IL MEZZOGIORNO D’EUROPA MANDA IN PANICO LE BORSE. SOLO IL VENETO INDIPENDENTE PUÒ SALVARE L’EUROZONA
Gianluca Busato: “l’opportunità per il Veneto di ottenere la propria immediata e piena indipendenza può senz’altro valere la pena di un investimento sul futuro, facendoci carico anche di una quota parte del debito pubblico italiano, anche se il Veneto indipendente non ne ha alcuna responsabilità. La nostra indipendenza un gioco win-win per tutti: Veneto, Italia ed Europa”.
[Venezia, 9 febbraio 2016] – C’era una volta in Italia la questione del “Mezzogiorno”, che ovviamente non solo non è stata risolta, ma si è oltremodo aggravata, diventando sistemica e “genetica” all’idea stessa di stato italiano. In tal senso si può dire che il cosiddetto ideale unitario (per i gonzi che ci credevano) è stato raggiunto sulla base della truffa fiscale (oltreché civile, per tutti), a discapito dei veneti, dei lombardi e di pochi altri, che si trovano il conto salato da pagare ogni anno (leggasi residuo fiscale). Grazie però alla capacità narrativa di molti imbonitori nostrani, la questione ora è uscita dai confini statali italici ed è assurta a questione europea. Trasformandosi, com’è ovvio che sia, in una bomba letale per la sopravvivenza stessa della UE e dell’euro quale primo fattore aggregante da un punto di vista sistemico.
Mentre a Piazza Affari il panico non fa più notizia, con i titoli bancari che solo oggi mentre scriviamo stanno perdendo il 5% e dall’inizio dell’anno hanno realizzato uno spaventoso -38% e l’elefante italiano non riesce più a nascondersi nella stanza europea, tanto che persino un titolo come Ferrari arriva a perdere il 30% da giorno della sua quotazione nella borsa italiana, capita quindi di leggere amabili articoli come l’editoriale odierno del direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano, nel quale si trovano divertenti passaggi quali il seguente: “L’Italia deve volere, anzi pretendere, un ministro del Tesoro unico, ma a patto che questa scelta politica sia accompagnata dalla condivisione dei debiti pubblici conferendo a un nuovo veicolo (si scelga la soluzione tecnica ritenuta più idonea) le eccedenze nazionali rispetto al tetto previsto del 60% con l’impegno di disciplinare poi la ripartizione dei costi dimostrando ragionevolezza”.
Tradotto significa che il prezzo che l’Europa deve pagare se vuole mantenere l’Italia al suo interno senza fare scoppiare la bomba ad orologeria che la sua classe politica criminale ha congegnato sono circa 1200 miliardi di euro, ovvero la differenza tra gli attuali 132% di debito pubblico su pil e i famosi 60% di Maastricht.
Plebiscito.eu non crede proprio però che tedeschi, olandesi e europei in genere siano tanto sciocchi quanto i veneti e si guarderanno bene dal portarsi in casa un parassita che ora cerca nuovi parassitati dopo aver praticamente ucciso noi veneti.
Anche perché l’esperimento storico dell’Italia unita pare essere abortito più volte in passato e non si comprende bene su quali basi ora tale entità geografica geneticamente modificata possa innestarsi in modo positivo anche in Europa. Bene o male, vale sempre la regola che una mela marcia fa marcire anche tutte le altre mele che si trovano nella stessa cassa. Molto meglio lasciarla marcire fuori.
In tale scenario appare forse più chiaro come solo il Veneto indipendente in realtà possa risolvere tale enigma italiano oggi diventato europeo.
Come già proposto da Plebiscito.eu un anno e mezzo fa, oggi più di ieri l’unica via concreta per permettere all’eurozona di non essere travolta dal fallimento de facto dello stato italiano è determinata dall’avvio immediato di un tavolo negoziale in sede neutra (ad esempio Vienna, oppure Ginevra), per trattare le condizioni di indipendenza del Veneto, monitorato dalla UE, tra il governo di Roma e la Delegazione dei Dieci eletta nel referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014.
Tale soluzione oggi rappresenta un’opportunità e l’unica via d’uscita concreta e percorribile per tutti gli attori per assicurare la stabilità finanziaria dell’intera Eurozona.
