CENTRALISMO ITALIANO VERSUS ESERCIZIO DI INDIPENDENZA DELLA REPUBBLICA VENETA
Come è mutato lo scenario politico dopo l’insediamento di Renzi e il Referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014
Mentre entra nel vivo l’organizzazione della campagna integrata di obiezione fiscale, grazie all’azione di Plebiscito.eu, emerge sempre più forte il vuoto assoluto della politica veneta, preda del panico assoluto e della mancanza di prospettiva.
La visione prospettica su cosa sta emergendo nello scenario, al di là delle questioni di parte e della campagna elettorale per le europee, incentrata sullo sterile dibattito euro-no-euro e poco altro, resta per noi veneti la questione socio-economica, aggravata nella sua drammaticità dalla deflazione conclamata che è il frutto del crollo dei consumi interni, del raddoppio della disoccupazione e della drastica diminuzione del Pil. È uno scenario di grave difficoltà – causata dallo stato italiano – in cui assistiamo alla polarizzazione del dibattito.
Le soluzioni proposte de facto sono due, tertium non datur: il centralismo italiano sempre più centralista, con l’abolizione del terzo comma dell’art. 116 della costituzione che toglie dal campo le inutili perdite di tempo portate avanti per anni per nulla (tra “federalismo a geometria variabile”, “riforma Antonini” e simili altre amenità) e l’indipendenza fattiva della Repubblica Veneta. Che non potrà avvenire tramite percorso regionale, in quanto esso è troncato fin dall’origine della potestà decisionale in tal senso. Il percorso regionalista aveva senso finché i cittadini veneti non si fossero pronunciati sul proprio destino, con la possibilità in tal caso per il consiglio regionale di proclamarsi assemblea nazionale veneta. Ma dopo la celebrazione del referendum di indipendenza della Repubblica Veneta del 16-21 marzo esso, oltre a diventare pleonastico, rischia anche di portare fuori strada un bel po’ di persone illuse da un grave errore di prospettiva politica.
In ogni caso la partita è impari, a nostro vantaggio. Lo stato italiano ha solo le armi del terrorismo e della paura, ma da un punto di vista pratico, in particolare da un punto di vista finanziario, le vere leve sono tutte in mano dei veneti, che sono una potenza economica.
Serve capacità di astrazione per capire cosa si muove realmente nel campo e quali sono le strategie adottate per trovare le migliori soluzioni nel nome del benessere comune e della difesa dei diritti civili oggi calpestati da uno stato sempre più brutale, sempre più avvitato nella propria mostruosità malcelata dal cerone e dal ringiovanimento di facciata seguito all’insediamento del governo Renzi.
La stessa capacità di semplificazione di sistemi pure complessi che ha portato alla (sorprendente per molti) strategia di comunicazione globale del Referendum di indipendenza del 16-21 marzo scorsi. La tempistica, le modalità, le scelte generali erano una logica conseguenza della comprensione di cosa si stava muovendo.
Oggi non cambiano le considerazioni. Anzi, sono vieppiù accentuate le ragioni che portano all’accelerazione lungo la strada dell’esercizio di indipendenza della Repubblica Veneta, in primis con il controllo delle nostre risorse fiscali, che parte dall’applicazione del decreto di esenzione fiscale totale, promulgato dalla Delegazione dei Dieci il 25 marzo scorso e proclamato solennemente a Vicenza l’11 aprile, con una piazza colma, festosa e con un’infinità di bandiere venete a testimoniare la presa popolare dell’azione della Delegazione dei Dieci.
La concorrenza istituzionale tra Repubblica Veneta e stato italiano è solo agli inizi. E per cavalleria ci sentiamo di consigliare ai nostri concorrenti di evitare gravi errori strategici come l’incarcerazione delle idee, o l’incapacità di rispondere politicamente a un’azione civica dal basso e trasversale, che sta rendendo sempre più forte la Rivoluzione Digitale col sorriso. Si preparino invece ad una trattativa patrimoniale sull’indipendenza della Repubblica Veneta, da tenersi a Vienna, a Ginevra, o in altro luogo neutro, sotto stretto monitoraggio delle organizzazioni internazionali.
