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EVENETIA: IL CRIPTO-STATO VENETO NASCE IL 21 DICEMBRE 2017

EVENETIA: IL CRIPTO-STATO VENETO NASCE IL 21 DICEMBRE 2017

17 Dicembre 2017 3 Comments in editoriali news

Tre anni e mezzo dopo il Referendum di indipendenza del Veneto, prende forma la Repubblica Veneta Digitale. Tra pochi giorni al via il censimento popolare.

Il Cripto-Stato, la Repubblica Veneta Digitale, è una piattaforma digitale che ha lo scopo di semplificare la vita agli utenti che vi si iscrivono e che usufruiranno di servizi di pubblica utilità che nel tempo saranno offerti. Il suo nome è eVenetia, dal nome Venetia, che rappresenta l’antica denominazione del territorio ove vivono i veneti, anticipata dalla lettera e, a significare la natura elettronica della nuova entità istituzionale repubblicana veneta, nativamente digitale.

Le mutate condizioni tecnologiche, economiche e di comportamento umano che hanno caratterizzato in particolare l’ultimo secolo aprono la strada a nuove modalità di erogazione di tali servizi a un livello finora inedito, mettendo sempre più in discussione la natura monopolista degli stati classici nella loro erogazione.

Il Cripto-Stato intende restituire ai cittadini che vi aderiscono tutto il proprio potenziale di negoziazione verso i fornitori di servizi di carattere “pubblico”, mettendo a disposizione un ambiente nel quale possono usufruirne in modalità “protetta”.

La “Repubblica Veneta Digitale” è la prima entità statuale virtuale che mette a disposizione il servizio di censimento e di anagrafe pubblica attraverso la tecnologia del Cripto-Stato.

Il Cripto-Stato interpreta un inedito concetto giuridico internazionale di sovranità digitale. Gli stati non hanno di fatto alcuna reale giurisdizione nel cyber-spazio. Hanno senz’altro l’ambizione fin neanche tanto nascosta di controllare il cyber-spazio e di estendere la propria sovranità su di esso, ma la sua natura intrinseca extraterritoriale pone dei limiti operativi invalicabili alla loro azione.

Il conflitto giuridico in corso si vede bene dalle “crociate fiscali” degli stati contro i giganti di internet. Si tratta di una campagna senza senso. Facciamo un esempio concreto: se un’azienda acquista un servizio pubblicitario offerto da Facebook, esso viene fornito dalla società Facebook grazie ai software che essa ha sviluppato. Si può disquisire se tali software siano stati realizzati in California, oppure se fa fede l’organizzazione commerciale che li mette a disposizione, con sede in Irlanda, ma in ogni caso non sono di sicuro di competenza territoriale italiana. È comprensibile che in questi giorni Facebook abbia dichiarato di voler in ogni caso pagare le tasse anche localmente, ma è solo perché è una potenza e può permettersi di farlo, ma è in ogni caso un’ingiustizia e una forzatura. Nessun governo avrebbe il diritto di imporglielo, perché i servizi dopo la produzione vengono forniti attraverso la rete internet, che è sovra-territoriale, o quantomeno multi-territoriale, globale, per definizione. E anche per la parte di rete che insiste nello specifico territorio Facebook paga già il servizio per il suo utilizzo, attraverso gli internet service provider (i fornitori di servizi internet), così come pagano gli utenti che vi si connettono: per quale motivo dovrebbe pagare una seconda volta tali servizi, oppure dovrebbe pagarli di più? In futuro magari tale problema non si porrà neanche perché Facebook realizzerà una propria rete di interconnessione con proprie tecnologie (lo sta già facendo in alcuni Paesi del mondo poco connessi, ad esempio, con il progetto internet.org). Al di là della connessione, resta il problema di base. È come se un’azienda francese che vende un prodotto elettronico, oppure un servizio di consulenza ad un’azienda italiana, fatto salvo il rispetto delle leggi, dopo aver pagato le tasse al proprio stato francese su ciò che ha guadagnato, debba pagarle una seconda volta anche allo stato italiano, per qualche oscuro motivo. Perché? Se ciò fosse, sarebbe una sorta di dazio, di discriminazione fittizia che l’Italia imporrebbe alle ditte francesi nei confronti di quelle italiane.

