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Categoria: news

Gianluca Busato risponde al “Corriere del Veneto”

Gianluca Busato risponde al “Corriere del Veneto”

20 Febbraio 2024 0 Comments in editoriali news

La replica del CEO Gianluca Busato in un video pubblicato su YouTube

Gianluca Busato, l’ingegnere e imprenditore veneto CEO di Venice Swap, la piattaforma di scambio criptovaluta one-stop con sede in Lituania, ha risposto a un articolo pubblicato oggi sul “Corriere del Veneto”, condito con una serie di falsità, disinformazioni e addirittura accostamenti diffamatori e che sta diffondendo un messaggio fuorviante
La risposta è stata data direttamente dal suo ideatore e titolare in un video pubblicato su YouTube.

Riportiamo di seguito anche il testo della replica.

Cari amici, come forse saprete, oggi il Corriere del Veneto ha pubblicato un articolo su di noi condito con una serie di falsità, disinformazioni e addirittura accostamenti diffamatori e che sta diffondendo un messaggio fuorviante.
 
Per tale ragione, in qualità di ideatore e responsabile del progetto e del suo intero ecosistema, ritengo fondamentale comunicare in modo diretto con voi, attraverso i media digitali, per fare la chiarezza necessaria a ristabilire la verità sui fatti riportati in modo del tutto non professionale e manipolatorio.
 
Innanzi tutto è assolutamente scorretto e anche diffamatorio associare Venice Swap alle vicende truffaldine di un’altra società che vendeva prodotti finanziari, oggetto di un’inchiesta in corso. I nostri progetti, infatti, si basano su token di utilità, che non hanno natura di strumenti finanziari e che per definizione non promettono guadagni di sorta. Capiamo bene che la nescienza digitale sia elevata, ma non si possono accostare pere e mele e farne la somma, in modo del tutto inopportuno e, appunto, infamante.
 
Inoltre, con una malcelata tecnica di disinformazione di scuola putiniana, l’articolo in questione mescola quindi diversi piani. Ovviamente riportandoli nel titolo, del tutto inopportuno, partendo dalla prima famosa piattaforma informatica da noi creata, che permise l’indizione del referendum digitale del Veneto nel marzo 2014, organizzato da Plebiscito.eu, che vide la partecipazione di oltre 2 milioni e trecentomila elettori veneti, di cui oltre l’89% votò a favore dell’indipendenza. La portata di tale iniziativa fu tale che ebbe rilevanza mediatica internazionale, e colse di sorpresa il sistema politico italiano del tutto impreparato. Pensate che solo 10 giorni dopo l’evento, da un lato lo stato – in fretta e furia – imbastì una caccia alle streghe mettendo in galera 42 innocenti e malcapitati venetisti rei solo di aver saldato qualche lamiera e dall’altro costrinse il consiglio regionale del Veneto ad approvare l’indizione sia del referendum di indipendenza sia di quello per l’autonomia del Veneto, che erano insabbiati in regione da più di tre anni.
 
Possiamo ben dire – con orgoglio e soddisfazione – che oggi senza di noi non si potrebbe nemmeno parlare dell’autonomia differenziata in approvazione in parlamento.
 
Ora però smontiamo le falsità del Corriere anche nell’ambito politico, una ad una.
 
Non è vero come riportato dall’articolo che gli accessi alla piattaforma furono solo 135 mila; tale dato si basava su misurazioni globali fatte attraverso un software preinstallato su computer di utenti a campione. Si trattava di un sistema di monitoraggio che non poteva funzionare in Veneto, dove le installazioni del software preposto erano quasi del tutto assenti;
L’articolo non ha riportato il fatto che i risultati del plebiscito digitale furono confermati di fatto da un’indagine demoscopica effettuata da Ilvo Diamanti in quei giorni e pubblicata su “Repubblica”;
L’articolista si è dimenticata di riportare che in realtà tali risultati furono sottoposti a verifica e certificazione sia della prima società informatica italiana dell’epoca sia di un comitato di osservatori internazionali, che ne riportarono la veridicità.
L’articolista si è anche scordata di aggiungere che il referendum per l’autonomia del 2017 ne confermò nei fatti i risultati;
L’articolista si è dimenticata di riportare che il sottoscritto fu espulso dalla lega nord dopo aver vinto le primarie e il congresso nazionale, interrotto anzi tempo da Bossi arrivato in elicottero per bloccarne l’esito.
L’articolista si è dimenticata di riportare che il sottoscritto non ha “aderito” ai partiti indipendentisti citati, ma li ha fondati e spesso guidati, contribuendo a scriverne i manifesti e gli statuti.
 
