PER UNA NUOVA DEFINIZIONE DI CIVIC CULTURE
Ritengo utile dare un contributo alla discussione, pur non essendo uno studioso di professione, traendo liberamente spunto dall’opera di Percy Allum “Democrazia reale. Stato e società civile nell’Europa occidentale”
Una convincente analisi del concetto di cultura politica (Almond e Verba 1963) è quella che la definisce come ”l’insieme degli orientamenti psicologici dei membri di una società nei confronti della politica”. Questa pone l’accento sulla dimensione soggettiva dell’attività politica stessa, avendo riguardo alla funzione sociale diretta ad assicurare in modo consensuale la coesione sociale del sistema.
Gli autori individuano tre dimensioni del concetto: 1) un aspetto cognitivo, che attiene alle credenze relative al tema; 2) un aspetto affettivo, verso le strutture ed i loro leader; 3) un aspetto valutativo, riguardante i giudizi e le opinioni sui fenomeni politici.
Sulla base di queste tre dimensioni, essi definiscono una classificazione della popolazione nella società, in base alla loro cultura politica, come segue: a) parochial, sono quegli individui che dimostrano poca o nessuna conoscenza e non partecipano alla vita politica; b) sudditi, sono coloro che pur avendo una certo grado di conoscenza non partecipano in alcun modo alla vita politica; c) partecipanti, sono coloro che approfondiscono e s’impegnano nella vita politica della società.
Una cultura di tipo parochial corrisponde usualmente ad una struttura politica tradizionale e localistica; una di tipo suddito, corrisponde ad una struttura autoritaria centralizzata; una di tipo partecipante, corrisponde ad una struttura di tipo democratico-rappresentativa.
Ne segue una importante riflessione, la democrazia può stabilmente sopravvivere soltanto quando sia sostenuta da una civic culture ossia una cultura politica che combina forme di partecipazione tipiche della tradizione razionalista dell’Ottocento (decisioni delegate ad eletti a suffragio universale) con un insieme di passività politica, fiducia e deferenza verso le autorità politiche costituite.
Venendo a mancare uno degli elementi, ad esempio la fiducia, si minano le basi della struttura democratica della società politica.
La strutturazione della società civile è una configurazione culturale non meno che strutturale.
L’esperienza europea permette d’individuare un certo numero di fattori strutturali: 1) territoriale (un proverbio catalano recita “a cada terra el seu ùs”, a ciascuna terra il suo costume) ; 2) sessuale; 3) religioso; 4) etnico-razziale; 5) occupazionale e professionale; 6) generazionale.
Ai fini della configurazione culturale della società, grande rilevanza assume, nel dialogo tra prassi e significati, il linguaggio.
Come già sottolineato da Sassaurre (1916) “nella vita degli individui e delle società il linguaggio è un fattore più importante di ogni altro”.
Generalmente si crede che il linguaggio sia uno strumento neutrale per la comunicazione delle idee, senza rendersi conto che in realtà esso può condizionare la nostra visione del mondo materiale sociale.
Secondo l’ipotesi Sapir-Whorf, il linguaggio determinerebbe il modo in cui una società pensa.
Scrive Berger (1967) “L’uomo inventa una lingua e poi trova che il suo parlare ed il suo pensare sono dominati dalla grammatica”.
Assumono pertanto rilievo due aspetti: 1) la struttura linguistica come fattore culturale; 2) il problema della lingua nazionale ed il controllo delle risorse del linguaggio.
L’ipotesi Sapir-Whorf, che vuole l’attività mentale dipendente dal tipo di lessico che un popolo ha a disposizione, ha trovato largo credito e richiama per analogia l’uso della Neolingua nel romanzo “1984” di George Orwell (1949) che nell’appendice “I principi della Neolingua” scrive “fine della Neolingua non era soltanto quello di fornire un mezzo di espressione per la concezione del mondo e per le abitudini mentali ai seguaci del Socing (il Partito unico che regge le sorti di Oceania) ma soprattutto quello di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero… un pensiero eretico… sarebbe stato letteralmente impensabile, per quanto almeno il pensiero dipende dalle parole con cui è suscettibile di essere espresso”. Come a dire che una idea che non trova parole, non trova forma ed esistenza stessa.
