Email Updates
Movimento per l'indipendenza del Veneto
  • Venetia 2035
  • Arsenale Digitale
  • ADERISCI
  • CHI SIAMO
    • SOSTIENI L’INDIPENDENZA
    • EVENTI
    • AIUTA I VENETI IN CRISI
  • PROGETTO POLITICO
    • LE RAGIONI DELL’INDIPENDENZA
    • PROGETTO ISTITUZIONALE
  • NEWS
  • CONTATTI
Dona

Categoria: news

REPUBBLICA VENETA O DITTATURA ITALIANA

REPUBBLICA VENETA O DITTATURA ITALIANA

7 Luglio 2014 5 Comments in editoriali news

Riflessioni di una notte di mezza estate verso la piena indipendenza

dichiarazioneLe cose bisogna chiamarle con il loro nome. Quella in cui viviamo è per l’appunto una dittatura. Mi riferisco allo stato italiano che ancora imperversa in terra veneta, che pure dal 21 marzo 2014 ha iniziato un percorso verso la propria piena e fattiva indipendenza, ora rafforzata anche dall’approvazione della legge regionale 16/2014 (anche se la giunta regionale non pare brillare per velocità nell’ottemperare ad essa, con l’approvazione delle norme e delle procedure per l’organizzazione e il finanziamento del referendum regionale per l’indipendenza del Veneto).
Ne parlavamo ieri sera tarda con amici, in una notte calda in cui non c’era voglia di andare a dormire. Il nemico viene sempre indicato all’esterno, la Merkel, l’euro, i banchieri, gli eurotecnocrati, gli USA, le lobby occulte e così via.
No, non è così, a ben guardare. Il nemico è solo uno e ha un nome ben definito: stato italiano, in tutte le sue manifestazioni. Il gattopardo che ora si traveste con il trucco renziano, per continuare e anzi aggravare il proprio impegno nel rubare in modo scientifico i risparmi e i redditi delle famiglie e delle imprese venete.
Sempre ieri sera a cena con altri amici, si raccontava come alcuni anziani ricordano i periodi del dopoguerra e da testimoni viventi ci riportano che oggi stiamo vivendo una fase ben peggiore e ben più cupa addirittura di quel passaggio doloroso.
Dobbiamo focalizzare perché ciò avviene e chi ne è responsabile. Lo stato italiano appunto.
Continuando con questi dialoghi di una notte di mezza estate altri affermavano come però d’altro canto siamo noi stessi i responsabili di questa situazione, dopo tutto i criminali al potere li abbiamo votati noi, ci rappresentano! Anche questo è un luogo comune, ahimè. Nulla decidiamo, il potere è interamente nelle mani della partitocrazia e anche la magistratura, nella quale alcuni ripongono speranze di risanamento, è in realtà parte sistemica della cupola del malaffare e della cappa insostituibile di uno stato programmato per depredarci e deprimerci.
Non vi sono possibilità di riforma né di salvezza dal suo interno. L’unica via, la sola speranza è appunto la rivoluzione digitale col sorriso che abbiamo iniziato da marzo. Dal basso, con il Popolo, attraverso l’esercizio di indipendenza territoriale che deriva dal diritto di autodeterminazione dei Popoli, in modo pacifico eppure determinato, senza tralasciare alcuna possibilità e percorso, e in un tempo breve potremo riprenderci ciò che è nostro, a cominciare dalla speranza rubata e repressa da un insieme di parassiti e cupi criminali politici partitocratici.
Nessuno ci fermerà, nella costruzione di un consenso che ogni giorno è sempre più forte e deciso.
Ora dobbiamo passare alla fase di attivazione delle forze popolari che emergono e resistono allo scenario di distruzione del tessuto socio-economico veneto.
Il percorso è chiaro ed è tracciato. Dichiarazione di indipendenza, esenzione fiscale, pieno esercizio di indipendenza. E in parallelo, con Veneto Sì, rafforzamento del consenso e attivazione dei cittadini veneti, per difenderci dai colpi di coda della partitocrazia italiana e dai suoi vassalli veneti di ogni risma, ben impegnati nella difesa dei loro privilegi garantiti dal furto delle nostre risorse. Diamoci da fare allora, con la consapevolezza che la piena indipendenza del Veneto e la conseguente stabilizzazione finanziaria dell’area geopolitica della penisola sono l’unica garanzia anche per i creditori dello stato italiano, che oggi detengono solo carta straccia.

