I CADORNA IN GUERRA CONTRO IL VENETO
Apprendiamo che gli eredi del generale Cadorna – probabilmente il più fallimentare, incapace e crudele ufficiale nella storia dello stato unitario italico guerrafondaio e forse primo responsabile della disfatta di Caporetto – hanno denunciato un indipendentista veneto, Michele Favero, cui va la nostra piena solidarietà, perché avrebbe offeso il loro antenato sconfitto dalla storia. E addirittura un giudice ha dato loro ragione, con conseguente condanna a risarcire i danni, pignoramento dei conti correnti del malcapitato etc etc. Ci chiediamo se allora, applicando lo stesso principio del valore giuridico delle frasi storiche, gli eredi dei poveri soldati mandati a morire dal Cadorna, inventore in chiave moderna della criminale pratica della decimazione, possano rivalersi sugli eredi del sanguinario generale chiedendo loro i danni di guerra causati dalla cecità e dall’ingiustificabile atteggiamento barbaro del Cadorna, il cui comportamento fu definito “selvaggio, che nulla può giustificare” persino dalla Commissione d’inchiesta di Caporetto. Sarebbe bello che chi ha visto i propri antenati morire ammazzati per le decisioni dettate dall’odio di tale generale vincesse oggi in tribunale chiamando a rispondere del suo operato i suoi eredi, pignorando le loro proprietà e i loro conti correnti, come d’altro canto loro fanno con chi osa criticare un autentico macellaio della storia. Ma esiste un tale giudice in Italia?
Gianluca Busato – Plebiscito.eu
DOPO LA DISFATTA DELLA LEGA DI SALVINI È L’ORA DELL’INDIPENDENZA DEL VENETO
Mentre continua il saccheggio fiscale del Veneto viene meno l’ostacolo principale alla nostra libertà

Le elezioni politiche del 25 settembre rappresentano il funerale dell’incoerente strategia della lega salviniana. Non si può infatti predicare allo stesso tempo “prima gli italiani” e poi rivendicare (per finta) l’autonomia (farlocca) di Veneto e Lombardia. O sei nazionalista italiano, oppure sei il partito della questione settentrionale, ma non puoi essere entrambe le cose.
Per qualche anno la lega tricolore era riuscita a racimolare voti, ma ora finalmente l’inganno è stato rivelato. Certo, per rendere evidente tale incoerenza sono serviti molti errori di percorso, prima con il governo con il m5s, che aveva visto l’approvazione del reddito di cittadinanza, poi con la farsa del Papeete, per passare poi al governo con lega e m5s, addirittura con appoggio del lockdown duro e irrazionale e di provvedimenti illiberali, il tutto condito con la figuraccia in Polonia, fatti che hanno minato la credibilità del Capitano, forse per sempre, togliendole tutti quei voti (efimeri) che nel frattempo aveva. Tale lezione vale tra l’altro anche per chi ha vinto le ultime elezioni: tanto rapidamente si possono conquistare i favori dell’elettorato, quanto ancora più velocemente li puoi perdere. A maggior ragione quando essi sono legati a promesse elettorali irrealizzabili.
La debacle della lega porta con se anche l’interrogativo sulla questione veneta. Cinque anni dopo il referendum per l’autonomia, quel patrimonio politico è andato oramai perduto. E pare quantomeno difficile che possa essere recuperato da chi non ha fatto praticamente nulla per sfruttarlo. La lega infatti in questo quinquennio è stata sempre al governo, ma non ha mai fatto nemmeno finta di perseguire l’autonomia. Che in ogni caso era svuotata fin dalla partenza, perché come ben sappiamo essa era priva di risorse finanziarie.
Ma non è che nel frattempo la situazione in Veneto sia migliorata. Anzi, è ben che peggiorata! La crisi energetica, figlia di decisioni politiche irresponsabili che hanno reso l’Italia e il Veneto dipendenti dal gas di Mosca, dopo aver abbondonato il nucleare per ragioni populistiche si uniscono al quadro già drammatico di un territorio le cui risorse sono depredate dallo stato centrale che ogni anno ci sottrae 15-20 miliardi di euro per dare forma a uno dei più odiosi furti fiscali della storia.
Il Veneto oggi da un lato è intrappolato nella gabbia istituzionale italiana – che rappresenta un’autentica palla al piede – e dall’altro continua ad essere terra di saccheggio fiscale – cosa che ci lega le mani dietro alla schiena: è chiaro che in questa situazione competere a livello europeo e internazionale diventa una sfida titanica.
Certo, poi i veneti sono bravissimi lo stesso, come dimostra la decisione di aprire entro qualche anno nel veronese, a Vigasio, la nuova gigafactory di chip Intel con la creazione di 5 mila posti di lavoro e con un investimento iniziale di circa 4,5 miliardi di euro che dovrebbe aumentare nel tempo.
Ma non possiamo più affidarci solo alla buona stella e alla fascia di eccellenza. Il sistema Veneto ha bisogno oramai di essere riformato e potenziato dalle fondamenta, a cominciare proprio dall’infusione di tecnologia, che è la prima componente che permette una crescita economica. E per la quale servono una migliore istruzione e un migliore sistema-paese, dato che quello attuale è alla disperazione. Ciò sarà reso ancora più necessario nei prossimi anni che vedranno sparire moltissime occupazioni e che devono vederci preparati a creare nuove tipologie di lavori e professionalità.
Come possiamo farlo se restiamo agganciati al Titanic italiano zavorrato da un debito pubblico sempre più insostenibile, da una scarsissima produttività e da un apparato pubblico bulimico quanto inefficiente?
L’unica via di uscita da questo incubo è l’indipendenza del Veneto. Dato che il soggetto politico che rappresentava il più grande ostacolo al suo conseguimento è ora in una crisi che quantomeno lo paralizzerà per un bel po’ in una lotta intestina di potere, noi indipendentisti veneti abbiamo il dovere di organizzarci e di attuare finalmente una strategia che porti alla nostra libertà nel più breve tempo possibile.
Vi sono le condizioni adatte, possediamo gli strumenti giuridici ed economici necessari, è tempo ed ora che diamo forma ad una classe dirigente indipendentista degna di questo nome.
Gianluca Busato
Plebiscito.eu
La crisi politico-finanziaria italiana apre le porte all’indipendenza del Veneto
Un governo fascista nel 100’ anniversario della marcia su Roma non se lo sognava neanche Almirante. Meglio il Veneto indipendente.

La crisi di governo italiana ha uno strano retrogusto che merita di essere analizzato con qualche dettaglio in più, in particolare dal punto di vista dell’indipendentismo veneto.
Innanzitutto non può sfuggire la strana coincidenza che vede i principali attori che hanno sfiduciato Mario Draghi anche essere i più forti sostenitori del dittatore russo Putin. Forse sarà solo un caso, o una coincidenza astrale, ma dopo la caduta di Boris Johnson in Gran Bretagna, che si era molto speso, anche personalmente, nel sostegno all’Ucraina, la fine del governo Draghi rappresenta un altro colpo all’alleanza atlantista, anche se riteniamo che non salverà di certo la Russia dalla catastrofe militare ed economica che a nostro avviso la porterà indietro di decenni nell’orologio della storia.
C’è poi un altro aspetto tutto italico che vede molto probabile dopo le prossime elezioni l’insediamento di un governo guidato dalla leader del partito che si rifà apertamente – anche dal punto di vista ideologico – alla storia politica di Benito Mussolini proprio nel centenario della sua presa del potere. Un governo fascista nel 100’ anniversario della marcia su Roma non se lo sognava neanche Almirante. E noi aggiungiamo: meglio il Veneto indipendente di questo incubo! Sembra quasi che qualche mascalzone si sia divertito a giocherellare sulla pagina più tragica e vergognosa della storia dello stato italiano creando uno scherzetto di pessimo gusto in salsa balilla. Se poi guardiamo chi sono i veri autori dello sgambetto a Draghi, il sospetto diventa ancora più forte.
Il tutto mentre l’orizzonte economico della penisola diventa sempre più scuro e minaccioso, con gli esiti nefasti di un biennio di covid, di una guerra ancora in corso, di una crisi energetica e inflazionistica tutt’altro che semplici da risolvere e nel quadro generale pessimo di un paese sempre più indebitato, sempre meno competitivo e sempre più votato al populismo economico straccione basato su spesa pubblica improduttiva e deriva statalista oramai incontenibile.
Ciò avviene mentre l’Italia appare chiaramente come l’elefante finanziario nascosto nella stanza europea e occidentale, in cui più di qualcuno si chiede se ha senso continuare a finanziarne il sottosviluppo con generosi programmi di riacquisto di titoli di debito pubblico da parte della BCE.
Se infatti qualche anno fa la crisi dei debiti sovrani dei PIIGS vedeva diversi paesi accomunati da problemi simili, oggi l’unico “maiale” finanziario dell’area Euro è rimasto proprio il belpaese, con un quadro generale decisamente peggiorato e senza segni di inversione o miglioramento. Specie adesso che il grande tecnocrate che godeva di qualche credito a livello internazionale è sparito dal palcoscenico.
In uno scenario di questo tipo sarebbe da mettersi le mani nei capelli.
E proprio in questo quadretto da “tempesta perfetta” potrebbe entrare in gioco il Veneto e la sua indipendenza.
Noi veneti siamo infatti nella condizione ideale per poter proporre alla UE un cambio di debitore. Se il debitore italiano comincia a diventare del tutto inaffidabile, il sistema europeo sarebbe infatti pronto ad appoggiare una nuova entità politica che si ponesse da garante di tale debito. A ben guardare il Veneto indipendente ha tutte le carte in regola per svolgere questo ruolo inedito. Siamo proprio noi infatti che ogni anno contribuiamo fortemente a coprire il buco assurdo che fa lo stato italiano grazie al residuo fiscale (o meglio, il furto fiscale) di 15-20 miliardi di euro di tasse che annualmente vengono sottratte al territorio veneto. E che domani – con il beneplacito della UE – potrebbe diventare (opportunamente ridotto) un prestito ponte che il Veneto indipendente riconoscerebbe all’Italia a fronte di riforme politiche effettive. Niente riforme niente soldi.
Ciò permetterebbe:
- all’Europa di tenere sotto controllo gli effetti della crisi del debito pubblico italiano, i rischi di un contagio e lo scenario drammatico di uscita dall’area euro della terza economia del continente;
- al Veneto di recuperare finalmente la propria indipendenza e sottrarsi alle dinamiche di sottosviluppo italiane;
- all’Italia di terminare la propria dipendenza da logiche di finanziamento facile delle proprie politiche populistiche basate sull’aumento di spesa pubblica improduttiva e l’incanalamento verso una logica di risanamento del proprio sistema di finanze pubbliche.
Si tratta pertanto di un gioco win win per tutti, che ora finalmente potrebbe trovare la propria finestra storica di opportunità per essere completato.
A patto che emerga una forza politica veneta in grado di perseguire tale linea, come ad esempio sta facendo con successo in Scozia lo Scottish National Party di Nicola Sturgeon.
Per quanto ci riguarda, Plebiscito.eu è impegnato proprio nella costruzione di tale soggetto politico. Oggi ci sono le condizioni e un dialogo in tal senso con le anime venete europeiste e atlantiste va portato avanti con convinzione, includendo tutti, da Sanca Veneta, a Think Tanko, ad ogni esponente che intenda far cogliere al Veneto le opportunità di un futuro di benessere, libertà e indipendenza che derivano dall’apertura di una finestra storica senza precedenti.
Gianluca Busato
Plebiscito.eu
Este, un Leone sull’arcobaleno: i Veneti per noi sono tutti uguali
Leggere le cronache di Este sulla vicenda della panchina arcobaleno fa venire tanta tristezza ma non sorprende nessuno.
Sappiamo che c’è una certa cultura, quella che adesso sta governando Este, che è allergica a riconoscere i diritti delle persone.
Se non sei dei ‘loro’, allora diventi quasi una rottura, una seccatura, qualcuno da odiare.
Noi ci siamo sempre battuti per i diritti dei popoli e degli individui. I Veneti sono una realtà plurimillenaria (e proprio Este ne rappresenta una delle splendide e più antiche testimonianze) che chiede di veder riconosciuti diritti fondamentali.
Non dipende solo da Este, naturalmente. Ma i simboli sono importanti perché segnano la strada. Allora noi siamo pronti a farcela la nostra panchina, e a colorarla di arcobaleno con sopra il leone di San Marco, per unire tutte le realtà che lottano per vedersi riconoscere i più fondamentali diritti civili e politici.