Gianluca Busato
Plebiscito.eu
PLEBISCITO.EU: 24 ORE AI PARTITI PER RICONOSCERE LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELLA REPUBBLICA VENETA
AL VIA LA CAMPAGNA “SO S-TANKO DE VOTAR PAR GNENTE”
Considerata l’attuale fase transitoria verso la costituente della Repubblica Veneta e la fase di concorrenza istituzionale in corso tra la Repubblica Veneta e lo stato italiano ancora operante nel territorio in modo illegittimo, Plebiscito.eu ha approvato alcuni punti programmatici per quanto riguarda l’eventuale indicazione di voto a liste che si presentano alle elezioni.
I punti che Plebiscito.eu ha chiesto di rispettare per ottenere un’indicazione di voto sono i seguenti:
- riconoscimento della proclamazione di indipendenza Repubblica Veneta del 21 marzo 2014 a Treviso;
- riconoscimento della Delegazione dei Dieci della Repubblica Veneta;
- divieto di affiancamento a liste con la presenza di tricolori;
- partecipazione attiva alla fase costituente della Repubblica Veneta.
Le liste e i candidati che osserveranno e faranno propri tali punti programmatici nella loro integrità e senza alcuna deroga, potranno ottenere un’indicazione di voto da parte di Plebiscito.eu, che non si presenterà direttamente alle elezioni italiane.
L’indicazione di voto si accompagnerà alla scritta nel logo elettorale “a fianco di Plebiscito.eu”. Plebiscito.eu è infatti l’organizzazione che concretamente sta realizzando le condizioni per la fattiva indipendenza della Repubblica Veneta, oltrechè il mezzo di informazione utilizzato dalla Delegazione dei Dieci per pubblicare le proprie comunicazioni e decisioni.
Il termine per poter aderire alla proposta programmatica indicata è di 24 ore a partire da ora.
Per ogni altra votazione sia alle elezioni amministrative sia alle elezioni europee, vi sarà invece l’indicazione di non voto, con lo slogan SO S-TANKO DE VOTAR PAR GNENTE.
Plebiscito.eu è rispettoso dell’esercizio elettorale democratico e pacifico della legalità, ma essa per potersi appieno esercitare deve inserirsi nel quadro della legittimità internazionale rispettando pertanto la Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza della Repubblica Veneta, in quanto espressione della sovranità popolare emersa dalle urne del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo scorso.
Ufficio stampa
Plebiscito.eu
LEADERSHIP VENETA ED ESERCIZIO DI INDIPENDENZA
Al via il piano integrato di obiezione fiscale nel territorio della Repubblica Veneta
Emerge ogni giorno di più lo spartiacque tra chi incarna il consenso popolare in Veneto rappresentando la nuova leadership consapevole delle sfide da affrontare e chi continua nei tentativi di galleggiamento sempre più privo di credibilità nello stagno veneto della politica italiana.
È sempre più evidente infatti che per recitare il ruolo di protagonista e come tale essere riconosciuto si deve maturare la consapevolezza di rappresentare gli interessi vitali di una nazione potenzialmente tra le più prospere d’Europa, ancorché oggi saccheggiata dal furto coloniale di uno stato italiano che con l’incarcerazione delle idee rappresentate in modo sublime dall’intellettuale e pacifista Franco Rocchetta si è coperto di vergogna di fronte alla storia e al mondo intero.
La presenza oggi a Roma di una rappresentanza regionale di fatto bocciata dal responso del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo ha palesato nel contempo l’inconsistenza, l’inadeguatezza e la mancanza di cultura politica da parte di chi continua nel triste esercizio di elemosinare la carità col cappello in mano per ottenere ciò che è stato rubato.
È profondamente sbagliato inchinarsi in modo servile di fronte ad uno stato illegittimo che solo la nostra azione e progettualità ha saputo mettere sotto scacco, promuovendo la questione veneta all’attenzione del proscenio mediatico sia italiano sia – e ancor di più – internazionale.
Per quanto riguarda inoltre il tentativo vano da parte di alcune forze politiche di cavalcare l’onda del consenso da noi messa in moto rileviamo solo che ha poche probabilità di successo, in quanto si tenta di prendere la carne dei voti senza l’osso rappresentato dalla volontà popolare maggioritaria a favore dell’indipendenza della Repubblica Veneta.
La realtà dei fatti è che solo chi ha saputo concepire le modalità operative per alzare il coperchio sullo sfruttamento indecoroso della Terra Veneta da parte del peggiore inferno fiscale del mondo oggi sa e può interpretare correttamente la volontà di esercizio di indipendenza che sempre più forte emerge dal territorio.
