BOND VENETI: RIPETIZIONI DI MATEMATICA (E NON SOLO) PER I COSIDDETTI “ESPERTI” ITALIANI
Titoli di Stato della Repubblica Veneta garantiti nel pieno esercizio della propria sovranità da un surplus finanziario di oltre 20 miliardi di euro annui
Oggi Mario Bertolissi sul Gazzettino contesta la prossima emissione di Bond Veneti annunciata della Repubblica Veneta, affermando che dal surplus di 20 miliardi rubati da Roma bisogna detrarre i costi sostenuti dallo stato centrale per il Veneto e la nostra parte di debito pubblico, nonché le spese da affrontare una volta diventati indipendenti.
Il buon Bertolissi se ne intenderà – forse – di diritto costituzionale italiano, ma con i conti ha qualche serio problema, oppure finge di dimenticare.
Il Veneto infatti ogni anno paga 70 miliardi di euro di tasse e i 20 miliardi di euro sono quelli che rimangono una volta scorporati proprio i costi che lo stato centrale dice di sostenere per il Veneto (35 miliardi di euro annui, secondo i conti pubblici territoriali dello stato, ministero del tesoro) e i trasferimenti verso regione ed enti locali (15 miliardi di euro annui, a dire il vero molto ma molto in ribasso secondo le ultime derive centraliste dello stato). Merita appena citare inoltre che i costi di esercizio che la Repubblica Veneta dovrà affrontare una volta pienamente indipendente saranno senz’altro ottimizzati e molto minori rispetto agli attuali che già sosteniamo con i nostri soldi caratterizzati da sprechi immani di uno stato italiano colabrodo.
Per quanto riguarda il debito pubblico, esso rientrerà nelle trattative per l’indipendenza della Repubblica Veneta (a rigor di logica non riguarda i veneti, essendo stato fatto dallo stato italiano, ma è senz’altro interesse veneto l’assicurare la stabilità finanziaria dell’area geopolitica in cui ci troviamo), tenendo presente anche che lo stato italiano ha un debito verso il Veneto di 500 miliardi di euro, calcolando le rapine fiscali degli ultimi trent’anni. Su questo punto rimandiamo Bertolissi alla lettura di quanto ha scritto Lodovico Pizzati su Libero qualche giorno fa.
Anche per quanto riguarda il diritto Bertolissi confonde la Repubblica Veneta con un’associazione di diritto privato italiano, dimenticando che è in atto una rivoluzione digitale pacifica e col sorriso, che ha visto il proprio primo atto formale il 21 marzo a Treviso con la dichiarazione di continuità di indipendenza della Repubblica Veneta. Ad emettere i Bond Veneti non sarà infatti un’associazione di diritto privato italiano, bensì un ramo dello stato veneto, ovvero la neonata Tesoreria della Repubblica Veneta, che non opererà nei territori sottoposti a sovranità dello stato italiano.
In estrema sintesi, l’investimento nei Bond Veneti è effettivamente molto allettante, in quanto sarà garantito, nel pieno esercizio della sua sovranità, dalla solidità di uno degli stati più prosperi d’Europa, la Repubblica Veneta, che fino ad oggi, in compagnia della sola Lombardia ed Emilia-Romagna e poco altro, ha saputo mantenere in piedi l’intero stato italiano. Figuriamoci un po’ se non saprà fare di meglio da sola, una volta che avrà le mani slegate e i piedi liberi dalla palla del leviatano più mostruoso della storia contemporanea!
Merita inoltre citare ancora una volta come le alternative di riforma dello stato italiano risultino vieppiù utopistiche e limitate al solo ed esclusivo avvitamento ipercentralista e ciò spiega il grande consenso popolare che invece sta raccogliendo l’azione di Plebiscito.eu e più in generale l’esercizio di indipendenza della Repubblica Veneta, in quanto è ben chiaro che quando il cambiamento risulta impossibile dall’alto – e 150 di storia di conservazione nazionalistica italiana lo stanno a dimostrare – è evidente che esso emergerà dal basso, per assunzione di responsabilità civica dei cittadini che si sostituiscono de facto all’inconcludenza irresponsabile di una classe dirigente veneta ed italiana delegittimate.
Curioso è, infine, che la discussione nasca proprio dall’aver colto il suggerimento che lo stesso Bertolissi ha dato nel paragrafo finale della sua relazione giuridica prodotta in seno alla Commissione Giuridica Regionale sulla Risoluzione 44/2012 sull’autodeterminazione del Popolo Veneto, quando ha testualmente citato che “è tempo che la politica ascolti”. Peccato però che la politica – e con essa più di qualche “esperto” – non sappia capire il linguaggio della sovranità popolare, che è emersa dalle urne del referendum di indipendenza della Repubblica Veneta il 21 marzo 2014 con la forza autentica che le è propria.