Ecco perché lo Stato moderno ha dato grande importanza alla definizione di una lingua nazionale comune, anche se il processo non può che essere inverso all’uso ovvero, non potendo creare una lingua nazionale, esso può fare di un dialetto locale una lingua d’uso nazionale.
Il caso della lingua francese è emblematico: la diffusione della langue d’oil sul territorio nazionale fu imposta con atto politico; con l’editto di Villiers Cotteret del 1539, essa divenne lingua ufficiale negli atti e nei documenti amministrativi del Regno di Francia.
Analogamente, il governo inglese vietò la lingua gallese nelle scuole pubbliche del Galles, mentre in tutta la Gran Bretagna venne diffuso ed imposto lo Standard English pur sopravvivendo nell’uso quotidiano diverse parlate (questo a conforto di coloro che, sbarcati a Londra, scoprono che il loro scolastico Queen’s English non permette di comprendere gli amabili cittadini londinesi che utilizzano il cokney…).
In Italia, al momento dell’Unità del 1860, secondo Lepschy (1990) solo un dieci percento della popolazione sapeva esprimersi in italiano moderno.
E’ evidente che in questa ottica un gruppo che controlla le risorse del linguaggio si trova nelle condizioni di poter dominare chi ne è privo; in questo senso assume grande significato l’istituzione e programmazione nella scuola dell’obbligo.
Non è quindi un caso se i diversi movimenti regionali autonomisti del dopoguerra (gallese, scozzese, corso, basco, catalano, sudtirolese…) hanno fatto appello alla lingua regionale nella lotta contro lo Stato nazionale.
Nonostante il fatto che oggi il diritto all’uso della propria lingua sia riconosciuto come diritto fondamentale dell’uomo dalla Carta dei Diritti dell’ONU, il possesso del controllo dei mass media garantisce una posizione predominante allo Stato.
Questo inoltre interviene per organizzare direttamente sia le diverse attività della vita collettiva che le espressioni culturali della società, inclusa la lingua, fino al raggiungimento di pervasive interferenze sulla condotta di vita privata dei cittadini.
Lo Stato ha enormi risorse culturali, compresa (Hosbawm e Ranger, 1983) “l’invenzione delle tradizioni patriottiche”.
Anche se lo Stato non riesce mai totalmente in questo tentativo (Allum, 1991) per la semplice ragione che la mobilitazione di un settore della società, induce una contro-mobilitazione del settore avverso.
In realtà, potrebbe riuscirci solo attraverso la distruzione delle istituzioni democratiche e di tutti i mezzi d’espressione dell’opposizione, con la creazione di una dittatura totalitaria; non a caso, la situazione di massima mobilitazione egemonica dello Stato liberal-democratico è la mobilitazione di guerra.
Senza spingere ulteriormente la trattazione, come nell’analisi dei concetti esoterici del significato del “dare un nome alle cose” oppure allo studio della teoria della programmazione neurolinguistica, ci basti la considerazione dell’importanza di mantenere vivo un proprio linguaggio madre.
Purtroppo, l’imposizione di una lingua ufficiale ha spesso distrutto il patrimonio culturale locale, spesso millenario, che a stento oggi sopravvive nelle opere teatrali.
Non per caso le tre scuole di teatro dell’arte della penisola si sono sviluppate a Venezia, Napoli e Palermo.
Avv. Franco Correzzola
SALTO DI QUALITÀ
Il progetto indipendentista vola in Europa ed entra in una fase cruciale
Agosto è un mese tradizionalmente di vacanze e riposo. Quest’anno però c’è poco da far vacanze e ancor meno da riposarsi. Quanto meno per chi ha a cuore la piena indipendenza della Repubblica Veneta.
Stanno infatti giungendo al pettine diversi nodi che ci riguardano sia nello scenario “interno” veneto sia in ambito italiano e più in generale a livello internazionale.
