QUESTI KILLER CI UCCIDONO PER INSEGUIRE UN SOGNO “DIVINO” (E ABERRANTE): QUAL È INVECE IL SOGNO OCCIDENTALE?
Sento spesso in questi giorni ripetere un ritornello “l’islam moderato deve isolare i terroristi violenti”. La frase può essere anche vera, ma di sicuro non risponde a una questione: invece di chiedere all’islam di risolvere il problema che abbiamo noi, cosa possiamo fare noi di “intelligente” per vincere la guerra che i terroristi islamici ci hanno dichiarato (e che forse siamo riluttanti a riconoscere)? Anche perché come scrive Karim Metref sull’Internazionale, non senza qualche ragione, “io non ho ucciso nessuno e non c’entro niente con questa gente. Altrettanto non possono dire quelli che domani dichiareranno guerra a qualcuno in nome di questo crimine”.
Molti oggi si chiedevano “perché lo fanno?”. Cosa li muove, nel profondo?
Questi killer agiscono inseguendo un loro sogno superiore, di ispirazione divina, un sogno ispirato da guide religiose rivoluzionarie (i loro “cattivi maestri”). Per i killer il problema non è la violenza, in quanto essa è lo strumento necessario per la realizzazione di un sogno.
Qual è allora oggi il sogno moderno e amorevole degli occidentali, superiore per forza e idealità da contrapporre a quello che agisce da motore perverso dei nostri killer?
Perché non possiamo ritenere di giocare solo in difesa, oppure di ripetere per l’eternità una politica di aggressione a casa loro che dopo oltre 13 anni ha prodotto per inciso un rafforzamento della carica rivoluzionaria dei nostri killer.
Tra l’altro ora è nata anche una sorta di competizione interna tra al Qaeda, che aveva perso le prime pagine dei giornali e lo Stato Islamico, l’ultima creatura diabolica che negli ultimi ha imposto una supremazia strategica e ideologica basata su una capacità di governo territoriale sconosciuta alla prima.
In pratica con la nostra politica militare li abbiamo sottoposti a un processo di evoluzione darwiniana su quel fronte, forse generando qualche danno. È evidente quindi che non basta più l’azione militare da sola. Non basta una semplice difesa del nostro territorio.
Dobbiamo agire sul terreno ideale, altrimenti, muovendoci a un livello inferiore al loro, rischiamo fortemente di venire sconfitti. È una evidenza strategica.
Non possiamo accontentarci pertanto che figure come Umberto Eco si limitino a lanciare il pericolo di un nuovo nazismo sotto le vesti fanatiche dello stato islamico: essi devono anche indicare, o almeno provarci, la via d’uscita. Gli intellettuali e i filosofi occidentali devono uscire dalla comoda vestaglia di regime che hanno indossato finora e mettersi l’elmetto, come hanno fatto i loro predecessori che durante la guerra contro il nazismo hanno saputo mettersi in gioco.
La domanda cui rispondere è semplice. Qual è il sogno occidentale che deve liberarsi più forte di prima dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 e del 7 gennaio 2015, senza contare gli innumerevoli episodi terroristici e violenti avvenuti nel mezzo?
Ieri individuavo nel Dio che anima i sogni dei killer in realtà un Dio minore, un Dio in Terra, se non agli inferi, un Dio feticcio manipolato da menti del male, ma estremamente potenti e suggestive. Secondo molti la soluzione è data dalla rimozione delle religioni. Credo però che questa sia una semplificazione impossibile da realizzare, almeno nel breve termine. E in ogni caso non rappresenta di per sé alcunchè di ideale.
La sopravvivenza e la fortificazione dello spirito vitale della cultura occidentale moderna dipende dalla profondità della risposta che sapremo dare a tali interrogativi. Altrimenti rischieranno di vincere le risposte diaboliche che animano gli incubi violenti dei killer che hanno tenuto in ostaggio per 48 ore una Parigi e una Francia insanguinate dall’odio e non ancora al salvo, così come tutta Europa dalla sfida lanciata al nostro cuore e alla nostra libertà, oppure gli incubi di qualche xenofobo di casa nostra.
Gianluca Busato
Vive la Liberté. Del perché oggi un Veneto si sente Parigino. Ed Europeo.
