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Categoria: news

YALTA È MORTA: VIA LIBERA ALL’INDIPENDENZA DEL VENETO, CARDINE DELLE NUOVE VIE DELLA SETA

YALTA È MORTA: VIA LIBERA ALL’INDIPENDENZA DEL VENETO, CARDINE DELLE NUOVE VIE DELLA SETA

2 Giugno 2017 0 Comments in editoriali news

La ritirata di Trump dagli accordi di Parigi conclude gli equilibri del secondo dopo guerra mondiale e crea nuove leadership globali e una nuova finestra strategica per la nostra libertà

Come avevamo previsto da mesi, la Cina subentra agli USA di Trump quale leader globale per i cambiamenti climatici, ma lo farà ben presto su altre partite di importanza fondamentale, a cominciare dal libero commercio e in generale nelle zone di influenza macroeconomica ed anche geopolitica.

L’annuncio di Trump di ritiro dagli accordi di Parigi segna un momento plastico della storia contemporanea, nel quale si può tranquillamente affermare che gli equilibri che hanno regolato il mondo da 70 anni a questa parte si sono modificati in un solo colpo. In termini strategici si tratta di un clamoroso autogoal, che lascia spazio aperto ad altri attori nel frattempo affermatisi sul piano globale,

Da 48 ore è come se Yalta fosse stata cancellata per sempre e con essa gli esiti della Seconda Guerra Mondiale.

Un primo colpo fatale a tali equilibri è stato dato nel 1989 con il crollo del muro di Berlino prima e nel 1991 con il dissolvimento dell’Unione Sovietica poi, oggi si segna il definitivo passaggio alla storia di un’era con l’abdicazione degli Stati Uniti d’America da leader globale indiscusso del “mondo libero” a potenza che ha intrapreso la strada dell’isolazionismo, abbandonando l’ambizione di recitare il ruolo di superpotenza globale.

Ciò avviene nel momento in cui invece il disegno geostrategico della seconda potenza economica del mondo, la Cina, si incontra magicamente con il primo mercato del mondo, l’Unione Europea.

E quando un’altra potenza regionale, il Canada, assume un ruolo globale grazie all’accordo commerciale di libero scambio con la stessa UE, il CETA.

In questo quadro vogliamo mettere in evidenza come venga esaltato il ruolo di Venezia e di tutto l’Alto Adriatico, quale cardine proprio tra i nuovi corridoi internazionali di mare e di terra delle Nuove Vie della Seta, collegamento naturale e storico tra Asia e Europa, idealmente ripercorrendo proprio i percorsi resi celebri dall’opera del celebre veneto Marco Polo.

Tale ruolo strategico permetterà al Veneto di essere la Singapore d’Europa e ci consentirà ben presto di ottenere una indipendenza economica di fatto prima e istituzionale poi, nel momento in cui il nuovo quadro permetterà di definire i nuovi equilibri dell’era moderna in cui viviamo.

La volontà plebiscitaria di indipendenza del Popolo Veneto è stata certificata con il referendum del 2014, ora si tratta esclusivamente di attuarne la volontà e di finalizzare il percorso intrapreso grazie al mandato popolare che abbiamo ricevuto e che, grazie alla nostra business community Plebiscito.eu Club, ci ha visto creare una piattaforma internazionale di relazioni che ora ci vede presenti e protagonisti proprio nei tavoli decisionali che regolano i nuovi assetti. In tutte le principali arterie che stanno formando i futuri equilibri e relazioni economiche e commerciali abbiamo già stabilito forti relazioni, per quanto ci riguarda, con strutture sinergiche al progetto di indipendenza del Veneto.