Ora il nostro obiettivo diventa quindi quello di implementare la campagna di obiezione fiscale, attraverso l’azione degli Uffici Pubblici delle Comunità, per darle il maggior impatto che possa abbattere uno stato morto e liberare la Repubblica Veneta dall’invasore.
Le nostre armi come di consueto saranno la consapevolezza che deriva dall’informazione, il sorriso che accompagna la nostra rivoluzione digitale e una organizzazione efficiente quanto pacifica che nel territorio sappia diventare l’espressione della sovranità popolare decretata dalle urne digitali.
Così come nel corso della campagna referendaria abbiamo saputo creare il miracolo di partecipazione e volontariato che ha travolto la partitocrazia, oggi sapremo dare concretezza alla nostra azione attraverso una campagna integrata rafforzata dall’uso dei media digitali.
Cominceremo con due riunioni operative di volontari che si terrano domani martedì 15 aprile, una a San Fior (TV), alle ore 20.45 presso la sala polifunzionale del Municipio in via G. Marconi, 2, l’altra a Thiene (VI) presso la trattoria “Il Teatro” in via G. P. Rossi, 35. Entrambe alla luce del Sole (o meglio visto l’orario al chiarore della Luna), perché la nostra è una rivoluzione popolare col sorriso e non un golpe ordito di nascosto.
Mercoledì sera saremo invece a far visita alla Comunità di La Magnifica Comunità del Centro del Veneto (sotto l’area Cantonale del Camposampierese) presso l’ex presidio permanente di Loreggia accompagnati anche dalle telecamere di una tv europea, per dimostrare come la fattiva indipendenza si stia raggiungendo grazie al processo di disintermediazione civica che sta dando forma e sostanza alla concorrenza istituzionale tra lo stato italiano illegittimo e la Repubblica Veneta dichiarata indipendente il 21 marzo a Treviso.
Gianluca Busato
Plebiscito.eu
LA DELEGAZIONE DEI DIECI: “NON SI IMPRIGIONANO LE IDEE”
Alla vigilia della decisione del Tribunale del riesame, la Delegazione dei Dieci della Repubblica Veneta ha approvato la seguente risoluzione.
Risoluzione n.1/2014 della Delegazione dei Dieci: “NON SI IMPRIGIONANO LE IDEE”
In merito alla carcerazione di Franco Rocchetta da parte dello stato italiano, la Delegazione dei Dieci, alla luce delle evidenze finora emerse,
STIGMATIZZA
un atto di privazione della libertà che appare del tutto ingiustificato nei confronti di un intellettuale che ha fatto del pacifismo una missione di vita.
Tale atto dimostra esclusivamente il puerile tentativo di imprigionare le idee di Franco Rocchetta, che in tal modo dimostrano il proprio primato morale e culturale e la propria piena attualità storica rispetto alla natura dittatoriale che in modo auto-evidente appare da una simile sproporzionata e ingiustificata misura, che getta un’ombra indelebile di fronte al mondo e alla storia nei confronti di un’istituzione statuale illegittima, immorale e profondamente ingiusta.
La Delegazione dei Dieci
E’ VICINA E SOLIDALE
al patriota Franco Rocchetta e a tutti i patrioti veneti ingiustamente incarcerati che devono essere immediatamente liberati.
Treviso, 14 aprile 2014
Delegazione dei Dieci
Repubblica Veneta
LA FISCALITÀ NON PUÒ E NON DEVE ESSERE L’UNICA FORMA DI LEGAME TRA L’INDIVIDUO E LO STATO
La repubblica veneta sta celebrando il suo Tea Party, come i patrioti di Filadelfia, e poi di Boston, e poi di Chestertown tra il 1773 e il 1774.
Nel frammento originario del Faust di Goethe, un personaggio esclama:
“Caro Sacro Romano Impero,
com’è che sei ancora intero?”
Non sarebbe rimasto vivo a lungo, nel 1806, dopo 1006 anni di vita gloriosa a lungo, e almeno un secolo e mezzo di decadenza, l’Impero veniva formalmente sciolto. L’Impero d’Austria che ne nacque, peraltro molto rispettoso della “nazione veneta” cui rese omaggio perfino l’Imperatore, non era né poteva essere più “sacro” o “romano”.