Il prossimo 21 febbraio a Treviso, a partire dalle ore 9.30, presso il centro congressi del BHR Hotel pertanto, oltre a presentare in anteprima assoluta il nostro progetto moderno di Veneto indipendente e a dare il via ufficiale alla petizione popolare a sostegno del Ricorso che abbiamo presentato contro lo stato italiano a Strasburgo, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, rilanceremo con forza anche la via politica all’indipendenza.
Gianluca Busato ha dichiarato: “l’opportunità politica per il Veneto di ottenere la propria immediata e piena indipendenza può senz’altro valere la pena di un investimento sul futuro, facendoci carico anche di una fetta importante del debito pubblico italiano, ad esempio, in quota proporzionale alla popolazione, anche se il Veneto indipendente non ha alcuna responsabilità sul debito pubblico italiano”.
“La Repubblica Veneta indipendente – conclude Busato – potrebbe agevolmente e in pochi anni onorare la propria parte di debito così assunta, senza nemmeno dover ipotizzare da subito una curva di crescita economica, ma semplicemente considerando l’attuale surplus fiscale, con ciò alleviando la situazione finanziaria generale dell’area geopolitica italiana e permettendo nel contempo allo stato italiano di attuare una politica di sostenibilità del proprio debito pubblico e all’eurozona di tirare un sospiro di sollievo. Tale soluzione oggi rappresenta un’opportunità e l’unica via d’uscita concreta e percorribile per tutti gli attori per assicurare la stabilità finanziaria dell’intera Eurozona”.
Ufficio stampa – Plebiscito.eu
21F, TREVISO: IN ANTEPRIMA IL PROGETTO DI CRIPTO-STATO PER IL VENETO INDIPENDENTE
Mentre il 2016 si preannuncia drammatico per lo stato italiano, Plebiscito.eu previene la catastrofe socio-economica e costruisce lo scheletro istituzionale digitale della nuova Repubblica Veneta
Per quanto si tenti di distrarre l’opinione pubblica con altre questioni, il 2016 si annuncia drammatico per le prospettive economiche italiane, e quindi anche per quelle venete. Dopo lo stallo del 2015, l’incubo di una nuova caduta è evidente.
La crisi delle banche italiane era annunciata e nota a chiunque non si volesse per forza coprire gli occhi con fette di prosciutto. A dire il vero essa è ancora più grave di quanto non appaia dalla già drammatica situazione dei crediti deteriorati, se, solo per fare un esempio, si andasse a fare una valutazione seria della differenza tra valore inserito a bilancio del patrimonio immobiliare che hanno in pancia tra collaterali e garanzie e il reale valore di realizzo di mercato: se qualcuno avesse il tempo e la voglia di fare una piccola indagine in tal senso le sorprese sarebbero amare per tutti. Per non parlare poi dei titoli di debito pubblico, che la Germania vorrebbe far scontare con un coefficiente di rischio.
Di fronte a tale cataclisma preannunciato, tra l’altro, appare grottesca e assai poco seria la proposta di Bankitalia, suggerita da illustri commentatori quali Luigi Zingales, di ridiscutere il bail-in, due anni dopo che ne era stata programmata l’applicazione.
Ancora più insensata e controproducente è la guerra che lo stato italiano ha iniziato contro l’Unione Europea, che nel breve termine viene fatta in merito all’applicazione italiana controversa di una serie di clausole di flessibilità (pari allo 0,8% del Pil nel 2016), ma che in prospettiva mira ad esorcizzare la sciagura che si preannuncia sui conti pubblici a seguito dell’applicazione del Fiscal Compact, che avrà ben altro impatto nella seconda metà del 2016.
Se poi si valutano le conseguenze sul quadro economico dell’ovvio minor credito che sarà concesso dalle banche alle imprese, nel momento in cui queste avrebbero dovuto sostenere la presunta crescita, le nubi all’orizzonte assumono d’un tratto sembianze nere e minacciose.
Il quadro è insomma in netto peggioramento, se non altro rispetto alle previsioni fatte a suo tempo: oltre alle banche in caduta libera, anche la disoccupazione ha iniziato a risalire a dicembre, dimostrando come anche il Jobs Act sia stata una riforma più di facciata che di sostanza.
Queste poche e sommarie valutazioni non tengono poi conto delle previsioni a livello globale, con i paventati rischi a livello macroeconomico e gli squilibri geopolitici che si preannunciano, che compromettono anche la situazione congiunturale.
Di fronte a tale scenario si comprende allora ancor meglio la decisione di Plebiscito.eu di lavorare alla creazione dell’infrastruttura tecnologica e applicativa di un nuovo cripto-stato, che sarà anche lo scheletro istituzionale della Repubblica Veneta indipendente, in una moderna e responsabile visione europea. Prevenire i disastri è meglio che piangerne dopo le conseguenze.
Il prossimo 21 febbraio a Treviso, a partire dalle ore 9.30, presso il centro congressi del BHR Hotel presenteremo in anteprima assoluta il nostro progetto moderno di Veneto indipendente e le modalità e i tempi di attuazione: partecipa, compilando il modulo di partecipazione che trovi di seguito.
Lo scheletro digitale sarà composto da tre diversi strati logici: dati, piattaforma e servizi. Partendo dal basso, il primo livello concettuale è quello dei dati (ad esempio, il pubblico registro, oppure l’anagrafe di cittadinanza veneta digitale). Il livello dei dati costituisce la base comune e il livello inferiore del nostro modello applicativo. Essi, a seconda dei progetti e delle soluzioni fornite, possono essere gestiti con sistemi criptati distribuiti pubblici o privati, usando ad esempio blockchain e smart contract technology, o altre tecnologie p2p, oppure ancora con database tradizionali.
Ad esempio, un’applicazione fintech potrà utilizzare un sistema di public ledger distribuito, in quanto tipicamente un’istituzione finanziaria necessita di sistemi di regolamento e di compensazione verificabili crittograficamente che siano distribuiti a livello globale per un questione di resilienza e di conformità con i vari obblighi di comunicazione e di reportistica.
Il livello intermedio identifica la piattaforma vera e propria, che collega i dati ai servizi finali, individuando ad esempio, in funzione della specifica esigenza, le logiche e i privilegi di accesso alla parte di dati di propria competenza.
Il terzo livello è quello che identifica i servizi e le applicazioni fornite all’utente finale, che potrà essere, ad esempio, un cittadino, un consumatore, un’azienda, oppure un operatore.
A seconda della tipologia di servizio fornito, l’architettura si integra secondo le modalità necessarie.
Come sempre, preferiamo il fare al parlare. E lo preferiamo anche al vano lamento e alle proteste inconcludenti.
Sempre in tale occasione, partirà anche la petizione popolare a sostegno del Ricorso che abbiamo presentato contro lo stato italiano a Strasburgo, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a seguito della violazione da parte dell’Italia di molteplici Articoli della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali e dei successivi Protocolli avvenuta con la sentenza della Corte Costituzionale 118/2015. Tale Ricorso prevede tra l’altro la richiesta alla Corte di riconoscimento della non violazione del diritto internazionale da parte degli organizzatori del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014 e della successiva dichiarazione di indipendenza del Veneto e la richiesta di risarcimento danni diretti e indiretti nei confronti dei cittadini veneti, che è stata stimata in 600 miliardi di euro, equivalenti al residuo fiscale del Veneto negli ultimi trent’anni, non attualizzato.
Con il tuo aiuto facciamo prima e meglio.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
DALLA RUSPA BLINDATA A QUELLA ELETTORALE, L’INCHIESTA DI BRESCIA SUI “SERENISSIMI” È PURA POLITICA ITALIANA
Il “tanko” è una scusa per distrarre l’opinione pubblica dalla grave crisi socio-economica che sta per dilaniare lo stato italiano. Gianluca Busato: “un avviso è bene darlo ai “manovratori” italiani, questa volta non vi sarà facile fermare i veneti che vogliono indipendenza e libertà”
[Venezia, 2 febbraio 2016] – Puntuale come un orologio svizzero arriva la decisione della procura di Brescia che opta per il rinvio a giudizio di 48 “Serenissimi”, cui va la nostra vicinanza e solidarietà, per un presunto ipotetico evento simbolico che si sarebbe dovuto tenere in piazza San Marco a Venezia. Il pretesto e il simbolo per l’azione giudiziaria decisamente improbabile (e sgangherata) è il famoso “tanko”, che altro non era se non una ruspa con qualche lamiera saldata alla meglio.
Al di là di qualche discorso da osteria, che se fosse perseguito dovrebbe portare all’arresto di qualche milione di veneti che ogni mattina inveiscono contro lo stato ladro, nell’inchiesta non c’è proprio nulla: appare invece netta l’evidente strumentalizzazione politica di una vicenda. E anche questo fatto è tutto fuorché una novità.
Nel 2014 la mediaticità data a tale inchiesta favorì l’opera di “silenziamento” di regime sul Referendum di indipendenza del Veneto indetto da Plebiscito.eu, che appena dieci giorni prima aveva saputo sorprendere e catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica ed era diventato l’unico tema in discussione nell’agenda politica. Ce lo ricordiamo bene, perché non riuscivamo nemmeno a fissare il calendario delle interviste degli organi di informazioni di tutto il mondo che si contendevano le nostre dichiarazioni quali organizzatori del Plebiscito Digitale, i cui risultati furono eclatanti: i dati del referendum, vagliati dalla prima società informatica italiana e certificati da un comitato di osservatori internazionali provenienti da diversi Paesi del mondo, sancivano infatti che l’89,10% di oltre 2,36 milioni di veneti votanti avevano detto Sì all’indipendenza del Veneto.
Dopo che l’inchiesta farlocca il 2 aprile 2014 fece scattare una raffica di arresti, l’attenzione dei media da Plebiscito.eu fu spostata, con successo, sul “nullafacente” Salvini e sul suo partito, la lega nord che da oltre vent’anni è la stampella che tiene in piedi il regime italiano in tutto il nord.
Gianluca Busato ha dichiarato: “Oggi, alla vigilia della prossima campagna elettorale, riparte l’inchiesta politica ad orologeria, basata sul nulla, sempre per favorire gli “omini verdi” e rafforzare il sistema centralista italiano. Non vi sono particolari situazioni da registrare, ma semplicemente si tratta di un’azione preventiva, nel momento in cui le banche italiane e venete sono arrivate al collasso dopo essere state spolpate dal sistema di interessi della partitocrazia italiana e degli “amici degli amici” e con un debito pubblico galoppante e ormai insostenibile. La situazione economico-sociale è foriera di qualche forma di “ribellione”, allora è bene convertire fin da subito l’attenzione sui profeti della ruspa, che si dimostrano da sempre molto affidabili e molto inciuciati con il sistema politico romano. Allora un avviso è bene darlo ai “manovratori” italiani: sappiate che sappiamo bene come funziona il giochino e non abbiamo l’anello al naso. Per bloccare la voglia di libertà e di indipendenza del Veneto questa volta non vi basteranno le inchieste da osteria”.
“Non sarà facile questa volta fermarci – conclude Gianluca Busato –, in quanto il nostro è un messaggio di portata superiore: indipendenza del Veneto si coniuga infatti con diritti civili, Europa, Schengen, Euro, Innovazione, Digitale, Modernità, Tolleranza, Libertà e NON certamente con xenofobia, discriminazione, nazionalismo, corporativismo, ignoranza, chiusura, bigottismo, che sono le armi di distruzione di massa utilizzate dai partiti italiani, in primis la lega, per tenerci separati dal mondo civile e rinchiuderci nella prigione virtuale italiana, il peggiore inferno fiscale e civile del mondo occidentale”.

È bene ricordare infine che per Plebiscito.eu parlano i fatti.
Dopo l’organizzazione del referendum di indipendenza del Veneto, infatti, il 21 dicembre 2015, a 21 mesi esatti dalla dichiarazione di indipendenza del Veneto del 21 marzo 2014, Gianluca Busato, Presidente di Plebiscito.eu, ha presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo il Ricorso contro l’Italia, a seguito della violazione molteplici Articoli della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali e dei successivi Protocolli avvenuta con la sentenza della Corte Costituzionale 118/2015.
A partire dai prossimi giorni e fino a metà aprile tutti i cittadini veneti ed europei potranno sostenere tale ricorso firmando una petizione presso i nostri eventi e gazebo. Si potrà firmare anche via internet, ovviamente da www.plebiscito.eu.
Il ricorso si compone di 471 pagine tra formulario e i 25 allegati, che comprendono anche una nutrita serie di richieste a titolo risarcitorio, effettuate da Gianluca Busato in virtù del mandato ricevuto dai cittadini veneti tramite il Plebiscito Digitale di marzo 2014. Tra di esse spiccano la richiesta alla Corte di riconoscimento della non violazione del diritto internazionale da parte degli organizzatori del referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014 e della successiva dichiarazione di indipendenza del Veneto. La richiesta di risarcimento danni diretti e indiretti nei confronti dei cittadini veneti è stata stimata in 600 miliardi di euro, equivalenti al residuo fiscale del Veneto negli ultimi trent’anni, non attualizzato.
La petizione popolare sarà presentata in anteprima, assieme alla nuova fase del progetto moderno di indipendenza del Veneto di Plebiscito.eu, in occasione della prossima convention che si terrà domenica 21 febbraio prossimo presso il centro congressi del BHR Hotel di Treviso a partire dalle ore 9.30.
Ufficio stampa – Plebiscito.eu
VISIONI EUROPEE
Il cuore del progetto strategico europeo è di ampia portata, ben definito negli obiettivi, negli strumenti da adottare e nella tempistica da rispettare. Ed è ben lontano dalle meschine bassezze e dalla grettezza intellettuale della politica italiana.
La crisi finanziaria del 2008 con conseguente crisi dei debiti sovrani è stata l’occasione per l’Europa di prendere decisioni importanti in merito al sistema bancario e più in generale alla stabilità economica del Continente.
Le iniziative europee, inizialmente volte a garantire la stabilità finanziaria dell’eurozona prendono corpo nel 2010, con la nascita del SEVIF , Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria composto da:
- ABE (Autorità bancaria europea), con sede a Londra il cui ambito di intervento comprende le banche, le finanziarie, gli istituti di pagamento e le imprese di investimento.
- EIOPA (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali )
- ESMA (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati ),
- il Comitato congiunto delle tre autorità di vigilanza,
- le Autorità di vigilanza nazionali competenti designate da ogni stato
- il CERS (Comitato europeo per il rischio sistemico), con sede a Francoforte sul Meno, che ha compiti di vigilanza macroprudenziale sull’intero sistema finanziario europeo con l’obiettivo di attenuarne e prevenirne eventuali squilibri. Il presidente del CERS è il presidente della BCE.
Il SEVIF si dimostrò uno strumento, per quanto sofisticato e articolato, non sufficientemente adeguato ad impedire la frammentazione del sistema finanziario europeo.
Serviva ben altro.
Il 2012 fu l’anno della svolta. Il 26 giugno, l’allora presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy, comunicò alle delegazioni dei paesi dell’Unione una relazione (detta “dei quattro presidenti”) concertata con Mario Draghi, presidente della BCE, Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea e Jean Claude Junker, presidente dell’Eurogruppo dal titolo significativo: Verso un’autentica Unione Economica e Monetaria (qui nella versione definitiva del dicembre 2012) in cui, per conseguire una “Unione Economica e Monetaria stabile e prospera” venivano individuati “quattro elementi costitutivi essenziali”
- Un quadro finanziario integrato per garantire la stabilità finanziaria soprattutto nella zona euro e ridurre al minimo il costo dei fallimenti delle banche per i cittadini europei.
Un quadro di questo tipo eleva la responsabilità per la vigilanza a livello europeo ed offre meccanismi comuni per la risoluzione bancaria e la garanzia dei depositi dei clienti.
- Un quadro di bilancio integrato per garantire una politica di bilancio sana a livello nazionale ed europeo, che includa coordinamento, processo decisionale comune, attuazione più incisiva e passi commisurati verso un’emissione comune del debito. Questo quadro potrebbe altresì comprendere varie forme di solidarietà di bilancio.
- Un quadro integrato di politica economica con meccanismi sufficienti a garantire che siano in atto politiche nazionali ed europee volte a promuovere crescita sostenibile, occupazione e competitività, compatibili con il corretto funzionamento dell’UEM.
- Assicurare la necessaria legittimità e responsabilità democratica del processo decisionale nel quadro dell’UEM, in base all’esercizio congiunto di sovranità in ordine alle politiche comuni e alla solidarietà
Da sottolineare come, con la Relazione dei quattro presidenti, si cambiò radicalmente approccio. Esso divenne finalmente sistemico. Infatti per ”..assicurare stabilità e prosperità duratura…” all’Europa, si andava proponendo “..un’architettura forte e stabile (dell’Unione) nei settori finanziario, di bilancio, economico e politico…”.
Il SEVIF, solo due anni prima individuato e voluto come la soluzione ai problemi di instabilità finanziaria, ma limitato alla sola vigilanza, retrocedeva a semplice ingranaggio di una macchina estremamente più complessa e sofisticata.
Focalizzando l’attenzione sul primo punto: “Un quadro finanziario integrato” di contingente attualità nel momento in cui scriviamo (gennaio 2016), dato che in Italia dall’inizio dell’anno è operativo, tra mille polemiche, un suo componente fondamentale, di cui fa parte il famigerato, a torto, “Bail-in”, possiamo notare che esso individua due obiettivi:
- garantire la stabilità finanziaria
- ridurre al minimo il costo dei fallimenti delle banche per i cittadini europei
e tre strumenti, meglio noti oggi noti come i tre pilastri dell’Unione Bancaria:
- responsabilità per la vigilanza a livello europeo concretizzatasi nel MVU (Meccanismo di Vigilanza Unico) con al vertice la BCE, Il Meccanismo di Vigilanza Unico è stato istituito con il Regolamento 1024/2013 del Consiglio europeo e completato con i regolamenti 468/2014 e 469/2014 della BCE. E’ operativo dal 4 novembre 2014. Link esaustivo qui.
- meccanismi comuni per la risoluzione bancaria oggi noti come MRU (Meccanismo di Risoluzione Unico). Link esaustivo qui. Operativo dal 1 gennaio 2016.
- meccanismi comuni per la garanzia dei depositi dei clienti oggi denominati EDIS (European Deposit Insurance Scheme) parzialmente operativi. Link esaustivo qui.
Mi preme richiamare almeno altri tre documenti rilevanti:
- la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2012 intitolata: “Piano per un’Unione economica e monetaria autentica e approfondita: avvio del dibattito europeo” conosciuta anche come Blueprint.
- la Nota Analitica del 12 febbraio 2015 (cf. commento) in italiano
- la Relazione dei 5 presidenti del 22 giugno 2015.
Assieme alla già citata Relazione dei quattro presidenti costituiscono il cuore di un progetto strategico di ampia portata, ben definito negli obiettivi, negli strumenti da adottare e nella tempistica da rispettare.
Meritano attenzione i seguenti passaggi tratti dalla relazione Van Rompuy:
“La zona euro necessita di meccanismi più forti per garantire politiche nazionali solide che consentano agli Stati membri di trarre pienamente vantaggio dall’UEM.
Questo è essenziale per assicurare la fiducia nell’efficacia delle politiche europee e nazionali, svolgere funzioni pubbliche fondamentali, come la stabilizzazione delle economie e dei sistemi bancari, proteggere i cittadini dagli effetti di politiche economiche e di bilancio inadeguate e garantire un elevato livello di crescita e di benessere sociale.
La zona euro deve affrontare un contesto internazionale in rapida evoluzione caratterizzato dall’ascesa di grandi economie emergenti.
Una UEM più resiliente e integrata permetterebbe di proteggere i paesi della zona euro dagli shock economici esterni, di preservare il modello europeo di coesione sociale e di salvaguardare l’influenza dell’Europa a livello mondiale.
Nel loro insieme, tali sfide rendono indispensabile un impegno a favore di una tabella di marcia verso un’autentica UEM e della sua successiva attuazione.
Esse evidenziano che “più Europa” non è un fine in sé, ma piuttosto un modo per servire i cittadini d’Europa ed accrescerne la prosperità.”
Quanto siamo lontani dalle meschine bassezze e dalla grettezza intellettuale della politica italiana.
Gianfranco Favaro
Capo Dipartimento Economia – Plebiscito.eu
PER RIMANERE IN EUROPA L’ITALIA DOVREBBE DIVENTARE UN PAESE CIVILE
La resistenza al bail-in e più in generale all’Unione Bancaria Europea vuole evitare che cambino gli assetti di potere all’interno delle banche. Perché le obbligazioni verrebbero convertite in azioni e questo scompaginerebbe l’assetto proprietario in mano ai “soliti noti”, fondazioni comprese.
Le resistenze sono fortissime. Tanto che non è improbabile riescano addirittura a prevalere.
Il recentissimo tentativo fallito di Padoàn di strappare all’Europa la possibilità di costituire una bad bank garantita dallo stato in cui far confluire i Non performing Loans, ossia i crediti deteriorati del sistema bancario italiano, e ripulire così i bilanci dalle schifezze, non è stato senza conseguenze. E ieri è riemersa, per bocca del vicedirettore generale di Bankitalia, Panetta, supportato dal governo e da Confindustria, l’intenzione di ridiscutere in Europa l’applicazione del bail-in. Lo si vorrebbe posticipare al 2018. Pena, dicono, l’instabilità del sistema bancario.
Ma perché il sistema bancario italiano, che fino a qualche mese fa, a detta dei nostri magnifici governanti, era il più solido del globo terracqueo, oggi, improvvisamente, si scopre essere in crisi?
Innanzitutto perché operano ancora troppe banche, più di 700, la stragrande maggioranza di piccole o piccolissime dimensioni, che non riescono ad essere competitive e a produrre utili.
Le aggregazioni bancarie faticano ad avvenire, anche perché il legislatore nazionale non è troppo pressante. Infatti, ad inizio 2016, continuano ad operare in Italia più di trecento crediti cooperativi.
La frammentazione produce però dei vantaggi inconfessabili: permette di avere molti consigli di amministrazione e di poter accontentare molti “notabili” legati a doppio filo con la politica.
E le banche popolari? La loro trasformazione in spa è lenta e faticosa. Perché lento e faticoso è il distacco delle terga dei soliti noti dalle confortevoli poltrone di comando dei cda. Il loro valore era sottratto al maledetto mercato. Quando le azioni delle banche quotate, qualche anno fa, precipitavano a frazioni del loro valore, il prezzo delle popolari, in Veneto, cresceva a ritmi del 6% all’anno. Salvo poi fare i conti con la realtà recente di bilanci truccati e amministratori ladri. Quegli stessi che ti fanno impazzire se sei un piccolo imprenditore che chiede 10.000 euro, ma ti prestano senza problemi milioni a pacchi se sei un “amico”. E’ seguendo questa logica che il 70% e più dei crediti inesigibili è rappresentato da prestiti oltre i 500.000 euro fatti a poco più del 3% dei debitori.
Frammentazione e business model vecchio oltre che governante inadeguata o criminale.
E così, ad oggi le banche italiane son riuscite ad accumulare la bellezza di 360 miliardi circa di crediti deteriorati, 215 dei quali sono da ritenersi inesigibili. E poco interessano le garanzie collaterali a fronte di essi perché: primo, quando rappresentate da immobili il loro valore a libro non è quello di mercato: secondo, perché il loro processo di escussione dura anni.
Ma i controllori? Mi riferisco alla organi preposti, Banca d’Italia e Consob? Dov’erano? Perché la loro vigilanza non c’è stata o si è dimostrata estremamente disattenta.
Il motivo? A mio parere è semplice e sta nel fatto che il sistema bancario è funzionale ad assorbire quantità colossali di debito pubblico italiano. Si calcola che in pancia alle banche italiane se ne trovino oggi 415 miliardi di euro.
D’altro canto, se la spending review non la vuoi fare, ma anzi procedi ad incrementare la spesa pubblica – perché se no il consenso come lo compri?- e non puoi succhiare ulteriori tasse ai tuoi sudditi, per finanziarla non ti resta che una strada: il debito. Tu banca lo acquisti e io stato chiudo un occhio, anzi due, anzi mi giro dall’altra parte e ti lascio le tue poltroncine e i tuoi conti truccati.
La resistenza al bail-in e più in generale all’Unione Bancaria Europea sta fondamentalmente nell’evitare che cambino gli assetti di potere all’interno delle banche. Perché una delle sue fasi prevede che le obbligazioni vengano convertite in azioni e questo scompaginerebbe l’assetto proprietario graniticamente in mano ai soliti noti, fondazioni comprese. E se cambiano gli interlocutori, non è detto che siano disponibili con lo stato italiano come i precedenti. Meglio lo status quo. Meno rischioso. Sia per i banchieri, sia per i politici e il loro apparato di consenso.
E quindi, molto meglio la bad bank garantita dallo stato. O meglio, dai contribuenti. Perché son loro e solo loro a pagare il conto. E’ tempo che si chiedano se non sia tempo di guardare all’Europa come ad un traguardo irrinunciabile di civiltà piuttosto che assecondare nel loro percorso i troppi ignobili mercenari che li stanno massacrando.
Gianfranco Favaro
Capo Dipartimento Economia – Plebiscito.eu

