IL VENTRE MOLLE D’EUROPA NE È ORA L’INTESTINO
Siamo alla vigilia delle prossime elezioni europee e quale migliore occasione dell’anniversario del D-Day commemorato ieri in Normandia (e non in Lombardia come riportato da alcuni media italici) per cercare di trovare nella propria storia recente alcune fondamentali chiavi di interpretazione del presente?
Ecco che dopo la seconda guerra mondiale e l’ignominioso salto della quaglia di una presunta nazione che si rifaceva ai fasti dell’impero romano e che ne simulava in modo ridicolo le gesta dando forma a uno pseudo-risorgimento conclusosi con il fascismo e una disfatta epocale e senza vergogna, i continuatori di tale plagio istituzionale non potevano che rifarsi alla tradizione culturale da operetta per dare forma a ciò che sarebbe diventato famoso come il “ventre molle d’Europa”.
Infatti, se da un lato la neonata repubblica italiana risultava essere tra i fondatori della futura Unione Europea e un membro dell’alleanza atlantica fin dai suoi primi passi, dall’altro essa coltivava in sé la serpe del più grande partito comunista d’occidente, che avrebbe sin dai primi istanti colonizzato l’intera classe dirigente, in particolare nel settore pubblico e nell’istruzione.
I frutti di un connubio maledetto fin dalla nascita non potevano che dare forma a uno stato inaffidabile per chiunque e costantemente sul filo del tradimento, che diventava il proprio mantra, difeso da politici e partiti di ogni schieramento. Basti vedere la composizione delle liste di tutti i partiti alle prossime europee ove non si registra un solo schieramento coerente. Se un povero cristo volesse votare una lista che supporta in modo chiaro e inequivocabile una posizione pro-Ucraina, non potrebbe farlo, perché sapientemente i vari leader hanno intruppato tra i candidati posizioni di tutte le risme, in totale contrasto tra di loro e con qualsiasi posizione si voglia scegliere.
C’è una specie di tacito accordo tra tutti i partiti e i politici italioti che li vede accomunati dall’impedire di dar forma a una scelta chiara, coerente, netta. E proprio mentre i leader alleati ricordavano il D-Day, l’Hitler dei giorni nostri, al secolo Vladimir Putin, riconosceva proprio nell’Italia un “quasi”, o “futuro alleato”.
Tale melassa istituzionale ovviamente non si riflette solo in tema di politica estera, ma anche, se non soprattutto, nella politica interna, dando forma a una sorta di “politica omeopatica” applicata a tutto. I programmi di tutti i partiti politici sono barzellette che si somigliano tutte un po’, a parte qualche piccolo dettaglio di facciata, che di fatto si trasforma in bandiere prive di alcuna sostanza da sbandierare per truppe vuoi di utili allocchi vuoi di interessati alla mancia elettorale. Tutti accomunati dalla totale assenza di volontà di dar forma a qualsivoglia riforma seria e pragmatica.
Ciò spiega anche l’unica reale abilità della classe politica italiana, ovvero di aumentare a dismisura la spesa pubblica quasi totalmente inutile, o inefficiente, portando il debito pubblico al limite, se non oltre, della sostenibilità.
Tanto che l’Italia riesce a contrarre quasi i tre quarti dell’intero debito pubblico dell’Unione Europea sul PNRR e a distruggere il proprio futuro, in particolare per le giovani generazioni, con i mostri del bonus 110 e di una spesa pensionistica da incubo. Tanto alla fine pagherà Pantalone, che, per quanto ci riguarda, corrisponde al Veneto che vede sparire ogni anno 15-20 miliardi di euro di tasse pagate che non ritornano nel proprio territorio sotto nessuna forma.
In questo quadro sinceramente preoccupa vedere l’insistenza di chi vorrebbe un Draghi a nuovo presidente della Commissione Europea, magari per trasformare il debito italiano in debito europeo, portando la classica mela marcia italiana a far marcire anche tutte le altre mele del cesto europeo.
Non nutriamo particolari illusioni, poiché anche la stessa Europa pare sempre più avvelenata dalle sirene suicide rosso-verdi che vorrebbero distruggerne il tessuto economico, ma quanto meno auspichiamo che le sacche di resistenza liberale possano evitarne una fine infausta stretta com’è tra i nemici esterni che la bombardano e la massacrano e i nemici interni, spesso quinte colonne prezzolate dei primi.