In conclusione, merita mettere in evidenza che nel realizzare tutto ciò – sia nelle piattaforme realizzate 10 anni fa sia in quelle odierne – siamo partiti da un grande sogno e un obiettivo concreto, che stiamo attuando con tanto lavoro, ingegno e dedizione: noi vogliamo dar forma a una autentica democratizzazione della tecnologia e del suo utilizzo, affinché non sia esclusivo appannaggio solo di pochi eletti, come una certa Italia classista e retrograda invece vorrebbe. La condivisione del benessere che ne deriva attraverso i nostri progetti e le attività della nostra business community sono motivo per noi di grande orgoglio e soddisfazione, nella consapevolezza che l’aumento della base di utilizzo delle nostre piattaforme porti grande valore a chiunque ne faccia parte.
 
Grazie e un caro saluto a tutti voi!

Gianluca Busato
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Venice Swap: Una Stella Nascente nell’Ecosistema Fintech Europeo

Venice Swap: Una Stella Nascente nell’Ecosistema Fintech Europeo

19 Febbraio 2024 0 Comments in editoriali news

Dealroom identifica Venice Swap come un futuro Unicorn, con una valutazione aziendale tra i 364 e i 545 milioni di euro. Questo risultato è una testimonianza del successo del modello di tokenizzazione perseguito dal suo business network

Siamo entusiasti di annunciare un traguardo significativo per Venice Swap, la piattaforma di scambio criptovaluta one-stop con sede in Lituania guidata dall’ingegnere e imprenditore veneto Gianluca Busato, riconosciuta il 14 febbraio come una delle aziende più promettenti all’interno del settore fintech della Lituania, acclamato come il più avanzato in Europa e tra i migliori al mondo. Questo prestigioso riconoscimento proviene da Dealroom, una piattaforma europea leader nel tracciare iniziative tecnologiche e movimenti di capitale di rischio, dettagliato nel loro rapporto “L’ecosistema delle startup lituane 2023”, disponibile online.

Un futuro Unicorn

Dealroom ha identificato Venice Swap come un futuro Unicorn, un termine riservato per le aziende che si prevede raggiungano o superino un fatturato di €1 miliardo. Questo gruppo esclusivo include solo otto aziende, con Venice Swap che è una delle tre nuove entrate. Dealroom stima il valore di Venice Swap tra i €364 milioni e i €545 milioni, evidenziando il suo significativo potenziale di crescita e consolidando la sua posizione come leader nell’innovazione della tecnologia finanziaria.

Innovazione e Impatto

Il viaggio di Venice Swap riflette l’eccellenza di un percorso imprenditoriale che ha guidato un intero ecosistema di aziende e applicazioni. Con il supporto della propria rete di affari, incluso il “Club Imprenditori Veneti nel Mondo”, ha guidato progetti innovativi che uniscono l’innovazione digitale con opportunità di tokenizzazione. Questi sforzi hanno prodotto progetti rivoluzionari in intelligenza artificiale, realtà aumentata, gamification, marketing digitale, IoT, e altro ancora, influenzando significativamente il settore fintech e oltre.

Un solido valore economico per la nostra comunità

Questo riconoscimento non è solo una lode, ma una testimonianza della creazione di valore guidata dall’ecosistema di Venice Swap, fornendo sostanziale incoraggiamento per gli attuali e futuri sforzi della sua community. Unirsi a Venice Swap e interagire con i suoi token di utilità significa più che orgoglio e appartenenza; rappresenta un significativo potenziale economico e valore.