Partiamo da quest’ultima prospettiva, che tra poco più di un mese vedrà i cittadini scozzesi votare il referendum per l’indipendenza della Scozia. Sino alla settimana scorsa le indiscrezioni vedevano i Sì decisamente indietro, mentre in questi giorni il Washington Post ha dato evidenza di un grande recupero dei Sì tra gli indecisi. Il celebre quotidiano statunitense testimonia una sostanziale parità raggiunta, con tendenza però in rimonta da parte dei Sì.
Sempre questa settimana il leader catalano Artur Mas, presidente della Generalitat, ha incontrato il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, alle cui contestazioni di illegalità del referendum di indipendenza della Catalunya del prossimo 9 novembre , egli ha risposto con forza che la propria prima priorità è di permettere ai cittadini catalani di decidere il proprio destino.
Se da un punto di vista internazionale quindi il vento dell’indipendenza soffia sempre più forte, a livello italiano la congiuntura inizia a farsi più favorevole grazie all’evidente fine della luna di miele con Matteo Renzi, le cui bugie sono sempre più evidenti a tutti. Se il default argentino preoccupa meno rispetto alla bancarotta di 13 anni fa dello stesso stato, nessuno nel mondo può in realtà stare tranquillo di fronte alla sempre più veloce corsa italiana verso il proprio collasso finanziario. Di fronte a tale evenienza prende ancora più punti la possibilità per il Veneto di diventare il reale decisore della sorte dello stesso stato italiano, grazie al surplus finanziario di oltre 20 miliardi di euro annui di cui gode e che nella bilancia pesano come la motivazione più forte e decisiva per la propria indipendenza, nel momento in cui ne assume la consapevolezza e il controllo de facto. Lo stesso tra parentesi potrebbe valere per la Lombardia e anche di più alla luce dei suoi 66 miliardi annui di surplus, solo che lì manca ancora una componente indipendentista che sappia sfruttare tale posizione di forza.
Venendo infine allo scenario veneto, in particolare a quello relativo alla Regione, arrivano anche le dolenti note.
La prospettiva qui è unicamente la lotta disperata di potere, che divide i partiti stessi, come dimostrano le cene clandestine trasversali ad ogni schieramento come quella in programma questa sera a casa del consigliere Franchetto, rivelata dall’hackeraggio di Anonymous nei server del sito del consiglio regionale. La stessa vicenda della violazione del sito regionale dimostra l’inadeguatezza della classe politica sprecona che ha speso la bellezza di 7 milioni e mezzo di euro per realizzare un sito web che si è rivelato essere un’autentica gruviera. Scivolone che dimostra inoltre come i consiglieri regionali pensino solamente ai loro fatti e affari personali utilizzando strutture pubbliche.
Uno spaccato triste insomma che fa comprendere, se mai ce ne fosse stato bisogno dopo le vicende del Mose, le vere ragioni del rallentamento e del boicottaggio dell’indipendenza della Repubblica Veneta. Abbandonare il sistema italiano delle tangenti e degli affari sporchi pare non piacere dalle parti di Palazzo Ferro-Fini e di Palazzo Balbi.
Anche in questo caso ci penseremo noi a dare una drastica accelerazione con un salto di qualità al progetto indipendentista con tempi e modi come sempre non convenzionali.
Per permetterci di farlo al meglio ci serve l’aiuto di tutti. Ecco come puoi sostenerci in modo concreto:
1) Prenota i bond veneti: https://www.plebiscito.eu/bond
2) Fai una donazione libera: https://www.plebiscito.eu/sostieni/
3) Fai una donazione mirata a uno specifico obiettivo: https://www.plebiscito.eu/categoria-prodotto/donazioni/
4) Aderisci alla campagna internazionale di raccolta fondi: https://www.indiegogo.com/projects/give-voice-to-the-venetian-republic/wdgt/2743162
5) Acquista i prodotti veneti che trovi nel nostro negozio on line: https://www.plebiscito.eu/shop-2/
6) Iscriviti a VENETO SI: http://www.venetosi.org/volontari/
7) Fai passaparola di questo messaggio
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
DIAMO UNA SCOSSA ALLA GIUNTA REGIONALE DEL VENETO CON LE DONAZIONI PATRIOTTICHE PER IL NUOVO REFERENDUM DI INDIPENDENZA
Nuova iniziativa di Plebiscito.eu per dare coraggio alla Regione Veneto e velocizzare la raccolta di donazioni per l’organizzazione della nuova consultazione regionale di autodeterminazione del Popolo Veneto
Abbiamo atteso un po’ di tempo prima di esprimere qualche commento in merito all’operato della Giunta Regionale e della Presidenza del Consiglio Regionale del Veneto che dovevano fissare le procedure di attuazione del referendum di indipendenza del Veneto che insegue il successo straordinario del Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014.
Ora però constatiamo la lentezza, con sforamento addirittura di 4 giorni oltre il limite previsto dalla stessa LR 16/2014 con cui si è proceduto all’approvazione di atti assolutamente nella norma consuetudinaria quale l’indicazione del quadro normativo di riferimento per l’indizione del referendum di indipendenza stabilito con la Delibera di Giunta Regionale 1331/2014 del 28 luglio scorso.
Ciò preoccupa ancor più alla luce della mancanza ancora decisioni fondamentali sul finanziamento e sulla data del referendum che ci auguriamo con estrema urgenza completino il quadro delle decisioni fondamentali che permettano di passare alla fase di promozione e comunicazione delle ragioni del Sì e del No.
Giunti a questo punto, tutti speriamo infatti che sia questione solo di ore infatti la comunicazione del conto corrente presso il quale i cittadini veneti potranno effettuare le proprie donazioni per coprire i famigerati 14 milioni di euro, che risultano assolutamente spropositati rispetto alle reali esigenze di spesa, come già abbiamo dimostrato cifre alla mano. Tra l’altro manca ancora la definizione da parte del Presidente del Consiglio Regionale Ruffato degli enti e delle associazioni che potranno fare propaganda referendaria, secondo quanto previsto dall’art. 2 c. 2 della stessa LR 16/2014.
Una volta comunicato il conto corrente da parte invece del Presidente Zaia e raccolta la cifra necessaria sarà compito invece del Consiglio Regionale fissare la data in cui si terrà il nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto.
Data l’urgenza operativa, annunciamo pertanto la nuova iniziativa di Plebiscito.eu per facilitare le operazioni di finanziamento del referendum regionale.
Essa segue le prime iniziative relative a:
- Riapertura Albo regionale scrutatori volontari;
- Raccolta microdonazioni per organizzazione referendum di indipendenza del Veneto.
INIZIATIVA NUMERO 3 DI PLEBISCITO.EU PER FAVORIRE L’INDIZIONE DEL REFERENDUM REGIONALE PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO (EX L.R. 16/2014).
A tutti i donatori che contribuiranno per tramite della nostra organizzazione al finanziamento con cifre superiori a 100,00 € sarà donato un corrispondente numero di Bond Veneti, con iscrizione al Registro Patriottico della Repubblica Veneta.
Pertanto ci faremo garanti per chi desidera effettuare tale donazioni patriottiche, raccogliendo tali cifre e quindi consegnandole alla Regione Veneto nel momento in cui essa sarà in grado operativamente di raccogliere i fondi. Al momento della consegna dei fondi raccolti, allegheremo quindi l’elenco dei singoli donatori e l’importo donato da ognuno.
Se la Regione Veneto non dovesse riuscire ad organizzare il referendum di indipendenza del Veneto, per opera dello stato italiano, o per propria incapacità, tali donazioni saranno utilizzate nell’ambito dell’esercizio di indipendenza della Repubblica Veneta portato avanti dalla Delegazione dei Dieci eletta il 16-21 marzo scorso nel Plebiscito Digitale.
Per effettuare donazioni patriottiche per l’indizione del nuovo Referendum di indipendenza del Veneto da parte della Regione Veneto, con bonifico bancario basta seguire le seguenti istruzioni.
Beneficiario: Plebiscito.eu
IBAN IT69E0890462180021000001600
BIC: ICRAITRRP40
Oggetto: “Donazione Patriottica per Referendum Regionale”
Importo: a scelta (superiore a 100,00 €)
Per effettuare donazioni per l’indizione del nuovo Referendum di indipendenza del Veneto da parte della Regione Veneto, con carta di credito (tramite Paypal) basta premere il bottone di seguito riportato:
Dopo aver completato il pagamento, vanno comunicati i propri dati necessari per ricevere direttamente a casa il proprio titolo, compilando il modulo che si trova nella seguente pagina web: https://www.plebiscito.eu/bond/dati-per-bond-veneti/.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
Scenario Ucraina? NO, grazie!
L’articolo scritto da Michele De Vecchi mi ha mosso ad una riflessione.
Sono arrivato alla conclusione che non ci sia nessuna possibilità di cambiare il sistema italiano dopo 5 anni di consiglio comunale, 4 di consiglio d’istituto e altre svariate esperienze. Tendo a “misurare” le persone sui fatti e per questo parto da un “pregiudizio positivo”. E allora da quelle persone che si mettono (da soli) i galloni per i loro 20 anni di lotta per l’indipendenza o che parlano di indipendenza a orologeria oppure giurano sulla costituzione italiana abbiamo ben poco da imparare o da farci ispirare.
Come molti credo che l’unica via sia azzerare tutto. Ricostruire uno nuovo stato dove veder rispettati i diritti naturali, primo fra tutti quello alla felicità, e al godimento dei frutti del proprio lavoro, quello alla vita, propria e delle proprie discendenze, alla serenità e alla libera espressione del proprio pensiero. Diritti ora e da decenni manifestamente violati dallo Stato occupante.
Perché allora seguire la via ispirata dalla Delegazione dei Dieci?
Perché la vera forza del Veneto è quella economica. L’ha spiegato con chiarezza Lodovico Pizzati in articolo pubblicato su Libero dal titolo “Veneto, cosa succede all’Italia se la Regione fa la secessione“.
Ecco perché oggi il focus deve essere sull’obiezione fiscale totale. Solo se priviamo – lo insegna la storia di liberazione dei popoli – l’occupante delle risorse che prende dalla colonia lo stesso se ne va in pace. Dobbiamo tagliare il cordone ombelicale che nutre il parassita, dobbiamo acidificare il nostro sangue cosicché smetta di succhiare. Dobbiamo farlo sentire un ospite non gradito in casa di altri. Il popolo chiede di farlo in fretta. Su questo le menti dei leader dovrebbero lavorare, non su come condurre la campagna elettorale o su come dividersi gli assessorati…
Chi oggi punta da un lato alla via istituzionale o dall’altro ad entrare nell’androne politico italico sta solo dimostrando la debolezza dei veneti verso un regime corrotto e sanguinario. Sta legittimando il mostro. Bisogna colpire l’Italia là dove sente più male: il portafoglio!
Si badi bene che ho scritto androne e non agone a ragion veduta e ora si capirà il perché.
Oltre a Plebiscito che ha scelto la sua strada grazie ad un vasto consenso popolare, ci sono alcuni autoproclamati governi veneti, ed almeno altri due gruppi: Indipendenza Veneta che ripone le proprie speranze sul referendum istituzionale e il gruppo neo costituito che punta alle elezioni regionali italiane.
Oggi la sovranità (visto che nessun paese al mondo ne ha riconosciuta una diversa) sul Veneto è della Repubblica Italiana. Per cui mi concentro sulle altre vie.
Ora:
1) quando e se ci fosse il referendum per l’indipendenza promosso dalla Regione Veneto e se il risultato fosse positivo cosa succede? Si avvierebbe un procedimento come quello che Plebiscito (non-State actors) sta portando avanti perché l’autoproclamazione della Repubblica Veneta come atto unilaterale non è sufficiente così come l’ha ben espresso l’appassionato e documentato intervento dell’Avv. Franco Correzzola sul diritto di autodeterminazione dei Popoli.
