PRESS RELEASE: THE VENETIAN REPUBLIC ISSUES FIRST GOVERNMENT BONDS
While the VR is working towards new “fiscal tours” in Austria, Bavaria, and Poland, and a new system of treasurer’s office for the Venetian Cities, with a fiscal autonomy up to 98%
[Venice, 23 April 2014] – The newly (March 21st, 2014) constituted Venetian Republic begins to actively exercise its sovereignty and independence financially as well as in other forms. The VR (Venetian Republic) is issuing its first government bonds. The VR has been just created and needs a strong financial support, in order to fully implement its governmental action. This support will be guaranteed by a financial loan, open to Venetian, Italian, and foreign investors of any nationality. The Venetian Bonds will be issued by the Treasury’s Office of the Venetian Republic, an office that is about to be formed by the Delegation of the Ten (the Venetian provisional government). The first bonds to be issued will be called “Buoni Federali Costitutivi” (BFC, “Constitutive Federal Bonds”), with two values so far: 1,000.00 € (sale price, 100,00€) and 10,000.00 € (sale price, 1,000.00 €). The BFC will be fully payable six months after the approval of the Constitution of the Venetian Republic. The first issue is limited, as a test issue, to the total value of 20 millions €.
The Delegation of Ten is also working on the re-activation of the “fiscal exploratory tours”, in Countries other than Italy, as to protect investors from the (higher and higher) default risk of the Italian state. This action was already implemented in 2010, with buses full of “investors on the run” to Slovenian and Austrian banks. Now, the Delegation of Ten is exploring even more attractive fiscal conditions abroad for the Venetian citizens, especially for the transition period until the approval and effectiveness of the Venetian Constitution. Among the Countries to be fiscally explored, besides Austria, there are now Bavaria and Poland.
The Delegation of Ten, moreover, is working on the possibility of opening a foundation (Stiftung) in Liechtenstein, to enable the Venetian Cities to manage their own Treasurer’s Offices in a treasurer’s office system legally recognized by the European Union and thus freed from the rapacious control of Italy, so that the City Councils will legally avoid to be robbed by the Italian greedy and ineffective system. The Venetian Cities, during the transition period, will therefore be able to apply the Fiscal Exemption Decree issued by the Delegation of Ten on March, 25th, 2014, and thus they will move to the Venetian fiscal system, a system that enables them to obtain a full fiscal autonomy. With this system, the Venetian citizens will be able to escape the unbearable Italian taxes, and the Venetian cities will finally enjoy enough resources to meet the public demand of services.
According to Gianluca Busato, “the investment options in activities by the Venetia Republic are very appealing and convenient both for Venetian and for foreign investors. The financial surplus, currently 20 billions yearly, generated by the Venetian Republic will enable the state itself to return the invested capital with 1,000% interest, guaranteed to the investors for the Venetian Republic will be recognized as a very solid economy. As for the first Cities that will join the delocalized treasurer’s office system in Liechtenstein, they will be granted a form of advanced autonomy within the Venetian Republic. The model is the one already presented to the Alpine city of Sappada-Plodn. It means that 95-98% of the fiscal revenues will remain within the territory of the cities and only 5-2% will go to the central State.”
PRESS OFFICE OF “PLEBISCITO.EU”
VENICE 2014 ©
IL CUNEO FISCALE : BREVI CENNI SUL CAMBIAMENTO RADICALE CON L’AVVENTO DELLA REPUBBLICA VENETA
Cuneo fiscale
Si definisce cuneo fiscale la somma delle imposte (dirette, indirette o sotto forma di contributi previdenziali) che pesano sul costo del lavoro, sia per quanto riguarda i datori di lavoro, sia per quanto riguarda i dipendenti (e i liberi professionisti). Detto ancora più semplice: il cuneo fiscale è la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente incassa, netto, in busta paga. In Italia questa differenza è molto alta.
Il costo del lavoro
Per comprendere l’entità del cuneo fiscale e costo del lavoro in Italia si può fare riferimento a due diversi studi: quello dell’ISTAT (l’Istituto nazionale di Statistica) o quello dell’OCSE (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).
