DEI REFERENDA E DELL’INDIPENDENZA, TRA CATALOGNA, VENETO ED EUROPA
Considerazioni sulle vie istituzionali, giuridiche e pratiche verso la piena indipendenza della Repubblica Veneta, alla luce delle più recenti esperienze europee e internazionali
Nei giorni che precedono la consultazione popolare per l’indipendenza della Catalogna, che ieri il Presidente Artur Mas ha annunciato si svolgerà in modo diverso da quanto previsto inizialmente merita svolgere qualche riflessione sulle modalità attraverso le quali nel mondo moderno si possa arrivare a raggiungere la piena indipendenza.
Rimandiamo a un articolo tecnico di Diritto Di Voto che spiega bene e sinteticamente la questione della consulta catalana sul piano giuridico e ci concentriamo sugli aspetti più squisitamente politici.
Qual è infatti lo scopo dei movimenti che in particolare all’interno dell’Unione Europea stanno scuotendo lo scenario geo-politico? Cosa si cela dietro alla parola “indipendenza” e come è possibile tecnicamente raggiungerla?
Da un punto di vista squisitamente formale la battaglia in corso pare di carattere giuridico, vertendo sul diritto di autodeterminazione dei Popoli. Ma come si attua tale diritto, de facto e non solo de iure?
Per capirlo bisogna addentrarsi nel meccanismo di funzionamento degli stati e dei modelli politici che li rappresentano.
Assodato infatti che gli scozzesi sono cittadini più “europei” dei catalani e dei veneti e che come tali godono di maggiori diritti democratici che agli ultimi sono negati a causa del maggiore tasso di inciviltà degli stati che ad oggi li trattengono contro la loro volontà, possiamo scegliere di continuare a lamentarci di tale situazione, magari condendo il lamento con un’azione romantica e time-spending, oppure possiamo cercare di raggiungere il nostro obiettivo indipendentista in altri modi.
Quali sono i veri poteri che regolano la vita pubblica e quindi anche la vita politica di uno stato?
Semplificando, possiamo citare il potere militare, il potere temporale-spirituale, il potere intellettuale, il potere economico-finanziario e il potere politico che in sé riassume il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario. Escludendo conflitti, o ambizioni di controllo del primo (per ovvie ragioni), mantenendo i buoni rapporti con il secondo, possiamo far leva sul terzo che in linea teorica è il più alto e incontrollabile per poter influenzare, o se siamo particolarmente bravi in qualche modo per coesercitare il quarto, al fine di arrivare a gestire il quinto che rappresenta la sintesi dei precedenti.
Ciò vale a maggior ragione se si considera che in epoca moderna, è proprio il potere economico-finanziario ad avere assunto la maggiore forza relativa rispetto agli altri (potere intellettuale a parte). Se si comprendono tali concetti, è chiaro che la battaglia per arrivare ad esercitare il diritto di voto diventa importante fino al punto in cui essa ha buone probabilità e tempistiche accettabili per essere condotta, senza correre il rischio di diventare una bandierina in mano ai politici per continuare a ricevere la fiducia popolare per un obiettivo che viene spostato in là nel tempo, se non addirittura simulato, come per esempio ha saputo fare molto bene – ahinoi – la lega nord in Veneto e in Lombardia per 25 anni. In tal caso il referendum diventa un falso scopo.
Ciò vale particolarmente per le aree che hanno un elevato potenziale economico, come il Veneto (ma anche la Catalogna e la stessa Scozia), ma forse non sufficiente, se non insignificante, potere economico-finanziario.
È lì che ci si deve concentrare. È lì che si combattono le guerre moderne. È lì che, se si è assenti, non si ha alcuna possibilità di ottenere alcunchè, in particolar modo se si è inseriti in blocchi geo-politici di importanza globale come quello europeo: la battaglia giuridica e in estrema sintesi anche quella politica non hanno alcuna possibilità di essere vinte se non si è ideato un piano strategico che tenga conto di ciò. Se qualcuno ha bisogno di un controesempio, provi a ricordare come perse il potere in Italia il cav. Berlusconi nell’ottobre 2011, senza perdere elezioni, senza essere condannato e senza essere sconfitto militarmente.