2) C’è, poi, il gruppo che vuole partecipare alle elezioni regionali italiane. Facciamo le ipotesi:
A) perde
c’è la palese dimostrazione del fatto che l’indipendenza del Veneto è voluta solo da uno sparuto gruppo di facinorosi
B) vince
B1) il presidente eletto giura sulla costituzione italiana e governa secondo le leggi italiane (scenario Zaia);
B2) il presidente eletto non giura e si pone al di fuori delle istituzioni italiane. Il Presidente della Repubblica italiana scioglie il Consiglio regionale e rimuove il presidente eletto (art. 126 Costituzione Italiana);
B3) il presidente eletto non giura e dichiara unilateralmente l’indipendenza (il Presidente della Repubblica italiana scioglie il Consiglio regionale e rimuove il presidente eletto) e insedia un illegittimo governo
B3.1) lo stato sovrano italiano è legittimato alla difesa della propria sovranità territoriale (diritto di autotutela) con l’inevitabile presa di posizione degli Stati nazionali che andrebbero o meno a legittimare un intervento anche armato (scenario Ucraina?)
B3.2) il governo del presidente eletto viene riconosciuto, per opportunità, solo da alcune nazioni (scenario “Stato non riconosciutio” –http://it.wikipedia.org/wiki/Stato_non_riconosciuto)
Ci si domandi chi avrebbe maggior peso? Una autoproclamata Repubblica Veneta o una Repubblica Italiana che siede all’ONU, al G8, paese fondatore della UE e per il mondo democrazia riconosciuta dal 1946? Peraltro “Italy is one of our closest allies” [cit. Obama http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2014/03/27/remarks-president-obama-and-prime-minister-renzi-italy-joint-press-confe] e il Veneto è una regione italiana strategica costellata da (19) installazioni militari US | NATO.
Non ci resta che lavorare nel solco tracciato dalla Delegazione dei Dieci.
Da una lato esercitare – con fermezza e determinazione – la legittima difesa non violenta attraverso l’obiezione fiscale totale, la non collaborazione, il boicottaggio, il presidio del territorio, la diffusione delle idee di libertà, la ricerca di un sempre maggior consenso da parte dei veneti.
Dall’altro una intensa attività di lobbying avente come obiettivo la creazione di alleanze strategiche che ci assicurino maggior “peso”, la creazione e il consolidamento delle relazioni con Stati o soggetti che possono influenzare altri decisori politici, rimarcare le implicazioni e impatti positivi sulla UE e sulla popolazione della Repubblica Veneta.
La legittima difesa e l’attività di lobbying hanno un costo in altri tempi sarebbe stato un tributo di sangue. Oggi il tributo è rappresentato dal sostegno materiale alla Repubblica Veneta ossia tempo o denaro. Da questo, e solo da questo, si distinguono i patrioti da parolai.
WSM
Mauro Fontana
Plebiscito.eu
CITTADINI VENETI TRA PAURA E VOGLIA DI RISCATTO
E’ una serata, quella che sta volgendo al termine, di quasi fine luglio 2014, passata in un bellissimo paesino dell’Altopiano Vicentino.
Si è appena concluso uno dei tantissimi appuntamenti in giro per il Veneto, che il movimento Plebiscito.eu propone da mesi ai cittadini e contribuenti Veneti, per spiegare e inculcare loro la fondamentale, mai come in queste ultime settimane, azione di obiezione fiscale di massa, conditio sine qua non per liberare il Veneto dall’inferno economico, sociale e morale attuale.
E’ una serata culmine, per chi vi scrive, di una giornata passata in mezzo a mille problematiche fiscali, a sempre più numerose e accentuate manifestazioni di sconfitta del cittadino Veneto nei confronti del Fisco italiano, a lamentele, rassegnazione, sconforto.
Ebbene, al termine di questa serata, come d’altronde la sera precedente durante un evento organizzato in un altrettanto stupendo paesino del Veronese, si materializza, prende forma, assume un nome, il vero ed unico fattore di resistenza all’azione di obiezione fiscale, da parte di una fetta di imprese e privati contribuenti Veneti: la PAURA.