Quando vi è solo e soltanto un legame formale tra i cittadini e uno Stato, un legame di coercizione fiscale – ti prendo quel che io decido con la minaccia e l’uso della forza – quando ogni altro legame morale è dissolto, quel legame formale da solo dice solo due cose: che quello Stato è morto, e che l’individuo, il cittadino, la persona, è già libero, prima ancora che qualcuno lo riconosca come tale. Prima che la sua libertà, dichiarata, dia vita ad una nuova forma politica in cui oltre al legame di coercizione fiscale, vi siano altri legami e maggiori legami, di carattere morale. Essenziali per ogni comunità estesa, e per la famiglia stessa, la prima delle forme associative dell’individuo.
Vi Sono stati che hanno richiesto ai cittadini tributi di sangue mostruosi, come avvenne nella prima strage mondiale, e anche nella seconda. Perché proprio questi sacrifici immondi divennero miti fondativi di tali stati? Perché la retorica al servizio della politica truffaldina, menzognera, e assassina, poneva e pone una domanda allucinante: “Come, 600.000 individui hanno dato la vita per questo Stato, e voi, a cui non è più richiesta la vita, rifiutate la vostra proprietà, un sacrificio molto minore?”.
Sono le parole del Diavolo e la Chiesa dovrebbe evitare di sottoscriverle, dovrebbe avere almeno timore di un qualche Lutero digitale, che la ponga prima in ridicolo, e poi in crisi vera. Per fortuna non tutta la Chiesa la pensa così.
La fiscalità non può e non deve essere l’unica forma di legame tra l’individuo e lo Stato. La repubblica veneta sta celebrando il suo Tea Party, come i patrioti di Filadelfia, e poi di Boston, e poi di Chestertown tra il 1773 e il 1774.
Se viene legalmente operata una rivoluzione fiscale, è perché ormai viene riconosciuta la titolarità, alla repubblica veneta, della fiscalità. Proprio perché la repubblica veneta non fonda il legame tra i suoi cittadini e se stessa solo sulla fiscalità, poiché è appena nata. Vi sono motivi ideali, morali, nella nascita di ogni nuovo Stato, poiché nel vecchio Stato la forma di appartenenza era decretata, con la violenza, solo da motivi materiali. Nessuna intimidazione fonda la comunità umana. Quelle famiglie stesse, fondate sulla violenza, il ricatto e l’intimidazione, sono famiglie aberranti, sono deviazioni dall’ordine naturale, la cui sussistenza è precaria. Figuriamoci quando su intimidazione, violenza, e ricatto, si vogliono fondare comunità maggiormente estese di individui.
La Storia si ripete solo perché il Male non viene mai definitivamente sconfitto.
La vittoria di Dio su Satana è sempre rimandata in avanti, come l’angelo della Storia di Paul Klee, che un vento vorticoso trascina verso il futuro, con il volto però rivolto all’indietro, in un passato che è solo un mucchio di rovine, che s’accresce vertiginosamente.
La fiscalità deve fondarsi su di un nuovo patto costitutivo di una comunità che si dà spontaneamente la forma di nuovo Stato. Poiché lo Stato sottrae ricchezza per quel che dovrebbe essere il bene comune, o anche solo la quota di appartenenza ad un club esteso, nessuno Stato può sottrarre più del minimo dovuto, e stabilito democraticamente dagli stessi cittadini, e questo è nella repubblica veneta. Il bene comune è la sommatoria del bene di ogni singolo cittadino, e a quest’ultima sussidiario. Ogni stato che ponga nei propri principi fondativi, ovvero nella propria costituzione, la non sottoponibilità a decisione referendaria (ovvero sottragga alla decisione del popolo) delle proprie aliquote fiscali, è una dittatura. E come una dittatura deve essere trattato e considerato dal concerto delle nazioni.
La dittatura è la negazione non solo della civiltà del diritto, ma di ogni civiltà.
Gli Stati muoiono quando sottraggono la proprietà individuale nella misura in cui violando la proprietà, un diritto naturale, ne violano anche un altro, quello alla vita. Gli Stati che mettono in pericolo di vita i loro cittadini sono entità morte, sono sovrastrutture che occorre scrollarsi di dosso, sono il contrario, detto propriamente, di quel che dovrebbero essere e quello per cui sono nati secondo ogni dottrina liberale moderata, da John Locke in poi: non garantiscono e non proteggono, depredano e uccidono.
La repubblica veneta non sarà, anzi, non è così.
Vicenza, 11 aprile 2014
Paolo Luca Bernardini