In estrema sintesi, in ogni caso, anche da un punto di vista strettamente giuridico, al fine di ottenimento dell’indipendenza, non è assolutamente essenziale la celebrazione di un referendum, che esso sia o meno politicamente e legalmente vincolante, che sia istituzionale, privato, misto privato-pubblico (come fu ad esempio il Plebiscito Veneto del 16-21 marzo 2014, che fu indetto in collaborazione tra Plebiscito.eu e diversi comuni veneti).
Chi si fissa sul referendum pensi a quante altre modalità ci sono state di effettiva conquista dell’indipendenza da parte dei Popoli: Lituania, Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Kosovo, solo per citare alcuni casi degli ultimi decenni avvenuti in Europa. L’ultimo caso, quello del Kosovo, ha anche rappresentato un precedente importante e celebre per l’applicazione e l’interpretazione del diritto di autodeterminazione dei Popoli.
A questo proposito rimandiamo alle Deduzioni allegate, con nota dell’avv. Franco Correzzola, in commento all’Advisory Opinion espressa dalla Corte di Giustizia Internazionale il 22 luglio 2010.
Esse sono la dimostrazione concreta del principio secondo il quale anche ciò che fino a quel momento non è giuridicamente e persino politicamente e storicamente giustificato, lo può diventare se intervengono interessi, o meglio poteri di ordine superiore. Nel caso del Kosovo era il potere militare e, forse, il potere economico-finanziario.
Per quanto ci riguarda più concretamente, alla luce dell’insostenibilità del debito pubblico italiano, del grave rischio di stabilità dell’eurozona e del potenziale surplus finanziario veneto che emergerebbe dalla nostra piena indipendenza, lasciamo al lettore le conclusioni finali per capire quale possa essere la via più veloce, concreta ed utile per raggiungere la piena sovranità della Repubblica Veneta.
Treviso, 15 ottobre 2014
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
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DEDUZIONI da commento alla Advisory Opinion Corte Giustizia Internazionale in data 22.07.2010 testo autori vari edizioni CEDAM
Convegno di Bologna del 16/12/2010 – “Il parere della Corte internazionale di giustizia sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo” Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – Università di Verona
La pronuncia della Corte Internazionale di Giustizia sulla dichiarazione d’indipendenza del Kosovo è stata oggetto di numerosi studi da parte della dottrina giuridica.
L’Università di Bologna ha nello specifico organizzato un Convegno sull’argomento (in data 16 Dicembre 2010) che ha portato alla pubblicazione di un volume intitolato “Il parere della Corte internazionale di giustizia sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo:un’analisi critica (CEDAM, 2011) .
Opera ben fatta e pregevole che si invita a leggere, poiché ricca di riferimenti giurisprudenziali e dottrinali.
Ogni modo, si ritiene qui utile sintetizzare per punti alcune delle opinioni espresse dai relatori, pur anticipando che non può essere fatto in maniera completa.
Nel dettaglio, sperando di non travisare il pensiero degli autori:
- Il diritto internazionale non proibirebbe le dichiarazioni unilaterali di indipendenza, in quanto non esisterebbe una prassi statale significativa volta a prevedere un divieto generale ed espresso di tali atti (tesi Milani).
- La Corte ha considerato soggetti dotati di legittimazione attiva i rappresentanti del popolo kosovaro come autorità costituenti un nuovo Stato e non come appartenenti all’Assemblea del Kosovo (organo costituzionale previsto dall’ordinamento giuridico serbo-kosovaro) la quale sarebbe incorsa in maggiori limitazioni nell’espressione dei suoi poteri (tesi Papa).
- Parte della dottrina (tesi Pertile) è contraria al riconoscimento quale diritto soggettivo dell’istituto della remedial secession ovvero la possibilità di esercitare il diritto di autodeterminazione esterna anche al di fuori dei casi del contesto coloniale o di occupazione straniera. Tale possibilità si sarebbe esaurita una volta cessata la tradizione di occupazione coloniale degli Stati da parte di altri soggetti riconosciuti ONU.