Mentre la totalità dei partiti italiani si trastulla con il doping delle statistiche istat che vedono un pil nominale fermo e un pil reale gonfiato ad arte dai deflatori miracolosi, oppure con referendum-sondaggi burla sull’autonomia farlocca (con delega decisionale al governo e al parlamento romano), in occasione dell’evento che abbiamo organizzato il prossimo giovedì 8 giugno alle ore 20.30 a Noventa di Piave, presso il Base Hotel in Via Rialto 8 (all’uscita del casello autostradale di Noventa – San Donà di Piave), oltre a presentare lo stato dell’arte del nostro progetto politico, vi descriveremo pertanto anche quali sono i grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in corso, che vedono Venezia e il Veneto rappresentare il cardine dei nuovi corridoi di commercio internazionale delle Nuove Vie della Seta e il ruolo da protagonisti che in essi recitiamo, in splendida solitudine.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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SE SI INCRINA L’ASSE ATLANTICO, POTREBBE NASCERE UNA SUPER EUROPA

SE SI INCRINA L’ASSE ATLANTICO, POTREBBE NASCERE UNA SUPER EUROPA

28 Maggio 2017 4 Comments in editoriali news

I nuovi cambiamenti internazionali giocano a favore dell’indipendenza del Veneto. Sta a noi ora agire con determinazione e lucidità

Gli ultimi G7 e summit Nato non sono stati privi di effetti, come molti commentatori lasciano intendere. La reazione del giorno dopo di Angela Merkel lo fa capire con parole che non potrebbero essere più chiare: “non ci si può più fidare di Stati Uniti e Gran Bretagna. Per questo posso solo dire che noi europei possiamo solo prendere il nostro destino nelle nostre mani”.

Il punto 1 e il punto 4 del quadro strategico perfetto per l’indipendenza del Veneto che abbiamo descritto ancora nel dicembre scorso, ora in un solo colpo diventano realtà. Gli altri punti previsti si sono già verificati, oppure sono di prossima realizzazione.

Il punto 1 era legato proprio all’elezione di Trump e a una conseguente minore importanza della Nato che ne sarebbe derivata e che oggi è sotto gli occhi di tutti, certificata dalle parole del cancelliere tedesco, il leader più potente d’Europa, che resta il primo mercato del mondo, una superpotenza economica che ora potrebbe anche desiderare di assumere il ruolo di superpotenza politica. Se l’asse atlantico si incrina, paradossalmente, questo obiettivo potrebbe essere più vicino, in quanto l’Europa perde l’ombrello di protezione anglo-americano e dovrà giocoforza crearne uno di proprio, oppure rassegnarsi ad essere rapidamente fagocitata da Putin. In questo quadro, per quanto ci riguarda più da vicino, l’Italia diventa senz’altro meno importante strategicamente di quanto non lo fosse prima.

Il punto 4 citato era una stabilizzazione del quadro europeo, che avevamo ampiamente previsto, con le elezioni olandese, francesi e tedesche che hanno spazzato via gli incubi demagogici dell’estrema destra che sembrava risorta dagli incubi e dalle ceneri naziste di settant’anni fa e che ora resta relegata al ruolo di opposizione minoritaria e squalificata a qualsiasi ruolo. La presenza di questi rottami della storia rafforza anzi il ruolo di Macron e Merkel, che possono tranquillamente decidere ora di rafforzare l’Europa anche sul piano della difesa e delle scelte strategiche di geo-politica. Compresa l’apertura alle Nuove Vie della Seta, che vedrebbero l’Europa partner naturale di una Cina nuova superpotenza globale, in un gioco di soft power che potrebbe vederla presto prevalere come vero vincitore di un nuovo assetto globale.

Il quadro si completa ovviamente con gli altri punti a suo tempo analizzati, che prevedono una nostra capacità di intervenire nel quadro di rischio che coinvolgerà l’Italia ben presto e che solo l’ipotesi di un Veneto indipendente potrà stabilizzare.

Ne parleremo giovedì 8 giugno alle ore 20.30 a Noventa di Piave, nel corso di un evento che si terrà presso il Base Hotel in Via Rialto 8 (all’uscita del casello autostradale di Noventa – San Donà di Piave).