Noi con la nostra azione ci inseriamo pertanto proprio in tale spazio “vuoto”, sfruttando i limiti e le incoerenze della sovranità territoriale italiana, in linea con quanto abbiamo fatto fin dall’inizio della nostra azione, che ha coinciso con l’organizzazione del referendum digitale di indipendenza del Veneto. Anche allora esisteva il problema giuridico di organizzare una consultazione referendaria regionale di autodeterminazione, in quanto la costituzione italiana, come quella spagnola, ha un articolo sull’unità e indivisibilità dello stato italiano, che impediva l’organizzazione di un referendum “istituzionale” sull’indipendenza. Contro tale barriera si è infranta, come ben sappiamo, l’azione della Regione Veneto, che ha ripiegato quindi su un più “bonario” quanto innocuo referendum per una presunta autonomia, svuotata in realtà di vero significato. Noi abbiamo superato tale blocco costituzionale proprio perché ci siamo mossi nel cyber-spazio, in un ambito non normato e in ogni caso dove qualsiasi stato ha difficoltà ad esercitare la propria sovranità. Secondo lo stesso principio ci muoviamo ora, forti del mandato plebiscitario digitale ottenuto tre anni e mezzo or sono.

Oggi la nascita del Cripto-Stato implica la partenza di una nuova fase nel processo di indipendenza: un vero e proprio processo pre-costituente che prevediamo possa durare 12-18 mesi prima dell’elezione di un’assemblea costituente (tale tempistica potrà variare in funzione di ragioni tecniche, economiche e di opportunità). Esso interpreta anche il merito della dichiarazione di indipendenza del Veneto, solennemente proclamata il 21 marzo 2014 a Treviso, dopo la travolgente vittoria nel Plebiscito Digitale. Rileggiamone le conclusioni.

“Considerata Sovrana la volontà popolare, in Nome di San Marco, del Popolo Veneto e del Diritto delle Genti, in omaggio alla democrazia e alla volontà generale, noi, oggi, venerdì 21 marzo 2014, decretiamo decaduta la sovranità italiana sul popolo e sul territorio veneto, e altresì ne decretiamo conseguentemente decadute le relative magistrature politiche”, 

“dichiarando contestualmente l’indipendenza del Popolo Veneto e del suo territorio, con queste stesse parole presenti in questa dichiarazione, confermiamo e proclamiamo la

Repubblica Veneta”

“e demandiamo al Popolo Veneto la scelta dei suoi rappresentanti nell’Assemblea Costituente che darà al popolo veneto ora libero e al territorio veneto ora libero la forma di Stato che sarà, per volontà generale, e a maggioranza assoluta, ritenuta la più conforme, nei modi e nei tempi che il Popolo Veneto intenderà darsi”.

Rispetto a tale pronunciamento, il primo “territorio” veneto in cui eserciteremo la nostra indipendenza sarà proprio un non-territorio, il cyber-spazio, grazie alla nascita del Cripto-Stato. Il termine “Cripto” sta ad indicare la crittografia, tecnica utilizzata proprio in informatica per la protezione delle informazioni. Il Cripto-Stato nasce infatti sicuro per definizione.

Il primo e più importante ambito di protezione fornita è proprio l’identità “digitale” del cittadino che si registra al Cripto-Stato. Nessuna terza parte potrà accedere ai veri dati del cittadino che usufruisce di un particolare servizio, a meno che il cittadino stesso non decida di palesarsi. Sarà il Cripto-Stato stesso a fornire il servizio di certificazione dell’identità digitale del cittadino a terze parti, preservandone l’identità fisica.

Il Cripto-Stato inoltre osserverà i più alti standard di sicurezza oggi esistenti e rispetterà il terzo livello (il maggiore) di standardizzazione di sicurezza web Application Security Verification Standard (ASVS) come indicato dal protocollo OWASP (www.owasp.org).