- Anche la dottrina più conservatrice (Pertile) ammette che la pretesa è comunque ammissibile (legittima poiché non vietata) anche in assenza di un vero e proprio diritto soggettivo. Si assiste tuttavia ad un crescente rilancio della teoria del diritto alla autodeterminazione, riconosciuto da molti Stati ma avversato dalle maggiori potenze del Consiglio di Sicurezza.
- Il principio d’integrità territoriale si applica pacificamente agli Stati aderenti ONU (“clearly to the conclusion that international law contanined non prohibition of declarations of independence”) ma non per altri soggetti legittimati alla pretesa. Si ritiene (Casolari) tuttavia che, per il medesimo principio, non possa esserci riconoscimento prematuro dei soggetti secessionisti da parte di altro Stato.
- In pratica (tesi Casolari) si ha equiparazione della categoria del non proibito a quella del lecito con esplicita conferma della giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia (caso Lotus) con riferimento ad una visione volontaristica e prettamente interstatale del diritto internazionale.
- La dottrina (Casolari) ritiene che la Corte abbia incautamente aperto una falla nella linea di pensiero negatoria della esistenza di un diritto soggettivo alla autodeterminazione. Se è vero che il diritto internazionale guarda con sfavore allo sviluppo di fenomeni secessionisti, non può dirsi con altrettanta certezza che allo stato attuale esso intenda vietarli in senso assoluto.
- La dottrina (Casolari) richiama la sentenza della Corte Suprema Canadese del 20.08.1998 sulla pretesa di secessione del Quebec dal Canada, segnalando che la Corte dopo avere affermato la sostanziale coincidenza tra divieto di secessione e l’assenza di un diritto a secedere, considera illegittimo per il diritto internazionale quello che lo è per il diritto interno.
- La dottrina (Casolari) afferma la legittimità della reazione del sovrano territoriale avverso le spinte secessioniste, anche attraverso l’uso della forza, la quale può essere tuttavia limitata da risoluzioni (con valenza normativa) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
- Parte della dottrina (Palermo) sottolinea la progressiva costituzionalizzazione del diritto internazionale e internazionalizzazione del diritto costituzionale stesso.
- Si nota che (Palermo) attraverso questo processo che vede internazionalizzate tutte le nuove Costituzioni, con superamento dell’originaria concezione del potere costituente come potere illimitato, si arriva a sancire il primato del diritto internazionale sulle fonti interne ed anche sulla stessa Costituzione.
- Si richiamano le asserzioni della Corte Suprema Canadese che, pur affermata l’assenza nel caso del Quebec delle condizioni necessarie per il riconoscimento di un diritto alla autodeterminazione (assenza occupazione straniera o coloniale, assenza di trattamento di evidente disparità avverso una parte determinata della popolazione non necessariamente definibile in termini nazionali specifici per lingua o religione) viene ribadito che un ordinamento liberale e democratico non può escludere a priori un diritto alla secessione di una parte del suo territorio.
- La pretesa di secessione, pur in assenza dei requisiti per un vero diritto di autodeterminazione, è dunque possibile anche in assenza di una previsione costituzionale interna (Palermo) a patto che si esca dalla logica di maggioranza vs. minoranza e che il percorso sia guidato in modo pacifico da procedure giuridiche accettabili.
- Per la Corte e la dottrina (Lionello, Gradoni) il caso del Kosovo è un unico irripetibile.
- In primo luogo per la natura soggettiva dei proponenti, in secondo luogo perché ad oggi il Kosovo è parzialmente indipendente (Lionello) in quanto la dichiarazione unilaterale non è stata una vera dichiarazione d’indipendenza (Gradoni) poiché non ha rivendicato alcuna sovranità assoluta.
- Per la dottrina (Gradoni) il documento kosovaro è atipico e non ha manifestato alcun potere costituente in senso proprio, avendo rinunciato a priori alla pretesa di sovranità attraverso l’accettazione espressa e preventiva del piano Ahtisaari.
Tutto ciò premesso si possono esprime le seguenti conclusioni.
A legittimare una pretesa di secessione non serve un vero e proprio diritto soggettivo, come pure una legittimazione attiva assoluta tranne la volontà di agire con spirito costituente da parte di alcuni soggetti non necessariamente delegati allo scopo da una maggioranza assoluta.