Gianluca Busato
Plebiscito.eu
REDDITOMETRO: arrivano i primi controlli e 20mila lettere del Fisco. Come potrà difendersi il destinatario.
A proposito del peggiore inferno fiscale del mondo, pubblichiamo di seguito una breve informativa sul Redditometro italiano (si stimano in qualche centinaio le lettere in arrivo in Veneto).
Partiranno i primi di aprile le 20mila lettere dell’Agenzia delle Entrate, indirizzate a quei contribuenti sottoposti al redditometro, per cui risulta un’incongruenza del 20% dall’incrocio tra le spese effettuate per sé e famiglia e il reddito dichiarato. Il decreto n. 122 del 2010 ha introdotto infatti importanti novità per quando riguarda il redditometro, lo strumento di accertamento sintetico reddituale del contribuente che si fonda sulla capacità di spesa mostrata e il reddito dichiarato, sulla base delle informazioni disponibili nell’Anagrafe Tributaria, ossia l’archivio a disposizione del Fisco in cui i dati inseriti sono quelli provenienti dalla Pubblica amministrazione che ne entra in possesso in seguito ad un adempimento che per legge esegue il contribuente (si pensi alla registrazione di un contratto di locazione ad esempio) o quelli provenienti da soggetti esterni tenuti per legge a comunicare tali elementi al Fisco (si pensi alle banche che hanno l’obbligo di comunicare tutti i movimenti dei conti correnti).
Dopo il primo stop alla partenza ufficiale, in seguito alla richiesta di parere da parte del Garante della privacy sulla possibile violazione della riservatezza del soggetto da parte del redditometro, ora l’Agenzia delle Entrate scalda i motori per il gran debutto del redditometro e prepara le prime lettere. Il redditometro è un importante strumento di lotta all’evasione fiscale poiché “scova” alcune situazioni grazie alla verifica della capacità di spesa di un certo soggetto: tanto spendi tanto guadagni. Il redditometro ora in partenza riguarda i redditi dichiarati nel 2009, quindi si guarda all’Unico 2010.
Ma quali sono le spese che rilevano nel redditometro? E come può difendersi chi riceve questa lettera? Innanzitutto c’è da dire che le spese che rilevano ai fini del redditometro sono solo le spese certe, relative ad elementi certi. Che cosa significa? Spesa per beni alimentari, vestiti, medicinali, di trasporto, spese per libri, apparecchi per telefonia, tasse scolastiche, giocattoli, hi-fi, computer, animali domestici, parrucchiere ed istituti di bellezza, gioielleria, accessori e viaggi, non possono essere considerate come spese certe e non si possono neanche utilizzare le spese medie che ricostruisce, sulla base di statistiche, l’ISTAT. Le spese medie ISTAT che possono essere utilizzate ai fini del redditometro sono solo le spese per la manutenzione ordinaria di immobili e per acqua e condominio, nonché le spese per l’uso di auto, moto ecc. Perché possono essere considerate come spese certe e possono in tal caso essere utilizzate le spese medie ISTAT per ricostruire tali voci di spesa? Fondamentalmente perché si può fare una stima certa di quanto il contribuente può spendere per la bolletta dell’acqua o per le spese condominiali ad esempio sulla base dei metri quadrati della sua abitazione. Così come le spese per mantenere auto e moto possono essere ricostruite in maniera certa grazie alle spese medie ISTAT perché il riferimento è ai chilometri percorsi. Stesso ragionamento non può essere fatto per le spese alimentari, di abbigliamento e calzature, riscaldamento, medicinali etc..Non si può fare una stima esatta di quanto per tali beni e servizi possono spendere il contribuente e la sua famiglia perché non ci sono, come per le spese relative alla manutenzione di una casa o di un’autovettura, elementi certi a cui riferirsi come i metri quadrati o i km percorsi.
Ciò quindi significa che tali spese non potranno essere utilizzate per individuare liste selettive di contribuenti a cui inviare le lettere, né tantomeno potranno essere oggetto del contraddittorio, il momento cruciale in cui i funzionari del Fisco e il contribuente “attenzionato” si incontreranno e carte alla mano, quest’ultimo dovrà difendersi. Ovviamente ci sono però delle eccezioni. Basti pensare alle spese per l’acquisto di elettrodomestici e arredi per la casa. Se l’importo speso è presente infatti negli archivi del Fisco perché pagato con carte di credito o strumenti tracciabili, tali importi potranno essere utilizzati per ricostruire il reddito del contribuente e verificare l’incongruenza o meno.