E’ un avversario quello che ho percepito in queste due ultime serate in mezzo agli amici cittadini privati ed imprenditori Veneti, la PAURA appunto, che fa loro paura (scusate la rindondanza dei termini) perché non è ben chiaro che dimensioni possa assumere, come possa attaccare ed essere attaccato, come ci si possa difendere.
E’ la paura di chi, laborioso ed onesto cittadino/contribuente, si è costruito una casa, forse due, anche tre, lavorando 18 ore al giorno, sacrificando la famiglia, vedendo i propri figli già grandi, perché il senso del dovere di onesto cittadino/contribuente Veneto lo costringeva a stare in azienda fino a sera tarda!
E’ la paura di chi, pensando e ritenendo che pagare le tasse nella misura stabilita dallo Stato italiano, fosse un dovere morale ed etico verso tutta la collettività nazionale, perché pagare e rispettare le “giuste” tasse italiane, avrebbe permesso di produrre ed offrire i servizi che uno stato civile e moderno deve garantire ai propri cittadini: la viabilità, l’istruzione, la sanità, la difesa, il turismo, la produttività.
E’ la paura di chi, scrupoloso padre e scrupolosa madre di famiglia, ha sacrificato i migliori anni della propria vita, per costruire e garantire un futuro dignitoso e sereno ai propri figli: chi avviando e poi tramandando loro un’azienda, chi permettendo, dopo un faticoso percorso di studio, di ottenere un diploma di laurea e così via.
E’ la paura di chi, avendo lavorato per quasi una vita 18 ore nella propria azienda, facendo i turni di notte in fabbrica, dovendo lavorare in trasferta per mesi, si è costruito un pezzo di casa, magari con due o tre camere, ed è riuscito a racimolare qualche risparmio in banca per vivere una quanto meno discreta vecchiaia.
Ognuno di tutti gli amici Veneti che in questi intensi mesi ho avuto occasione di incontrare, grazie al movimento Plebiscito.eu, ha una sua storia diversa, fatta di momenti di soddisfazioni economiche, di avanzamenti di carriera, di brusca e improvvisa crisi finanziaria, di lutti familiari, di crisi matrimoniali, etc., ma tutti, quando gli chiedo “ cosa ti frena dal fare obiezione fiscale”, sono accomunati da un unico, identico, sentimento ed incubo quotidiano: la PAURA che lo Stato italiano gli porti via tutto ciò che hanno.
Mi rendo prefettamente conto, che giunti quasi alla fine di luglio 2014, dopo mesi che il movimento Plebiscito.eu sta spiegando in giro per il Veneto che cos’è e come funziona l’obiezione fiscale di massa, buona parte di voi, cari amici Veneti, potrebbe rispondermi con una frase del tipo: sì, abbiamo perfettamente capito cosa e come fare, ma permetti, il capitale e i soldi messi a rischio se obietto, non sono i tuoi!
Sta proprio qua il nodo della questione.
Ho la netta sensazione, per non dire la certezza, che parecchi contribuenti privati ed imprenditori Veneti, non abbiano ancora capito, e spero non me ne vogliano, a quasi fine luglio 2014, non tanto cosa sia e come funzioni l’obiezione fiscale, quanto piuttosto quale sia l’effettiva e concreta situazione economico/sociale in cui versa il Paese Italia, ma soprattutto cosa ci aspettta da qui ad alcuni mesi!
Cercherò di spiegarmi ancora meglio.
Mai come negli ultimi tempi si stanno diffondendo situazioni quali:
- mio figlio di 40 anni con la moglie ed il bambino sono venuti ad abitare da me, genitore di 70 anni, perché non hanno più i soldi per pagare il mutuo o per pagare l’affitto;
- dò, io genitore di 75 anni, una mano a mio figlio di 50 anni, perché ha perso il lavoro e ha due figli di 17 anni che studiano e quindi da mantenere;
- ho lavorato come artigiano per 45 anni, con mille sacrifici e rinuncie avevo messo via i risparmi per la vecchiaia e me li stò, un po’ alla volta, mangiando tutti per pagare le tasse, per aiutare mia figlia in difficoltà, per il caro vita di adesso;
- avevo un’azienda con 30 dipendenti, causa la perdita di due grossi appalti e le tasse impossibili, ho dovuto tenere solo 3 dipendenti e forse a fine anno chiuderò definitivamente i battenti;
- il vicino che aveva una fiorente azienda da parecchi anni, si è tolto la vita in fabbrica, per crisi finanziaria ed economica!
L’elenco di casi reali potrebbe continuare a dismisura, ma già questi bastano per soffermarci, e vi prego amici Veneti, facciamolo attentamente e seriamente, su una doverosa riflessione: le 5 fattispecie sopra riportate, rappresentano casi di cittadini che non hanno fatto obiezione fiscale o perchè non sapevano cosa fosse e come funzionasse o perché interessati dai tristi accadimenti, prima della nascita del movimento Plebiscito.eu.
Ora, vi chiedo con estremma schiettezza e fermezza: i concittadini Veneti dei precedenti punti da 1) a 5) hanno forse perduto o stanno perdendo tutto o gran parte dei loro beni o comunque della loro dignità e serenità a causa dell’obiezione fiscale o piuttosto a causa della gravvissima pressione fiscale e azione vessatoria che lo Stato italiano sta continuamente conducendo nei confronti di famiglie e imprese?
Ed ancora, in una Regione Veneto che se sovrana ed indipendente, libera di gestire autonomamente le proprie entrate ed uscite, i propri scambi commerciali, la propria fiscalità e tassazione, la propria imprenditoria, avrebbe, come dimostrato da Fonti ufficiali e altamente affidabili, un PIL superiore a quello della Cina, ci sarebbero tutti i casi di cui ai precedenti punti dal n. 1) al n. 5) di disoccupazione, di genitori ultra settantenni cjhe ancora devono aiutare i propri figli, di imprenditori e disoccupati che si impiccano, di aziende con 50 dipendenti che chiudono?!?
Ma, cari amici Veneti, di cosa stiamo parlando, di che PAURA stiamo ragionando?!?
Non vi basta quello che lo Stato italiano vi sta facendo e quello che vi farà? Di questo non avete PAURA? Ne siete così sicuri?
Mi sento, arrivati a questo punto, conscio che ad alcuni sarò simpatico e ad altri meno, che alcuni mi apprezzeranno ed altri meno, di parlarvi non da commecialista e tributarista, non da uomo dei freddi numeri matematici, ma da cittadino Veneto, da marito, da papà di una bimba piccola, ignara del futuro che le aspetterà.
Non sarà importante se il risultato per cui tutti noi ci stiamo prodigando, ossia la Repubblica Veneta sovrana ed indipendente, arriverà due mesi prima o due mesi dopo del termine prefissato, ma una cosa è certa e ve la grido con tutto il fiato che ho in corpo: il destino di noi Veneti lo dobbiamo decidere e costruire soltanto noi, nessun altro al mondo!!
Qui non c’è più PAURA che tenga: chi accondiscenderà e rispetterà la politica economica, fiscale e sociale dello Stato italiano, si renderà, al pari di esso, complice della fine economica e sociale del nostro amato ed invidiato Veneto.
Sia ben chiaro una volta per tutte, un concetto fondamentale, che deve accumunarre tutti noi paurosi e non:
quando tu cittadino Veneto sei determinato e consapevole di decidere e costruire liberamente e autonomamente il proprio destino, appunto perché dipenderà il tutto esclusivamente da una tua precisa scelta, sarà un agire ponderato, calcolato, lungimirante, considerevole dei pro e dei contro, delle difese da intraprendere, del cosa fare ed invece del cosa non fare.
Contrariamente, un destino calato ed imposto da un’ entità estranea al nostro volere, qual è lo Stato italiano, sarà da noi Veneti ingestibile, immodificabile, inevitabile, come sta perfettamente accadendo ai nostri giorni, e non ci darà, in quanto tale, alcun scampo.
E’ quindi tempo e ora di mettere in soffitta la PAURA e che i Veneti decidano e costruiscano in fretta il destino del Veneto, affinchè si cominci a respirare aria di casa e di serenità!!!
Alberto Marsotto
Segretario – Soccorso Veneto

