?

L’unica via di uscita da questo incubo è l’indipendenza del Veneto. Dato che il soggetto politico che rappresentava il più grande ostacolo al suo conseguimento è ora in una crisi che quantomeno lo paralizzerà per un bel po’ in una lotta intestina di potere, noi indipendentisti veneti abbiamo il dovere di organizzarci e di attuare finalmente una strategia che porti alla nostra libertà nel più breve tempo possibile.

Vi sono le condizioni adatte, possediamo gli strumenti giuridici ed economici necessari, è tempo ed ora che diamo forma ad una classe dirigente indipendentista degna di questo nome.

Gianluca Busato

Plebiscito.eu

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