I fatti di Parigi di ieri non possono non turbare il Veneto. Per la nostra nazione la libertà di stampa e di espressione è parte immanente della nostra storia ed identità europea. Nel XV secolo, pensiamo che su circa settanta stamperie esistenti al tempo in Europa circa cinquanta erano attive nella sola Repubblica Veneta e di queste, tredici erano site nella città di Treviso, dove vide la luce il primo libro stampato di matematica del mondo.
Il libro stampato a Treviso, L’arte dell’Abaco, è uno dei circa 30 libri di aritmetica stampati prima della fine del XV Secolo, metà dei quali ancora in latino. Nel periodo in cui uscì il libro le attività commerciali della Serenissima Repubblica di Venezia erano più che mai floride e l’ambiente era ideale allo sviluppo dell’attività della stampa.
Solo 26 anni dopo la stampa della Bibbia di Magonza, “larte de labbacho” dimostra come i tipografi veneti fossero già molto esperti. Esso è stampato in modo chiaro, con bella impaginazione e presenta pochi errori di stampa.
Anche sotto il profilo dei contenuti il libro dimostra l’evoluzione del sapere matematico in occidente: in esso si usano le cifre arabe (Hindu–Arabic numeral system) e non più la notazione romana dei numeri.
Anche la satira nella Serenissima era diffusissima, fino a colpire anche l’allora Doge Marino Falier, con lo scritto del giovane Michele Steno, futuro Doge, che durante una festa a Palazzo Ducale, avrebbe avuto certe attenzioni nei confronti di una cameriera e, invitato ad andarsene, lasciò un biglietto sopra un caminetto con su scritto “Marin Falier, da la bea mugier, tutti i la gode e lu la mantien“.
Lo Steno, eletto a sua volta Doge il 1° dicembre 1400, per tale affronto fu condannato al pagamento di una multa, ad un mese di carcere e ad alcune frustate, il Falier ritenne insufficiente la pena e organizzò una congiura contro il regime che non difendeva il suo onore. Venezia allora seppe reagire, sventare il complotto ordito dal suo stesso Doge e, dopo la sua confessione, condannarlo alla pena capitale.
Vogliamo ricordare tale episodio, drammatico per la storia veneta, l’unico che vide una condanna addirittura del Doge, la massima carica istituzionale della Serenissima, il cui volto è coperto da un drappo nero con la scritta «Hic est locus Marini Faletri, decapitati pro criminibus» nel dipinto di fianco ai dipinti di tutti i Dogi della Serenissima nella sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, perché il tema della libertà di espressione rappresenta un aspetto di cruciale importanza per la nostra storia in tutte le epoche, intrecciandosi con l’esistenza stessa della nostra civiltà.
Oggi, nel momento in cui una matita sapientemente usata rappresenta la ragione per cui persone armate commettono una strage terroristica, nel nome di Dio o Allah che dir si voglia, tentando di dare inizio ad una stagione di violenza a Parigi, in Francia, ancora oggi scossa da terribili fatti sanguinosi, nel cuore dell’Europa, che vive il suo 11 settembre, forse capendo al meglio, pur nella profonda diversità, il dramma vissuto dagli Stati Uniti d’America nel 2001, tutti noi europei, pur divisi da lingua, nazionalità, sistema di vita, ma con una comune e straordinaria matrice culturale, dobbiamo essere forti nel difendere ciò che di più sacro ha un uomo, evitando di scivolare nel facile terreno delle discriminazioni e del razzismo, che ci porterebbe fuori strada e lontani dall’obiettivo primario: la capacità e la libertà di pensare, la capacità e la libertà di dare forma al proprio pensiero.
Senza di questo siamo roba da macelleria, nelle mani del primo califfo che arriva, buffone o violento che sia.
Gianluca Busato
Plebiscito.eu
#JeSuisCharlie #CharlieHebdo
Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere – Voltaire
Questa è una triste data che cambia il corso della storia d’Europa. Esprimiamo il nostro più profondo dolore, l’angoscia e la nostra piena e più totale solidarietà a Charlie Hebdo, a tutte le vittime del vile attacco terroristico di oggi e alle loro famiglie, ai giornalisti che fanno un lavoro essenziale per la nostra civiltà, a tutte le vittime del terrorismo e della violenza politica, religiosa e di ogni fanatismo ideologico che deve essere combattuta ed estirpata dalla nostra terra, senza tregua e senza esitazioni.
