CATALOGNA E KURDISTAN: QUALE IMPATTO SULL’INDIPENDENTISMO EUROPEO E MONDIALE?
Mentre la Spagna intraprende la strada della vergognosa repressione, abolendo l’autogoverno, i diritti civili e le libertà dei catalani nel cuore della civile Europa, le prossime settimane saranno importanti anche per capire quale strategie adotteranno in futuro altri movimenti indipendentisti nel mondo
Lo scontro per l’indipendenza catalana da istituzionale ieri si è trasformato in repressione dello stato spagnolo verso un movimento popolare trasversale che ha saputo reagire portando in piazza in poche ore molte decine di migliaia di catalani. Esso ha inoltre compattato il fronte di chi difende le istituzioni catalane dai clamorosi arresti di alte cariche della Generalitat, il governo catalano. Anche partiti non indipendentisti si sono schierati a fianco del diritto di decidere dei catalani e del loro diritto all’autogoverno. Il ricordo del franchismo è troppo vicino per non essere evocato e ben presente nei timori di chi ne ha sofferto la tragica persecuzione.
Ciò che abbiamo visto ieri in Catalogna non pensavamo si potesse proprio vedere nel cuore dell’Europa: Barcellona, prima ferita dagli attentati terroristici dell’Isis, ora viene calpestata nelle proprie libertà fondamentali e nei propri diritti civili dallo stesso stato spagnolo. Ciò è vergognoso!
Allargando la prospettiva, le prossime due settimane saranno molto importanti anche per affinare le strategie dell’indipendentismo in molte parti d’Europa e del mondo. Grazie alle “best practice” di Kurdistan e Catalogna, potremo tirare una riga ed effettuare alcune considerazioni importanti sullo stato dell’arte e sulle migliori scelte e percorsi da adottare da parte delle nazioni senza stato che vogliono entrare a far parte del club esclusivo degli stati indipendenti del mondo.
Abbiamo due diversi scenari infatti in corso. Da una parte il Kurdistan ha colto il momento storico per costruire prima dell’indipendenza l’ossatura del proprio stato, dotandosi di tutte le strutture fondamentali per il controllo del territorio. Compreso l’esercito, grazie ai circa 200.000 Peshmerga che hanno saputo costituire il più importante fronte di lotta contro lo stato islamico.
Dall’altro abbiamo la Catalogna, che si affida a una strada più classica del diritto internazionale, tentando di indire prima e di organizzare poi un referendum di indipendenza, attraverso le proprie strutture di autogoverno locale, che d’altro canto per quanto autonome fanno anche parte della struttura dello stato spagnolo e quindi ne sono soggette al controllo e persino agli atti di sospensione dell’autorità, come avvenuto ieri. Sarà da capire nei prossimi giorni e settimane se i Mossos, la polizia regionale catalana, in caso di scontro non componibile con lo stato spagnolo, potranno trasformarsi una sorta di milizia nazionale catalana, come avvenne per esempio in Slovenia, che grazie a ciò conquistò rapidamente la propria indipendenza, oppure se si confiderà solamente nella capacità di sconfiggere con l’azione civica pacifica la volontà repressiva del governo centrale spagnolo. Lo scopriremo in poche settimane.
Comunque vada a finire per quanto ora si può sapere, parliamo di modelli classici di conquista dell’indipendenza. Modelli più evoluti per ora paiono rimanere solo un privilegio del mondo anglosassone, dal Regno Unito, che ha permesso l’indizione di un referendum di indipendenza della Scozia, al Canada, che ha visto l’organizzazione di ben due referendum di indipendenza in Quebec. In tempi abbastanza recenti abbiamo anche visto l’esempio del Montenegro, in cui l’Unione Europea ha saputo giocare un ruolo importante di intermediazione con la Serbia per permettere l’organizzazione del referendum di indipendenza. Non si è ancora visto un esempio di azione della UE “interna”, per favorire la composizione democratica e pacifica di tali processi.