Il termine “Cripto” però assume anche un’altra valenza, evocando le antiche cripte, che nascono dalle catacombe, luogo simbolico dove i primi cristiani trovarono riparo dalle persecuzioni dell’impero romano. Oggi, in termini e simbolismo rinnovati, il Cripto-Stato è il luogo dove trova difesa il diritto di autodeterminazione dei popoli, messo sotto grave attacco dallo stato italiano (così come dallo stato spagnolo per quanto riguarda la Catalogna), goffa eredità storica “wanna-be” del fu impero romano.

Oggi siamo alla nascita del primo “territorio” liberato, da cui potrà prendere forma la Repubblica Veneta, digitale, che nel tempo si arricchirà di funzioni e servizi che potrà mettere a disposizione dei suoi cittadini.

L’assemblea costituente della Repubblica Veneta sarà quindi il suo prossimo logico e inevitabile passaggio istituzionale, proprio come proclamato il 21 marzo 2014 in piazza dei Signori a Treviso. Ciò avverrà per tramite dello stesso Cripto-Stato e al suo interno. Finora l’attività istituzionale della Repubblica Veneta è rimasta confinata in un ambito meta-giuridico e molto limitato da un punto di vista pratico, per quanto fondamentale sotto il profilo dei principi.

Il ruolo del parlamento provvisorio eletto nel 2015 si è quindi di fatto completato, anche se esso rimane virtualmente ancora in carica: ha però inevitabilmente esaurito la sua spinta vitale, data la natura volontaristica dei suoi membri e oggi viene un po’ meno anche il suo ruolo istituzionale. Resta ancora attiva la delegazione dei dieci, come organo di garanzia, fino al completamento del processo costituente: da un punto di vista pratico va detto d’altro canto che anch’essa ha ormai ben poca residua energia vitale, dato che anch’essa ha una natura prettamente volontaristica. Per tale ragione resta attivo il governo provvisorio, in particolare il suo comitato esecutivo, come organo operativo che supporterà tale processo costituente.

Ora la battaglia per l’indipendenza si sposta in un altro terreno. Da un lato eVenetia, che raccoglie la sfida tecnologica, fondamentale per raggiungere un grado evolutivo superiore, dall’altro la sfida economica, con la nostra business community e l’opera fondamentale di matrice di relazioni internazionali rappresentata da Plebiscito.eu Club e dal network strategico che ha saputo ispirare e contribuire a realizzare.

L’indipendenza del Veneto avverrà perché Venezia è tornata al centro delle nuove mappe del mondo, grazie alla nuova Via della Seta.

Plebiscito.eu per primo ha intuito tale nuovo paradigma e da più di tre anni ha avviato un progetto strategico per cogliere le opportunità che derivano dai grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in corso.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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CONVOCAZIONE ATTIVISTI DI PLEBISCITO.EU – 14.12.2017

CONVOCAZIONE ATTIVISTI DI PLEBISCITO.EU – 14.12.2017

7 Dicembre 2017 0 Comments in editoriali news

Cari attiviste e attivisti buongiorno,

comunichiamo che giovedì 14 dicembre 2017 ore 20.30 c/o Park Hotel ai Pini in Via Miranese 176 – Mestre Venezia(http://www.hotelaipini.it/come-raggiungerci/), abbiamo organizzato una importante serata informativa nella quale verranno date le prime istruzioni per l’accesso al Cripto-Stato.

L’occasione sarà gradita anche per scambiarci gli Auguri di Buone Feste.

E’ importante la presenza di tutti!

Per motivi organizzativi, attendiamo conferma della Vs. presenza, compilando il modulo sottostante.

Grazie per l’attenzione, a giovedì!

Veneto Sì / Plebiscito.eu

Coordinamento Territorio

Marzia Taschetto

Elena Rossetto

    Conferma presenza alla Riunione Attivisti di Plebiscito.eu di Mestre del 14 dicembre 2017

    Con la sottoscrizione della presente, ai sensi del D.Lgs. 196/2003 (legge sulla “privacy”) autorizzo Plebiscito.eu al trattamento dei miei dati personali secondo le modalità indicate nella nota informativa pubblicata all'indirizzo web https://plebiscito.eu/privacy

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    DALLA CATALOGNA AL VENETO: L’INDIPENDENTISMO PRONTO A NUOVE SFIDE SUL VERSANTE ECONOMICO

    DALLA CATALOGNA AL VENETO: L’INDIPENDENTISMO PRONTO A NUOVE SFIDE SUL VERSANTE ECONOMICO

    10 Novembre 2017 2 Comments in editoriali news

    Alla luce delle vicende catalane e delle reazioni dei vecchi stati multinazionali e dell’Unione Europa, appaiono ancora più profetiche le scelte di Plebiscito.eu di dotarsi di un’infrastruttura relazionale globale

    Le recenti vicende dell’indipendentismo catalano hanno messo in evidenza alcuni aspetti critici su cui il nostro movimento si è impegnato particolarmente negli ultimi tre anni. Ci riferiamo alle inevitabili tensioni socio-economiche derivanti dal confronto tra i rappresentanti istituzionali catalani e lo stato spagnolo che hanno scatenato timore di instabilità, con conseguente spostamento della sede sociale prima delle maggiori banche dalla Catalogna alla Spagna e quindi di importanti aziende.

    Per quanto ogni fase di cambiamento possa essere associata a traumi più o meno accentuati che minano la stabilità e la certezza economica, fattori principali di tenuta delle attività economiche, emerge un quadro e una sfida che la leadership indipendentista di ogni Paese deve far propria per garantire il maggior tasso di successo possibile al proprio progetti politico.

    Negli ultimi 10-15 anni la narrativa indipendentista ha fatto passi da gigante rispetto al passato, garantendo in molte regioni, in particolare in Europa, Catalogna, Scozia e Veneto in primis, un enorme avanzamento delle proprie istanze e del consenso popolare attorno ai propri programmi. In Veneto si sconta ancora la presenza di un ingannevole partito-civetta come la lega ex-nord, ma grazie a movimenti civici particolarmente ispirati l’indipendenza è divenuto il fattore più importante e qualificante dell’intera agenda politica regionale.

    Oggi si richiede un salto di qualità, in quanto le vicende della Brexit prima, della reazione violenta della Spagna poi e dell’attuale chiusura dell’Unione Europea a prospettive di allargamento interno ai nuovi stati indipendenti di Scozia, Catalogna, Veneto e di ogni altra regione ove sono in corso campagne di autodeterminazione impongono una risposta in termini programmatici.

    L’Unione Europea infatti appare assolutamente cieca e sorda di fronte al proprio interesse, arroccandosi a difesa delle entità statuali multinazionali quali Spagna e Italia che hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza a far proprie le sfide della modernità: tali stati infatti sono troppo piccoli per far fronte alla globalizzazione e troppo grandi per garantire la necessaria flessibilità e omogeneità.

    Come sempre, a nostro avviso, la migliore risposta sta nell’alzare il livello della nostra proposta.

    È fondamentale pertanto che i movimenti indipendentisti sappiano recitare un ruolo da protagonisti anche a livello internazionale, in particolare in ambito economico. Ciò può essere reso possibile dai grandi progetti internazionali in corso, le Nuove Vie della Seta su un versante geopolitico e i grandi accordi intercontinentali quali il CETA dall’altro.

    Il primo fattore che spiega l’inevitabilità dell’indipendenza del Veneto, per quanto ci riguarda più da vicino, è proprio la geopolitica. Nel momento in cui infatti procede l’implementazione dei nuovi corridoi di comunicazione globale euroasiatici, diventa essenziale per noi rafforzare le strutture che abbiamo saputo creare al fine di intercettare le opportunità che derivano dai cambiamenti epocali in atto. Emerge infatti un ruolo centrale per Venezia e il Veneto, nuovo baricentro strategico tra le vie d’acqua e di mare tra la Cina e il vecchio continente, che determineranno un quadro di nuova stabilità e certezza economica. Solo la classe dirigente indipendentista, che, grazie alle scelte coraggiose di Plebiscito.eu, ha saputo intuire per prima tale sfide e anticiparle in splendida solitudine creando un’infrastruttura relazionale globale, può assicurare agli operatori economici di casa nostra e internazionali la tutela dei propri interessi in un quadrante sempre più strategico per il business.

    Ciò avviene proprio nel momento in cui lo stato italiano si appresta invece ad entrare in una fase di grande instabilità politica ed economico-finanziaria dovute alle prossime elezioni da un lato e all’avvicinarsi della fine della politica di quantitative easing della BCE dall’altro: nello stesso momento il Veneto potrà garantire proprio la necessaria stabilità grazie al proprio ruolo di hub strategico dei nuovi flussi di prossima realizzazione, che potrà essere tutelato al meglio solo con la piena indipendenza.

    In tale quadro con tutta evidenza saranno le banche, le multinazionali e tutti i maggiori operatori economici stranieri che avranno tutto l’interesse a posizionarsi in questo hub a fare la gara per aprire una sede nel Veneto indipendente. E anche chi oggi si oppone a tali progetti, farà la gara per favorirli.

    Gianluca Busato
    Presidente – Plebiscito.eu

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    CATALONIA, THE MORAL FOUNDATIONS OF EUROPE ARE AT STAKE

    CATALONIA, THE MORAL FOUNDATIONS OF EUROPE ARE AT STAKE

    2 Novembre 2017 0 Comments in editoriali news

    From Catalonia to Veneto: what does Rome mean if there is already Brussels? Of the two one. Better the second

    The ongoing proceedings in Spain against Catalan institutional representatives open a new chapter on non-respect of human rights. In fact, since all the activities of Parliament and of the Catalan Government, starting with the celebration of Catalonia’s 1 October referendum on independence (and all previous legislation that made it possible) to arrive to the Declaration of Independence of the Catalan Republic of 27 October (and subsequent and related acts) fall exclusively within in the sphere of “declarations” or, in other words, “freedom of expression”, even if of institutional bodies and representatives, today’s fundamental theme is: since the Freedom of speech and expression is a fundamental human freedom, enshrined in the Universal Declaration of Human Rights and many other unanimous shared international pronouncements, which can not be overwhelmed by any law or constitution, or interpretation of the same, why should people be condemned both they are private citizens, or citizens who have an institutional role (thanks of a popular electoral process of democratic representation), for the fact that they have given voice and form to a statement, to the freedom of speech and expression of their fellow citizens (at the October 1 referendum or the governing bodies of the The Catalan Parliament for allowing a vote on a proposal for a declaration of independence), or for exercising this fundamental and unmistakable human right in the first place (the Members who voted it individually or in collective form)?

    In fact, it is clear and evident that no formal act has been followed at this time. The organs of the Catalan Republic have not yet been constituted or are operating. No officials or administrative apparatus of the Catalan Republic have been established or is operational. We are in the realm of the declarations, precisely, of the fundamental freedoms of human beings.

    What principle prohibits institutional representatives from enjoying the same rights as all other men? No one. And even if some law, or some constitutional article, envisaged it, it would clearly be of no effect, just because it would collide with a principle of superior nature, inviolable, which is precisely within the fundamental human rights.

    Is it possible that in Europe, the European Union, which was born on the ashes of fundamental human rights violations, to ensure European citizens peace and respect for those principles violated by Nazi-Fascism, today is it possible to trample on these inviolable rights? To the point of violating the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms?

    If the European Union will allow the condemn of the President of Catalonia Carles Puigdemont, Vice President Oriol Junqueras, Parliament President Carme Forcadell, and any other representative or institutional officer merely for allowing or making free expression of thought and not for acts, above all not for violent acts, then it is clear that a new page will be opened for Europe that unfortunately would betray its moral and constitutional fundamentals, reopening the door to the tragic obscurantist and dictatorial experiences of the past, which we thought we had buried in history forever.

    In Catalonia, the future of Europe is also at stake. The EU can decide to ignore this evidence and then collpase as the Soviet Union. It’s just a matter of time and organization.

    The European Union has no future but evolveing into a genuinely federal system, composed of so many independent regions as they will be formed in the inevitable and unstoppable self-determination processes. If the change does not come from top, it will come from bottom.

    There is also no excuse of difficulty in governance of such a system that could well come to be composed of 50 states, or even 95, to mention the President of the European Commission Juncker. To have an example of other federal systems that work well, look to Switzerland, or to the United States of America. The EU represents a conquest of Europeans that has allowed an extraordinary period of peace, stability and prosperity. It must now be able to evolve to ensure flexibility, democracy and overall resilience in the face of the challenges posed by globalization, which, in the face of the emergence of an interdependent international system, must be able to ease the inevitable political and socio-economic tensions with more nodes extended to greater degree of freedom. Translated: 50 independent states (or even 95), with greater fiscal and civic responsibility than the present, fruit of the ideologies of the past centuries and nowadays institutional parasitic corpses swollen with increasingly unsustainable debts fueled by clientelism and irresponsible political misconduct.

    Over the next few years, it will become increasingly clear that the independence of the historic regions of Europe will naturally be part of the European Union’s political agenda, precisely because it is the only sustainable development that can guarantee peace, prosperity, development and stability to the old continent.

    Starting with Catalonia, but right around the corner there is Veneto, which is much worse for Italy’s tax exploitation and can, among other things, boast an extraordinary and unmatched story symbolized by its gold age of 1,100 years of independence of the The Most Serene Republic. What is Rome for Venice, if there is Brussels already? Of the two one. We certainly prefer the second.

    Let’s go to take what’s ours. Pacifically, democratically, with patience and intelligence, but also with the awareness that nothing and nobody can stop us, not even old constitutional tools written by the hands of the dead who will ever bury the living.

    Gianluca Busato
    President – Plebiscito.eu

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    CATALOGNA, IN GIOCO CI SONO LE FONDAMENTA MORALI E IL FUTURO D’EUROPA

    CATALOGNA, IN GIOCO CI SONO LE FONDAMENTA MORALI E IL FUTURO D’EUROPA

    2 Novembre 2017 0 Comments in editoriali news

    Dalla Catalogna al Veneto: per Venezia, a cosa serve Roma se c’è già Bruxelles? Delle due l’una. Meglio la seconda. La UE deve diventare una federazione di 50 Stati indipendenti

    I processi in corso in Spagna contro i rappresentanti istituzionali catalani apre un nuovo capitolo in tema di mancato rispetto dei diritti umani. Premesso infatti che tutte le attività del Parlamento e del Governo Catalano a partire dalla celebrazione del referendum di indipendenza della Catalogna del 1° ottobre (e da tutti i precedenti legislativi che lo hanno reso possibile) per finire alla dichiarazione di indipendenza della Repubblica Catalana del 27 ottobre (e atti successivi e collegati) rientrano esclusivamente nell’ambito delle “dichiarazioni”, o, in altre parole, della “libertà di espressione”, pur anche di organi e rappresentanti istituzionali, il tema di fondo di oggi è: dato che la libertà di parola e di espressione è una libertà fondamentale degli uomini, sancita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e da molti altri pronunciamenti internazionali unanimente condivisi, insopprimibile da qualsiasi legge o costituzione, o interpretazione delle stesse, perché mai dovrebbero essere condannate delle persone, siano essi cittadini privati, o cittadini che rivestono un ruolo istituzionale a seguito di un processo popolare elettivo di rappresentanza democratica, per il solo fatto di aver dato voce e forma a una dichiarazione, a una libertà di parola e di espressione dei propri concittadini (in occasione del referendum del 1° ottobre, o degli organi direttivi del Parlamento Catalano per aver consentito il voto su una proposta di dichiarazione di indipendenza), o per aver esercitato in prima persona tale diritto umano fondamentale e insopprimibile (i deputati che singolarmente o in forma collettiva hanno votato tale dichiarazione)?

    È infatti chiaro ed evidente che a tali dichiarazioni al momento non è seguito alcun atto formale. Non sono ancora stati costituti né sono operativi organi della Repubblica Catalana. Non sono stati costituiti né sono operativi funzionari o apparati amministrativi della Repubblica Catalana. Siamo nel regno delle dichiarazioni, appunto, quindi delle libertà fondamentali dell’uomo.

    Quale principio vieta ai rappresentanti istituzionali di godere degli stessi diritti di tutti gli altri uomini? Nessuno. E anche se qualche legge, o qualche articolo costituzionale lo prevedesse, esso sarebbe chiaramente di efficacia nulla, proprio perché andrebbe a scontrarsi con un principio di natura superiore, inviolabile, che rientra appunto nell’ambito dei diritti umani fondamentali.

    È mai possibile che in Europa, nell’Unione Europea che è nata proprio sulle ceneri delle violazioni dei diritti umani fondamentali, per assicurare ai cittadini europei pace e rispetto per tali principi violati dal nazi-fascismo, oggi si permetta di calpestare tali diritti inviolabili? Fino al punto anche di violare la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)?

    Se l’Unione Europea consentirà la condanna del Presidente della Catalogna Carles Puigdemont, del Vice Presidente Oriol Junqueras, della Presidente del Parlamento Carme Forcadell e di ogni altro rappresentante o funzionario istituzionale semplicemente per aver permesso di fare o effettuato libere espressioni del pensiero e non per atti, tantomeno per atti violenti, allora è chiaro che si aprirà una nuova pagina per l’Europa che purtroppo si troverebbe a tradire le proprie fondamenta morali e costituzionali, riaprendo la porta alle tragiche esperienze oscurantiste e dittatoriali del passato, che pensavamo di aver sepolto nella storia per sempre.

    In Catalogna si gioca anche il futuro dell’Europa. La UE può decidere di ignorare tale evidenza e allora farà la fine che fece l’Unione Sovietica. È solo questione di tempo e di organizzazione.

    L’Unione Europea non ha altro futuro se non evolversi in un sistema autenticamente federale, composto di tante regioni indipendenti quante se ne formeranno dagli inevitabili e inarrestabili processi di autodeterminazione. Se il cambiamento non viene dall’alto, giocoforza giungerà dal basso.

    Non vi sono nemmeno scuse di difficoltà nella “governance” in un sistema che potrebbe benissimo arrivare ad essere composto di 50 stati, oppure anche di 95, per parafrasare il Presidente della Commissione Europea Juncker. Per avere un esempio di altri sistemi federali che funzionano si guardi alla Svizzera, o agli Stati Uniti d’America. L’UE rappresenta una conquista degli europei che ha permesso un periodo straordinario di pace, stabilità e benessere. Ora deve sapersi evolvere per garantirsi flessibilità, democraticità e resilienza d’insieme di fronte alle sfide imposte dalla globalizzazione, che di fronte all’emergere di un sistema internazionale interdipendente deve saper permettere l’allentamento delle inevitabili tensioni politiche e socio-economiche con nodi più estesi a maggior grado di libertà. Tradotto: 50 stati indipendenti (o anche 95), con maggiore responsabilità fiscale e civica rispetto a quelli attuali, figli delle ideologie dei secoli passati e oramai cadaveri istituzionali parassitari rigonfi di debiti sempre più insostenibili alimentati dal clientelismo e dall’affarismo politico irresponsabile.

    Nei prossimi anni sarà sempre più chiaro che l’indipendenza delle Regioni storiche d’Europa si imporrà naturalmente nell’agenda politica dell’Unione Europea, proprio perché essa l’unica evoluzione politica sostenibile che può garantire pace, benessere, sviluppo e stabilità al vecchio continente.

    A cominciare dalla Catalogna, ma subito dietro l’angolo c’è il Veneto, che è messo molto peggio come sfruttamento fiscale da parte dell’Italia e che può tra l’altro vantare una storia straordinaria e impareggiabile simboleggiata dalla propria età dell’oro di 1.100 di indipendenza della Repubblica Serenissima. Per Venezia, a cosa serve Roma se c’è già Bruxelles? Delle due l’una. Noi preferiamo senz’altro la seconda.

    Andiamo a prenderci ciò che è nostro. Pacificamente, democraticamente, con pazienza e intelligenza, ma anche con la consapevolezza che niente e nessuno potrà fermarci, tantomeno vecchi arnesi costituzionali scritti dalle mani dei morti che mai potranno ingabbiare i vivi.

    Gianluca Busato
    Presidente – Plebiscito.eu

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