La libertà di pensiero e di espressione è forse la forma più pura di libertà da difendere per preservare la civiltà europea.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
APERTE LE ADESIONI ALLA RETE CIVICA DI INCARICATI PER LA REPUBBLICA VENETA
Tra gli altri compiti, gli incaricati della Repubblica Veneta saranno attivi per supportare la cittadinanza nelle operazioni di voto del 15-20 marzo 2015 per l’elezione del Parlamento Provvisorio
La riunione del 2 gennaio 2015 della Delegazione dei Dieci, tra le altre cose, ha istituito la rete civica degli incaricati della Repubblica Veneta, che forniranno ai cittadini elettori ogni informazione e istruzione per poter votare dal 15 al 20 marzo 2015 e anche per le preregistrazioni necessarie per ottenere il codice di voto che saranno attive dal 15 febbraio al 14 marzo 2015 e nei giorni di votazione.
Per poter contribuire alle operazioni di voto è quindi necessaria che vi sia un grande numero di volontari che aderiscano alla rete civica.
Per farne parte, compila il seguente modulo.
NASCONO IL PARLAMENTO E IL GOVERNO PROVVISORIO DELLA REPUBBLICA VENETA. ELEZIONI POLITICHE IL 15-20 MARZO 2015
La Delegazione dei Dieci approva gli organi legislativi ed esecutivi provvisori e definisce la legge elettorale per l’elezione dei Deputati della Repubblica Veneta
Ieri 2 gennaio 2015 (2014 more Veneto) si è riunita a Treviso la Delegazione dei Dieci della Repubblica Veneta, che ha preso molte e importanti decisioni.
La Delegazione dei Dieci quale primo atto del 2015 ha approvato i principi della Repubblica Veneta, riconoscendo e facendo propri i diritti dell’individuo, stabilendoli quali principi fondamentali della Repubblica Veneta.
La Delegazione ha quindi approvato la definizione provvisoria di un’architettura istituzionale che consenta alla Repubblica Veneta di anticipare quanto più possibile la preparazione al pieno esercizio della propria stessa indipendenza.
In particolare sono stati definiti il Parlamento Provvisorio, che assumerà il potere legislativo e il Governo Provvisorio, che assumerà il potere esecutivo della Repubblica Veneta.
Il Governo Provvisorio della Repubblica Veneta è costituito dalla Delegazione dei Dieci e dal Comitato Interdipartimentale riuniti in assise plenaria. Il Governo Provvisorio della Repubblica Veneta si insedierà a giorni.
Il Presidente della Delegazione dei Dieci rappresenta sia il Governo sia il Parlamento Provvisorio e ne coordina ogni loro azione e interazione.
Al fine di rispondere al mandato ricevuto il 21 marzo 2014, la Delegazione dei Dieci ha infine approvato alcune clausole di salvaguardia per portare a termine il mandato plebiscitario ricevuto, che si esaurirà con la piena e formale indipendenza della Repubblica Veneta.
Per quanto riguarda il Parlamento della Repubblica Veneta, esso sarà eletto dal 15 al 20 marzo 2015, secondo quanto previsto dalla legge elettorale approvata sempre ieri dalla Delegazione dei Dieci.
Potranno votare tutti i cittadini veneti residenti e iscritti all’AIRE in un qualsiasi comune veneto. Per poter votare servirà possedere un apposito codice di voto che potrà essere ottenuto con una preregistrazione tramite il sito www.republicaveneta.com e/o tramite il sito www.plebiscito.eu, oppure tramite uno degli uffici elettorale fissi e mobili che saranno predisposti nel periodo dal 15 febbraio 2015 al sabato 14 marzo 2015. La preregistrazione on line potrà essere effettuata anche nei giorni di voto.
I candidati deputati saranno organizzati in liste e ogni elettore potrà esprimere un’unica preferenza di voto per il proprio candidato deputato preferito.
La Repubblica Veneta è stata suddivisa in 43 aree elettorali, di cui una riservata esclusivamente ai veneti residenti all’estero. Per ogni area elettorale saranno eletti i due candidati deputati che avranno preso più preferenze, indipendentemente dalla propria lista di appartenenza. Nel Parlamento Provvisorio faranno parte di diritto anche i Delegati della Repubblica Veneta.
La carica di deputato della Repubblica Veneta nell’attuale fase di transizione verso la piena ed effettiva indipendenza è onorifica e non dà diritto a nessun tipo di retribuzione.
Ufficio stampa
Plebiscito.eu