Proprio per tale ragione, unita alle condizioni particolari che ci caratterizzano, in primis l’assenza di una reale, affidabile, preparata e motivata classe dirigente indipendentista, per quanto riguarda il Veneto, noi abbiamo suggerito (e avviato) una strategia forse un po’ diversa, sicuramente non “classica”. Ovvero abbiamo teorizzato e cominciato ad introdurre ambiti più evoluti e sofisticati di “governo” al momento non controllati dallo stato italiano, in quanto non ancora esistenti e anche in futuro non “tracciabili” dall’Italia. È ciò che intendiamo quando parliamo di “economia” e “tecnologia”. Che altro non sono se non la realizzazione di un network relazionale internazionale di lobbying e di facilitazione degli affari da un lato e la creazione di una sovrastruttura informatica e di comunicazioni criptata tramite adozioni di particolari tecnologie innovative. Una volta completati questi due livelli di governo “intelligente”, il completamento della strategia di indipendenza sarà solo una questione operativa. Avremo infatti creato una struttura di stato più evoluta che facilmente avrà la meglio su quella obsoleta in uso allo stato italiano. Non ci sarà bisogno di alcun processo di “rottura”, in quanto probabilmente andremo anche a creare per osmosi le future strutture pure dello stato italiano, a quel punto “civilizzato”, oppure dei nuovi stati indipendenti che saranno maturi per sorgere.
Da un punto di vista più teorico, abbiamo introdotto un nuovo livello panarchico di governo, cosa che viene resa possibile dall’evoluzione economica, industriale e tecnologica degli ultimi decenni. Nel tempo esso sarà destinato prima a competere e quindi a sostituire i livelli di governo territoriale esistenti, per superiorità evolutiva. Non sarà quindi una rivoluzione, bensì un’evoluzione.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
KURDISTAN E CATALOGNA, UN 1-2 CHE PUÒ DARE IL KO AL CENTRALISMO STATALISTA
Siamo alla vigilia di un grande momento di importanza storica. Per l’Europa occidentale, il referendum catalano potrà equivalere al crollo del muro di Berlino nell’Europa orientale, alimentando la volontà di indipendenza di Scozia, Fiandre e Veneto e di tutte le regioni storiche della UE
Il silenzio generale dei grandi commentatori sui grandi eventi di autodeterminazione dei popoli con i prossimi referendum di indipendenza di Kurdistan e Catalogna segna l’imbarazzo di molta parte delle élite politiche di gran parte degli stati centralisti.
Imbarazzo che talvolta lascia spazio al panico, come nel caso dei governi di Iraq e Spagna, dove traspare la sensazione di aver perso il controllo del territorio statale, a vantaggio di nuove realtà che emanano dai popoli.
Il Kurdistan darà inizio alle danze venerdì prossimo 25 settembre, coinvolgendo anche la provincia di Kirkurk nel voto del referendum di indipendenza, fortemente voluto dal presidente Barzani. Tale provincia non è curda da un punto di vista etnico, ma lo è diventata dal punto di vista socio-economico, poiché sono state le forze curde ad assicurarne la difesa e la stabilità, riconquistandola all’invasione dell’Isis, dopo che l’Iraq ne aveva perso il controllo. È inoltre particolarmente importante, per la presenza di un importante giacimento petrolifero, che garantirà al Kurdistan un’indipendenza anche economica di fatto. L’Iraq ovviamente protesta e in questi giorni approva misure tanto eclatanti quanto sterili che tentano di sottrarre il controllo legale del KirKurk ai curdi, ma il gioco appare disperato e senza speranza per Baghdad. L’ulteriore elemento che ha contribuito a creare le condizioni storiche favorevoli all’indipendenza del Kurdistan è dato proprio dalla sua natura di stato cuscinetto che si è venuto a formare tra potenze regionali che non sono riuscite a trovare un proprio equilibrio, Iran, Turchia, Iraq in primis, che con lo scoppio della guerra con lo Stato Islamico hanno visto gli eroici Peshmerga conquistarsi sul campo il diritto di fatto all’indipendenza, prima contenendo e quindi sconfiggendo l’Isis da un lato e nel contempo cementando il controllo del territorio, prima e più importante condizione propedeutica alla sovranità. Sarà quindi interessante nel prossimo futuro vedere se emergerà anche lo spazio per la creazione di un “grande” Kurdistan con la parte ora in territorio siriano e controllata sempre dai curdi, pur di altro orientamento politico rispetto al KDP di Barzani. Se ciò avverrà si concretizzerà la grande paura di Erdogan di un possibile collegamento con i curdi oppressi dalla Turchia, che costituiscono un quarto dell’intera popolazione dello stato turco.