In quell’occasione, oltre a presentare lo stato dell’arte del nostro progetto politico, vi descriveremo anche quali sono i grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in corso, che vedono Venezia e il Veneto rappresentare il cardine dei nuovi corridoi di commercio internazionale delle Nuove Vie della Seta.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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SOTTO LA CENERE VENETO-ITALIANA, PLEBISCITO.EU ALIMENTA LE BRACI DELL’INDIPENDENZA

SOTTO LA CENERE VENETO-ITALIANA, PLEBISCITO.EU ALIMENTA LE BRACI DELL’INDIPENDENZA

16 Maggio 2017 0 Comments in editoriali news

Nuovi scenari ed equilibri emergono nel mondo. Chi ha fatto i compiti a casa oggi partecipa ai lavori per la costruzione della nuova rete di relazioni internazionali

Mentre un anno e mezzo fa Francesco Jori sulla Tribuna di Treviso derideva la nostra strategia per l’ottenimento dell’indipendenza, facendo forza sul fatto che «il Veneto e le regioni limitrofe potranno intercettare le opportunità che derivano dai grandi cambiamenti geopolitici in corso, che spaziano dai trattati di partenariato transcontinentale, alle nuove vie della Seta», paragonandola all’arrivo degli extraterrestri, oggi tale scenario è sotto gli occhi di tutti i leader del mondo convenuti a Pechino per il “Belt and Road Forum“.

Allora oggi possiamo trovare due atteggiamenti diversi a tal proposito: quello dei politici italiani e del giornalista citato che oggi assistono passivamente al verificarsi di eventi da noi previsti e chi, come noi, partecipa ai lavori per la costruzione della nuova rete di relazioni internazionali a supporto del nuovo Piano Marshall che ridisegnerà gli equilibri commerciali e ovviamente anche geopolitici.

Ciò non vale solo per le relazioni con la Cina, che in Europa trovano il proprio cuore di attività in realtà come il Gruppo 16+1, o la Macroregione Danubiana, ma anche in trattati economico-commerciali transcontinentali, come il CETA tra Canada ed Unione Europea.

In tutte le principali arterie che stanno formando i futuri equilibri e relazioni economiche e commerciali abbiamo già stabilito forti relazioni, per quanto ci riguarda, con strutture sinergiche al progetto di indipendenza del Veneto.

Tempo un paio d’anni al massimo e ci daremo appuntamento a vedere uno scenario totalmente diverso rispetto a quello attuale, per capirci.

Nel frattempo lasciamo pure che i “leader politici” nostrani giochino a chi prende più in giro i veneti, ovviamente mentre non fanno assolutamente nulla di concreto per risolvere la drammatica situazione attuale e dare un futuro ai veneti, tanto che l’unica prospettiva per i giovani e per chi può è costituita dall’emigrazione.

Lasciamo pure che i governanti regionali giochino a fare i leader populisti da bravi “descamisados” di casa nostra, magari mettendosi alla testa dei veneti truffati dalle banche popolari, dopo che si erano lanciati contro Bankitalia mentre conduceva alcune (poche) ispezioni per “lesa autonomia” delle tanto allora amiche dirigenze degli istituti di credito veneti. E dopo che già da almeno due anni le maggiori agenzie di rating internazionali avevano già preannunciato il “de profundis” per le banche popolari venete, dove magari qualche moglie di qualche presidente giocava anche a fare l’assessora in importanti comuni veneti a guida leghista.

È giusto d’altro canto che chi si fa prendere in giro in modo tanto eclatante da queste persone e anche oggi continua a supportarle come il governatore più amato d’Italia sia beffato con ciclica e puntuale regolarità. È giusto, fa parte dell’evoluzione.