L’ultima statistica dell’ISTAT è stata pubblicata lo scorso 27 settembre e fa riferimento al 2010. Risulta che il cuneo fiscale in Italia sia pari, in media, al 46,2 per cento del costo del lavoro. Il peso maggiore è per i datori di lavoro (25,6 per cento) e il restante 20,6 per cento dei contributi è invece a carico del lavoratore. Per capirci: significa che per ogni 100 euro pagati dall’azienda, la redistribuzione netta in busta paga del dipendente è 53,8 euro.
Secondo l’ISTAT, inoltre, il cuneo più alto è nel nord-ovest d’Italia con il 47 per cento, mentre al sud e nelle isole si ferma al 44,4 per cento: questa differenza dipende dalle imposte regionali. Ci sono anche differenze di genere: tra le dipendenti donne il costo del lavoro è mediamente il 74 per cento di quello dei dipendenti uomini e la retribuzione netta è il 76 per cento di quella maschile.
Il rapporto dell’OCSE inserisce nei calcoli anche IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), TFR (liquidazione o trattamento di fine rapporto) e INAIL (assicurazione contro gli infortuni sul lavoro). Secondo l’OCSE, che ha dati più aggiornati, il cuneo fiscaleitaliano nel 2012 è stato pari al 47,6 per cento. Per ogni 100 euro di stipendio lordo, un’impresa o un datore di lavoro versa 32 euro allo stato (il 24,3 per cento del totale), mentre il dipendente contribuisce con il 23,3 per cento (31 euro). Questo significa che per ogni 132 euro spesi dall’azienda la redistribuzione netta in busta paga del dipendente è 69 euro.
In Italia e in Europa
Nel rapporto dell’OCSE l’Italia si trova al sesto posto nella classifica dei paesi europei per maggiore costo del lavoro, con 12 punti in più rispetto alla media generale. Ma l’Italia ha una delle tassazioni sul reddito più alte in assoluto: solo Belgio, Finlandia e Danimarca ce l’hanno più alta, ma con ben altri servizi (e a volte non prevedono tasse a carico dell’imprenditore, come la Danimarca). Sempre secondo l’OCSE, negli ultimi 10 anni (2002–2012) il cuneo fiscale italiano è aumentato dell’1 per cento mentre negli altri paesi, nello stesso periodo di tempo, c’è stata una riduzione generale dello 0,9 per cento.
Perché è importante
La riduzione del cuneo fiscale almeno in teoria trova tutti d’accordo: è chiesta da aziende e lavoratori, dai sindacati e da Confindustria. Questo perché, come spiega il Sole 24 ore «è il modo più veloce per riacquistare competitività, beneficiare della crescita della domanda estera» e aumentare il potere d’acquisto delle famiglie facendo arrivare più soldi nelle buste paga, cosa che nel medio periodo dovrebbe portare anche a una maggiore domanda interna. Senza contare che rendere le assunzioni meno onerose per le aziende dovrebbe aumentare occasioni e opportunità per chi sta cercando lavoro.
Con il Decreto Legge approvato venerdì 18 aprile 2014, il Governo italiano ha dato vita ad una serie di provvedimenti di rilancio dell’economia che prevedono, tra l’altro, un abbattimento del cuneo fiscale da effettuarsi mediante una sensibile diminuzione dell’Irpef (circa € 1.000 per i lavoratori dipendenti con reddito ai fini fiscali entro € 25.000 annui) nonché un calo dell’Irap “per le aziende” nella misura del 10% (dal 3.9% al 3,5%).
Il bonus Irpef sulle buste paga, tra l’altro, si applicherà in misura diversa a seconda di diversi scaglioni di reddito e rappresenterà una misura limitata al periodo maggio 2014 – dicembre 2014.
Infatti, per la fascia di RAL (retribuzione annua lorda) compresa tra i 16.000 ed i 25.000 Euro il bonus medio sarà di Euro 80 procapite, per la fascia al di sotto dei 16.000 Euro e fino a 8.000 Euro sarà pari al 4% del reddito annuo e per la fascia oltre i 25.000 Euro il bonus sarà ridotto proporzionalmente. Nessuna agevolazione spetterà ai percettori di reddito inferiore agli 8.000 Euro annui.
Con la futura ed imminente fiscalità Veneta, della neo-proclamata Repubblica Veneta, la suddetta articolata quanto ridicola politica di tagli e manovre fiscali/parafiscali, per poi alla fine della fiera vedersi ridurre l’incidenza del cuneo fiscale per aziende e lavoratori dipendenti, di qualche irrisorio punto percentuale, non avrà minimamente luogo e motivo di esistere.
Altra, più semplice, immediata e proficua sarà infatti la strategia economica della Repubblica Veneta: non elargendo (regalando) più un importo di oltre 20miliardi di Euro l’anno allo Stato straniero Italia, ma trattenendo detto importo (Tesoretto) all’interno e quindi a disposizione dei Veneti, si realizzerà, in concreto, il seguente scenario:
A) stipendio netto in tasca al lavoratore dipendente: dagli attuali (preso come stipendio di riferimento) € 1.200,00 ai nuovi € 1.700,00
B) costo complessivo a carico del datore di lavoro: dagli attuali (preso come stipendio netto del lavoratore l’importo di € 1.200,00 di cui sopra) € 2.700,00 ai nuovi € 2.200,00.
Quindi la summenzionata politica economica della Repubblica Veneta comporterà, senza alcun sforzo ne stratagemma legislativo ma semplicemente trattenendo all’interno delle “MURA VENETE” un “TESORETTO” annuo di oltre 20miliardi di Euro costituito dalle inique ed illegali tasse versate allo stato italiano, una riduzione del cuneo fiscale, rapportato all’esempio di uno stipendio netto di € 1.200,00, di circa 1.000,00 Euro mensili equamente ripartito tra lavoratore e datore di lavoro (€ 500,00 ciascuno) e senza alcun limite temporale!!!.
Dr. Alberto Marsotto
Plebiscito.eu
BOND VENETI: RIPETIZIONI DI MATEMATICA (E NON SOLO) PER I COSIDDETTI “ESPERTI” ITALIANI
Titoli di Stato della Repubblica Veneta garantiti nel pieno esercizio della propria sovranità da un surplus finanziario di oltre 20 miliardi di euro annui
Oggi Mario Bertolissi sul Gazzettino contesta la prossima emissione di Bond Veneti annunciata della Repubblica Veneta, affermando che dal surplus di 20 miliardi rubati da Roma bisogna detrarre i costi sostenuti dallo stato centrale per il Veneto e la nostra parte di debito pubblico, nonché le spese da affrontare una volta diventati indipendenti.
Il buon Bertolissi se ne intenderà – forse – di diritto costituzionale italiano, ma con i conti ha qualche serio problema, oppure finge di dimenticare.
Il Veneto infatti ogni anno paga 70 miliardi di euro di tasse e i 20 miliardi di euro sono quelli che rimangono una volta scorporati proprio i costi che lo stato centrale dice di sostenere per il Veneto (35 miliardi di euro annui, secondo i conti pubblici territoriali dello stato, ministero del tesoro) e i trasferimenti verso regione ed enti locali (15 miliardi di euro annui, a dire il vero molto ma molto in ribasso secondo le ultime derive centraliste dello stato). Merita appena citare inoltre che i costi di esercizio che la Repubblica Veneta dovrà affrontare una volta pienamente indipendente saranno senz’altro ottimizzati e molto minori rispetto agli attuali che già sosteniamo con i nostri soldi caratterizzati da sprechi immani di uno stato italiano colabrodo.
Per quanto riguarda il debito pubblico, esso rientrerà nelle trattative per l’indipendenza della Repubblica Veneta (a rigor di logica non riguarda i veneti, essendo stato fatto dallo stato italiano, ma è senz’altro interesse veneto l’assicurare la stabilità finanziaria dell’area geopolitica in cui ci troviamo), tenendo presente anche che lo stato italiano ha un debito verso il Veneto di 500 miliardi di euro, calcolando le rapine fiscali degli ultimi trent’anni. Su questo punto rimandiamo Bertolissi alla lettura di quanto ha scritto Lodovico Pizzati su Libero qualche giorno fa.
Anche per quanto riguarda il diritto Bertolissi confonde la Repubblica Veneta con un’associazione di diritto privato italiano, dimenticando che è in atto una rivoluzione digitale pacifica e col sorriso, che ha visto il proprio primo atto formale il 21 marzo a Treviso con la dichiarazione di continuità di indipendenza della Repubblica Veneta. Ad emettere i Bond Veneti non sarà infatti un’associazione di diritto privato italiano, bensì un ramo dello stato veneto, ovvero la neonata Tesoreria della Repubblica Veneta, che non opererà nei territori sottoposti a sovranità dello stato italiano.
In estrema sintesi, l’investimento nei Bond Veneti è effettivamente molto allettante, in quanto sarà garantito, nel pieno esercizio della sua sovranità, dalla solidità di uno degli stati più prosperi d’Europa, la Repubblica Veneta, che fino ad oggi, in compagnia della sola Lombardia ed Emilia-Romagna e poco altro, ha saputo mantenere in piedi l’intero stato italiano. Figuriamoci un po’ se non saprà fare di meglio da sola, una volta che avrà le mani slegate e i piedi liberi dalla palla del leviatano più mostruoso della storia contemporanea!
Merita inoltre citare ancora una volta come le alternative di riforma dello stato italiano risultino vieppiù utopistiche e limitate al solo ed esclusivo avvitamento ipercentralista e ciò spiega il grande consenso popolare che invece sta raccogliendo l’azione di Plebiscito.eu e più in generale l’esercizio di indipendenza della Repubblica Veneta, in quanto è ben chiaro che quando il cambiamento risulta impossibile dall’alto – e 150 di storia di conservazione nazionalistica italiana lo stanno a dimostrare – è evidente che esso emergerà dal basso, per assunzione di responsabilità civica dei cittadini che si sostituiscono de facto all’inconcludenza irresponsabile di una classe dirigente veneta ed italiana delegittimate.
Curioso è, infine, che la discussione nasca proprio dall’aver colto il suggerimento che lo stesso Bertolissi ha dato nel paragrafo finale della sua relazione giuridica prodotta in seno alla Commissione Giuridica Regionale sulla Risoluzione 44/2012 sull’autodeterminazione del Popolo Veneto, quando ha testualmente citato che “è tempo che la politica ascolti”. Peccato però che la politica – e con essa più di qualche “esperto” – non sappia capire il linguaggio della sovranità popolare, che è emersa dalle urne del referendum di indipendenza della Repubblica Veneta il 21 marzo 2014 con la forza autentica che le è propria.
Gianluca Busato
Plebiscito.eu
REDDITOMETRO: arrivano i primi controlli e 20mila lettere del Fisco. Come potrà difendersi il destinatario.
A proposito del peggiore inferno fiscale del mondo, pubblichiamo di seguito una breve informativa sul Redditometro italiano (si stimano in qualche centinaio le lettere in arrivo in Veneto).
Partiranno i primi di aprile le 20mila lettere dell’Agenzia delle Entrate, indirizzate a quei contribuenti sottoposti al redditometro, per cui risulta un’incongruenza del 20% dall’incrocio tra le spese effettuate per sé e famiglia e il reddito dichiarato. Il decreto n. 122 del 2010 ha introdotto infatti importanti novità per quando riguarda il redditometro, lo strumento di accertamento sintetico reddituale del contribuente che si fonda sulla capacità di spesa mostrata e il reddito dichiarato, sulla base delle informazioni disponibili nell’Anagrafe Tributaria, ossia l’archivio a disposizione del Fisco in cui i dati inseriti sono quelli provenienti dalla Pubblica amministrazione che ne entra in possesso in seguito ad un adempimento che per legge esegue il contribuente (si pensi alla registrazione di un contratto di locazione ad esempio) o quelli provenienti da soggetti esterni tenuti per legge a comunicare tali elementi al Fisco (si pensi alle banche che hanno l’obbligo di comunicare tutti i movimenti dei conti correnti).
Dopo il primo stop alla partenza ufficiale, in seguito alla richiesta di parere da parte del Garante della privacy sulla possibile violazione della riservatezza del soggetto da parte del redditometro, ora l’Agenzia delle Entrate scalda i motori per il gran debutto del redditometro e prepara le prime lettere. Il redditometro è un importante strumento di lotta all’evasione fiscale poiché “scova” alcune situazioni grazie alla verifica della capacità di spesa di un certo soggetto: tanto spendi tanto guadagni. Il redditometro ora in partenza riguarda i redditi dichiarati nel 2009, quindi si guarda all’Unico 2010.
Ma quali sono le spese che rilevano nel redditometro? E come può difendersi chi riceve questa lettera? Innanzitutto c’è da dire che le spese che rilevano ai fini del redditometro sono solo le spese certe, relative ad elementi certi. Che cosa significa? Spesa per beni alimentari, vestiti, medicinali, di trasporto, spese per libri, apparecchi per telefonia, tasse scolastiche, giocattoli, hi-fi, computer, animali domestici, parrucchiere ed istituti di bellezza, gioielleria, accessori e viaggi, non possono essere considerate come spese certe e non si possono neanche utilizzare le spese medie che ricostruisce, sulla base di statistiche, l’ISTAT. Le spese medie ISTAT che possono essere utilizzate ai fini del redditometro sono solo le spese per la manutenzione ordinaria di immobili e per acqua e condominio, nonché le spese per l’uso di auto, moto ecc. Perché possono essere considerate come spese certe e possono in tal caso essere utilizzate le spese medie ISTAT per ricostruire tali voci di spesa? Fondamentalmente perché si può fare una stima certa di quanto il contribuente può spendere per la bolletta dell’acqua o per le spese condominiali ad esempio sulla base dei metri quadrati della sua abitazione. Così come le spese per mantenere auto e moto possono essere ricostruite in maniera certa grazie alle spese medie ISTAT perché il riferimento è ai chilometri percorsi. Stesso ragionamento non può essere fatto per le spese alimentari, di abbigliamento e calzature, riscaldamento, medicinali etc..Non si può fare una stima esatta di quanto per tali beni e servizi possono spendere il contribuente e la sua famiglia perché non ci sono, come per le spese relative alla manutenzione di una casa o di un’autovettura, elementi certi a cui riferirsi come i metri quadrati o i km percorsi.
Ciò quindi significa che tali spese non potranno essere utilizzate per individuare liste selettive di contribuenti a cui inviare le lettere, né tantomeno potranno essere oggetto del contraddittorio, il momento cruciale in cui i funzionari del Fisco e il contribuente “attenzionato” si incontreranno e carte alla mano, quest’ultimo dovrà difendersi. Ovviamente ci sono però delle eccezioni. Basti pensare alle spese per l’acquisto di elettrodomestici e arredi per la casa. Se l’importo speso è presente infatti negli archivi del Fisco perché pagato con carte di credito o strumenti tracciabili, tali importi potranno essere utilizzati per ricostruire il reddito del contribuente e verificare l’incongruenza o meno.
Chi riceve la lettera nel corso del mese di aprile e successivi, secondo quanto dichiarato dall’Agenzia delle Entrate, perché sulla base dei dati presenti in Anagrafe Tributaria, le spese sostenute nel 2009 risultano apparentemente non compatibili con il reddito dichiarato, è invitato a presentarsi personalmente agli uffici delle Entrate competenti per territorio, per acquisire dati e notizie che possono permettere di chiarire la sua posizione. Durante l’incontro il contribuente potrà documentare l’esistenza di redditi che non era obbligato a dichiarare. Nella lettera viene allegato un prospetto in cui sono riepilogate le spese sostenute, divise in spese certe, presenti in Anagrafe tributaria e quelle basate su dati certi (possesso di abitazione, mezzo di trasporto, ecc..), mentre nella terza colonna lo stesso contribuente può integrare o modificare gli importi indicati.
I casi che possono presentarsi in sede di contraddittorio sono tanti. Si pensi ad esempio al padre proprietario di un immobile dato in comodato d’uso gratuito al figlio che risulta ai fini del redditometro. Come giustificarlo? Il contribuente deve presentare tutta la documentazione che dimostra che quella casa è attualmente nella disponibilità del proprio figlio o parente. O ancora, anche se sembra paradossale, il redditometro può considerare tra le spese quelle relative alla manutenzione di un’auto che può essere stata rivenduta o anche rubata, perché l’Anagrafe Tributaria non è stata aggiornata. In sede di contraddittorio, farà fede la denuncia di furto o il passaggio di proprietà. Per evitare problemi, occhio anche alla visura catastale dell’immobile che può dare indicazioni diverse perché non aggiornata. In tal caso una visura catastale aggiornata è utile.
Dr. Alberto Marsotto
Plebiscito.eu
LA REPUBBLICA VENETA EMETTE I PRIMI TITOLI DI STATO
Allo studio anche nuove “gite fiscali” in Austria, Baviera e Polonia e un sistema di tesoreria europea per i Comuni veneti, con autonomia fiscale fino al 98%.
La Repubblica Veneta entra nel vivo del proprio esercizio di sovranità ed indipendenza anche da un punto di vista finanziario con l’emissione dei propri primi Titoli di Stato.
L’esigenza di finanziamento delle attività di strutturazione della Repubblica Veneta, particolarmente onerose nella fase di transizione in atto, sarà quindi assolta grazie a un prestito che sarà fatto alla Repubblica Veneta direttamente da investitori veneti ed esteri. L’emissione sarà a cura della Tesoreria della Repubblica Veneta, che sarà istituita in questi giorni dalla Delegazione dei Dieci.
I primi Titoli di Stato che saranno emessi sono i Buoni Federali Costitutivi (BFC), con tagli previsti da 1.000,00 € (acquistabili a 100,00 €) e da 10.000,00 € (acquistabili a 1.000,00 €).
I BFC saranno pagabili entro sei mesi dall’approvazione della Costituzione della Repubblica Veneta.
Entro pochi giorni saranno rese note le modalità di prenotazione dei BFC. La prima emissione prevede il rilascio di Titoli di stato per una prima tranche di test di 20 milioni di euro.
Sempre allo studio della Delegazione dei Dieci c’è anche la riattivazione delle “esplorazioni fiscali” in altri Paesi che tutelino i risparmiatori veneti dal rischio di default dello stato italiano. Rispetto all’esperienza del 2010, con l’organizzazione di “corriere di risparmiatori in fuga” verso le banche slovene e austriache, si stanno studiando altre fiscalità attraenti per i cittadini veneti, nel periodo di transizione in corso prima dell’approvazione della Costituzione della Repubblica Veneta. Tra i Paesi allo studio vi sono, tra gli altri, sempre l’Austria, la Baviera e la Polonia.
Un’ulteriore campo di attività riguarda la possibilità di aprire una Fondazione nel Liechtenstein (Stiftung), per consentire ai Comuni veneti di gestire le proprie Tesorerie Comunali presso un sistema di tesoreria riconosciuta dall’Unione Europea e non soggetta agli artigli rapaci del mostro fiscale italiano e senza pertanto essere depredati per tramite della tesoreria unica statale italiana. I Comuni veneti nel periodo di transizione potranno quindi applicare il decreto di esenzione fiscale totale promulgato dalla Delegazione dei Dieci il 25 marzo scorso e passare quindi al regime di fiscalità veneta che consente loro piena autonomia fiscale. In tal modo i cittadini saranno sollevati dalla pressione fiscale insostenibile dello stato italiano e i comuni potranno finalmente godere di risorse adeguate per erogare servizi pubblici.
Gianluca Busato ha dichiarato: “le prospettive di investimento nelle attività della Repubblica Veneta sono particolarmente convenienti sia per gli investitori veneti sia per gli investitori esteri. L’enorme surplus finanziario di più di 20 miliardi di euro annui di cui gode la Repubblica Veneta permetterà una veloce restituzione di dieci volte il capitale investito, che sarà garantito dalla riconosciuta solidità della Repubblica. Per quanto riguarda inoltre i primi Comuni Veneti che aderiranno al meccanismo di tesoreria europea delocalizzata in Liechtenstein, essi si vedranno riconosciuta, per meriti patriotici, una forma di autonomia avanzata, simile a quella che sarà riconosciuta ai comuni di confine come già presentato a Sappada – Plodn. Parliamo di una quota del 95-98% di risorse fiscali, sul totale del gettito, che saranno trattenute nel territorio comunale.”
Ufficio stampa
Plebiscito.eu