Il prossimo 1° Ottobre sarà quindi la volta della Catalogna, che grazie a una classe dirigente indipendentista coraggiosa e preparata ha saputo ritagliarsi una finestra straordinaria per celebrare il proprio referendum di indipendenza. Referendum che vede il governo spagnolo di Rajoy disperatamente impegnato in una politica di censura e repressione d’altri tempi, che a molti fa temere un nuovo 1936. In realtà ciò che pare emergere in questi giorni è una straordinaria prova di unità e resistenza del Popolo Catalano. Ormai pare scontato che il governo catalano ad ogni livello abbia già intrapreso l’esercizio della sovranità e che a nulla possa servire il tentativo poliziesco e che puzza di regime antidemocratico da parte dello stato spagnolo di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Qualche giorno Rajoy ha visitato Barcellona e ha dovuto rinchiudersi in una sala di un hotel, guardato a vista dalla Guardia Civil. Crediamo che il rapporto di fiducia e di normale obbedienza istituzionale tra il governo di Madrid e la classe dirigente catalana sia irrimediabilmente svanito. Anche il Popolo Catalano non ha più paura di mostrare la propria volontà di disobbedire al governo spagnolo, con manifestazioni di piazza continue contro i soprusi spagnoli che hanno ridato vita allo spirito dittatoriale di Franco.
Per quanto ci riguarda più da vicino, come europei, in particolare per l’Europa occidentale, il referendum di indipendenza della Catalogna ci pare un po’ un episodio analogo al crollo del muro di Berlino che aveva permesso all’Europa orientale di affrancarsi dal comunismo sovietico, dando vita a moltissimi nuovi stati indipendenti. Ora sembra di vivere la vigilia di quel momento, da questa parte d’Europa. Grazie a tale avvenimento storico sarà quindi più semplice ottenere l’indipendenza anche per altre regioni storiche d’Europa: la Scozia, le Fiandre, la Corsica, la Sardegna e il nostro Veneto in primis, dando vita all’allargamento interno dell’Unione Europea.
Comunque si svolgeranno, siamo alla vigilia di giorni di grande emozione e di fondamentale importanza storica nel segno della libertà.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
IL GOVERNO SPAGNOLO TOGLIE LA MASCHERA E CONTRO I PACIFICI CATALANI SPUNTA LA FACCIA DI FRANCO
Mentre Rajoy fa lo stesso gioco dell’Isis contro Barcellona, se l’Europa ignorerà le repressioni antidemocratiche del governo spagnolo contro i catalani, si ritroverà un altro Erdogan dall’altra parte del mediterraneo
È giusto che l’Europa accetti le azioni intimidatorie del governo fascista spagnolo che impedisce l’esercizio democratico in una nazione profondamente europea come la Catalogna?
Vogliamo chiamare quello spagnolo governo fascista, in quanto la sua anima politica proviene dal Partido Popular, di cui il capo del governo Mariano Rajoy è espressione, che altro non è se non il figlio di Alianza Popular, una coalizione di forze franchiste, creata nel 1976 da Manuel Fraga Iribarne, ex ministro del governo di Francisco Franco.
Il predecessore di Rajoy, Josè Maria Aznar cadde anche in seguito alla clamorosa figura che fece in occasione dell’attentato dell’11 marzo 2004 a Madrid, quando mentì incolpando i baschi, cercando di strumentalizzare politicamente un atto terroristico avvenuto invece per mano di Al Qaida.
Anche oggi Rajoy di fatto ha deciso di affiancarsi ai terroristi dell’Isis che il 17 agosto scorso hanno ucciso 16 persone nell’attentato sulla via principale della città, la Rambla.
L’azione attuale del governo spagnolo è un altro atto di terrorismo psicologico e poliziesco condotto verso i catalani.
Insomma, Rajoy sta conducendo lo stesso gioco dell’Isis, contro la Catalogna, contro Barcellona. È d’altro canto normale che ciò avvenga per mano di un governo fascista, franchista.
Non è invece normale che l’Europa resti a guardare senza schierarsi dalla parte della libertà di decidere da parte dei catalani, dalla parte della democrazia, dalla parte della pacifica volontà di espressione politica della Catalogna.
Non è normale che gli Stati Uniti d’America restino passivi di fronte al tentativo di un governo erede del franchismo di reprimere le libertà fondamentali dei cittadini catalani, ponendo in stato d’accusa già 60.000 cittadini della Catalogna, tra cariche elette democraticamente e funzionari pubblici.
Non è normale che le Nazioni Unite restino inerti di fronte ai soprusi di un governo erede del regime di Franco che deliberatamente sta addirittura cancellando l’autonomia catalana, non solo l’indipendentismo, solo perché essa è espressione democratica del popolo catalano.
Quali saranno i prossimi passi del governo spagnolo illiberale e che pratica l’essenza stessa del fascismo franchista con le sue azioni di questi giorni? Forse dichiarare fuori legge gli indipendentisti prima e i catalani poi?