Gianluca Busato, CEO di Venice Swap ha dichiarato: “Siamo orgogliosi dei nostri risultati e del valore che apportano ai nostri partecipanti. Il nostro impegno per l’innovazione tecnologica e digitale è progettato per ancorare un reale potenziale economico, evitando la volatilità speculativa e fornendo un valore economico solido per la nostra comunità di sostenitori e partner”.

“In conclusione, mentre continuiamo a crescere e innovare, invitiamo tutte le parti interessate a esplorare l’opportunità che Venice Swap presenta. Con il nostro riconoscimento come futuro Unicorn e il nostro impegno per progetti di impatto, offriamo una proposta unica nel settore fintech”.

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Al via l’autonomia differenziata. Spoiler alert: è più una battaglia politica che effettiva per i cittadini

Al via l’autonomia differenziata. Spoiler alert: è più una battaglia politica che effettiva per i cittadini

24 Gennaio 2024 1 Comment in editoriali news

Autonomia differenziata, o autonomia farlocca? Una battaglia vinta dalla lega, che senza Zaia rischia però di perdere la guerra in Veneto

Con l’approvazione di ieri in Senato del testo del disegno di legge Calderoli prende il via il cammino istituzionale dell’autonomia differenziata. L’iter non sarà breve e, dopo l’approvazione in senato, il testo andrà alla Camera, dove dopo un percorso di approvazione, potrebbe dover tornare di nuovo al Senato se i deputati introducessero modifiche, prospettiva più che probabile.

L’eventuale approvazione definitiva della legge non darà il via all’autonomia differenziata da un punto di vista pratico. Essa determinerà solo il processo da seguire da parte delle regioni per poter effettivamente richiedere e negoziare con governo e parlamento l’attribuzione di maggiori competenze. E prima che ciò possa accadere dovranno essere definiti i livelli essenziali delle prestazioni (i famosi LEP), i servizi minimi che dovranno essere garantiti ai cittadini in tutto il territorio statale in settori fondamentali, quali ad esempio scuola, trasporti, sanità, e così via. Tali LEP dovranno quindi anche essere finanziati con risorse dello stato, anche se il ddl Calderoli sposta in avanti tale questione.

Da un punto di vista prettamente politico tale approvazione è una vittoria della lega. Che in Veneto rischia però di trasformarsi in una vittoria di Pirro se dovrà rinunciare al terzo mandato di Zaia quale presidente della regione.

Che la battaglia sia prettamente politica lo dimostra anche il ridicolo teatrino visto ieri in senato, con i cori “patriottici” e i tricolori sventolati da sinistra e destra, a fronte dell’unica bandiera di San Marco esposta dalla senatrice leghista Mara Bizzotto.

In termini pratici, in ogni caso, sempre per l’aspetto che più ci riguarda da vicino, se l’iter istituzionale di approvazione dell’autonomia differenziata dovesse realmente andare a buon fine senza particolari intoppi, i suoi primi effetti per i cittadini veneti non potrebbero vedersi prima di qualche anno, forse 3-5 anni nella più ottimistica delle previsioni. Meglio tardi che mai.

Ma quali potranno essere tali effetti pratici?

Servirebbe ovviamente la sfera di cristallo per poterlo prevedere, ma alcune cose si possono dire fin da subito. Innanzi tutto, dato che l’autonomia differenziata è “a costo zero” per lo stato, essi non riguarderanno la quota di residuo fiscale, quei 15-20 miliardi di euro di tasse che ogni anno lo stato centrale preleva in Veneto e che non restituisce al territorio in nessuna forma. La spesa coinvolta sarà da ricercarsi nella quota che oggi viene gestita direttamente dallo stato centrale sul territorio (in Veneto, nel nostro caso). Aumenteranno quindi le risorse fiscali che lo stato centrale trasferirà a regione ed enti locali e diminuirà la parte che esso spenderà sul territorio per finanziare le materie che saranno eventualmente attribuite alle regioni (il Veneto, per quanto ci riguarda).  È difficile oggi dire di che cifra si tratterà, ma, così come avevamo previsto ancora molti anni fa, con ogni probabilità per il Veneto difficilmente riguarderà una cifra superiore ad 1-2 miliardi di euro l’anno, cifra compatibile persino con quanto previsto da Svimez, entità sfacciatamente anti-veneta.