Attiviamoci ora, perché domani è tardi. Come farlo? Ecco alcune opzioni:

  • iscriviamoci a Veneto Sì, il movimento che opera a fianco di Plebiscito.eu per l’indipendenza della Repubblica Veneta e partecipiamo al congresso fondativo domenica 20 luglio prossimo a Padova;
  • aderiamo come volontari di Plebiscito.eu, per l’organizzazione della Repubblica Veneta;
  • apriamo un ufficio pubblico della Repubblica Veneta;
  • sosteniamo Plebiscito.eu, con donazioni libere, o con la prenotazione di Bond Veneti;
  • partecipiamo in grande numero agli eventi di Plebiscito.eu.

Prepariamoci per una nuova alba della Repubblica Veneta, rassegnarci alla dittatura italiana significa condannare tutti i veneti al dramma della miseria.

Noi veneti possiamo fare di meglio, il nostro posto naturale è tra le Nazioni prospere d’Europa e del mondo. Sempreché lo vogliamo. Sempreché ci attiviamo per essere gli artefici del nostro destino.

In questi mesi, grazie alla nostra opera, abbiamo dimostrato che la questione veneta è al centro dell’attenzione del mondo, ora spetta a noi dimostrare di essere all’altezza del nome che i nostri avi ci hanno consegnato.

Gianluca Busato
Plebiscito.eu

Read More
LA LINGUA VENETA E IL FUTURO

LA LINGUA VENETA E IL FUTURO

5 Luglio 2014 27 Comments in editoriali news

franco-andreadi Franco Rocchetta* ed Andrea Arman**

[Pubblicato sul Corriere del Veneto l’8 maggio 2014]

Non sono molte le regole che, universalmente riconosciute ed adottate per lo studio ed il pieno utilizzo di una lingua, per la comprensione e l’illustrazione delle sue dinamiche e armonie, permettono di poterne garantire generazione dopo generazione (e tra le ondate delle migrazioni) la piena fioritura, l’espletamento delle sue vitali funzioni e civili e sociali, la gratificante fruizione delle sue potenzialità e dei suoi dei tesori.

Regole semplici ed imprescindibili che si attuano attraverso:

1) il sistematico ricorso a documentati e verificabili metodi scientifici: e ciò affinché la ricerca e l’analisi non risultino in balia degli umori di un poeta o di un vate, di uno sprovveduto dilettante o di un vanitoso improvvisatore;

2) la raccolta e la comparazione – con modalità statistiche, e da quante più fonti affidabili sia possibile – di testimonianze e scritte e orali (spontanee, cioè non condizionate, né inibite) provenienti dai più diversi ambienti, ed aree, e periodi;

3) la costante comparazione tra le procedure che si stanno per seguire, o che si stanno già seguendo, e quelle già adottate, od in via di adozione, presso altri popoli e presso altre lingue per le medesime finalità. E ciò anche in riferimento a periodi o secoli diversi dall’attuale, purché svolte con serietà, acribia, onestà;

4) la trasparenza di modalità d’azione e di obiettivi.

Al di là delle doverose premesse circa le regole basilari, sopra sommariamente esposte, spesso si rileva la non conoscenza (talora accompagnata da supponenza) di importanti processi in corso o già consolidati; e ciò spinge alcuni autori ad escludere o trascurare l’esistenza degli stessi, e quindi ad errate o superficiali conclusioni.

Ciò va oggi ricordato, in presenza dell’iniziativa (formulari in “veneto”) promossa da una struttura sanitaria col dichiarato nobile fine di “ridurre le distanze” e “tutelare la nostra cultura”, ma che si riduce, in sostanza, ad ambigua operazione dai contraddittori effetti.

Purtroppo è ancora diffuso il pregiudizio coloniale secondo il quale la lingua veneta sarebbe un dialetto o, come riferito ieri dal “Corriere del Veneto”, una “lingua dialettale” conosciuta ed usata solo o soprattutto dagli strati deboli della popolazione.

Queste tristi premesse indeboliscono assai quelli che riteniamo essere i buoni propositi di chi ha attivato l’intera operazione. Inoltre, lette le voci sconcertanti, le spurie costruzioni e le incredibili grafie espresse in asserito “dialetto veneto”, ci sorge più che legittimamente il dubbio che per ignoranza, per pigrizia, o per cinico disegno qualche ambiente stia cercando di creare un dialetto dell’italiano per dequalificare la lingua veneta.