Con l’Eta la Spagna aveva avuto gioco facile, perché quella era un’organizzazione violenta e terroristica. Ma come può giustificare di fronte al mondo, di fronte all’Europa, la propria azione di repressione antidemocratica delle istanze democraticamente originate dei rappresentanti eletti dal popolo catalano?
Se l’Europa si girerà dall’altra parte facendo finta di non vedere, si porterà Erdogan in casa, ma dall’altra parte del Mediterraneo.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
IL VENTO DELL’INDIPENDENZA RIPRENDE A SOFFIARE IMPETUOSO DAL KURDISTAN ALLA CATALOGNA, MENTRE SI INGROSSA IL FIUME CARSICO DELLA LIBERTÀ ANCHE IN VENETO
Mentre in Europa e nel mondo si apre una nuova stagione di referendum di indipendenza, nel Veneto parte la costruzione dello stato indipendente di fatto, grazie alla forza superiore dell’economia e della tecnologia
In questi giorni il vento dell’indipendenza ha ripreso a soffiare con forza impetuosa, dopo la grande stagione dei referendum di autodeterminazione che si sono tenuti nel 2014 in Veneto (digitale), in Scozia (ufficiale e riconosciuto anche dal governo centrale) e in Catalogna (consultivo).
Ora sono il Kurdistan e ancora la Catalogna a dare il via a una nuova stagione di libertà, grazie alla celebrazione di nuovi referendum di indipendenza che si terranno rispettivamente il 25 settembre e il 1° ottobre.
In questi giorni che anticipano tali eventi si scatenano le reazioni di ogni parte. In particolare dei governi degli stati centrali che cercano in ogni modo di esorcizzare il diritto di autodeterminazione dei popoli, sancito nello stesso statuto delle Nazioni Unite all’art. 1 c. 2.
Da una parte abbiamo l’Iraq, che sul piano concreto può fare poco per bloccare la volontà di indipendenza del Kurdistan (affidandosi solo ai tentativi di altri stati che minacciano di non riconoscere il risultato, oppure a tentativi di dividere i curdi), in quanto il governo regionale del Kurdistan ha il controllo di fatto sul territorio, conquistandosi l’indipendenza sul campo dopo aver più di tutti combattuto per la sconfitta dello stato islamico.
Dall’altra invece c’è la Spagna che con il proprio governo centrale e la corte suprema sta cercando di bloccare a tutti i costi, in modo antidemocratico e con l’uso di minacce poliziesche inverosimili su larga scala, persino agli oltre 700 sindaci che hanno già dichiarato di sostenere il diritto di decidere dei catalani.
Proprio il tentativo disperato del governo spagnolo fa emergere un’altra importante considerazione sul punto. Ovvero che se il referendum in un qualche modo verrà celebrato, esso cambierà lo stato anche giuridico della Catalogna, in quanto sarà un fatto concreto avvenuto e certificato e ciò rappresenta la quintessenza dell’aderenza al diritto internazionale, che è appunto un diritto di fatto.
Questa base è la stessa che anima il progetto di piena indipendenza del Veneto che Plebiscito.eu ha avviato con la realizzazione del Cripto-Stato, portando la sfida non più solo sul territorio veneto, ma anche nel regno delle informazioni. Ciò procede in parallelo alla costruzione di uno scheletro economico indipendente dallo stato italiano e agganciato a dinamiche di sviluppo internazionale, approfittando dei grandi cambiamenti geopolitici e macro-economici in corso.
Il fiume carsico dell’indipendenza del Veneto sta insomma continuando a scavare la propria base profonda prima di riemergere anche nel territorio veneto in forma travolgente e non controllabile dallo stato italiano, pur sempre con metodi democratici e civici, ma basati sulla forza superiore dell’economia e della tecnologia, come dimostreremo anche questa sera in occasione dell’evento “Le Nuove Vie della Seta, il Veneto tra Cina ed Europa”, che si terrà a Grantorto (PD), presso il Centro Culturale Zecchinelli in Via Roma 37 (di fronte al Municipio).
Nel corso delle prossime settimane si terranno inoltre altri importanti eventi
- Domenica 17 settembre a Trieste, Celebrazione per i 70 anni del Territorio Libero di Trieste.
- Venerdì 22 settembre a Mestre (VE), seduta del Parlamento Provvisorio della Repubblica Veneta, che esprimerà la propria solidarietà al Kurdistan e alla Catalogna.
- Giovedì 12 ottobre ad Asolo (TV), presso la “Fornace dell’Innovazione”, prossimo evento “Le Nuove Vie della Seta, il Veneto tra Cina ed Europa”.
Oltre ad essi sono in programmazione almeno altri due eventi per la presentazione di una nuova iniziativa che sarà annunciata nei prossimi giorni.
Cari veneti, dimostriamo pertanto con la nostra partecipazione a questi eventi in programma che la volontà di indipendenza del Veneto è sempre maggioritaria e travolgente, nonostante i vili tentativi dei servi di Roma di convertirla nella più docile e inutile autonomia farlocca.
Facciamo soffiare forte anche nella nostra terra il vento impetuoso dell’indipendenza che ha ricominciato a soffiare forte in Europa e nel mondo.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
UNA GRIGLIA IOT PER PREVENIRE I DANNI DA INONDAZIONI E CREARE MODELLI 3D DI PREVISIONE E PREVENZIONE DEI DISASTRI
L’innovazione tecnologica può contenere drasticamente il rischio idrogeologico. Nel Veneto indipendente tali soluzioni saranno adottate in modo sistemico.
I recenti casi di tragedie da esondazioni come quello di Livorno diventano sempre più frequenti e ogni anno assistiamo alla sequela di polemiche e di imprese eroiche di volontari che ahinoi avvengono sempre dopo drammatiche vicende.
Il rischio idrogeologico cresce continuamente parallelamente alla inadeguatezza dei sistemi per un suo corretto e soddisfacente piano di contenimento.
Crediamo sia giunto il momento di creare una vasta rete che permetta la rilevazione precisa in tempo reale della portata di tutti i fiumi e una corretta e puntuale mappatura delle aree di esondazione che sia derivata non da previsioni approssimative, bensì sulla base di dati puntuali e con granularità adeguata e aggiornata nel tempo. Ciò oggi è possibile grazie alla tecnologia IoT (Internet of Things, “Internet delle Cose”) e a piattaforme specializzate come FeelGrid, realizzata dall’azienda che ho fondato.
Tale piattaforma si basa su una tecnologia ibrida di misurazione tramite rilevazioni basate su ultrasuoni e pressione dell’acqua, con infrastruttura di sensori a bassa potenza particolarmente adatta per il monitoraggio in aree estese. L’analisi combinata di tali dati misurati su più sensori di rilevazione nella stessa sezione e in più punti lungo il percorso di un fiume permette la definizione e il calcolo di modelli tridimensionali precisi del flusso e del livello dell’acqua, nonché una definizione delle aree di esondazione, non solo limitata ai perimetri, ma anche alla profondità dell’acqua nelle aree di golena. Ciò avviene in modo dinamico, per consentire un calcolo che sia non solo preciso in un dato istante, ma anche adeguato alla sua evoluzione temporale. Tali modelli, personalizzati per ogni permettono un’adeguata attività di previsione alla luce delle condizioni che mutano in modo dinamico e con frequenza inedita.
L’utilizzo di tale soluzione trova già applicazione nel Regno Unito, come ad esempio nell’area di Oxford.
Queste tecnologie sono applicate in diversi campi, come ad esempio nell’agricoltura, per calcolare il consumo dell’acqua per irrigazione (flusso e volumi). Oppure nelle costruzioni, per opere speciali, come ad esempio i tunnel, per i quali si necessita di capire quanto sia il livello dell’acqua in prossimità delle opere. Sempre collegandoci a una notizia di questi giorni, l’utilizzo preventivo della nostra tecnologia FeelGrid basata su IoT avrebbe permesso di evitare il crollo della galleria della Pedemontana Veneta in costruzione a Castelgomberto, in provincia di Vicenza.
Ciò che più dispiace infine in giornate come queste segnate dalla tragedia è proprio che invece di leggere le consuete cronache tristi e strappalacrime sugli “angeli del fango” e su terribili disastri, non possiamo invece raccontare di come sia stata applicata con successo una tecnologia sviluppata con successo (e disponibile a costi ridicoli).
Anche perché queste cose le stiamo predisponendo in stati diversi dall’Italia, con successo e con esempio di lungimiranza che qui è del tutto assente, nonostante i 7 miliardi di euro stanziati come fondo per le alluvioni, di cui ne sono stati spesi poco più di 100 milioni.
Quante tragedie, quanti morti dovranno ancora esserci prima di fare un passo deciso verso l’innovazione tecnologica responsabile?
Senz’altro il Veneto indipendente installerà una griglia completa di sensori che potranno permetterci di mappare dinamicamente il rischio idrogeologico e di creare modelli tridimensionali di interpretazione e previsione anche degli eventi più catastrofici.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu
