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Categoria: news

APPLE-UE, L’EUROPA SI FA UN AUTOGOAL

APPLE-UE, L’EUROPA SI FA UN AUTOGOAL

30 Agosto 2016 0 Comments in editoriali news

L’isolazionismo internazionale e l’ipertassazione iniqua sono politiche autolesionistiche che colpiscono prima di tutto i cittadini e i lavoratori europei. Incassare i 13 miliardi di euro della multa ad Apple per l’Irlanda e l’Europa è come “mangiare i semi delle patate” invece delle patate stesse. Decisione contraria agli standard fiscali internazionali dell’Ocse.

apple-store-logo-on-5th-avenue-in-new-york-city-glass-building-by-bohlin-cywinski-jackson-architects-for-editorial-use-only-1L’Europa con un uno-due forse involontario prima per bocca dei propri stati membri boccia di fatto il trattato di parternariato transatlantico con gli USA, quindi commina una multa ad Apple per presunti “aiuti di stato” da parte dell’Irlanda nei suoi confronti. Tali decisioni appaiono intempestive nel momento in cui la UE deve ancora fare i conti reali con la Brexit e si trova nel contempo azzoppata dagli stati dell’Europa meridionale con bilanci fallimentari e fondamentali economici dubbi, a cominciare dall’Italia ormai nuovamente in recessione e che con oltre l’11% del pil dell’eurozona da sola ne minaccia la stabilità.

In particolare, colpire l’Irlanda oggi significa in particolare azzoppare la tigre celtica che rappresenta l’economia europea più vivace in questo periodo. Demotivare i migliori della classe implica psicologicamente prima ancora che economicamente fare una scelta di mediocrità e non basata sulla meritocrazia.

Tra l’altro la decisione va in controtendenza con gli standard internazionali che in ambito Ocse stanno delineando le linee guida che ispirano l’azione degli Stati in merito alle decisioni sulla fiscalità internazionale.

Inoltre, tale cambio di prospettiva pone la stessa UE ulteriormente in contrasto con gli USA proprio su tale punto, in quanto, pur preavvisata di ciò, a causa della natura retroattiva della decisione e del fatto che le tasse pagate all’estero da società USA sono deducibili negli Stati Uniti, la multa UE a Apple si tradurrà in sconto fiscale futuro e in minore entrate fiscali per gli USA, che quindi saranno coloro che resteranno con il cerino acceso in mano alla fine.

Oltre ai cittadini e ai lavoratori europei, ovviamente, dato che Apple dopo tale fulmine a ciel sereno ha già annunciato che rivedrà pesantemente le proprie politiche di investimento e di occupazione in Europa (nella sola Irlanda i dipendenti sono quasi 6.000).

Come ha be detto il ministro delle finanze irlandese Michael Noonan, accontentarsi di incassare i 13 miliardi di euro di multa da Apple, per l’Irlanda (e anche per l’Europa) significa mangiarsi i semi delle patate, invece delle patate stesse.

Le uscite di questa settimana paiono quindi dettate da puro autolesionismo, anche se a ben vedere forse sono solo la dimostrazione tecnica dell’assenza di una strategia europea, causata a sua volta dall’assenza di reale unione politica.

Poco male, se non fosse che l’incapacità europea di recitare un ruolo strategico consapevole si traduce nell’esposizione dei suoi cittadini alle angherie degli stati nazionali che pure sono in crisi catatonica. Per i veneti in particolare questa non è una buona notizia, in quanto già subiamo l’oppressione italiana e molti speravano che propria l’Europa potesse rappresentare un’ancora di salvataggio utile per ottenere la propria indipendenza e perseguire il proprio benessere.

Se d’altro canto l’Unione Europea dovesse a propria volta scegliere la strada dell’isolazionismo si imporrebbero scelte strategiche diverse per poterci consentire di vivere in uno stato libero che sia al servizio dei cittadini e non un loro parassita dedito principalmente alla ipertassazione iniqua e autolesionistica.

Gianluca Busato

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TERREMOTI E TRAGEDIE ANNUNCIATE, LA LEZIONE DEL GIAPPONE

TERREMOTI E TRAGEDIE ANNUNCIATE, LA LEZIONE DEL GIAPPONE

25 Agosto 2016 0 Comments in editoriali news

Il dramma dell’Italia centrale rientra in una serie di eventi purtroppo frequenti. La lezione che viene dal Paese del Sol Levante può aiutarci a convivere con un fenomeno destinato ad accompagnarci anche nel futuro.

Il dolore enorme che si sta consumando in queste ore nell’Italia centrale colpita dal terremoto vede da un lato uno straordinario impegno di un esercito di volontari che cercano di portare sollievo e aiuto alle popolazioni colpite e dall’altro il rammarico, se non la rabbia, per un evento che, ahinoi, è tutto fuorché eccezionale.

Non è parola nostra, ma di esperti come, ad esempio Andrea Tertulliani, direttore della sezione sismologia e tettonofisica dell’INGV (istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Il fenomeno è noto da secoli, tanto da far dire a Tertulliani: “Quello che stiamo osservando in questi momenti nell’Italia centrale è una sequenza del tutto normale, attesa sulla base dell’alta pericolosità sismica della zona appenninica. Non possiamo ovviamente prevederne l’evoluzione ma quel che al momento possiamo dire è che non si tratta di nulla di sorprendente per la geologia e la sismicità della zona. Eccezionale è che le case continuino a crollare malgrado la conoscenza del rischio”.

namazu-035Forse allora merita imparare come ha affrontato la situazione un altro popolo abituato a convivere con i terremoti: i giapponesi.

Nonostante i progressi scientifici, è infatti ancora di fatto impossibile prevedere l’arrivo di un evento sismico. L’unica arma a disposizione resta quindi la preparazione per limitare al massimo i danni a persone e a cose: e in questo campo il Giappone è il Paese che ha fatto senz’altro di più al mondo.

Prima di tutto a riguardo delle norme di costruzione: gli edifici devono infatti rispettare severi criteri anti-sismici. Sono previste ed applicate pene molto severe per i costruttori che non rispettano tali norme, o falsificano i risultati dei test.

Secondo alcune stime recenti, circa il 95% delle scuole in Giappone rispetta le norme contro le scosse sismiche.

Sempre nel caso italiano, c’è il controesempio di Norcia, dove, dopo il disastro avvenuto nel 1979, si è proceduto con interventi antisismici: i danni del terremoto della notte dello scorso 23 agosto sembrerebbero essere stati molto contenuti, in particolare alle persone. Chissà invece se la scuola di Amatrice costruita nel 2012 secondo tali criteri e crollata l’altra notte fosse stata realizzata in realtà nel rispetto di tali norme.

In Giappone, oltre alla sicurezza degli edifici, c’è un grande impegno sul fronte della comunicazione, per insegnare alla popolazione il corretto comportamento da tenere in caso di un terremoto: ad esempio, avvengono frequentissime esercitazioni che coinvolgono anche cittadini. Nelle scuole si affronta l’argomento con grande frequenza, insegnando ai bambini e ai ragazzi cosa fare, dove andare, in caso di un evento sismico. Nelle città, numerosi cartelli indicano i luoghi di concentrazione dove recarsi in caso di pericolo.

E’ grazie a tutte queste misure che, molto spesso, anche in presenza di terremoti di una certa entità, i danni a cose e a persone sono lievi, o addirittura nulli.

Purtroppo, anche le misure più sofisticate possono poco quando arriva un terremoto di portata catastrofica; in tal caso si possono solo limitare i danni, o salvare quanto più possibile le vite umane.

AP_975524927105-c-1078x719Pochi mesi fa a Kumamoto si è verificato un terremoto importante con 2 scosse avvenute il 14 e il 16 aprile di magnitudo 6,2 e 7,0 MMS, con 49 vittime e molti danni. I danni di tale terremoto sono stati contenuti grazie proprio al flusso continuo di informazioni e alle politiche di adeguamento edilizio promosse dal governo di Tokyo dal dopoguerra.

Ora è il momento dell’intervento degli eroi che portano aiuto a chi soffre, ma ricordiamoci che se non impareremo la lezione del Paese del Sol Levante, i drammi annunciati del futuro causeranno sempre troppi morti e troppo dolore.

Gianluca Busato

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BREXIT ALL’AMATRICIANA, L’UNICO ANTIDOTO È IL VENETO INDIPENDENTE

BREXIT ALL’AMATRICIANA, L’UNICO ANTIDOTO È IL VENETO INDIPENDENTE

22 Agosto 2016 0 Comments in editoriali news

Cresce il panico internazionale attorno alla difficile situazione economico-finanziaria italiana che rischia di travolgere l’Europa e mettere in crisi il mondo. L’unica via di uscita è liberare le energie positive che derivano dal surplus finanziario della Repubblica Veneta.

debtI prossimi mesi rischiano di trascinare l’Italia, e con essa forse anche l’Europa, in un pericoloso incubo. Gli osservatori internazionali da settimane e forse mesi hanno iniziato a concentrare la loro attenzione verso le prossime scadenze nell’agenda politica italiana con preoccupazione che nelle ultime ore sta trasformandosi in panico.

La visione che dall’esterno si ha delle faccende italiche è in ogni caso sempre distorta, perché risulta molto difficile comprendere da fuori l’assoluta nescienza e irresponsabilità della classe dirigente di casa nostra.

In particolare, viene spesso amplificata la portata delle dichiarazioni dei politici, come la famosa frase del premier italiano che aveva legato la propria carriera politica al risultato del referendum costituzionale del prossimo autunno. Ciò aveva causato il timore generale che in seguito alla sconfitta in tale consultazione potessero saltare le condizioni di governabilità che a livello internazionale avevano creato grande entusiasmo attorno al governo Renzi e alla sua promessa di riforme. In realtà ciò che a gran parte degli osservatori è sfuggito è che le condizioni che avevano generato grandi aspettative nel mondo sono da tempo svanite, sacrificate sull’altare degli slogan ad effetto privi di alcuna effettività pratica e che il risultato del referendum costituzionale di autunno è assolutamente slegato dalla loro realizzazione, che da tempo è entrata nel nutrito libri dei sogni della politica italiana. Non si tratta insomma di una sorta di Brexit all’amatriciana, in quanto la stalla del rigore è aperta da tempo e le vacche del risanamento e della presunta crescita sono fuggite ormai da diversi mesi.

A nulla vale inoltre il gioco delle tre carte che cerca di nascondere la voragine del sistema bancario, di cui Mps è solo la piccola punta dell’iceberg che nemmeno la vergogna dei trucchi contabili riesce più a nascondere.

Nemmeno la tanta decantata riforma del mercato del lavoro ormai riesce più a nascondere la realtà dei fatti, che i tassi di occupazione macroregionali comparati a quelli europei rivelano in tutta la loro drammaticità. Figurarsi poi se gli osservatori internazionali possano comprendere quanto ridicola sia ogni ipotesi di riforma della contrattazione collettiva del lavoro con la presenza di parassiti consociativi istituzionalizzati quali sindacati e confindustria.

Input lavoro Ita vs EU. Giovani e donne in difficoltà ovunque, il centro sottoperforma, il mezzogiorno è deserto! pic.twitter.com/bl3Q8c90Aa

— Thomαs Manfredi™ (@ThManfredi) August 19, 2016


Non può quindi sorprendere nessuno che in tale scenario disastrato la crescita si sia fermata ed è quasi un miracolo che non sia già entrata in piena recessione.

Se si allarga la visione si comprende che dato il grave deficit strutturale dell’andamento della produttività italiana c’è ben poco da stare allegri, in quanto il ritardo accumulato verso le maggiori economie del mondo a livello di tecnologia e innovazione tanto nel settore pubblico, quanto in quello privato appare incolmabile non solo nel breve, ma anche nel medio termine.

produttivita

Non ci sono vie di uscita né tantomeno scorciatoie, quindi.

Se poi si considera che il pil italiano è l’11% di quello dell’unione europea si può ben comprendere il panico che si sta formando nella comunità finanziaria internazionale, in quanto il collasso del belpaese ha forti probabilità di tradursi in una sorta di bomba atomica economica europea e globale.

L’unica possibilità che resta quindi non solo ai governanti italiani, ma anche a quelli di tutto il mondo che vogliano preservare l’equilibrio economico-finanziario internazionale è solo una: separare il grano dal loglio, agendo prima che sia troppo tardi.

Non tutta l’Italia è infatti generatrice di debito pubblico. Il Veneto, così come la Lombardia e poche altre regioni, non vi contribuiscono infatti, ma anzi, come ben noto, vantano un cospicuo credito pubblico, anche noto come residuo fiscale. Se si agisce in fretta, considerando che la crisi economica e l’andamento demografico in pochi anni lo hanno dimezzato, esistono ancora le condizioni per permettere al Veneto indipendente di rimanere da un lato legato all’Europa e riprendere un cammino virtuoso con quanto resta del proprio tessuto imprenditoriale ancora non distrutto dalla crisi e dall’altro grazie al proprio surplus finanziario che ancora oggi supera i 10 miliardi di euro annui, di poter garantire un piano straordinario per l’Italia senza il Veneto, che possa permettere di disinnescare la bomba socio-economica che rischia di far saltare l’eurozona e con essa l’equilibrio economico-finanziario globale.

Il progetto strategico di Plebiscito.eu aveva previsto l’attuale scenario da oltre due anni e oggi ha in mano l’unica carta utile che possa essere giocata prima che scatti il cataclisma che oggi tutti prevedono.

Gianluca Busato

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UNO STATO VENETO LIBERO E DIGITALE

UNO STATO VENETO LIBERO E DIGITALE

5 Agosto 2016 1 Comment in editoriali news

Mentre tutto crolla, Plebiscito.eu traccia le tappe per affrancarsi dall’Italia e tornare a recitare un ruolo da protagonisti

imgAnche nel mese di agosto tradizionalmente vocato alle vacanze, i segnali del degrado galoppante del sistema statale italiano e veneto si moltiplicano, in uno scenario globale ancora più preoccupante alla luce degli squilibri internazionali su vari fronti, dall’economia alla geopolitica.

Mentre alcuni ripropongono minestre riscaldate con nuove raccolte di firme per rifare vacui referendum sull’indipendenza e annacquati dalla presenza di quesiti autonomistici spuntati, che non fanno più sognare nemmeno gli illusi, dopo che la corte costituzionale ha calato la scure sulla possibilità di indirli per via istituzionale, riteniamo che sia doveroso per ognuno impegnarsi nella realizzazione del progetto concreto di Plebiscito.eu per la creazione delle basi del futuro Stato Veneto, libero e federale.

Il piano non viene di certo da politici, bensì da cittadini che si sono alzati in piedi e hanno messo in gioco le proprie capacità personali ed economiche, dimostrando come l’ottenimento dell’indipendenza sia possibile attraverso l’utilizzo di strumenti della modernità, tecnologia ed economia in primis.

La scelta deriva dalla presa d’atto della situazione dello stato italiano, in coma socio-economico e con una classe dirigente incapace di dare una prospettiva al paese, che ha avuto gravi ripercussioni anche in Veneto, dove il reddito pro-capite è arretrato a livelli precedenti il 1995 e il sistema bancario, colluso con la politica, è collassato.

Neanche una guerra riesce a creare effetti devastanti di tale portata.

Il nostro non vuole essere un lamento fine a sé stesso, come purtroppo è avvenuto oggi da parte di ogni rappresentanza politica di tutti i partiti. Noi veneti siamo contraddistinti dalla nostra concretezza e dalla determinazione che ci impone di agire prima di parlare.

Per tale ragione abbiamo creato Plebiscito.eu Club (www.plebiscito.club), la business community veneta che ha dato vita a una fitta rete di relazioni privilegiate di carattere riservato ed esclusivo tra imprenditori, professionisti e investitori veneti e internazionali per la creazione di progetti economici con fondi di capitali privati.

Abbiamo inoltre lanciato il progetto del Cripto-Stato, una nuova complessa piattaforma digitale per affrancarci dal controllo dello stato italiano, utilizzando lo stesso principio di disintermediazione tecnologica che ha permesso all’unicorno Uber di sfidare a livello globale la corporazione e il monopolio dei tassisti. Una rete informatica, anonima e sicura, in cui ognuno può mettere a disposizione i propri servizi in cambio di una moneta digitale da utilizzare all’interno del circuito (convertibile in qualsiasi altra moneta, tradizionale o digitale), senza dover dar conto delle proprie azioni alla burocrazia italiana.

Sono in atto cambiamenti macroeconomici e geopolitici di portata inimmaginabile fino a solo qualche mese fa, pensiamo, per esempio, alla Brexit, o ai fatti in Turchia. Noi l’avevamo previsto fin dal 2014, dopo aver vinto con risultati plebiscitari il Referendum di indipendenza del Veneto.

E, consapevolmente, ci siamo preparati a quanto avverrà nei prossimi anni, quando Venezia tornerà ad essere centro nevralgico delle rotte di scambio commerciale, finanziario e culturale tra Europa e Asia, lungo le Nuove Vie della Seta.

Il treno della storia sta passando ora e sta a noi essere pronti a prenderlo, o ad esserne travolti.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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IL CRIPTO-STATO È LA NUOVA AMERICA

IL CRIPTO-STATO È LA NUOVA AMERICA

11 Luglio 2016 1 Comment in editoriali news

Una nuova inedita frontiera internazionale del liberalismo è esplorata dalla panarchia della Repubblica Veneta digitale e della sua prossima cripto-moneta con emissione basata su una matrice di intelletto generale

JohnLockeAlan Wolfe, nel suo “The Future of Liberalism”, ci ricorda come “in principio”, scrisse John Locke nel suo “Secondo Trattato sul Governo”, “tutto il mondo era America”.

Così continua Wolfe: “John Locke, filosofo del tardo diciasettesimo secolo, celebre tanto per la sua spiegazione di come si formano le idee quanto per la sua insistenza sul fatto che i governi siano basati sul consenso dei governati, vedeva l’America, almeno finché non vi giunse l’uomo bianco, come una terra in cui, dato che il denaro non era una cosa nota, i conflitti su quella particolare radice di tutto il male non sarebbero stati necessari. Da quella idea apparentemente semplice prese origine a una filosofia politica totalmente aliena alle monarchie assolutiste d’Europa. Dato che ognuno possiede la capacità di lavorare, tutti hanno diritto alla proprietà creata quando il loro lavoro viene mescolato con le benedizioni offerte dalla terra. Ne segue che le società si organizzano meglio sia per la libertà (nessuno può legittimamente portar via ciò che naturalmente ti appartiene) sia per l’uguaglianza (nessuno può nemmeno portar via ciò a nessun altro). Dire che all’inizio tutto il mondo era America significa affermare che la libertà e l’uguaglianza sarebbero diventate forze troppo potenti per potervi resistere. Tale concetto è diventato a propria volta la singola componente più influente di tutto il liberalismo: la filosofia politica dominante, anche se non sempre apprezzata, dei tempi moderni. Tre secoli dopo che Locke scrisse il suo capolavoro, il liberalismo offre la miglior guida non solo per i nostri tempi, ma anche per il futuro”.

Oggi tali concetti paiono tanto potenti quanto in realtà, a detta di taluni osservatori, sradicati dallo stesso luogo ideale in cui li vedeva esemplificati John Locke nella storia, ovvero l’America, o meglio gli Stati Uniti d’America, lo stato territoriale ancor oggi forse il più potente al mondo. Intendiamoci, non è che si voglia affermare che gli USA non siano più la patria della libertà e dell’uguaglianza, o meglio del liberalismo, ma in qualche modo hanno perso la caratteristica in gran parte riconosciuta dalla comunità intellettuale internazionale che solo pochi decenni la vedevano esserne l’alfiere più avanzato del mondo.

La sfida più profonda che viene agli USA a nostro avviso non viene tanto da altre superpotenze, che economicamente, militarmente e anche sul piano dell’innovazione tecnologica sono ancora ben distanziate, quanto da componenti che ne erano figlie, o intellettualmente dipendenti, e che oggi se ne sono distaccate, cercando una propria via autonoma di sviluppo.

Ci vengono in mente quindi esempi come WikiLeaks, di cui Julian Assange è il portavoce più famoso, o Edward Snowden. Essi oggi sono tra i nemici pubblici numero uno degli USA, eppure non sono portatori di valori diversi da quelli americani, seppure in modo senza dubbio alcuno controverso.

Se oggi il liberalismo vanta un campione, esso forse non è più l’America politica, che pare essersi lasciata maggiormente affascinare e conquistare dal concetto di super-stato territoriale e, quale superpotenza mondiale, anche estendendo la natura di stato oltre l’ordine emerso dalla pace di Westfalia (che come unico mediatore comune ebbe, ricordiamolo, l’ambasciatore veneziano Alvise Contarini).

Le frontiere del liberalismo paiono infatti emerge negli ambiti anche extra-territoriali, o non-territoriali. Abbiamo già parlato dei sistemi avanzati di ordini statali basati su nuove tecnologie che sfociano in un sistema panarchico. Oggi vogliamo presentare in anteprima un’altra novità di enorme valenza che caratterizza la Repubblica Veneta digitale.

Se infatti l’America di oggi non è più la stessa America che “in principio era tutto il mondo”, allora forse la nuova America è il Cripto Stato. È qui infatti che vi si trovano le condizioni primarie descritte da John Locke.

Persino nell’idea stessa di cripto-moneta veneta, di cui oggi vogliamo anticipare un concetto inedito finora mai annunciato.

Alla base infatti della stessa produzione della cripto-moneta veneta vi sarà la definizione di una matrice di intelletto generale che comprende da un lato l’offerta di attività intellettuali intangibili e di servizi che saranno codificate da compiersi e compiute e dall’altro una valorizzazione di mercato creata dalla domanda da parte della rete per ognuna di esse. Le attività intellettuali e di servizi potranno essere offerte dai prestatori d’opera oppure richieste da chi metterà come premio quantità opportune di cripto-moneta veneta. Alcune attività speciali verranno inoltre compiute dal sistema stesso ai fini dell’emissione di cripto-moneta veneta (la cripto-banca centrale e il cripto-stato, cui si aggiungeranno altre componenti sistemiche nel futuro, quali, ad esempio, altri cripto-stati).

Tra di esse, oltre alla soluzione di un problema crittografico (che indichiamo come sistema 1 di produzione, sull’esempio dei bitcoin, vi saranno anche premi concessi dal sistema per attività / servizi richiesti di interesse generale, o acquisto di titoli pubblici del cripto-stato da parte del sistema stesso (cripto-banca centrale), che indichiamo come sistema 2 di produzione.

La cripto-banca centrale non sarà un organismo classico di banca, bensì un algoritmo arricchito (un sistema DAO, decentralized autonomous organization, evoluto rispetto alle forme oggi conosciute) di alcune funzionalità che saranno a disposizione, entro determinate finestre di tempo, del sistema per bilanciare i limiti emersi dal sistema bitcoin e che prevediamo emergere nel momento in cui ci si avvicinerà alla quantità zero di nuove emissioni di bitcoin (nel 2024 circa saranno stati emessi circa i 7/8 dei 21 milioni di bitcoin totali).

Tale meccanismo consentirà in particolare di sfuggire a un problema generale di esposizione alle crisi monetarie sistemiche e al problema logico ed economico dello spreco di energia che si ravvisa nella produzione di nuovi bitcoin all’aumentare della competizione legata alla sola ricerca della soluzione di un problema crittografico che non può che essere risolto se non con forza bruta e quindi con crescente utilizzo di potenza di calcolo e di elettricità e di risorse hardware necessarie. Come infatti si può determinare il valore di una moneta basandola su uno spreco di energia elettrica e risorse hardware e una NON produzione di valore per definizione?

Da qui nasce l’idea originale della cripto-moneta veneta di associare a tale componente competitiva slegata dalla produzione di effettivo valore, un nuovo sistema di coopetizione tra i nodi della rete per la generazione di cripto-moneta veneta basato sul valore di mercato di attività, servizi e titoli pubblici proposti e richiesti in rete dagli utenti e dal sistema, garantito da meccanismi di prenotazione che ne fissano il prezzo e quindi di verifica di contratti e titoli di acquisto, con finalizzazione dell’acquisto con l’interscambio di proprietà tra attività, o titoli pubblici e corrispondenti quantità di cripto-monete venete.

Il valore intrinseco della cripto-moneta veneta emergerà quindi dal mercato stesso e la sua valorizzazione sarà determinata dal mix di tali attività che posseggono, esse sì, valore.

La quantità di cripto-monete venete emesse con il sistema 1 di produzione rispetto a quelle emesse con il sistema 2 saranno le minime necessarie a scatenare un ciclo virtuoso autosostenibile.

Il Cripto Stato in tal modo rinnoverà le condizioni ideali descritte da Locke che hanno visto emergere i liberalismo come filosofia politica dominante.

Il Cripto Stato è la nuova America dove la libertà e l’uguaglianza sono forze troppo potenti per potervi resistere, anche attraverso sterili normative che intendano confinarle, senza nulla poter fare in concreto per limitarne l’utilizzo.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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