Una strada comunque è aperta: confidiamo nell’approfondimento dell’importantissimo tema della lingua veneta, strumento originalissimo, autonomo ed insostituibile di visione del mondo e della vita, di comunicazione e coesione sociale, di equilibrio e fecondità per i veneti d’origine e per i veneti di destino.

*Direttore del Capitolo «Lingua e Coesione Sociale» nel Libro Bianco del Veneto.

**Consulente giuridico del Capitolo «Lingua e Coesione Sociale» nel Libro Bianco del Veneto.

Read More
DOPO “VENETO SI” ANCHE “RINAXIMENTO VENETO” PARTECIPERA’ ALLE ELEZIONI POLITICHE DELLA REPUBBLICA VENETA

DOPO “VENETO SI” ANCHE “RINAXIMENTO VENETO” PARTECIPERA’ ALLE ELEZIONI POLITICHE DELLA REPUBBLICA VENETA

4 Luglio 2014 10 Comments in news

Dopo Veneto Sì, che andrà a congresso il prossimo 20 luglio a Padova e che ieri ha aperto le iscrizioni al movimento, entra in campo una nuova formazione che parteciperà alle elezioni politiche della Repubblica Veneta (che saranno aperte ad organizzazioni e anche a privati cittadini), indette dalla Delegazione dei Dieci per il prossimo febbraio 2015. Si tratta di “Rinaximento Veneto”, che il prossimo lunedì 7 luglio si presenta a Loreggia. Riportiamo di seguito il comunicato ricevuto.

facebookLunedì 7 luglio 2014 alle ore 20,00 presso la sede della Magnifica Comunità del Cantone Camposampierese della Repubblica Veneta, in Via dell’Artigianato, 14 a Loreggia (Pd), avverrà la presentazione del manifesto ideologico, politico e programmatico di “RINAXIMENTO VENETO”, che parteciperà con proprio simbolo e propri candidati alle primarie ed alle elezioni politiche parlamentarie Venete, indette con decreto n.3 della delegazione dei 10, della Repubblica Veneta, proclamata il 21 marzo 2014 a seguito del plebiscito digitale.

Scopo del movimento politico di ispirazione liberal-democratica, “RINAXIMENTO VENETO” è la costituzione di uno Stato Confederale della Venetia su base Cantonale ad economia liberista a burocrazia zero, basato sul laissez-faire e laissez-passer.

L’obiettivo principale sarà il perseguimento della libertà e della felicità dei Veneti, difendendo ed incentivando, la proprietà privata e l’impresa, in uno Stato Veneto pulito, etico, sociale e morale, liberato da delinquenti, mafiosi, massoni e giacobini.

Rispetto dell’individuo, della famiglia e dell’ impresa, saranno le prerogative fondamentali della società Veneta, che andremo a costruire, ove la consultazione popolare referendaria sarà fondamento per le decisioni di interesse pubblico.
La fiscalità totale dovrà attestarsi attorno allo standard civile del 20% e le opere pubbliche dovranno essere obiettivi finanziati dalle comunità interessate, con tasse di scopo condivise.

Perché il nome “RINAXIMENTO VENETO”?
Lo sfacelo economico e sociale che ci ha lasciato lo stato baro e parassita italiota, con i suoi 147 anni di colonizzazione abusiva, hanno ridotto sul lastrico la nostra Nazione Veneta, portando miseria, morte, e distruzione e perdita di valori.
Memori degli splendori artistici rinascimentali e della nostra storia patria, che i Veneti secondi hanno donato al nostro Popolo ed al mondo intero, con i mitici 1.100 anni di gloria, magnificenza e benessere, noi di RINAXIMENTO VENETO pensiamo che sia venuta l’ora e crediamo in una nuova rinascita della Venetia.
Partendo dal simbolo recente della negazione delle idee e del fare, riassunto nella torre del PALAIS LUMIE’RE ideata dal migrante Veneto, PIERRE CARDIN, assunto a nostro emblema, combatteremo la battaglia contro l’inefficienza, la burocrazia e il non lasciar fare.
Abbatteremo con le nostre idee questo stato fallimentare italico e scacceremo gli amministratori incapaci e corrotti a partire dai gestori della nostra capitale, che tanto danno hanno fatto, col caso MOSE, all’immagine del Veneto nel mondo, accomunata a quella mafiosa dell’Itag/lia.
Ripartiamo da Tiziano, Bellini, Carpaccio,Giorgione,Lotto,Tintoretto,Mantegna, per il sogno dell’arcadia, quel mondo idilliaco che i Veneti dopo tanta sofferenza si meritano.