Chi riceve la lettera nel corso del mese di aprile e successivi, secondo quanto dichiarato dall’Agenzia delle Entrate, perché sulla base dei dati presenti in Anagrafe Tributaria, le spese sostenute nel 2009 risultano apparentemente non compatibili con il reddito dichiarato, è invitato a presentarsi personalmente agli uffici delle Entrate competenti per territorio, per acquisire dati e notizie che possono permettere di chiarire la sua posizione. Durante l’incontro il contribuente potrà documentare l’esistenza di redditi che non era obbligato a dichiarare. Nella lettera viene allegato un prospetto in cui sono riepilogate le spese sostenute, divise in spese certe, presenti in Anagrafe tributaria e quelle basate su dati certi (possesso di abitazione, mezzo di trasporto, ecc..), mentre nella terza colonna lo stesso contribuente può integrare o modificare gli importi indicati.
I casi che possono presentarsi in sede di contraddittorio sono tanti. Si pensi ad esempio al padre proprietario di un immobile dato in comodato d’uso gratuito al figlio che risulta ai fini del redditometro. Come giustificarlo? Il contribuente deve presentare tutta la documentazione che dimostra che quella casa è attualmente nella disponibilità del proprio figlio o parente. O ancora, anche se sembra paradossale, il redditometro può considerare tra le spese quelle relative alla manutenzione di un’auto che può essere stata rivenduta o anche rubata, perché l’Anagrafe Tributaria non è stata aggiornata. In sede di contraddittorio, farà fede la denuncia di furto o il passaggio di proprietà. Per evitare problemi, occhio anche alla visura catastale dell’immobile che può dare indicazioni diverse perché non aggiornata. In tal caso una visura catastale aggiornata è utile.
Dr. Alberto Marsotto
Plebiscito.eu
LA REPUBBLICA VENETA EMETTE I PRIMI TITOLI DI STATO
Allo studio anche nuove “gite fiscali” in Austria, Baviera e Polonia e un sistema di tesoreria europea per i Comuni veneti, con autonomia fiscale fino al 98%.
La Repubblica Veneta entra nel vivo del proprio esercizio di sovranità ed indipendenza anche da un punto di vista finanziario con l’emissione dei propri primi Titoli di Stato.
L’esigenza di finanziamento delle attività di strutturazione della Repubblica Veneta, particolarmente onerose nella fase di transizione in atto, sarà quindi assolta grazie a un prestito che sarà fatto alla Repubblica Veneta direttamente da investitori veneti ed esteri. L’emissione sarà a cura della Tesoreria della Repubblica Veneta, che sarà istituita in questi giorni dalla Delegazione dei Dieci.
I primi Titoli di Stato che saranno emessi sono i Buoni Federali Costitutivi (BFC), con tagli previsti da 1.000,00 € (acquistabili a 100,00 €) e da 10.000,00 € (acquistabili a 1.000,00 €).
I BFC saranno pagabili entro sei mesi dall’approvazione della Costituzione della Repubblica Veneta.
Entro pochi giorni saranno rese note le modalità di prenotazione dei BFC. La prima emissione prevede il rilascio di Titoli di stato per una prima tranche di test di 20 milioni di euro.
Sempre allo studio della Delegazione dei Dieci c’è anche la riattivazione delle “esplorazioni fiscali” in altri Paesi che tutelino i risparmiatori veneti dal rischio di default dello stato italiano. Rispetto all’esperienza del 2010, con l’organizzazione di “corriere di risparmiatori in fuga” verso le banche slovene e austriache, si stanno studiando altre fiscalità attraenti per i cittadini veneti, nel periodo di transizione in corso prima dell’approvazione della Costituzione della Repubblica Veneta. Tra i Paesi allo studio vi sono, tra gli altri, sempre l’Austria, la Baviera e la Polonia.
Un’ulteriore campo di attività riguarda la possibilità di aprire una Fondazione nel Liechtenstein (Stiftung), per consentire ai Comuni veneti di gestire le proprie Tesorerie Comunali presso un sistema di tesoreria riconosciuta dall’Unione Europea e non soggetta agli artigli rapaci del mostro fiscale italiano e senza pertanto essere depredati per tramite della tesoreria unica statale italiana. I Comuni veneti nel periodo di transizione potranno quindi applicare il decreto di esenzione fiscale totale promulgato dalla Delegazione dei Dieci il 25 marzo scorso e passare quindi al regime di fiscalità veneta che consente loro piena autonomia fiscale. In tal modo i cittadini saranno sollevati dalla pressione fiscale insostenibile dello stato italiano e i comuni potranno finalmente godere di risorse adeguate per erogare servizi pubblici.
Gianluca Busato ha dichiarato: “le prospettive di investimento nelle attività della Repubblica Veneta sono particolarmente convenienti sia per gli investitori veneti sia per gli investitori esteri. L’enorme surplus finanziario di più di 20 miliardi di euro annui di cui gode la Repubblica Veneta permetterà una veloce restituzione di dieci volte il capitale investito, che sarà garantito dalla riconosciuta solidità della Repubblica. Per quanto riguarda inoltre i primi Comuni Veneti che aderiranno al meccanismo di tesoreria europea delocalizzata in Liechtenstein, essi si vedranno riconosciuta, per meriti patriotici, una forma di autonomia avanzata, simile a quella che sarà riconosciuta ai comuni di confine come già presentato a Sappada – Plodn. Parliamo di una quota del 95-98% di risorse fiscali, sul totale del gettito, che saranno trattenute nel territorio comunale.”
Ufficio stampa
Plebiscito.eu
Approfondimenti e informazioni sull’Esenzione Fiscale Totale
Pubblichiamo alcune istruzioni e approfondimenti per l’esenzione fiscale totale nella Repubblica Veneta.
Oltre alle slide sopra riportate, per altre informazioni dettagliate su cosa succede praticamente quando si attua l’obiezione fiscale, si può far riferimento anche al seguente documento di approfondimento: https://www.plebiscito.eu/wp-content/uploads/2014/04/INFORMATIVA-FISCALE.pdf
Le adesioni alla campagna possono essere comunicate attraverso i nostri Uffici Pubblici, oppure direttamente on line da https://www.plebiscito.eu/delegazione-dei-10/esenzione-fiscale-totale/adesione-al-piano-di-obiezione-fiscale/
LA CRUDELTA’ DELLO STATO ITALIANO VERSO LE DONNE VENETE IN CARCERE SENZA MOTIVI
Un augurio di serenissime feste pasquali, con l’auspicio di una veloce quanta tardiva liberazione
In questo giorno di Pasqua sono ancora tante le donne venete ancora in carcere senza ragione alcuna. Spesso l’attenzione si sposta verso gli uomini, ma nella nostra società veneta sono invece le donne ad avere un ruolo speciale.
Il mio pensiero questa sera va a loro, oltre ovviamente a tutti i fratelli veneti maschi ingiustamente relegati nelle galere italiane in Veneto.
È un segno di crudeltà nella crudeltà quella dimostrata dallo stato italiano verso Maria Marini, Patrizia Badii, Maria Luisa Violati, Elisabetta Adami, oltre agli altri ancora incarcerati, tra cui Luigi Faccia, che si è dichiarato prigioniero di guerra.
Certo, potranno anche esserci delle presunte ragioni tecniche giuridiche nel ritardo della loro liberazione, ma non è un caso che lo stato italiano di fatto riservi un atteggiamento diverso verso le donne venete, pensando, a torto, che siano più deboli.
Nella società veneta da sempre il ruolo della donna è primario, quasi archetipo dell’antica società matriarcale veneta. Non vogliamo scomodare la Dea Reithia, o l’inconsueta autonomia patrimoniale – come ci ricorda Edoardo Rubini – di cui godeva la donna veneta nel contratto matrimoniale nello stato veneto, bensì al ruolo preminente che la donna veneta riveste oggi nella nostra società contemporanea, pur messa in difficoltà da un impianto giuridico maschilista dello stato italiano sessista.
In modo simbolico e forse involontario, considerata l’enorme ignoranza dell’establishment dello stato italiano, il regno del male ha colpito paradossalmente la forza più autentica della società veneta, che risiede proprio nella figura della donna veneta.
Questa crudeltà nella crudeltà, vigliaccheria nella vigliaccheria rappresenta la natura che lo stato italiano ha sempre dimostrato, ovvero di essere forte coi deboli e debole coi forti (bruciando – non dimentichiamolo mai – 3 milioni di euro rubati dalle nostre tasse infernali per un’indagine farlocca). Solo che questa volta ha preso proprio una cantonata. Questa crudeltà – siamo certi – libererà per contrasto infatti una benefica energia al momento della loro scarcerazione.
Alle sorelle venete e ai fratelli veneti ingiustamente in carcere e a tutte le loro famiglie va il nostro augurio di serenissime feste pasquali, con l’auspicio di una veloce quanta tardiva liberazione.
Gianluca Busato
Plebiscito.eu