L’assenza di una previsione costituzionale interna non è ostativa al procedimento; la previsione di un divieto espresso renderebbe la carta costituzionale illiberale e non democratica e pertanto incompatibile con le superiori previsioni del diritto internazionale.
Il riconoscimento politico del soggetto secedente spetta al Consiglio di Sicurezza (decisione sottratta agli altri organi ONU, Assemblea o Corte di Giustizia, ed agli Stati) vietando il principio d’integrità territoriale iniziative premature ai singoli Stati medesimi.
Per la esistenza di un vero diritto soggettivo all’autodeterminazione necessita anche alternativamente: a) occupazione coloniale; b) occupazione straniera; c) conclamati casi di discriminazione della popolazione, non necessariamente specificata per criteri di nazionalità, che realizzino una effettiva disparità di trattamento e vessazione dei diritti dei singoli.
La tesi conservatrice poggia sulla idea di cristallizzazione dei rapporti giuridici tra Stati, tuttavia essa pare smentita dalla storia (in periodo postcoloniale sono aumentati i soggetti riconosciuti dall’ONU in termini esponenziali) e dalla sostanziale cessazione, proprio col caso Kosovo, del principio di decisione multilaterale nel riconoscimento politico di nuovi soggetti sovrani.
Con le recenti pronunce della Corte Costituzionale spagnola, che ha interrotto il cammino della Catalogna verso il Referendum indetto per il 9 Novembre p.v., il tema della legittimità della dichiarazione unilaterale d’indipendenza da parte di soggetti non investiti di pubblici poteri torna attuale.
Avv. Franco Correzzola
9 NOVEMBRE, TREVISO: AL VIA IL PROGETTO ISTITUZIONALE DELLA REPUBBLICA VENETA
Molte adesioni giunte a Plebiscito.eu fin dalle prime ore dall’apertura delle autocandidature per i gruppi di lavoro istituzionali per il Veneto indipendente. Presentazione a Treviso all’hotel Maggior Consiglio il 9 novembre 2014 alle ore 9.30
Mentre anche in Catalunya emerge una linea “plebiscitaria” verso l’indipendenza (analoga a quella proposta da Veneto Sì) rivelata oggi da Artur Mas – che ha annunciato l’intenzione del governo a portare avanti la consultazione del 9 novembre, basandosi però su percorso legale differente (e per ora non rivelato nei dettagli) da quello previsto dalla legge nazionale sulle elezioni e dal decreto di sospensione della Corte Costituzionale spagnola – per quanto il Veneto entra nel vivo il Progetto Istituzionale della Repubblica Veneta annunciato ieri da Plebiscito.eu.
Esso rappresenta uno dei pilastri dell’azione approvata dal Congresso di Plebiscito.eu dello scorso 12 ottobre.
La partenza dei lavori del Progetto Istituzionale per la Repubblica Veneta sarà data ufficialmente domenica prossima 9 novembre a partire dalle ore 9.30, presso l’Hotel Maggior Consiglio di Treviso.
Oltre cento persone si sono già iscritte in poche ore ai gruppi di lavoro che prepareranno le tesi di lavoro che comporranno la proposta istituzionale che permetterà alla Repubblica Veneta un passaggio naturale verso la propria totale indipendenza.
Come sarà il Veneto indipendente? Scopriamolo e costruiamolo assieme. Sanità, giustizia, politica estera, cultura, fisco, economia, industria, innovazione, commercio, turismo, agricoltura, sport, welfare, energia, ambiente, studi strategici, sicurezza in uno stato moderno efficiente e rispettoso dei cittadini, secondo i principi di libertà, giustizia e democrazia diretta.
Il metodo di lavoro prevede un’analisi iniziale della bozza programmatica che era stata presentata in occasione del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014, al fine di procedere in continuità con il lavoro già emerso. Essa era il frutto di un manifesto che per la prima volta fu presentato nel novembre 2007 a Treviso, in un evento alla presenza di diversi esponenti politici, tra i quali rappresentanti indipendentisti catalani. Da allora tale manifesto è stato aggiornato annualmente fino ad arrivare alla versione di marzo scorso.