Read More
PLEBISCITO.EU AIUTA LA REGIONE VENETO A RACCOGLIERE MICRODONAZIONI PER IL REFERENDUM DI INDIPENDENZA DEL VENETO

PLEBISCITO.EU AIUTA LA REGIONE VENETO A RACCOGLIERE MICRODONAZIONI PER IL REFERENDUM DI INDIPENDENZA DEL VENETO

3 Luglio 2014 21 Comments in editoriali news

case-plebiscito09-748-Pikachoose (1)L’altro giorno abbiamo iniziato la nostra collaborazione con le istituzioni regionali impegnate nella fase di attuazione del processo esecutivo per l’indizione del nuovo referendum di indipendenza del Veneto da parte della Regione, in ottemperanza alla legge regionale 16/2014 pubblicata sul Bur il 24 giugno scorso. La prima concreta azione intrapresa è stata la riapertura dell’Albo regionale degli scrutatori volontari. Oggi presentiamo la seconda iniziativa, che assume ancora maggior rilevanza alla luce della notizia che le elezioni regionali del Veneto sono state anticipate a marzo 2015. Tale anticipazione infatti cambia e stringe le finestre temporali utili per l’organizzazione di un nuovo referendum di indipendenza del Veneto da parte della Regione Veneto. Se questo è vero, il Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014 resta per un bel pò l’unica ipotesi plausibile di fattiva indipendenza del Veneto. Per permettere un’accelerazione delle procedure di indizione del nuovo referendum di indipendenza del Veneto diventa ancora più fondamentale il nostro aiuto.

INIZIATIVA NUMERO 2 DI PLEBISCITO.EU PER FAVORIRE L’INDIZIONE DEL REFERENDUM REGIONALE PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO (EX L.R. 16/2014).

L’assessore regionale delegato nel presentare alla stampa le attività in corso, domenica scorsa ha fatto riferimento all’impossibilità per la Regione Veneto di ricevere donazioni troppo basse a causa delle commissioni bancarie esistenti.

Per tale ragione Plebiscito.eu ha deciso di attivarsi e aiutare la Regione Veneto nel raggiungimento dell’obiettivo del raggiungimento della quota di 14 milioni di euro.

Grazie infatti alla popolarità della nostra organizzazione siamo in grado di contenere le commissioni bancarie a livelli accettabili. Pertanto ci faremo garanti per chi desidera effettuare anche microdonazioni, raccogliendo tali cifre e quindi consegnandole alla Regione Veneto nel momento in cui essa sarà in grado operativamente di raccogliere i fondi. Al momento della consegna dei fondi raccolti, allegheremo quindi l’elenco dei singoli donatori e l’importo donato da ognuno.

Se per qualsiasi motivo la Regione Veneto ad un dato momento non riuscisse ad organizzare un nuovo referendum per l’indipendenza del Veneto, i donatori potranno scegliere se ricevere il rimborso per la donazione effettuata, oppure convertirla in donazione alla Repubblica Veneta o a Plebiscito.eu per l’esercizio dell’indipendenza del Veneto.

Plebiscito.eu può raccogliere donazioni tramite bonifico bancario, carta di credito e in contanti.

Per effettuare donazioni per l’indizione del nuovo Referendum di indipendenza del Veneto da parte della Regione Veneto, con bonifico bancario basta seguire le seguenti istruzioni.

Beneficiario: Plebiscito.eu
IBAN IT69E0890462180021000001600
BIC: ICRAITRRP40
Oggetto: “Donazione per Referendum Regionale”
Importo: a scelta

Per effettuare donazioni per l’indizione del nuovo Referendum di indipendenza del Veneto da parte della Regione Veneto, con carta di credito (tramite Paypal) basta premere il bottone di seguito riportato:




In alternativa si possono effettuare donazioni ai nostri incontri pubblici presso gli appositi tavoli che troverete, oppure recandovi presso i nostri uffici pubblici nel territorio.

Gianluca Busato
Plebiscito.eu

Read More
UNA PICCOLA OASI DI BENESSERE E SVILUPPO NEL CUORE DI UN’EUROPA CHE STA SOFFRENDO

UNA PICCOLA OASI DI BENESSERE E SVILUPPO NEL CUORE DI UN’EUROPA CHE STA SOFFRENDO

3 Luglio 2014 15 Comments in editoriali news

Pubblichiamo di seguito la relazione presentata da Gianfranco Favaro in occasione del Dibattito Territoriale “Quale fiscalità nella Nuova Repubblica Veneta?” organizzato dal gruppo di lavoro Finanza e Bilancio del progetto Libro Bianco a Cittadella il 27 giugno scorso.

Breve panoramica sui principali aspetti del fisco elvetico: relazioni tra fisco e assetti istituzionali.

gfavaroStasera cercherò di condividere con voi qualche informazione su un Paese che si trova costantemente ai massimi livelli mondiali con riguardo a libertà economica, esercizio della democrazia, pressione fiscale favorevole, qualità della vita, qualità dei servizi…e l’elenco potrebbe continuare. Sto parlando della Svizzera. Paese di circa 8 milioni di abitanti, suddiviso in 26 cantoni che raggruppano a loro volta circa 2.500 comuni.

Una piccola oasi di benessere e sviluppo nel cuore di un’Europa che, invece, sta soffrendo una crisi drammatica non solo economica, ma anche, e lo affermo a malincuore, democratica.

Qual è il segreto di questa isola felice? Sono in molti a chiederselo.

La risposta becera e superficiale secondo cui la Svizzera è ricca perché è un paradiso fiscale attrattore di ricchezze frutto di evasione o di traffici illeciti non risulta accettabile. Solo una frazione del Pil, seppur consistente, vale a dire il 15% c.ca, è generato dal settore bancario e finanziario in genere. Il resto proviene da un’industria all’avanguardia nei settori della chimica farmaceutica, della meccanica di precisione, dell’industria alimentare, dei servizi, dell’agricoltura, del turismo.

La risposta va cercata invece nel particolare tipo di istituzioni e di regole che le popolazioni elvetiche si sono date. Guardate che questa intuizione ha comportato la nascita di un fenomeno curioso negli ultimi anni: un particolare tipo di turismo che non ha come mete le numerose bellezze che il Paese offre, ma i centri amministrativi ed istituzionali svizzeri. Così, sono sempre più numerose le delegazioni di politici e di studiosi che visitano la Confederazione per studiarne e comprenderne il funzionamento, tra l’altro agevolati dalla straordinaria efficienza e cordialità dei funzionari pubblici. Non dobbiamo poi dimenticare che l’italiano è una delle lingue ufficiali della Svizzera. La qual cosa permette a chiunque di noi di potersi documentare da remoto: basta accedere ad un qualsiasi sito web istituzionale del Canton Ticino per poter visionare una quantità di documenti, solitamente ben organizzati e fruibili.

E allora cerchiamo di esplorare anche noi un pochino di più questo fortunato paese che deve il suo presente a delle scelte sagge e oculate compiute nel passato.

Una data fondamentale è il 1848 quando viene adottata la costituzione che fa della Svizzera una repubblica federale ripartita in cantoni. Da lì a qualche anno, l’inserimento in costituzione del referendum (1874) seguito da quello dell’iniziativa popolare (referendum propositivo) (1891) vanno a chiudere il cerchio. Questo sì magico davvero, il perché lo capiremo poi.

In quegli anni, invece, un paese confinante, l’Italia, sceglie di percorrere una strada diversa. Invece dell’idea federale proposta da Carlo Cattaneo, prevale quella centralista che sarà causa di guai infiniti, compresi quelli del presente. In un’ottica aggressiva si impone la necessità di disporre di milioni di coscritti e di altrettanti milioni di pecore da tosare per finanziare eserciti e burocrazia. Ma non divaghiamo.

A fine 800, è importante rilevare che si, sono affermati in Svizzera due elementi fondamentali:

-FEDERALISMO, OSSIA DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO SU TRE LIVELLI, dotati ognuno di sovranità fiscale: federazione, cantoni, comuni.

–ISTITUTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA. Referendum e iniziativa popolare

In parole molto semplici le numerose popolazioni svizzere sono riuscite ad aggregarsi per conseguire i vantaggi che derivano dall’essere in tanti, anche in un ottica di difesa militare; ma nel contempo sono riuscite a conservare sia la loro identità, sia sostanzialmente la loro sovranità, tanto come comunità cantonali che comunali, sia alti livelli di efficienza del pubblico.

Il decentramento, infatti, consente alle istituzioni di rispondere al meglio alle esigenze dei territori sotto la loro giurisdizione. Sono gli amministratori del comune che conoscono bene quali siano i bisogni, le problematiche e le soluzioni ottimali correlate al loro territorio. Difficilmente lo possono fare con pari efficienza i governanti confederali di Berna. Mentre gli stessi amministratori comunali difficilmente possono rispondere alle esigenze, ad esempio della difesa o della politica estera del paese intero con adeguata cognizione di causa.

Ma cos’ha impedito che la maggiore efficienza del decentramento, che ha come pericolosissimo contro-altare la moltiplicazione dei centri di spesa, non sia degenerata nell’esplosione della spesa pubblica finanziata con tasse crescenti e, se insufficienti, con l’aumento del debito pubblico? Cioè quello che è successo e sta succedendo oggi in Italia a poco più di quarant’anni dalla nascita delle Regioni?

Proprio gli istituti di democrazia diretta! Questi sono stati e sono tuttora l’argine al dilagare della spesa pubblica elvetica che costituisce da sempre, lì e ovunque nel mondo, la più grande tentazione dei politici ed amministratori eletti. Grazie ad essa, infatti, quelli possono costruire in modo totalmente gratuito, perché i costi ricadono sulla collettività, il consenso necessario al mantenimento della poltrona.

Dato che i cittadini svizzeri possono intervenire a qualsiasi livello legislativo, dalla costituzione all’ultimo dei regolamenti comunali, e su ogni materia, prima di tutto quella fiscale, riescono a bloccare le iniziative di spesa pubblica che non li convincono sia a livello comunale, che cantonale, che federale. E con la spesa inutile, fermano anche l’effetto immediato che questa si porta dietro: LE TASSE che servono a finanziarla, sia quelle presenti, sia quelle posticipate alle generazioni future, cioè il debito pubblico.

Alcuni esempi per chiarire questi aspetti:

ogni cittadino svizzero sa che deve pagare le imposte ad almeno tre soggetti:

-la federazione

-il cantone

-il comune

A livello federale: vediamo un po’:

nella costituzione della Confederazione, perché poi ci sono quelle cantonali, viene posto un limite al prelievo fiscale:

Art. 128 Imposte dirette*

1 La Confederazione può riscuotere un’imposta diretta:

a. sul reddito delle persone fisiche, con un’aliquota massima dell’11,5 per cento;

b.65 sul reddito netto delle persone giuridiche, con un’aliquota massima dell’8,5 per cento. 

Art. 130 Imposta sul valore aggiunto*

1 La Confederazione può riscuotere un’imposta sul valore aggiunto, con un’aliquota normale massima del 6,5 per cento e un’aliquota ridotta non inferiore al 2,0 per cento, sulle forniture di beni e sulle prestazioni di servizi, compreso il consumo proprio, nonché sulle importazioni.

Il limite all’imposizione federale è fissato in costituzione! Se a Berna si svegliano una mattina e vogliono aumentare le imposte federali, non possono produrre una legge, ma devono modificare la costituzione. Ma per fare ciò hanno bisogno della doppia maggioranza. Quella dei cantoni e quella dei cittadini elettori, richieste entrambe per poter modificare qualsiasi articolo della Carta.

A livello cantonale e comunale, è lo stesso. I cittadini possono sempre intervenire sia sulle aliquote fiscali dei vari livelli amministrativi sia addirittura sul potere di spesa delle singole amministrazioni.

Esempio a livello cantonale. Questo è il Canton Ticino, art. 42 della costituzione della Repubblica del Canton Ticino che regola la facoltà di organizzare una consultazione facoltativa.

Referendum facoltativo

Art. 42 Sottostanno al voto popolare se richiesto nei quarantacinque giorni dalla pubblicazione nel Foglio ufficiale da almeno settemila cittadini aventi diritto di voto oppure da un quinto dei Comuni:

a) le leggi e i decreti legislativi di carattere obbligatorio generale;

b) gli atti che comportano una spesa unica superiore a

fr. 1 000 000.– o una spesa annua superiore a

fr.    250 000.– per almeno quattro anni;

……

Ricordo che 1 milione di franchi svizzeri equivale a a poco più di 800.000 euro. Questo è il margine di discrezionalità concesso ai governanti della Repubblica ticinese.

per i comuni valga l’esempio di Ponte Capriasca, dove ogni assessore individualmente non puòspendere complessivamente in un anno più di 15.000 franchi svizzeri.