Per tale ragione e non per ignavia, non vogliamo dare indicazioni di voto per le prossime elezioni europee, lasciando alla coscienza di ognuno decidere il da farsi. È giusto che ognuno nel proprio privato affronti la propria scelta con responsabilità, non esistono scorciatoie dall’alto che ne allevino il peso.
Plebiscito.eu
SOSTIENI IL PROGETTO DI INDIPENDENZA DEL VENETO
Cari amici di Plebiscito.eu,
come saprete gli ultimi mesi sono stati molto difficili per noi a causa di una campagna mediatica che ha creato molti danni al nostro movimento e all’intera organizzazione di cui siamo parte. Tale campagna è scaturita da una serie di tentativi di estorsione, nonché da molte mistificazioni e diffamazioni che ci hanno messo in cattiva luce. Molti di voi hanno ben compreso la gravità del momento e ci hanno espresso la propria solidarietà, rinnovando la fiducia in quanto fatto e nei progetti in corso, tutti con il comune obiettivo di avvicinarci all’indipendenza del Veneto.
Nel frattempo abbiamo reagito con forza e determinazione, anche attraverso azioni di tutela legale, a cominciare dalla presentazione, in parte già avvenuta e in parte di prossimo deposito, di una serie di denunce/querele per tentata estorsione, nonché per diffamazione verso diversi soggetti che hanno partecipato a tale campagna.
Ora chiediamo a tutti voi di starci vicino in un momento complesso, perché il colpo inferto non è di poco conto e abbiamo bisogno del vostro supporto.
Tale sostegno può essere espresso nella modalità che ognuno ritiene più opportuna, compresa la solidarietà economica, anche per aiutarci a sostenere le importanti spese legali ed operative che ora dobbiamo affrontare.
Chi desidera aiutarci anche economicamente può farlo tramite un libero contributivo associativo utilizzando le seguenti coordinate bancarie:
- Beneficiario: Club Imprenditori Veneti nel Mondo
- IBAN: IBAN: BE67967036193187
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- Causale: GRANT
- Banca: Wise Europe SA. Indirizzo banca: Rue du Trone 100 – 1050 Brussels, Belgium
Grazie a tutti per il sostegno che saprete darci e Viva l’indipendenza del Veneto!
WSM,
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
Dieci anni fa partiva l’iniziativa che portò l’indipendenza del Veneto all’attenzione del mondo
Dal 16 al 21 marzo 2014 i veneti votarono per la propria indipendenza su Plebiscito.eu e in tutte le città del Veneto
Riceviamo da SerenissimaPost.com e volentieri pubblichiamo
Erano le 9 del mattino del 16 marzo 2014 ed entro poche ore una notizia apparentemente solo locale si sarebbe affermata come una tra le più importante nel panorama nazionale e internazionale. Aveva preso il via, infatti, il referendum digitale per l’indipendenza del Veneto sul sito di Plebiscito.eu e nei seggi predisposti ovunque in tutte le città del Veneto. A dire il vero la notizia fece capolino prima sui media internazionali che su quelli italiani. All’inizio furono i media austriaci e tedeschi, quindi inglesi e americani e, ovviamente, russi che già una settimana prima del voto avevano dato un rilievo mediatico notevole al plebiscito digitale: la Serenissima Repubblica di Venezia si stava rialzando in piedi! Proprio i russi cavalcarono a tal punto la news che addirittura avevano deciso di spostare la data del referendum farsa in Crimea (tenutosi sotto occupazione militare) inizialmente previsto a fine marzo proprio nella stessa data del 16 marzo 2014. Si comprende ancor più oggi la loro delusione, visto che Plebiscito.eu e Gianluca Busato hanno sempre dato pieno sostegno all’Ucraina, ancor di più oggi che è invasa da oltre due anni dall’esercito del regime di Putin.
Fu solo la mattina del 16 marzo 2014 stesso che i media italiani si svegliarono dal torpore assieme all’intero panorama politico tricolore, scosso da un’iniziativa che nel volgere di pochi giorni raggiunse un livello impensabile di successo e notorietà. Dal 16 al 21 marzo di 10 anni fa furono infatti più di 2,3 milioni di veneti a votare nel referendum digitale e l’89,10% di loro si espresse a favore dell’indipendenza del Veneto. Guarda caso, praticamente gli stessi risultati furono confermati nel voto del referendum per l’autonomia dell’ottobre 2017, tre anni e mezzo dopo il plebiscito digitale. I risultati allora furono invece contestati dopo pochi giorni con false analisi, in particolare dal Corriere della Sera, ma furono quindi confermati a stretto giro nella loro sostanza da un’indagine demoscopica svolta da Ilvo Diamanti e pubblicata su Repubblica e ancora verificati nella loro integrità dopo poche settimane, prima per opera di un assesment redatto dall’allora prima società informatica italiana e quindi da un comitato di osservatori internazionali che sancirono la validità del voto con la propria certificazione.