Anzi, dato che in ogni caso è previsto un fondo perequativo per finanziare i servizi interessati dall’autonomia differenziata nelle altre regioni, probabilmente esso verrà individuato propria nella quota di residuo fiscale, che sarà destinato a salire nel tempo. Oppure lo stato andrà a diminuire la propria quota di spesa diretta per i propri servizi erogati nel territorio, che parimenti equivale di fatto ad aumentare il residuo fiscale.

Un effetto virtuoso di contenimento della spesa pubblica generale (da parte di stato, regioni ed enti locali) appare inoltre poco probabile, perché se è pur vero che in teoria una sua responsabilizzazione da parte degli enti più vicini al territorio dovrebbe aumentarne l’efficienza, la mancanza della leva di autonomia fiscale vera e propria introdurrà l’effetto perverso che la “mano destra” non sa cosa fa la “mano sinistra”.

Si rischia insomma di trasformare gli enti territoriali in puri spendifici senza alcuna, o pochissima, responsabilità fiscale.

Abbiamo già dimostrato che tale tendenza è già in atto, con l’analisi dei conti pubblici territoriali che hanno visto aumentare sensibilmente il residuo fiscale subito dopo la celebrazione dei referendum per l’autonomia in Veneto e Lombardia, con parziale stop solo durante gli anni della pandemia e ritorno a un trend di crescita subito dopo.

Ciò vale a maggior ragione considerata la tendenza all’insostenibilità debito pubblico italiano testimoniata per l’ennesima volta anche dall’ultimo report dell’Ocse sui conti pubblici italiani pubblicato due giorni fa.

Insomma, l’autonomia differenziata rischia seriamente di trasformarsi in una autonomia farlocca, con buona pace di autonomisti e federalisti che pure oggi a ragione celebrano una vittoria più onorifica che reale.

Plebiscito.eu

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ROMA PIÙ LADRONA CHE MAI: IL VENETO SEMPRE PIÙ DEPREDATO DALL’ITALIA

ROMA PIÙ LADRONA CHE MAI: IL VENETO SEMPRE PIÙ DEPREDATO DALL’ITALIA

9 Gennaio 2024 0 Comments in editoriali news

Dopo il referendum farsa del 2017 il furto fiscale nei confronti del Veneto si è aggravato. L’indipendenza fa più paura all’Italia di un’autonomia farlocca

Il Veneto continua ad essere depredato fiscalmente, come nulla fosse. Il furto avviene da tempo immemore e, dopo una breve frenata sotto i 10 miliardi di euro annui in epoca pandemica, esso è ritornato immediatamente a crescere verso i consueti 15-20 miliardi di euro l’anno. Lo dimostrano le cifre impietose quanto ufficiali del governo italiano sui conti pubblici territoriali che vengono aggiornate con cadenza annuale e sono sottoposte ad azioni di verifica puntuale a fronte degli oltre 12 mila bilanci rilevati.

Per l’ultimo anno disponibile, il 2021, il residuo fiscale, o meglio, il furto fiscale subito dal Veneto ammonta a 13,01 miliardi di euro, per la sola PA (Pubblica Amministrazione).

Ampliando lo sguardo al Settore pubblico allargato (Spa), sempre nel 2021, la situazione peggiora fino alla ragguardevole cifra di 16,56 miliardi di euro.

In totale, senza calcolare l’inflazione, dal 2000 al 2021 il Veneto ha visto sparire oltre 343 miliardi di euro sottratti dallo stato centrale e non riversati sul territorio in alcuna forma. Se si considera il settore pubblico allargato il furto storico epocale nello stesso periodo arriva quasi a 366 miliardi di euro.