A livello comunale, come, con le dovute proporzioni, anche ai due livelli gerarchicamente superiori, difficilmente si porta avanti un’opera pubblica o un’iniziativa di spesa se non c’è il consenso della popolazione. Questo succede. Ciò significa trasparenza del bilancio costi/benefici, economicità, adeguata informazione. Altrimenti i cittadini te la bloccano. Semplice. E tu, politicamente, sei spacciato.

IL PRINCIPIO che sono riusciti ad attuare gli svizzeri è sostanzialmente quello di tener ben separati due poteri: quello di tassare e quello di spendere.

Se quello di spendere, per ragioni di efficienza e rapidità viene demandato agli eletti, il potere di tassare rimane sempre in mano ai cittadini. 

Qui, nel bel paese, nella culla del diritto, che mai sembra diventare adulto, siamo lontani anni luce. Vi ricordo che l’articolo 75 della costituzione più bella del mondo impedisce la votazione di referendum che abbiano ad oggetto materia fiscale.

“Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.”

E pensate che un consigliere regionale della Regione Veneto, lo scorso settembre, in aula, assimilava il referendum per l’indipendenza ad un referendum sulle tasse. Ridicolizzava il primo con quella che riteneva una provocazione e con fare sarcastico proponeva:

“Perché non fare un referendum dove si chiede ai veneti se vogliono pagare le tasse?”

Il poveretto ignorava che in Svizzera questo lo fanno da secoli!

Concludo riassumendo un po’ gli elementi chiave e alcuni effetti per noi interessanti:

DECENTRAMENTO: quindi efficienza ma anche conservazione dell’identità delle comunità che conservano parzialmente la loro sovranità fiscale sempre controllata e bilanciata con gli strumenti di DEMOCRAZIA DIRETTA.

EFFETTI    -BASSO LIVELLO DI TASSAZIONE e CONCORRENZA FISCALE inter e intra cantonale, oltre che internazionale. Pensate che il 40% delle nuove imprese che nascono in Ticino sono italiane.

-EFFICIENZA SPESA PUBBLICA

-ZERO CORRUZIONE son troppi quelli da corrompere, perché bisognerebbe corrompere la maggioranza degli elettori.

E’ un modello che si può applicare al Veneto? Credo proprio di sì. I veneti, tra l’altro, sembrano apprezzarlo molto. Come?

La sua implementazione dovrebbe contemplare molto probabilmente oltre all’introduzione del decentramento e all’applicazione della democrazia diretta anche un terzo elemento. Il rispetto del principio di autodeterminazione. Dovrebbe cioè essere permesso ai territori comunali di aggregarsi per formare nuovi cantoni all’interno delle attuali province. Per esempio, i comuni dell’altipiano di Asiago, inseriti attualmente nella provincia di Vicenza, potrebbero decidere di formare un cantone a sé. Questo potrebbe rappresentare un ulteriore fattore d’innesco per una benefica competizione fiscale tra territori all’interno della federazione oltre che per la nascita di comunità omogenee sotto molteplici profili.

Concludo con le parole del presidente della Confederazione nel 2004, Joseph Deiss:

“La democrazia diretta richiede una cittadinanza matura e responsabile. Visto dall’esterno può causare perplessità il fatto che in Svizzera la gente sia consultata di routine su decisioni a volte anche estremamente complesse. La risposta è che in Svizzera comprendiamo che la democrazia diretta è sempre un processo di apprendimento collettivo. Facendo parte del processo politico ed essendo coinvolti nel pubblico dibattito, gli elettori diventano più responsabili ed esercitano la loro responsabilità più attentamente.”

La differenza tra cittadini e sudditi.

 

Gianfranco Favaro

Delegazione dei Dieci

 

Cittadella 27 giugno 2014.

Read More
  • 92
  • 93
  • 94
  • 95
  • 96
  • 97
  • 98
  • 99
  • 100
  • 101
  • 102
  • 103
  • 104
  • 105
  • 106
  • 107
  • 108
  • 109
  • 110
  • 111
  • 112
  • Venetia 2035
  • Aderisci
  • Chi Siamo
  • Progetto
  • News
  • Contatti

Copyright © 2024 Plebiscito.eu. Tutti i diritti riservati. - Privacy Policy