Nel giro di pochi giorni ci fu la gara ad intervistare Gianluca Busato, presidente e ideatore della piattaforma Plebiscito.eu. Di lì a poco partirono anche le prime bordate contro di lui, sempre organizzate dal sistema politico-mediatico italiano che era stato inizialmente colto di sorpresa. Le diffamazioni contro di lui si sono ripetute anche recentemente, con macchinazioni, manipolazioni e pubblicazioni di notizie vecchie di 5 anni riportate come fossero novità, probabilmente solo allo scopo proprio di disinnescare le celebrazioni per il decennale dal referendum di indipendenza del Veneto.
Purtroppo per i manipolatori mediatici però la storia non si scrive con le false notizie e la grandezza di ciò che è stato fatto rimarrà per sempre, a testimonianza del punto più alto raggiunto dall’ideale di indipendenza del Veneto, le cui braci covano sempre fortissime sotto la cenere del nulla assoluto della politica italiana di questi anni.
Per chi fosse interessato a scoprire tutti i particolari inediti di quella straordinaria pagina di storia consigliamo il libro “Una X per il Veneto”, scritto da Riccardo Rudelli, Paola Bonesu e Roberto Errichelli disponibile su Amazon a soli 0,99 €.
Serenissima Post
Anche oggi il Corriere diffonde la sua falsità quotidiana contro Gianluca Busato: ora il conto farlocco dei media salirebbe addirittura a 20 milioni
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Il primo quotidiano italiano rivanga cose del passato che non hanno portato a nulla, pur di continuare la sua opera denigratoria verso il leader indipendentista veneto. Che avvisa: “chi rompe paga”.
Ora possiamo dire “ve lo avevamo detto”. Vi avevamo avvisati infatti che era in preparazione un piano di cottura “lenta” contro il progetto di indipendenza del Veneto e in particolare contro le organizzazioni di Gianluca Busato. Dato che le bufale di “Striscia la notizia” non erano bastate, ora vanno a rivangare cose del passato che non sono sfociate in nulla. Con il Corriere sempre in prima fila che oggi ritira fuori una vecchia inchiesta di 5 anni fa che ha concluso da più di 2 anni la fase di indagini senza essere sfociata in alcunché. Così come finirono in un nulla di fatto i controlli effettuati persino dalla Consob e ancor prima dalla stessa Guardia di Finanza.
Il concetto è sempre lo stesso. I token di utilità non sono prodotti finanziari, bensì crediti di accesso a servizi aziendali fruibili tipicamente attraverso sistemi informatici. È quindi del tutto normale e legittimo che avendo creato prodotti e piattaforme digitali di eccellenza tecnologica, che hanno ricevuto nel tempo anche premi e riconoscimenti, sia stato integrato anche un sistema per la loro fruizione basato sulla blockchain, tramite appunto token di utilità.
Ora aspettiamoci che, non contenti, i giornali italiani vadano ancora di più a ritroso, perché nei confronti di Gianluca Busato le indagini si sono sprecate nel corso degli ultimi 30 anni. Hanno materiale per coprire settimane e mesi.
Pensate che nel 1997, dopo il famoso episodio dei patrioti Serenissimi e del Campanile di Venezia, dopo solo due settimane dai fatti, la prima persona ad essere indagata e perquisita, pur non facendo parte di quel gruppo, fu proprio Gianluca Busato, anche allora reo solo di avere già un sito internet dove poteva informare i cittadini veneti con una visione diversa da quella pre-cotta dei giornali e del potere italiano. Il giorno dopo i quotidiani titolarono: “sgominata la centrale di intelligence degli indipendentisti”, solo perché ritrovarono a casa dell’allora giovane Busato addirittura “400 floppy disk” (sic!).
Oggi addirittura i milioni spariti sarebbero non più uno, ma addirittura venti! E comparirebbe anche il nome di un “grande vecchio”, “la mente” dietro tutte le operazioni, giusto per non farci mancare nulla in quello che sta diventando il romanzo primaverile del Corriere. Che ovviamente tira in ballo Venice Swap anche in queste fantomatiche vicende che secondo l’immaginifico racconto sarebbero avvenute appunto prima del 2019. Peccato che Venice Swap sia stata fondata a fine 2021, quindi più di due anni dopo le romanzesche vicende raccontate dal più grande giornale italico.
Noi crediamo che la realtà sia più semplice. A qualcuno dalle parti di via Solferino e forse anche di qualche altra via importante di Roma deve essere caduta la propria tazzina di caffè mentre leggeva la notizia che Venice Swap, proprio l’azienda guidata dall’imprenditore e ingegnere veneto Gianluca Busato, era stata inserita tra i futuri Unicorn — aziende con giro d’affari superiore al miliardo di euro — da Dealroom, la prima piattaforma europea di monitoraggio di startup e venture capital. Dealroom ha stimato il valore di Venice Swap attorno ai 500 milioni di euro, evidenziando il suo significativo potenziale di crescita e, ciò ha fatto scattare mille campanellini d’allarme nelle stanze del potere romano.
Come si fa infatti a fermare un indipendentista veneto che guida una azienda di tale valore economico? Bisogna fermarlo prima, bisogna farlo schiantare al più presto!
Ecco cosa probabilmente ha scatenato l’ordine di servizio in via Solferino, che ha iniziato a pubblicare una serie di articoli diffamatori, denigratori che sapientemente mescolano qualche pezzo di verità con mille falsità. A cominciare dalle cifre. Perchè è chiaro che se veramente Plebiscito.eu avesse avuto per le mani la cifra di 20 milioni di euro come ora titola il Corriere con grande evidenza, probabilmente qualche traccia da qualche parte sarebbe rimasta. Ma di tale tracce non c’è neanche l’ombra, neanche dopo tante indagini che da anni sono state effettuate senza che rivelassero alcunchè degno di nota. Anzi, spoiler alert per tutti coloro che pensano di ricavare da questo assalto alla diligenza qualche quattrino: Gianluca Busato vive in un appartamento in affitto e viaggia con una vecchia auto usata, per cui di soldi a fiumi su cui tuffarsi alla Paperon de’ Paperoni proprio non ce ne sono.
Ci aspettiamo ora che il Corriere chieda scusa e cancelli anche le ultime notizie false, dopo che non ha cancellato quelle della settimana scorsa? No, non siamo così illusi.
Però vale quanto già detto. Se a causa di queste falsità dovessero saltare contratti in essere da centinaia di milioni di euro siamo certi che qualcuno ne sarà chiamato a rispondere. In solido. Come dice Gianluca Busato: “chi rompe paga”. E in questo caso non gli resterebbero nemmeno i cocci.
Serenissima Post
È in atto un tentativo di estorsione verso Venice Swap orchestrato da ambienti filo-russi?
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Coinvolti a varo livello e forse in modo inconsapevole anche alcuni media. La denuncia viene da Gianluca Busato, ideatore del crypto exchange.
Sembra la storia di un romanzo di John Le Carré, eppure è ciò che sta accadendo tra Veneto e Lituania, almeno a quanto ci racconta l’ingegnere e imprenditore veneto Gianluca Busato, ideatore e responsabile di diverse piattaforme informatiche. Tra di esse c’è Venice Swap, recentemente inserita addirittura tra i futuri Unicorn — aziende con giro d’affari superiore al miliardo di euro — da Dealroom, la prima piattaforma europea di monitoraggio di startup e venture capital. Dealroom ha stimato il valore di Venice Swap tra i €364 milioni e i €545 milioni, evidenziando il suo significativo potenziale di crescita e consolidando la sua posizione come leader nell’innovazione della tecnologia finanziaria. Tale notizia è una sorpresa solo apparente, se si considera che Venice Swap aveva già stretto un accordo per un investment commitment di 100 milioni di dollari con un fondo globale specializzato.
A quanto pare “il profumo dei soldi” ha fatto gola a qualcuno, al punto di far scattare un’operazione diabolica che, partendo da minacce e ricatti più o meno sottili, sarebbe quindi sfociata in una serie di attività mediatiche, che probabilmente erano tese appunto ad estorcere denaro alla Venice Swap, che, considerato la sua notevole valorizzazione di mercato, avrebbe dovuto pagare una cifra apparentemente alla sua portata, piuttosto che essere oggetto di una campagna che poteva portare a un danno reputazionale ben più grave dal punto di vista economico.
Il tutto è partito a settembre con una serie di messaggi provenienti da quelli che Busato definisce ‘oscure figure di leccastivali di Putin’, che secondo l’imprenditore veneto avevano paventato di far partire una “macchina del fango” tesa appunto a mettere in cattiva luce Venice Swap e tutte le organizzazioni che fanno capo a Gianluca Busato.
Il mistero qui si infittisce, in quanto Busato non è una persona a caso, ma è anche l’ideatore del famoso referendum digitale per l’indipendenza del Veneto organizzato da Plebiscito.eu nel marzo 2014, che vide la partecipazione al voto di oltre 2 milioni e 300.000 veneti, che votarono all’89,1% per l’indipendenza della Repubblica Veneta. E qui tornano in ballo gli stessi ambienti filo-russi che, come ci testimonia Gianluca Busato, negli stessi messaggi in cui partiva il tentativo di estorsione scrivevano anche che mal avevano digerito la forte posizione espressa da Plebiscito.eu di totale sostegno all’Ucraina invasa nel febbraio di due anni fa proprio dall’esercito del regime russo.
Nel tempo questi messaggi si intrecciavano anche con alcune telefonate con linguaggio allusivo, cui non seguì alcun abboccamento da parte di Gianluca Busato.
A quel punto, visto l’insuccesso di tali tentativi, è partita la fase due del “trattamento” verso Busato e Venice Swap, ovvero la macchinazione mediatica. Il primo “assaggio” è stato un articolo “marmellata” del Corriere del Veneto, di cui abbiamo già dato testimonianza, teso a mettere in cattiva luce Gianluca Busato e la sua start up, accostandola addirittura in modo subdolo alla notizia di vicende truffaldine di altre società che non la riguardavano.
Ora invece si sta muovendo una rubrica televisiva di uno tra i maggiori canali nazionali che sta preparando un servizio che dovrebbe andare in onda nei prossimi giorni e che si basa su una serie di falsità e disinformazioni tese a diffondere un messaggio fuorviante.
Il messaggio che verrà diffuso da tale programma, se ne sarà confermata la messa in onda, sarà che Venice Swap e le organizzazioni di Gianluca Busato siano al centro di un vero e proprio inganno, teso a far acquistare i token di utilità della propria piattaforma, magari spacciandoli per prodotti finanziari.
Dimostrando un coraggio non comune però è lo stesso Gianluca Busato a denunciare il tentativo in corso, che probabilmente è parte del disegno estorsivo più grande partito da ambienti filo-russi, forse senza che i responsabili a vario livello del programma televisivo ne siano nemmeno consapevoli.
Gianluca Busato ha pertanto deciso di giocare in anticipo e fare fin da subito la chiarezza necessaria prima ancora che il paventato servizio televisivo possa fare confusione, spiegandoci cosa verrà trasmesso e confutando punto su punto quanto esso potrà contestare.
Il servizio parlerà di alcuni token di utilità che sono stati distribuiti ad alcuni utenti, nell’ambito di alcune operazioni di marketing e comunicazione legate proprio alla distribuzione di tali token.
Tra tali attività di marketing rientrano diverse forme quali airdrop gratuiti, contest, quiz, campagne basate su selfie e molto altro ancora, sempre al fine di aumentarne la base di utilizzo.
Una particolare forma è rappresentata dalle campagne promozionali rivolte ai sostenitori del Club Imprenditori Veneti nel Mondo, un’associazione no-profit di business networking. Grazie a tali programmi, i sostenitori e simpatizzanti del Club hanno potuto e possono avere accesso a una certa quantità di token, che varia a seconda delle iniziative. Particolare attenzione viene riservata ovviamente a chi sostiene il club in forma attiva, in particolare attraverso il proprio impegno, o con donazioni, o contributi associativi. Il programma televisivo volutamente andrà a manipolare la realtà lasciando intuire che alcuni utenti avessero “acquistato” tali token, o peggio. Ma ciò non corrisponde al vero, come facilmente dimostrabile.
Inoltre, diversamente da quanto probabilmente sarà riportato dal servizio televisivo, l’unica valorizzazione possibile e tecnicamente corretta di tali token è quella che fa riferimento al potere di acquisto in servizi all’interno dell’ecosistema di cui fa parte Venice Swap e tale valore fa fede a quanto pubblicato nei White Paper di ciascun token e non certo a un presunto valore di monetizzazione immediata.
Nel trasmettere tale servizio, se sarà messo in onda, verrà dimostrato un particolare accanimento verso un povero volontario del club, che magari potrà anche aver fatto a sua volta un po’ di confusione, ma che ha anche subito una prima vera e propria imboscata mediatica (a quanto pare sembra anche con l’ausilio di intercettazioni illegali che, come tali, sono sanzionate per legge — sia come reato sia come illecito deontologico), mirata al metterlo in cattiva luce, magari con frasi, che forse potranno apparire non corrette al pubblico televisivo, ma solo perché saranno estrapolate dal contesto, con tecnica manipolatoria già vista e ben nota. Il volontario è stato inoltre oggetto di una autentica azione di stalking televisivo, dato che ha dovuto subire anche un vero e proprio secondo “agguato” all’esterno di casa sua, senza nemmeno fosse dimostrato rispetto per la sua figlia minorenne, che è stata a sua volta ripresa mentre usciva per andare a scuola e fatta oggetto di un’autentica violenza mediatica. Tra l’altro dopo l’episodio la troupe ha continuato l’opera di stalking mediatico seguendo per molti chilometri il volontario, mentre guidava la sua auto, probabilmente programmando un terzo agguato, visto che il secondo era difficilmente spendibile a causa della presenza di una minore.
Questo è un fatto grave, poiché, come abbiamo già denunciato, anche se stai montando una qualche macchinazione mediatica — tra l’altro funzionale, anche se in modo inconsapevole, a un tentativo di estorsione — non puoi permetterti di violare un diritto fondamentale di un minore, ignorando i danni che stai facendo: come andrà infatti a scuola nei prossimi giorni questa bambina? È giusto arrecarle un danno psicologico e una violenza senza senso per creare un qualche servizio, probabilmente di pessima categoria? Qual è la professionalità in tutto ciò? Come fa un gruppo televisivo a giustificare un comportamento così inqualificabile e sprezzante dei basilari diritti di un minore? Chi pagherà per tutto ciò?
In tutto ciò i responsabili del programma televisivo si sono dimostrati — come sempre e da malcostume italico — forti con i deboli. Così come sono allo stesso tempo, ovviamente, deboli con i forti. E non importa se andranno in onda, o no, perché la violenza psicologica verso una bambina l’hanno già compiuta e di ciò saranno probabilmente chiamati a rispondere.
Ma quali saranno le frasi e i comportamenti contestati al volontario e più in generale al Club e/o a Venice Swap e/o a Gianluca Busato? Abbiamo preparato una serie di probabili manipolazioni (M) che saranno trasmesse dal programma, seguite dalla replica con la realtà dei fatti da parte di Gianluca Busato (GB).
M: Il programma parlerà di clienti.
GB: “Falso. Non si tratta di clienti, bensì di utenti che hanno fatto donazioni al Club”.
M: Il programma parlerà di investimenti.
GB: “Falso. Anche nell’ipotesi che gli utenti avessero acquistato direttamente dei token, in ogni caso tutte le informazioni pubblicate sia siti internet sia nei White Paper consegnati, spiegano chiaramente che i vari token sono token di utilità che danno diritto a fruire dei servizi erogati dalle relative piattaforme informatiche e che sono anche scambiabile con tutti gli altri token dell’ecosistema di cui fanno parte, o vendibili liberamente sia in forma diretta sia in forma indiretta. Ogni token di utilità, ha una sua valenza come potere d’acquisto all’interno dell’ecosistema di applicazioni e servizi che segue l’andamento di Ether (ETH) con un coefficiente fisso. I token indicati non sono in ogni caso uno strumento finanziario né una forma di investimento, debt security, o promessa di rendita né uno strumento di pagamento”.
M: Il programma parlerà di risparmiatori ingannati.
GB: “Falso. Non si tratta di clienti, bensì di utenti che hanno fatto donazioni al Club. In ogni caso, un imprenditore che accede ad un servizio di utility token è un soggetto qualificato, non un risparmiatore. Il risparmiatore è, secondo il dizionario Garzanti (disponibile online in modalità gratuita): “chi risparmia, specialmente denaro | (econ.) chi consuma meno di quanto guadagna; chi cerca per il denaro risparmiato un impiego che presenti la combinazione desiderata di redditività e di rischio: l’inflazione danneggia i risparmiatori; garantire i piccoli risparmiatori”.
M: Il programma dirà che il volontario ha affermato “siamo un banco di cambio autorizzato dalla banca centrale”, o qualcosa di simile.
GB : “in realtà gli exchange sono piattaforme che facilitano l’acquisto e la vendita di asset digitali in base ai prezzi di mercato giornalieri. Qui si fa confusione su una traduzione letterale del termine crypto exchange, che in italiano qualcuno traduce appunto come ‘scambio criptovalute’ facendo confusione con il classico cambiavalute”.
M: Il programma dirà che il volontario ha fatto valutazioni ingannevoli e inopportune visto che ha parlato di valori in euro dei token.
GB: “Non è così e lo dimostreremo dopo la messa in onda del servizio”.
M: Il programma parlerà di informazioni che illudevano di una possibilità di monetizzazione immediata di tali token, attraverso alcune informazioni scritte dal volontario.
GB: “Come sopra, non è così e lo dimostreremo dopo la messa in onda del servizio”.
M: Il programma farà la cifra di un milione di euro e parlerà di 10–20 utenti.
GB: “Questa è una non notizia, considerato che abbiamo una community di sostenitori di decine di migliaia di persone e che siamo una società valutata attorno ai 500 milioni di euro. Abbiamo inoltre chat aperte alla nostra community sempre con decine di migliaia utenti”.
M: Il programma parlerà di conferimento di somme importanti e alimenterà dubbi sulla loro regolarità.
GB: “Anche questa è una manipolazione. Tutte le donazioni e i vari contributi associativi al Club sono infatti registrati in modo regolare e in modo legittimo. Il Club ha un bilancio pubblico che ognuno può consultare. In ogni caso dopo la messa in onda del servizio, se esso mostrerà informazioni parziali e fuorvianti, pur avendo noi fornito loro le informazioni corrette, ci riserveremo di dimostrare la falsità di quanto trasmesso”.
M: Il programma farà parlare qualche esperto che dirà che tali token non valgono nulla.
GB: “I token in realtà hanno un valore ben preciso, riportato nei relativi white paper, che si esprime in potere di acquisto in servizi all’interno dell’ecosistema di cui fanno parte”.
M: Il programma mostrerà fogli compilati e firmati da uno o più utenti per ‘fare degli ordini’.
GB: “Falso. I documenti compilati e firmati dagli utenti non sono moduli d’ordine, bensì di adesione-prenotazione per le campagne promozionali. Altri particolari cruciali li daremo dopo la trasmissione del servizio”.
Abbiamo quindi chiesto a Gianluca Busato quale sia il vero valore dei progetti da lui ideati. Ecco la sua risposta.
GB: “noi crediamo che far parte del progetto di Venice Swap attraverso il possesso dei token di utilità del suo ecosistema sia ragione — oltreché di notevole orgoglio e senso di appartenenza a qualcosa di grande e di bello — anche di enorme potenzialità e di elevato valore economico. Il senso vero della nostra progettualità di innovazione tecnologica e digitale è esattamente quello di agganciarne il valore proprio alla dimensione economica del progetto, in modo da ancorarlo a una realtà di concretezza e non di certo a un mero aspetto finanziario che invece può essere soggetto a comportamenti speculativi che possono aumentarne la volatilità e l’incertezza”.
GB: “Nel realizzare tutto ciò siamo partiti da un grande sogno e un obiettivo concreto, che stiamo attuando con tanto lavoro, ingegno e dedizione: noi vogliamo dar forma a una autentica democratizzazione della tecnologia e del suo utilizzo, affinché non sia esclusivo appannaggio solo di pochi eletti, come una certa Italia classista e retrograda invece vorrebbe. La condivisione del benessere che ne deriva attraverso i nostri progetti e le attività della nostra business community sono motivo per noi di grande orgoglio e soddisfazione, nella consapevolezza che l’aumento della base di utilizzo delle nostre piattaforme — in particolare con il possesso dei relativi token — porti grande valore a chiunque ne faccia parte”.
Abbiamo quindi chiesto se denuncerà il tentativo di estorsione in atto nei suoi confronti.
GB: “Sì”.
Serenissima Post