Noi invece abbiamo deciso di iscriverci a una forma moderna di società degli apoti (quelli che non la bevono), per citare Prezzolini, e ci siamo quindi mossi in modo indipendente, nel mondo, per tessere le nostre trame, nello stesso modo in cui i bailo tessevano in modo sapiente le proprie trame che hanno reso grande la Serenissima Repubblica di Venezia, lo stato che può vantare la più longeva indipendenza, di 1100 anni, nella storia dell’uomo.

Assieme a noi molti sono coloro che hanno dimostrato di capire come evolveranno gli equilibri e hanno deciso di prepararsi per tempo. Essi sono gli imprenditori che partecipano in modo attivo a tali opportunità, attraverso la nostra business community Plebiscito.eu Club. Cosa che possono chiedere di fare tutte le persone che godono dei requisiti richiesti, compilando il modulo on line in http://www.plebiscito.club/cms/interagisci/diventa-socio/.

Per tutti gli altri, l’appuntamento è a quando i frutti dell’indipendenza saranno maturi. Nel frattempo seguite pure i vostri leader, di ogni parte politica, che si sono ampiamente meritati ogni fiducia prendendovi in giro in modo impeccabile.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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LA PESTE ITALIANA SI SCONFIGGE CON UN DISEGNO SUPERIORE, CHE ORIGINERÀ L’INDIPENDENZA DEL VENETO

LA PESTE ITALIANA SI SCONFIGGE CON UN DISEGNO SUPERIORE, CHE ORIGINERÀ L’INDIPENDENZA DEL VENETO

7 Maggio 2017 3 Comments in editoriali news

Nei giorni in cui Treviso viene violentata dai simboli tricolori di uno stato parassita e guerrafondaio, emerge la debolezza del verminaio nazionalistico italiano sempre più prossimo alla fine dei propri giorni

Il più grande difetto italiano è il provincialismo, rappresentato benissimo dalla presunta superiorità che molti poveri babbei decantano (“l’Italia è il paese più bello del mondo”, “il made in italy è superiore”, “la Ferrari è italiana”).

La realtà è che si tratta di un lunghissimo elenco di stupidaggini che distorcono la realtà con concetti inesistenti, autentiche “fake news”. Ad esempio, l’Italia sarà forse il paese più bello del mondo, ma di sicuro è molto inospitale se raffrontato al proprio potenziale turistico. Ciò emerge con forza se si confronta, ad esempio, con la Spagna e la Francia, o anche con paesi più giovani come la Croazia, che hanno dimostrato con i fatti di essere paesi altrettanto belli e molto più ospitali. Per non parlare dello stato di abbandono del suo immenso patrimonio artistico, ereditato senza meriti dai propri antenati.

Quanto al “made in italy”, forse un tempo poteva anche essere superiore, oggi la produttività italiana e tutta l’economia è a picco e resta solo il ricordo di antichi fasti e qualche controesempio che gode dell’inerzia di quanto fatto dai nostri padri, magari in barba a norme ambientali, di sicurezza sociale e delle diseguaglianze di genere.

Oggi resta forse un “made by italians” secondo le stupide ambizioni nazionalistiche di qualche figlio ritardato di Mussolini. In realtà tutti gli “italians” che riescono a liberarsi dall’immonda gabbia istituzionale tricolore fuggendo da tale suolo inospitale e profondamente ladro, diventano ben presto tedeschi, americani, olandesi, o altro, in funzione del Paese a tasso di libertà infinitamente maggiore in cui approdano per costruirsi un futuro degno di tal nome.

Io ad esempio ora lavoro e vivo in Slovenia, una terra per altro che ha tratti storici veneziani più rispettati che nel Veneto italiano. E mi sento sloveno, veneto serenissimo e sloveno, non certo italiano, anche se ne ho ancora un passaporto che mi imbarazza, senz’altro, molto più che inorgoglirmi.

Poi svolgo lo sguardo all’indietro e – cercando di distinguere il grano dal loglio – mi rendo conto che in realtà ciò di buono che ha l’Italia è forse il proprio nome. Che ha goduto la propria gloria più grande proprio nel Rinascimento grazie a Venezia, Firenze, Roma, Bologna, Napoli, quando non esisteva uno stato italiano parassita con tale nome.

Allora si comprende bene come lo stato italiano fin dalla sua nascita goda dell’immeritata eredità del proprio nome in modo abusivo: tanto che il suo primo re si chiamava Vittorio Emanuele SECONDO. A significare che lo stato italiano neonato era in realtà un escamotage di potere di una famiglia regnante tanto ignorante quanto avida e priva di valori, tanto da svendere la propria terra di origine, la Savoia, per quello che oggi potremmo chiamare tranquillamente una speculazione immobiliare.

Uno stato che di fatto è stata la prima causa di due guerre mondiali. La prima, che ha dilaniato il Veneto e le Terre di San Marco, poiché passando nel giro di una notte da uno schieramento all’altro ha creato le false condizioni perché il fronte degli Imperi Centrali si illudesse di avere il predominio grazie alla sua iniziale adesione, poi ribaltata con il tradimento che è proprio di una classe dirigente tricolore indegna di essere chiamata europea, forgiata sull’inganno, sulla disonestà, sul parassitismo, sull’ignoranza.

Anche la seconda guerra mondiale è stata causata proprio dall’Italia, che alleandosi a Hitler di fatto lo ha protetto, lo ha rafforzato, lo ha cullato nei suoi sogni di distruzione, sperando di sedersi al banchetto della sua crudele guerra di aggressione.

Entrambe le guerre mondiali hanno visto l’Italia cambiare di fronte, vigliaccamente: la Grande Guerra prima dell’inizio dei combattimenti, la Seconda in corso d’opera, con l’8 settembre che fotografa l’essenza dei politici e delle èlite italiane, dell’epoca come di oggi: ovvero la stupidità, l’infamia, l’infingardaggine, la disonestà, l’immoralità.

Essere orgogliosi di questo letame geopolitico, che ormai ha perso anche la connotazione metternichiana di espressione geografica, è questione da manicomio, o nei migliori dei casi, da psicanalista.

Ecco cosa penso in questi giorni passando per la mia Treviso violentata da simboli di guerra che uno stato infame non ha mai voluto cambiare, per dimostrare al mondo la propria unica immagine coordinata di straccioni.

Credo sia anche giunto il momento di smitizzare quelle organizzazioni che dissimulano un’italianità guerrafondaia e parassita nascosta in modo disgustoso da bugie ammantate a festa, come nel caso degli alpini o di tutte le espressioni di orgoglio di un’identità nazionale inesistente e artificiale, frutto di un inganno di avventurieri di sventura di un secolo e mezzo fa e che prima di quanto si creda è destinata a sparire nelle fogne della storia, lasciando libere le sue città-regioni-stato di riprendere un cammino virtuoso solo brevemente interrotto da un insieme di pataccari parassiti e cleptocratici.

La peste italiana si sconfigge solo con un disegno superiore, che noi di Plebiscito.eu stiamo realizzando tramite una piattaforma internazionale di relazioni, economica e tecnologica, che presto emergerà nella sua superiorità concettuale, operativa e strategica, permettendoci di ottenere con facilità e naturalezza la piena indipendenza del Veneto.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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AUTONOMIA, UN LUNGO PERCORSO CHE NON SARÀ DECISO DAI VENETI, A DIFFERENZA DELL’INDIPENDENZA

AUTONOMIA, UN LUNGO PERCORSO CHE NON SARÀ DECISO DAI VENETI, A DIFFERENZA DELL’INDIPENDENZA

24 Aprile 2017 2 Comments in editoriali news

La differenza di percorso tra autonomia e indipendenza del Veneto sta tutta in un concetto: diritto di autodeterminazione dei popoli

Il 22 ottobre 2017 è stato indetto un referendum regionale consultivo sull’autonomia del Veneto. In un editoriale di ieri abbiamo spiegato in modo sintetico perché si tratta di un’iniziativa ingannevole e che ha l’unico effetto di farci perdere tempo prezioso nel percorso per l’indipendenza, proprio nel momento in cui lo stato italiano si appresta a vivere una nuova crisi sistemica che potrebbe travolgerlo. E noi con lui se non sapremo liberarci.

In passato abbiamo già spiegato come in realtà anche se il processo innescato da Zaia avesse successo, cambierebbe poco o nulla dal punto di vista economico. Andiamo ora a vedere con maggiore dettaglio giuridico e politico perché il referendum del 22 ottobre, che noi abbiamo ridefinito sondaggio, non porterà a risultati concreti né oggi né domani.

Innanzi tutto, come forse sta cominciando ad essere noto ad alcuni, in realtà i cittadini non decideranno nulla: essi potranno solo esprimere la propria opinione sul quesito “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.

Se vinceranno i Sì, il Veneto avrà una qualche forma di autonomia?

No, il giorno dopo, il mese dopo e anche un anno dopo, non cambierà proprio nulla.

Dopo la probabile travolgente vittoria dei Sì nel referendum inizierà una trattativa Governo – Regione su quali forme di autonomia il governo vorrà – bontà sua – concedere. Facciamo presente tra l’altro che tali trattative non richiedono un referendum regionale per essere condotte.

Nel caso in cui emergesse una qualche intesa tra governo e regione, si dovrà approvare una legge che dovrà essere approvata a maggioranza del parlamento, purché si resti nell’ambito di quanto previsto dagli artt. 116, 117 e 119 della costituzione.

Ciò impedisce, tra l’altro, che il Veneto possa anche solo aspirare a una forma di autonomia come quella di Trento e Bolzano, in quanto in tal caso sarebbe necessaria una legge di riforma costituzionale, che richiede l’approvazione di almeno la maggioranza qualificata del 66,66% dei parlamentari, oppure dell’approvazione della maggioranza parlamentare cui segue l’approvazione tramite referendum popolare con maggioranza assoluta dei votanti.

I casi possibili dunque sono due.

1) Autonomia semplice, non come Trento e Bolzano. Prevede alcune competenze in più per la Regione.

2) Autonomia come Trento e Bolzano. Prevede una riforma costituzionale

Nel primo caso si può prevedere un processo di almeno un paio d’anni, che per avere un esito positivo dovrà trovare l’approvazione anche della maggioranza dei parlamentari delle regioni che ricevono più fondi dallo stato rispetto alle tasse pagate, ovvero delle regioni che ricevono di fatto fondi derivanti dal residuo fiscale pagato dal Veneto, pari a circa 20 miliardi l’anno.

Vale a dire che anche se il Veneto votasse al 100% Sì, con il 100% di affluenza alle urne, dovrà in ogni caso convincere in parlamento la maggioranza dei parlamentari che oggi vengono eletti grazie alle politiche clientelari che riescono a mettere in atto proprio attraverso la rapina fiscale del Veneto. In pratica è come chiedere a chi è abituato a rubare per legge, di rinunciare a parte del proprio privilegio perché i veneti la pensano in un certo modo. Cosa possibile, ma altamente improbabile e che non ha alcun legame con il voto dei veneti nel referendum-sondaggio sull’autonomia.

Teniamo inoltre conto che ciò dovrà avvenire attraverso un iter parlamentare che prevede passaggi infiniti in commissioni varie e rimpalli tra camere del parlamento che porterebbero il processo ad essere con grande probabilità insabbiato, come da tradizione parlamentare italiana.

Nel secondo caso si richiede addirittura la maggioranza qualificata di circa 700 parlamentari su 1000 di ogni regione d’Italia, che, come detto sopra, dovrebbero rinunciare a gran parte del proprio privilegio perché i veneti la pensano in un certo modo. Se la precedente ipotesi è improbabile, questa risulta del tutto utopistica.

Ci spiace che il governatore del Veneto, nel momento in cui chiama al voto tutti i veneti, non spieghi loro che la decisione finale non spetta ai veneti, bensì al governo prima e al parlamento poi.

In pratica spenderemo 14 milioni di euro di soldi pubblici dei veneti (chissà perché il referendum per l’indipendenza invece avrebbe dovuto essere pagato con donazioni private), per poi dover aspettare almeno 2-3 anni, se non più probabilmente 5-6, o 10, per sentirci dire con grande probabilità no. E a quel no non potremo rispondere alcunché, perché abbiamo scelto la strada del servilismo e della comodità per i nostri rappresentanti che siedono in riva al canal grande a Palazzo Balbi a Venezia.

La conferma, pur nella diversità del processo, viene dall’attesa inutile che i cittadini di molti comuni di frontiera hanno dovuto sorbirsi con pazienza infinita per vedersi arrivare una risposta negativa in periodi lunghissimi, che spesso ha superato i 10 anni, dopo che avevano organizzato e vinto referendum di passaggio da una regione a un’altra.

Alla faccia del diritto di autodeterminazione dei Popoli!

Per tale ragione il referendum del 22 ottobre è in realtà un costoso sondaggio che sarà pagato dai cittadini veneti per insabbiare ogni speranza di cambiamento.

L’unica alternativa concreta a tale percorso illusorio è l’indipendenza del Veneto, in quanto il parere della maggioranza assoluta dei veneti trasforma automaticamente il processo da nazionale a internazionale, sottraendolo al veto del parlamento italiano.

Per fare ciò nel passato si conducevano guerre. In epoca moderna per fortuna tali percorsi possono essere attuati in modo pacifico grazie ai poteri superiori di tecnologia ed economia.

Il percorso per ottenere l’indipendenza è quindi chiaro e prevede i seguenti passaggi, che Plebiscito.eu ha già iniziato ad attuare.

  • Pre-condizione: costruire una piattaforma internazionale di relazioni, tecnologica ed economica, che prepari il Veneto all’indipendenza di fatto anche dal punto di vista economico-operativo. Plebiscito.eu ha già iniziato tale progetto con la costruzione del cripto-stato e della business community veneta di Plebiscito.eu Club;
  • Esercizio di indipendenza: esercitare il diritto di autodeterminazione del Popolo Veneto, attraverso una sequenza di passaggi che preveda referendum (se sarà Plebiscito.eu a condurre le operazioni, questa fase sarà saltata grazie al Plebiscito Digitale già effettuato) > Dichiarazione condivisa o unilaterale di indipendenza del Veneto (se sarà Plebiscito.eu a condurre le operazioni, questa fase sarà saltata grazie alla dichiarazione di indipendenza del Veneto già proclamata a Treviso il 21 marzo 2014);
  • Trattative per l’indipendenza con lo stato italiano: grazie all’acquisita forza operativa ottenuta, costringere lo stato italiano a una trattativa diretta in sede internazionale. Facciamo presente che giunti a questo punto la forza di cui godrà il Veneto, grazie all’acquisita indipendenza di fatto, sarà tale da permetterci, ad esempio, di scatenare speculazioni internazionali sul debito sovrano italiano, al solo scopo di far sedere l’Italia al tavolo delle trattative. Grazie al residuo fiscale di cui gode il Veneto tale trattativa sarà condotta in modalità vantaggiosa per entrambe le parte, permettendo di garantire una sostenibilità del debito pubblico italiano e un parziale bail-in dello stato italiano grazie al surplus finanziario veneto in cambio della piena indipendenza.

Ad oggi non vediamo alternative concrete e utili, tantomeno i sondaggi regionali sull’autonomia, per conquistare la libertà ed essere degni eredi dei nostri antenati che ci hanno trasmesso una testimonianza di indipendenza e gloria di cui dobbiamo dimostrare di essere degni.

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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