Ciò avviene a prescindere dal colore politico dei governi e delle leadership che si succedono. Ciò avviene senza alcuna remora anche dopo il referendum per l’autonomia del Veneto del 2017. Anzi, a ben guardare l’andamento del grafico notiamo che proprio dopo il referendum di Zaia il furto ha subito un picco impressionante passando dai 14-16 miliardi di euro l’anno del periodo 2014-2017 ai 19-20 miliardi del 2018-19, salvo poi brevemente frenare proprio durante il periodo del Covid, ma immediatamente dando nuovi segni di accelerazione. Sarà curioso vedere se fra 1-2 anni la tendenza tornerà ad essere quella del 2018-19, come appare probabile. Quindi non solo il Veneto non avrà alcuna forma di autonomia reale, ma anzi il furto si è aggravato.

Oltre al danno, le beffe.

Ecco perché la lotta di Plebiscito.eu continua. Non può esservi infatti un obiettivo diverso dall’indipendenza del Veneto, come ha dimostrato in questi 6 anni l’infruttuosa e anzi controproducente contro-propaganda per l’autonomia.

Anzi come dimostra proprio il residuo fiscale nel corso degli anni, dopo il plebiscito digitale del 2014 esso ha avuto una tendenza al ribasso, fino proprio al referendum farsa del 2017. Vale a dire che lo stato italiano reagisce con paura e diventa più mansueto quando i veneti utilizzano la leva politica dell’indipendenza, mostrandosi invece più famelico e senza controllo di fronte alla finta minaccia di autonomia. Il motivo è semplice: lo strumento dell’indipendenza è saldamente nelle mani dei veneti, grazie al principio di autodeterminazione dei popoli, mentre l’autonomia è una utopistica concessione da parte dello stato centrale, in merito alla quale i veneti nulla possono.

A distanza di quasi 10 anni dal nostro referendum digitale per l’indipendenza del Veneto, le nostre energie e risorse non sono certo più quelle di un tempo, ma le nostre ragioni, il nostro impegno e il nostro pensiero sono più vivi che mai e siamo certi che anche il nostro progetto politico potrà ben presto ritrovare la linfa necessaria alla sua attuazione.

Plebiscito.eu

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L’inflazione nel Veneto: cause, conseguenze e soluzioni

L’inflazione nel Veneto: cause, conseguenze e soluzioni

19 Dicembre 2022 0 Comments in editoriali news

Come affrontare efficacemente l’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi nel nostro territorio

[Disclaimer: video, voce e testi creati con software di intelligenza artificiale]

L’inflazione può avere conseguenze significative per il Veneto, in particolare alla luce dello svantaggio fiscale che la regione ha a causa del residuo fiscale di 15-20 miliardi di euro che viene impiegato in altre regioni italiane. Quando i prezzi dei beni e dei servizi aumentano nel tempo, ciò può rendere più difficile per le famiglie venete acquistare ciò di cui hanno bisogno, soprattutto se i loro redditi non aumentano allo stesso ritmo. Inoltre, l’inflazione può rendere meno attraente investire in Veneto, poiché i rendimenti delle attività finanziarie potrebbero non essere sufficienti a compensare l’aumento dei prezzi.

Per affrontare efficacemente l’inflazione nel Veneto, è importante considerare sia la domanda che l’offerta e agire di conseguenza. Ciò potrebbe includere l’adozione di politiche che promuovono la crescita economica, come investimenti in infrastrutture, formazione e sviluppo delle competenze, nonché il sostegno alle aziende locali per aiutarle a competere con successo sui mercati globali. Inoltre, potrebbe essere necessario prendere in considerazione misure per gestire la domanda, come ad esempio l’adozione di politiche fiscali mirate o il monitoraggio dei prezzi dei beni e dei servizi.

È altrettanto importante che gli economisti e i decisori politici affrontino il tema dell’inflazione in modo più specialistico e concreto, fornendo dati e una discussione più approfondita. Solo allora potremo comprendere meglio questo fenomeno complesso e trovare soluzioni efficaci per affrontarlo. Inoltre, è fondamentale che il Veneto abbia una voce forte e autorevole nei dibattiti sull’inflazione a livello nazionale e internazionale, al fine di proteggere gli interessi della regione e garantire un futuro prospero per le sue famiglie e le sue imprese.

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