Per noi i veneti sono tutti uguali, senza distinzione ideologiche, di religione, o di orientamento sessuale. Ci importa, semmai, di quello che fanno quando sono alla guida di un Comune e quello che ha fatto l’amministrazione di Este non ci piace per niente.
Per noi Veneto è chi Veneto fa!
Mario Sandrin – Plebiscito.eu
Il regime di Mosca svela il suo piano: lo sterminio di massa del popolo ucraino e uno stop all’Indipendenza dei Popoli
Un editoriale delirante di Ria Novosti spiega il fine ultimo dell’invasione russa dell’Ucraina e del genocidio in corso, estendendolo a tutto l’Occidente
Qualche giorno fa abbiamo definito la Russia di Putin l’impero del male. Oggi pensiamo che anche questa definizione sia fin troppo ottimistica, dopo aver visto le immagini del genocidio compiuto a Bucha e in altre città dell’Ucraina da parte dei soldati russi. E non si può più accusare solo Putin di tali nefandezze, in quanto il livello di appoggio popolare nella popolazione russa verso tali crimini è così esteso da rendere tutti i russi responsabili, così come i tedeschi e gli italiani lo furono dopo la seconda guerra mondiale, al punto da pagare le proprie colpe con forti limitazioni di sovranità. Così come è ampio il consenso che Putin gode presso ampi strati di popolazione anche in occidente, grazie a un’opera certosina di disinformazione che non ha mai avuto praticamente soluzione di continuità dalla caduta dell’Unione Sovietica e dalla sua presa del potere al Cremlino.

Tacendo i ridicoli e non meno disgustosi tentativi (smentiti, come si può leggere qui) di delegittimare i video che riprendevano le strade piene di cadaveri dopo la fuga senza dignità dell’esercito russo da Bucha e da tutta l’area di Kyiv, la cosa che oggi ci ha fatto trasalire di più è una sorta di editoriale pubblicato dall’organo ufficiale del regime russo Ria Novosti, in cui un certo Timofey Sergeytsev teorizza che l’operazione di “denazificazione” dell’Ucraina deve evolversi nello sterminio di massa di tutti gli ucraini, nella loro “rieducazione”. Alcuni passaggi sono agghiaccianti e merita riportarli per capire fino in fondo cosa vuole ottenere la Russia da questa guerra che ha voluto a tutti i costi.

Questo Sergeytsev, dopo aver teorizzato la completa liquidazione di tutta la classe dirigente ucraina con parole folli, continua così: “tuttavia, oltre ai vertici, è colpevole anche una parte significativa delle masse, che sono naziste passive, complici del nazismo. Esse hanno sostenuto e assecondato il potere nazista. La giusta punizione di questa parte della popolazione è possibile solo attraverso una giusta guerra contro il sistema nazista”.
E ancora: “Un’ulteriore denazificazione di questa massa di popolazione consiste nella rieducazione, che si realizza attraverso la repressione ideologica (soppressione) degli atteggiamenti nazisti e una severa censura: non solo nell’ambito politico, ma anche necessariamente nell’ambito della cultura e dell’istruzione”.
Ovviamente tale “opera” non può che essere condotta dalla Russia secondo il fine teorico: “La denazificazione può essere effettuata solo dal vincitore, il che implica (1) il suo controllo assoluto sul processo di denazificazione e (2) il potere di garantire tale controllo. In questo senso, un paese denazificato non può essere sovrano. Lo stato denazizzante – la Russia – non può procedere da un approccio liberale riguardo alla denazificazione. L’ideologia del denazificatore non può essere contestata dal colpevole sottoposto a denazificazione”.
E tale processo non potrà essere breve, ovviamente: “I termini della denazificazione non possono in alcun modo essere inferiori a una generazione, che deve nascere, crescere e raggiungere la maturità nelle condizioni della denazificazione. La nazificazione dell’Ucraina è continuata per più di 30 anni, almeno a partire dal 1989, quando il nazionalismo ucraino ha ricevuto forme legali e legittime di espressione politica e ha guidato il movimento per “l’indipendenza” verso il nazismo”.

La colpa come sempre è dell’occidente è addirittura del concetto stesso di indipendenza di una nazione: “La particolarità della moderna Ucraina nazificata sta nell’amorfa e nell’ambivalenza, che permettono al nazismo di essere mascherato da desiderio di “indipendenza” e da un percorso “europeo” (occidentale, filoamericano) di “sviluppo” (in realtà – al degrado)”. E alla fine, in tale quadro allucinante, i nazisti ovviamente siamo noi occidentali: “Tuttavia, tutto quanto sopra non rende il nazismo ucraino una “versione leggera” del nazismo tedesco durante la prima metà del 20° secolo. Al contrario, poiché il nazismo ucraino è libero da tali strutture e restrizioni di “genere” (essenzialmente tecnologia politica), si dispiega liberamente come base fondamentale di qualsiasi nazismo – come razzismo europeo e, nella sua forma più sviluppata, americano”.
Persino il nome di Ucraina dovrà essere cancellato: “il nome “Ucraina” non può essere mantenuto come titolo di qualsiasi entità statale completamente denazificata in un territorio liberato dal regime nazista”.
Anche il concetto di Ucraina neutrale va stretto a questo teorico putinista: “In effetti, le loro aspirazioni politiche non possono essere neutrali: l’espiazione della colpa davanti alla Russia per averla trattata come un nemico può essere realizzata solo facendo affidamento sulla Russia nei processi di restaurazione, rinascita e sviluppo. Nessun “Piano Marshall” dovrebbe essere consentito per questi territori. Non può esserci “neutralità” in senso ideologico e pratico, compatibile con la denazificazione. I quadri e le organizzazioni che sono lo strumento della denazificazione nelle repubbliche appena denazificate non possono che fare affidamento sul supporto militare e organizzativo diretto della Russia”.
Poi si passa direttamente ai concetti di pulizia etnica, senza tanti fronzoli: “La denazificazione sarà inevitabilmente anche una deucrainizzazione, un rifiuto dell’inflazione artificiale su larga scala della componente etnica dell’autoidentificazione della popolazione dei territori della Piccola Russia storica e della Nuova Russia, iniziata dalle autorità sovietiche. Essendo uno strumento della superpotenza comunista, dopo la sua caduta, l’etnocentrismo artificiale non è rimasto senza proprietario. In questa veste ufficiale, passò sotto l’autorità di un’altra superpotenza (il potere che sovrasta gli stati): la superpotenza dell’Occidente. Deve essere restituito ai suoi confini naturali e privato della funzionalità politica”.

Con chicche come questa: “L’ucrainismo è una costruzione artificiale antirussa che non ha un proprio contenuto di civiltà, un elemento subordinato di una civiltà aliena e aliena”.
Il finale dell’editoriale costituisce quindi un avvitamento delirante su sé stesso di tali teorie che sono in realtà esemplificative del regime rosso-brunato che questi signori di Mosca intendono estendere alla stessa Europa, a noi stessi, alla nostra civiltà, al principio di Autodeterminazione dei Popoli, il loro nemico dichiarato.
Crediamo che esista un limite invalicabile oltre il quale nulla è più giustificabile. Intrattenere rapporti con costoro, farsi portavoce della loro opera di disinformazione di regime significa rendersi corresponsabili dello sterminio di massa di civili che l’esercito russo sta perpetrando in Ucraina.
Così come significa essere corresponsabili di Putin il dichiararsi contrari al rifornimento di armi legittime all’eroico popolo ucraino, ai partigiani ucraini impegnati nella loro resistenza, difesa e ora persino nella loro sopravvivenza umana e culturale.
Nel momento stesso, infatti, in cui l’organo ufficiale del regime russo teorizza in modo diretto lo sterminio di massa degli ucraini in quanto tali, la loro “rieducazione” di massa, la loro “pulizia etnica”, la cancellazione della loro koinè culturale e della loro stessa identità e persino del loro nome, noi non possiamo più dire “non lo sapevamo”.

In particolare, il passaggio contro l’indipendenza dell’Ucraina quale “peccato originale” dovrebbe far capire bene quanto stia a cuore il principio di Autodeterminazione dei Popoli a questi soggetti.
Ora lo sappiamo, ce lo hanno detto in modo ufficiale. E tra l’altro è fin troppo chiaro che i prossimi ad essere oggetto di tali “attenzioni” siamo proprio noi europei, senza distinzioni.
Slava Ukraini! Viva il Veneto indipendente! Viva la libertà di tutti i popoli del mondo dalle dittature!
Gianluca Busato
Plebiscito.eu