Sette anni dopo la presentazione di tale documento, il 9 novembre a Treviso, nello stesso giorno in cui è stata programmata la consultazione popolare per l’indipendenza della Catalogna, faremo un ulteriore decisivo passo in avanti per la costruzione fattiva del nostro Veneto indipendente.
Se prima di allora vorrai proporre la tua candidatura per aderire ai gruppi di lavoro, compila il modulo che trovi in https://www.plebiscito.eu/repubblica-veneta/progetto-istituzionale-della-repubblica-veneta/.
Ufficio comunicazione
Plebiscito.eu
PROGETTO ISTITUZIONALE DELLA REPUBBLICA VENETA
Costruiamo la classe dirigente della Repubblica Veneta: al via le autocandidature per partecipare alla redazione del progetto per il Veneto indipendente
Come anticipato ieri durante il proprio Congresso, Plebiscito.eu da agosto ha dato un giro di vite alla propria organizzazione, al fine di renderla il vivaio dal quale selezionare la prossima classe dirigente della Repubblica Veneta, secondo principi di meritocrazia e competenza.
Da oggi diamo anche il via alle autocandidature per poter essere chiamati a far parte dello staff che sarà chiamato a definire il progetto istituzionale e di funzionamento della Repubblica Veneta, una volta che avrà raggiunto la piena indipendenza.
Per poter proporre la propria candidatura è necessario avere le seguenti doti: capacità di lavorare in gruppo e per obiettivi, competenze comprovate da studi, bibliografia ed esperienza professionale, orientamento alla risoluzione dei problemi, pazienza ed umiltà. Potranno candidarsi anche i Veneti residenti all’estero. I primi profili ed ambiti di specializzazione per cui vengono aperte le selezioni sono i seguenti:
- Finanza (strategica e mondo del credito)
- Media (carta stampata, internet & new media, radio-tv)
- Relazioni (locali e internazionali)
- Legale (Diritto societario, Diritto fiscale internazionale, Diritto tributario, Diritto civile/penale, Diritto costituzionale)
- Magistrati
- Fiscalità (e amministrazione internazionale)
- Economisti
- Tecnici (Architetti, Ingegneri, Medici, Scienziati/Ricercatori)
- Università
- Arte e cultura
- Storici
- Studi strategici (e sicurezza)
Per candidarti, compila il modulo seguente.
Ufficio Comunicazione
Plebiscito.eu
IL CONGRESSO DI PLEBISCITO.EU APPROVA ALL’UNANIMITÀ LA SOLUZIONE POLITICA PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO
A Montegrotto Terme Gianluca Busato incassa la fiducia unanime dei delegati. Al via la trattativa per l’immediata indipendenza del Veneto tra Delegazione dei Dieci, stato italiano e istituzioni politiche e finanziarie europee e internazionali
Oggi a Montegrotto Terme presso l’hotel Millepini si è celebrato il secondo Congresso di Plebiscito.eu, l’organizzazione civica che assieme a molti Comuni veneti ha indetto il referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014 che, con un’affluenza di oltre il 63%, ha visto l’89,10% di cittadini veneti votare a favore dell’indipendenza della Repubblica Veneta.
Mentre la Commissione degli Osservatori Internazionali ha anticipato la conclusione dei propri lavori, con la relazione finale sul referendum di marzo che sarà resa di pubblico dominio entro pochi giorni, il Congresso di Plebiscito.eu, che in conclusione ha visto anche l’intervento di saluto di Franco Rocchetta, ha approvato con il voto unanime degli oltre 300 delegati accreditati la linea presentata dal Presidente Gianluca Busato che ha anticipato un progetto strategico con una forte spinta propulsiva organizzativa e finanziaria e che ha dato il via alla soluzione politica per l’immediata indipendenza del Veneto, attraverso una trattativa diretta tra la Delegazione dei Dieci, lo stato italiano e le istituzioni politiche e finanziarie europee e internazionali: in virtù di tale trattativa, da condursi in sede neutra, il Veneto accetterebbe di accollarsi una quota del debito pubblico italiano proporzionale alla propria popolazione, in cambio della propria indipendenza totale ed immediata.
Gianluca Busato ha dichiarato: “la nostra indipendenza conviene a tutti: veneti, italiani ed europei. Si tratta di una trattativa win-win, dove tutti vincono e che rappresenta l’unica possibilità concreta di salvare l’eurozona dai rischi connessi all’inevitabile default italiano, causato dall’insostenibilità del debito pubblico.”
“Noi non rinunciamo a perseguire la speranza di avere un futuro nella nostra terra: i cittadini veneti organizzati in Plebiscito.eu reagiscono al furto continuato e con scasso ad opera di chi ha tentato di distruggere i nostri sogni, in primis dal partito italiano più vecchio che siede nel parlamento di Roma, quella lega nord che oggi goffamente cerca di annacquare la volontà di indipendenza del Veneto, confondendola con l’autonomia al fine di continuare a godere parassitariamente dei privilegi garantiti dal sistema politico italiano. Oggi a Montegrotto Terme i cittadini veneti hanno deciso di dare il via al percorso accelerato per l’indipendenza del Veneto”.
Montegrotto Terme, 12 ottobre 2014
Ufficio stampa
Plebiscito.eu
O L’INDIPENDENZA O LA VALIGIA DI CARTONE
Domenica il Congresso di Plebiscito.eu che dà il via al percorso accelerato per la piena indipendenza della Repubblica Veneta
Mentre ieri a Washington sono volati gli stracci tra il presidente della BCE Draghi e il ministro delle finanze tedesco Schaeuble, in una situazione che appare molto tesa per la stabilità dell’Eurozona, alla luce dei segnali di recessione sempre più forti, domenica in Veneto si terrà un evento politico che segna il primo passo verso un nuovo equilibrio.
Parliamo ovviamente del Congresso nazionale di Plebiscito.eu. L’obiettivo è chiaro, la piena indipendenza del Veneto. I tempi lo sono altrettanto, subito.
La drammatica situazione economica e sociale che attanaglia la nostra terra non può permetterci infatti di attendere lunghe procedure burocratiche regionali che sappiamo bene avere alte probabilità di infilarsi in vicoli ciechi né miracolistiche medicine governative italiane che si tradurranno in un ordine perentorio arrivato dal Fondo Monetario Internazionale: tagliare le pensioni! E non solo quelle, aggiungiamo noi.
La coperta finanziaria italiana è maledettamente corta e pieni di buchi e tutta l’Europa si sta prendendo il raffreddore, temendo l’ebola.
Alla luce di tale situazione generale ben si comprende quindi l’esigenza di dare una svolta immediata, trasformando la grave minaccia che incombe sulla nostra terra nella straordinaria opportunità di ottenere la nostra libertà.
I politici veneti, autentici polli da batteria allevati nei recinti dei partiti italiani, paiono storditi, confusi, impauriti dalle notizie che arrivano dalle inchieste sul Mose e in generale dal venticello giudiziario veneziano che nulla di buono promette e un piano inclinato italiano che li vede inesorabilmente destinati a scivolare senza idee nella fossa comune dei relitti dell’Italia ormai fallita.
Chi ha saputo rovesciare il paradigma della politica veneta con la rivoluzione digitale scaturita dal referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014 ora alza il tiro, mirando al bersaglio grosso: noi vogliamo la nostra libertà, noi vogliamo la nostra dignità, noi vogliamo e otterremo tramite un accordo vantaggioso per tutti la piena indipendenza del Veneto.
Altre vie istituzionali sono bloccate dalla costituzione e dalla mancanza di volontà politica.
Domenica tracceremo la strada e da lunedì imboccheremo il percorso accelerato che porta alla Repubblica Veneta.
Per farlo serve l’aiuto di tutte le donne e di tutti gli uomini coraggiosi che ci sono in Veneto, che non vogliono rassegnarsi alla tristezza di un burosauro ormai destinato al cimitero della storia.
I nostri avi ci hanno consegnato una terra stupenda, dove una civiltà straordinaria ancora mosta i segni straordinari della propria gloria. Ora noi dobbiamo dare dimostrazione di esserne all’altezza, a rischio anche di doverla abbandonare con una valigia di cartone.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu